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Livorno, presidio in solidarietà ai compagni sgomberati in via dei Conciatori

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Venerdì 20 Gennaio 2012 ore 17:30 – Piazza Grande, angolo Via Pieroni (Livorno)
PRESIDIO IN SOLIDARIETA' AI COMPAGNI SGOMBERATI DALLA POLIZIA IERI A FIRENZE

conciatori_sgomberoSono invitati a partecipare tutti coloro che vogliono esprimere solidarietà ai compagni fiorentini.

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DI VIA DEI CONCIATORI

Giovedì 19 gennaio 2012. A Firenze, in via dei Conciatori è stata sgomberata con la violenza dalla polizia la palazzina sede del Circolo Anarchico Fiorentino, dell'Unione Sindacale Italiana e del Progetto Conciatori.
Mentre le compagne ed i compagni erano saliti sul tetto, nella strada la polizia ed i carabinieri hanno caricato le decine di persone in presidio, accorse per opporsi allo sgombero.
Oltre 150 tra occupanti e solidali, hanno tentato fino all'ultimo di difendere lo stabile occupato di proprietà del Comune.
Il quartiere per l'occasione è stato militarizzato, via dei Conciatori è stata completamente blindata dalle camionette e dagli agenti in tenuta antisommossa.
Quanto è avvenuto è estremamente grave. Il Sindaco di Firenze Matteo Renzi con la sua firma ha fatto sgomberare con la violenza una sede politica, una sede sindacale, uno spazio autogestito motore di attività culturali, politiche e aggregative.

Uno sgombero che il buon Renzi ha voluto nel nome del mattone e della repressione.
Quello stabile, a due passi dal centro della città vetrina, sarà infatti oggetto di una speculazione edilizia che renderà moltissimo a chi ci sfrutta e ci governa.
Profitti che non andranno mai nelle tasche degli sfruttati! Anzi, come sempre saranno lavoratori, precari, migranti, disoccupati, studenti a dover pagare il costo delle speculazioni, mentre allo stesso tempo saranno privati di uno spazio liberato e autogestito.

Con questo sgombero si è voluto chiudere un'importante esperienza di autogestione come quella del Progetto Conciatori, si è voluto chiudere la sede del Circolo Anarchico Fiorentino e dell'Unione Sindacale Italiana. Con questo sgombero si tenta ancora una volta di soffocare la voce degli anarchici. Si tenta di soffocare la voce di chi lotta, di chi si organizza dal basso. Si tenta di soffocare la voce di coloro che trovano nelle realtà di via de Conciatori un punto di riferimento.

Sostegno e Solidarietà
al Circolo Anarchico Fiorentino
all'Unione Sindacale Italiana (AIT)
al Progetto Conciatori

Collettivo Anarchico Libertario
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http://collettivoanarchico.noblogs.org

Federazione Anarchica Livornese – F.A.I.
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

***

Stamattina all'alba è cominciato, a Firenze, lo sgombero dello stabile occupato in via Conciatori n.4, sede tra l'altro dell'Unione Sindacale Italiana (USI-AIT), del Circolo Anarchico Fiorentino e del "Progetto Conciatori".

A questo sgombero è stata opposta resistenza, alcuni compagni sono saliti sul tetto cercando di resistere; mentre le cariche della polizia colpivano i compagni in strada che manifestano contro lo sgombero.

L'unione Sindacale Italiana condanna come fatto gravissimo l'attacco poliziesco alla sede di un sindacato di lavoratori e ne denuncia il livello di repressione che questo sgombero comporta, a maggior ragione quando ciò avviene ad opera del rappresentante di un partito che si dice dalla parte dei lavoratori.

Il sindaco della città non ha mai voluto ascoltare la proposta di autorecupero dello stabile da parte del "Progetto Conciatori", ma ha abdicato ai voleri della speculazione privata.

Con lo sgombero di via dei Conciatori Firenze perde un'esperienza di autogestione che le ha dato importanti iniziative culturali e un progetto politico e sindacale unico per la difesa degli spazi sociali, del territorio e di tutti gli sfruttati.

Ancora una volta come Unione Sindacale Italiana siamo colpiti dalla speculazione che attacca le nostre sedi, esattamente come avvenne nel 1925 quando il regima fascista requisì tutte le sedi dell'USI, sedi che mai lo stato democratico ha pensato di restituire.

La Segreteria Nazionale e la Commissione Esecutiva dell'USI-AIT esprimono ai compagni fiorentini e toscani a nome di tutta l'USI-AIT la vicinanza e solidarietà e dichiarano il proprio sostegno a tutte le iniziative che i compagni fiorentini e toscani decideranno di mettere in atto.

Analoga solidarietà e vicinanza va anche a tutte le altre realtà presenti oggi all'interno dello stabile in via dei conciatori.

Segreteria Nazionale e Commissione Esecutiva USI-AIT

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Ultimo aggiornamento Sabato 21 Gennaio 2012 12:37

Dal magazzino al marciapiede: grazie Casalp!

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sfratto_via_ademollo_striscioneIn data 18/01/2012 in Via Ademollo 11 Casalp eseguirà uno sfratto di una famiglia allocata presso un alloggio di sua proprietà . L'alloggio è registrato come fondo commerciale, cioè non destinato a finalità abitative.

Il paradosso della situazione è questo. Nonostante Casalp non abbia intenzione di impiegare il fondo in senso abitativo, lo sfratto viene comunque eseguito. Questo avviene dopo anni di allocazione della famiglia, che a proprio carico ha sostenuto i costi di ristrutturazione in seguito all'occupazione dell'immobile. In un contesto di emergenza abitativa il pugno risolutivo di Casalp si abbatte sadicamente su una situazione che di fatto non modifica di una virgola gli equilibri della politica abitativa sul nostro territorio.

Il fondo prima di venire occupato è rimasto chiuso per anni. In pratica, questo sfratto oltre ad essere colpevole di destinare una famiglia in mezzo alla strada, è anche inutile. Quanto detto e scritto in precedenza in polemica con Casalp trova conferme nell'episodio ora descritto. L'incapacità latente di Casalp nel risolvere la crisi in materia abitativa, tutta condensata in strumenti inefficaci quali l'agenzia per l'affitti ed esasperata dalle graduatorie di assegnazione degli edifici popolari, incapaci di assorbire l'intera domanda di casa, nonchè inveterate, ritagliate cioè su figure sociali ormai vicine al tramonto, senza che tengano in considerazione i requisiti ed il carattere di una figura sociale emergente quale quella precaria, si trova in ridicola evidenza
stavolta.

Non solo Casalp non riesce a gestire l'emergenza abitativa, ma la aggrava, intervenendo anche laddove la sua presenza è ingombrante e radicalmente distante dai bisogni della gente. Tutto per comprimere un fenomeno, quello del'occupazione, giudicato dai signori dei palazzi negativamente, senza che questi riescano a comprendere come un gesto del genere scaturisca dalla disperazione che loro stessi hanno contribuito a creare.

Le/Gli occupanti dell'ex-caserma Del Fante

18 gennaio 2012

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Costa Concordia: il bacino di Livorno candidato per operazioni sulla nave

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L'armatore sembra intenzionato a demolire la nave. Il bacino in muratura di Livorno, il più grande del Mediterraneo, è diventato il primo candidato per le operazioni sulla nave in caso di ripristino

bacino_livornoL'ultima parola spetterà a Costa (o meglio alla holding che la detiene), ma a 5 giorni dall'impatto della Costa Concordia sugli scogli del Giglio, la compagnia sta cercando una exit strategy che eviti un disastro ambientale e anche un disastro turistico per l'isola del Giglio.

Il primo problema sarà come rimettere diritta la nave che è un po' più complesso rispetto alle simulazioni animate di Repubblica o i plastici di Bruno Vespa. Andrà poi trainata verso un porto che la accolga e Livorno è la meta naturale per due motivi: è il porto più vicino (eccetto Piombino che però ha altra vocazione) e detiene il bacino per le costruzioni e riparazioni navali più grande del Mediterraneo. Il bacino in muratura infatti è lungo circa 300 metri, quanto, circa, la Costa Concordia. Ma il suo utlizzo sarà possibile solo in base alle decisioni dell'armatore. Se deciderà di tagliarla e demolirla i candidati più probabili sono alcuni porti turchi specializzati in queste operazioni che tra l'altro hanno un altissimo impatto ambientale. Anche il Moby Prince fu tagliato e demolito in Turchia e non a Livorno dove stazionava. Diverso se l'armatore decidesse un qualsiasi tipo di ripristino, definitivo e temporaneo, della nave. In quel caso il bacino livornese sarebbe il più indicato vista anche la vicinanza.

A Livorno imprenditori e istituzioni si stanno già muovendo, mentre altre aziende del territorio sono al Giglio impegnate in operazioni importanti: Labromare, D'Alesio e Neri partecipano alle operazioni che dovranno evitare il disastro ambientale (debunkeraggio e intervento chimico).

Ma la soluzione del bacino in muratura di Livorno non è così semplice. In primis perchè è ormai da anni sottoutilizzato, anzi quasi abbandonato a se' stesso, con una concessione ad Azimut che fa ostruzionismo e non vuole che i riparatori lo usino. E' la conseguenza dell'eterno conflitto fra la scelta politica di trasformare le aree dell'ex cantiere in case di lusso, ipermercati e alberghi e la necessità dei riparatori navali di usufruire dei bacini adiacenti. Due attività che chiaramente sono incompatibili ma che stanno gettando al vento un patrimonio infrastrutturale della città oltre che le opportunità di lavoro. Purtroppo il bacino al momento verte in condizioni di degrado e al di là delle scelte o delle eventuali imposizioni ci sarà da lavorarci.

Nei prossimi giorni ne sapremo di più, ma è chiaro che l'armatore, il governo e la Capitaneria di Porto dovranno trovare una soluzione tecnica e logistica molto velocemente. Vedremo cosa accardrà se Livorno verrà chiamata in causa oppure se dovrà sorbirsi per l'ennesima volta le beghe di palazzo e la cura di interessi particolari.

red. 18 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Gennaio 2012 20:11

AUTOSPED Gavio SPA Livorno la lotta non si ferma. Mercoledì presidio dalle ore 8,00 davanti allo Stanic

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lavoratoriLa sospensione del lavoro degli impiegati e degli autisti che operano nel ramo container dellla filiale Autosped di Livorno è iniziata alla mezzanotte tra il 15 ed il 16 gennaio 2012 e durerà ad oltranza. La mattina di lunedì è avvenuta una manifestazione con occupazione degli uffici e del piazzale. Nei giorni scorsi, la società aveva comunicato alle organizzazioni sindacali l'avvio di un processo di ristrutturazione, che prevede anche la chiusura della filiale di Livorno ed il trasferimento di tutto il personale che opera nei container nella sede di Tortona. Resta escluso dal provvedimento il personale che opera nella distribuzione dei carburanti. Lo scorso dicembre, era stato siglato un accordo tra sindacati ed impresa per aumentare la professionalità ed il rendimento dei lavoratori dell'Autosped. Secondo i rappresentanti sindacali FILT, il lavoro a Livorno non mancherebbe, anzi sul porto toscano opererebbero anche automezzi delle altre filiali di Autosped.
Il lavoratori dell' Autosped G Spa che stanno occupando la loro sede di Via Sacco E Vanzetti (angolo Via Aiaccia - dove c' è il terminale del rigassificatore) a Stagno, stanno presidiando (occupando la sede stradale) le vie vicine e necessitano di un appoggio immediato. 
Questi lavoratori sono tutti dipendenti autotrasportatori del Gruppo Gavio legato alla holding Aurelia S.p.A. di settori diversificati, implicata nella tangentopoli che ha visto implicato l' esponente del PD Penati. Ora il Gruppo ha chiuso la sede di Livorno obbligando questi lavoratori ad accettare il trasferimento in una sede del Nord o licenziarsi (quindi un licenziamento mascherato).
Tutto questo perché il gruppo li vuole sostituire con padroncini non sindacalizzati in una realtà con forte richiesta di trasporti e non assolutamente in crisi. 
Sono in trenta: hanno passato le prime notti di lotta occupando gli uffici e non demordono. L' occupazione è a oltranza. Ieri c’ è stata molta tensione tra i lavoratori in lotta e gli autisti delle cisterne bloccati non coinvolti nei provvedimenti. Infatti la direzione aziendale ha cercato provocatoriamente lo scontro tra gli stessi lavoratori. 
Questa è una lotta che necessita del massimo di solidarietà e sostegno. Domenica sera/notte mentre i lavoratori occupavano il piazzale della ditta e in un clima di forte tensione, le segreterie CGIL avevano tutte i telefoni spenti.
red. 17 gennaio 2011
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Il mosaico ingarbugliato dei bidoni della Grimaldi

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Morti due pescatori e una tartaruga marina. Il contrammiraglio Dell’Anna tace… ma spunta fuori il chiacchierato ministro dell’Ambiente

rifiutitossiciParole, parole, soltanto parole. L’allarme rosso delle istituzioni parte in notevole ritardo. Tranquilli: ora arriva il chiacchierato ministro Clini, un discutibile esperto che in passato ha avuto le mani in pasta coi rifiuti. «Individuarli e recuperarli è una questione di carattere nazionale e non bisogna perdere altro tempo» taglia corto il governatore Rossi. L’individuazione e il recupero dei bidoni contenenti sostanze pericolose persi nel santuario marino lo scorso 17 dicembre dal cargo Venezia dell’armatore Grimaldi Lines, devono «diventare una questione di carattere nazionale» e «non bisogna perdere altro tempo»

E’ la richiesta avanzata dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. «Serve un’autorità di carattere nazionale - ha sottolineato - una commissione tecnico-politica, che possa usare tutti i mezzi necessari. Non vorremo che rimpalli di responsabilità o lentezze nel finanziamento bloccassero l’operazione». Siamo alla punta dell’iceberg. Col beneplacito dello Stato al largo della Toscana sono stati inabissati rifiuti pericolosi d’ogni genere per decenni. Lo studio scientifico - Rifiuti a galla - consegnato mesi fa da Greenpeace ai governatori della Liguria e Toscana è inequivocabile.
Burlando e Rossi da allora, però, non hanno mosso un dito.

Mosaico ingarbugliato

Il comandante del cargo Venezia Pietro Colotto (l’unico indagato per ora) aveva fissato alle 5,20 l’impatto con un’onda di 10 metri che aveva causato una rollata di 37 gradi. E aveva aggiunto di essersi accorto di aver perso i camion solo all’arrivo a Genova, dove aveva formalizzato la denuncia. La nostra fonte anticipa l’orario («poco dopo le 3») e assicura che «nella notte si parlava già di due camion in mare. C’era l’allerta meteo, in molti dovevano essere in ascolto: capitaneria, finanza, porticcioli...».

Possibile aver saputo dei camion e solo dopo del contenuto? Assai improbabile: perché, spiega la nostra fonte, «la procedura per le merci pericolose (Hazmat, hazardous material) prevede che la capitaneria di partenza dirami un messaggio al comando di Roma con descrizione di carico, rotta, eccetera. Quel carico viene monitorato durante il viaggio. Tutti sanno.».

Tra le domande che si pone anche il magistrato Luca Masini c’è quella dell’opportunità di salpare con determinate condizioni meteo. I bollettini del 16 e del 17 dicembre indicavano tempeste, venti forti di libeccio, mari molto mossi, possibilità di onde superiori ai cinque metri davanti alle coste toscane e liguri. Il comandante Colotto dice che è stato un evento straordinario, «un mare mai visto in Mediterraneo». La Grimaldi, gruppo di cui fa parte la società armatrice Atlantica, scrive che quest’ultima «dopo l’incidente si è subito attivata per ottemperare alle richieste della capitaneria di Livorno, senza che ciò costituisca un riconoscimento di responsabilità, essendo stata la perdita dei due semirimorchi un evento determinato unicamente da un atto di forza maggiore.» Aggiunge la Grimaldi che «i fusti si sono persi in una manovra decisa dal comandante per salvare vite, oltre che la nave, e che «il nostro iniziale silenzio era necessario per rispetto verso le autorità che indagano».

Ci sono altri aspetti da appurare, come l’ancoraggio. E’ normale che quei semirimorchi fossero sul ponte di coperta? Ma erano rizzati bene, cioè assicurati coi cavi? E i ganci erano collaudati? Spetta alle compagnie portuali, ma Grimaldi di solito provvede in proprio. E poi ci sono quelle sostanze di cui conosciamo sigle, utilizzo ma sulla cui pericolosità sappiamo poco: catalizzatori cobalto-molibdeno, usati per raffinare il petrolio, infiammabili al contatto con l’aria. E in acqua? Alla raffineria Isab di Priolo, di proprietà Erg (i famigerati inquinatori Garrone che hanno già assassinato un pezzo della Sicilia orientale) e Lukoil, che li aveva rispediti in Lussemburgo per farli ricaricare, manco sapevano di averli persi. O almeno così dicono.

Dubbi ecologici

Che ci faceva una nave carica di materiale inquinante nel bel mezzo del Santuario dei Cetacei con un mare forza 9/10 e onde di 10 metri? La storia delle 40 tonnellate di catalizzatore Co.Mo (cobalto-molibdeno) disperse dall’“Eurocargo Venezia” della Grimaldi Lines al largo di Livorno, all’alba del 17 dicembre 2011, ha parecchi punti oscuri.

«La logica vorrebbe che con quelle condizioni il comandante cerchi un riparo ma fermare una nave costa. O ci pensa un’Autorità a bloccare il traffico marittimo in caso di maltempo. Succede per le autostrade, perché non in un’area marina che dovrebbe essere protetta? Oppure decide l’armatore e qualcuno che ha voglia di “correre il rischio” si trova sempre», osserva Alessandro Giannì di Greenpeace. Ma in un’area di mare protetta - il Santuario - non dovrebbero esserci regole che permettono di fermare i trasporti di sostanze pericolose in caso di burrasca? «Purtroppo dentro o fuori il Santuario non cambia praticamente nulla. Anche se la legge di ratifica dell’Accordo sul Santuario ha più di dieci anni, non è stato fatto niente di serio per tutelare questo mare che, oltre a balene e pesci, ospita milioni di persone che popolano le sue coste», spiega l’esperto Giannì.

Il carico sarebbe contenuto in fusti chiusi, ma l’elicottero della Capitaneria, che ha sorvolato l’area, di fusti galleggianti non ne ha trovati: è sicuro che i fusti fossero chiusi? Dentro i fusti, il prodotto sarebbe poi “protetto” da un solido involucro di plastica (i bustoni d’immondizia formato condominiale?) “chiuso con un nodo fatto a mano”, come informa la comunicazione della Capitaneria ai pescatori.

Anche questa comunicazione arriva in ritardo, solo il 2 gennaio: chi ha deciso che questo doveva essere il primo disastro del 2012 e non l’ultimo del 2011? La medesima comunicazione della Capitaneria chiarisce che il materiale in questione non è acqua di colonia poiché raccomanda di non tenere a bordo eventuali fusti “pescati” ancora chiusi, trainandoli fino a sito da concordare con l’Autorità, cercando di stare sottovento “rendendo l’equipaggio meno esposto”. A cosa?

Il catalizzatore Co.Mo. può rilasciare anidride solforosa e/o idrogeno solforato: sono entrambi irritanti, ma l’ultimo può essere, oltre certe dosi, letale. Del resto anche cobalto e molibdeno sono contaminanti pericolosi. Se il cobalto è noto per causare anche danni al fegato, il molibdeno si distingue per diarrea e anemia.

Fare oggi previsioni sugli effetti verosimili di questa ennesima contaminazione del Santuario dei Cetacei è impossibile. Inoltre, la Capitaneria informa che “nel caso in cui dal sacco della rete [da pesca] si sprigioni calore, si dovrà provvedere a irrorare lo stesso con getto d’acqua continuo e a bassa pressione.”

Insomma, è roba che va in “autocombustione a causa del contatto del prodotto con l’aria”. «C’è di che scaldare gli animi al “tavolo tecnico” che , le Regioni Liguria e Toscana hanno promesso di convocare entro febbraio, per discutere finalmente dopo dieci anni di una gestione seria del Santuario dei Cetacei. Sperando che non ci siano altri disastri nel frattempo», denuncia l’ecologista Giannì.

Link: Un pescatore livornese racconta: "Il mare livornese è una discarica di bidoni tossici"

Morti due pescatori

Sei vittime tra i lavoratori del mare in circostanze nebulose negli ultimi tredici anni. Al largo di Livorno la cronaca di questi giorni è spietata. Rete impigliata: il peschereccio Santa Lucia II affonda. Morto il padre, disperso il figlio. Un terzo membro dell’equipaggio è stato recuperato in fin di vita. Il comandante si chiamava Silverio ed aveva 64 anni. Il figlio Davide, appena 37 primavere. Strano incidente: mare piatto, cielo sereno, nemmeno un filo di vento, attestano i bollettini meteorologici. La rete si impiglia in un ostacolo sul fondale: la barca si inabissa e i tre uomini spariscono nei flutti. I pescatori del Santa Lucia non sarebbero riusciti a inviare nemmeno un primo SOS.

L’incidente è avvenuto a circa 16 miglia circa a sud del porto cittadino. «Sembra che a provocare l’incidente sia stato un problema con la rete - dice Cosma Scaramella, capo del reparto operativo della guardia costiera livornese - E’ possibile si sia impigliata in qualcosa sul fondo e abbia fatto capovolgere lo scafo

I Curcio, originari di Ponza: una famiglia segnata dal destino. Correva il 13 settembre 2003 quando a 12 miglia da Piombino il San Mauro Primo fu sventrato dalla nave Jolly Blu, della compagnia Messina, già coinvolta nel nebuloso naufragio della Jolly Rosso in Calabria (anno 1990). A lasciarci la pelle fu Pasquale Curcio. Il suo corpo fu recuperato solo in seguito alle suppliche della famiglia al presidente della Repubblica Ciampi: il 5 febbraio 2004, a 120 metri di profondità. Altro che sfortuna. Al contrammiraglio Ilarione Dell’Anna ho chiesto se esiste un qualsivoglia nesso con la presenza sui fondali dell’arcipelago toscano di ostacoli particolari. Risposte? Al momento, zero.

Ultima pessima notizia. Una tartaruga Caretta Caretta di circa 70 centimetri è stata recuperata dai sommozzatori dei vigili del fuoco all’interno del porto di Livorno. La testuggine marina, al momento dell’operazione, era già morta. La tartaruga, pesante circa 20-25 chili era stata segnalata intorno alle 10 dalla Guardia Costiera che ha inviato sul posto il personale dei vigili del fuoco del distaccamento porto. Segnali inquietanti? Non si muore per caso.

MEDICINA DEMOCRATICA LIVORNO

Video della conferenza di Gianni Lannes a Livorno sulle navi dei veleni
http://medicinademocraticalivorno.blogspot.com/2010/04/video-della-conferenza-di-gianni-lannes.html

tratto da http://sulatestagiannilannes.blogspot.com

17 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Martedì 17 Gennaio 2012 20:09

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