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Intervento: Le bugie di Cosimi e le colpe del Comune

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mare_petrolio_macchia-bUna semplice ricerca sul sito del Comune permette di “ritrovare” questo documento http://blog.comune.livorno.it/ redatto dal sindaco di Livorno successivamente alla sua visita alla Capitaneria di porto di Livorno del 4 gennaio e l’intervento dell’assessore all’ambiente Grassi alla VI commissione consiliare http://www.comune.livorno.it/_nuovo_notiziario/notizia.php?id=11012&lang=it del 13 gennaio

L’intervento del sindaco è stato postato il 5 gennaio, ma è apparso su QUI LIVORNO del 4 gennaio e su IL TIRRENO del 5 gennaio. In pratica vi  si legge “che il Comune di Livorno è stato informato della vicenda  soltanto il 29 dicembre”. Il 13 gennaio dopo che si era sparsa la voce  che la capitaneria aveva resi pubblici i fax con i quali aveva avvisato,  fra l’altro, anche i Comuni di Livorno e Pisa subito dopo aver appreso  la notizia della “perdita” dei bidoni, l’assessore all’ambiente Grassi  fornisce una versione ben diversa e ammette che il Comune era stato  informato non il 29 dicembre ma il 17 dicembre. Grassi sostiene che  sulla base delle informazioni ricevuto quel 17 dicembre il Comune aveva  attivato “il livello zero della procedura di emergenza”.

Per informazione  per la protezione civile il livello “zero” equivale a: “Nessun evento in corso o eventi gestiti in via ordinaria attraverso le centrali operative e le forze di soccorso”. Poi ci sono i tre livelli  di allerta.

A questo punto possiamo trarre qualche conclusione:

1)    Nella sua nota del 4 gennaio, apparsa sul sito del Comune il 5 gennaio, Cosimi cerca di avallare una tesi non corrispondente al vero con l’evidente scopo di minimizzare le sue responsabilità nel mancato allarme alla popolazione,

2)    Nell’intervento del 13 gennaio, Grassi ammette la panzana detta dal sindaco e ammette anche che di fatto il Comune non ha valutato correttamente le potenzialità disastrose della “perdita” dei fusti. E’ bene sottolineare che dietro una terminologia burocratese aver allertato il “Livello 0” della Protezione civile equivale al massimo ad averla informata. Niente di più. Un po’ poco considerato il disastro ambientale provocato dalla “semina” di 40 tonnellate di rifiuti tossici in mare. Ne consegue che il Comune di Livorno si è adeguato a quanto fatto dalle altre istituzioni preposte alla sicurezza (Capitaneria e Prefettura) che colpevolmente non hanno avvisato la popolazione del rischio che si stava correndo. Ricordo che i fusti sono composti da materiale che a contatto con l’aria prende fuoco. Il problema è che il sindaco di Livorno è il PRIMO responsabile della sicurezza del suo Comune e non può giustificare le sue inefficienze con le inefficienze altrui.

3) Che il Comune di Livorno si sia adeguato a quanto fatto da Capitaneria e Prefettura è anche dimostrato dal fatto che nei giorni successivi al 17 dicembre 1) non ha approfondito quanto riportato nei fax della capitaneria, che permettevano, ad esempio, di rendersi perfettamente conto della pericolosità del materiale contenuto nei bidoni (facendo una battuta si potrebbe dire che bastava una semplice ricerca su internet …) 2) non ha fatto nulla per chiedere (si potrebbe dire: pretendere) che la Capitaneria fornisse gli altri elementi in suo  possesso, alcuni dei quali sono venuti alla luce solo durante la  conferenza stampa del comandante Ilarione Dell’Anna il 29 dicembre,  dodici giorni dopo il disastro.

Inviato a Senza Soste da Jack La Cayenne

16 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 20:09

Bidoni, in consiglio comunale, Cosimi scarica la responsabilità su altri

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cosimi_consiglio_comunaleAl primo punto del consiglio comunale di oggi, come prevedibile, c’era la questione dei bidoni tossici persi dalla nave della Grimaldi la notte del 17 dicembre scorso. Ma mentre in città l’allarme cresce, i consiglieri del Comune di Livorno non sembrano particolarmente ansiosi di dibattere l’argomento, tanto che il consiglio apre più di un’ora dopo la convocazione. A prendere la parola per primo è il sindaco Alessandro Cosimi, che con forza, rispedisce e ribalta le accuse ai mittenti. E’ un fiume in piena il primo cittadino.

Innanzitutto si rivolge ai protagonisti della VI commissione, aperta da Andrea Romano con la lettura dell’intervista al pescatore comparsa su Senza Soste. Il sindaco contesta la convocazione della commissione e metodi e contenuti coi quali si è svolta, atti a contestare l’operato della giunta ancor prima delle comunicazioni ufficiali della stessa.

Il discorso si fa più animato quando deve rispondere all’accusa di aver mentito circa le informazioni ricevute dalla Capitaneria di Porto. “Una volta informato, il Comune ha immediatamente attivato le procedure di competenza, attivando la protezione civile. Non avevamo nessun interesse a mentire”. In ogni caso “la modalità del contatto” della Capitaneria di Porto così come “il merito della questione” non hanno soddisfatto il sindaco, secondo cui, non era chiaro cosa fosse andato disperso. Poi si scatena. “E’ stata innescata una polemica sull’unico comune attivo, che è andato anche oltre le proprie competenze. Altri non hanno avviato nessun percorso: Pisa non ha fatto niente ad esempio, così come gli altri comuni della costa da Cecina a Rosignano ”. La riunione del giorno 30 – prosegue il sindaco - sarebbe stata convocata su suggerimento della dottoressa Calamai dell ASL,  informata dei fatti il giorno prima.  “La prefettura ha convocato la riunione alla presenza di Provincia, Regione, Capitaneria, Asl e Arpat. Ha escluso il Comune di Livorno. Per scelta. E vorrei far notare che i presenti a quel tavolo concludono affermando che la situazione non desta particolare allarme e che ciascuno deve agire secondo competenze. Ad esempio, si accusa il Comune di non aver fatto l’ordinanza per il blocco della pesca.  Non è affar nostro”.

Nel suo intervento, è completamente ignorata la responsabilità di informare la città.

Si arriva al 4 gennaio. “Di mia iniziativa e accompagnato dal vicesindaco Bogi, mi sono recato alla Capitaneria di Porto per incontrare il comandante. Al quale ho chiesto chiarimenti sul poco coinvolgimento e delucidazioni su come si sarebbe intervenuti per il recupero dei bidoni. In ogni caso, puntualizzo, che è dalla prefettura che è uscita la certificazione che non si tratta di un disastro ambientale”. Il comandante assicura di aver diffidato l’armatore circa il recupero dei bidoni e che la Grimaldi ha risposto di aver incaricato la ditta Orsini di Catania. Qui il sindaco conclude, ribadendo la linearità del proprio operato e respingendo ad altri le accuse.

Seguiranno ore di interventi dei consiglieri. Giannini è il primo a parlare: “C’è stato in ogni caso un problema di informazione del consiglio. Noi possiamo attivarci politicamente, ma dobbiamo avere gli strumenti per informarci”. Concetto ribadito da Lamberti. “E’ una storia che apre una crisi nei rapporti tra giunta e consiglio. In ogni caso i rapporti con la città sono stati condizionati dal comportamento della prefettura”. Tamburini, più volte chiamato in causa, ribatte. “Per settimane è passate la notizia che il comune non era stato informato, per questo ho voluto chiarire attraverso i fax”.

Altri interventi proseguono il dibattito. Ma sono solo rumori di fondo. Un dato è lampante. Il consiglio si stringe intorno al sindaco, e accetta le dichiarazioni sul suo operato, per altro ben argomentate. Clamorosamente, o forse volontariamente, nessuno ha però il coraggio (ma forse occorre dire la capacità) di formulare tre semplicissime riflessioni al cospetto del primo cittadino.

1. Perché il sindaco, se ha puntualmente attivato le procedure di sua competenza, il 30 dicembre ha dichiarato in una nota del Comune di Livorno, che era stato avvisato dell’incidente solo il 29 dicembre  dall’Asl?

2. Perché il sindaco non ha informato il consiglio comunale?

3. E soprattutto perché il sindaco non ha informato la cittadinanza? Chi doveva informarla visto che in 12 giorni, il sindaco non ha fatto nessun atto formale per comunicare l’incidente?

Tre semplici e chiare domande che nessuno dei consiglieri ha posto chiaramente al sindaco, a cui è stato permesso di agire indisturbato nelle sue puntualizzazioni. Altro ci sarebbe da far notare. Innanzitutto che la cittadinanza non sapeva e che quindi in caso di spiaggiamento del contenuto dei bidoni, che ricordiamo, può infiammarsi sprigionando polveri e gas nocivi, nessuno avrebbe saputo come comportarsi. E poi il ruolo della stampa. Perché in questa vicenda non è stato l’eccesso di zelo del sindaco a condurlo a chiedere volontariamente maggiori informazioni alla capitaneria, ma la notizia Ansa del 29 dicembre, seguita dagli articoli della stampa locale. Per quello, e per le preoccupazioni di una cittadinanza sconcertata dal mancato coinvolgimento, il sindaco si è attivato. Conscio di dover rimediare a un vuoto. Politico e comunicativo.

(red.)

16 gennaio 2012


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      Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 16:11

      "Da anni diciamo via da lì le grandi navi"

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      "Il danno ecologico è stato già ingente, rimuovere subito la nave naufragata". L'ex presidente dell'Ente Parco nazionale dell'arcipelago toscano, Mario Tozzi, lancia l'allarme dopo il naufragio della Costa Crociere: "Le rotte devono essere cambiate".

      costa_concordia«Lo scoglio non era segnalato sulle carte nautiche? Ma non diciamo sciocchezze, per favore. La verità è che quella nave era almeno a tre miglia fuori rotta, troppo vicino alla costa. E non è nemmeno possibile che non abbiano visto le luci dei fari del porto». Il geologo Mario Tozzi, fino a quindici giorni fa presidente dell'Ente Parco nazionale Arcipelago toscano, è ovviamente preoccupato e arrabbiato. Da anni si batte per spostare la rotta delle grandi navi e delle petroliere da quell'area marina. Dopo l'allarme ambientale dovuto alla dispersione al largo della costa livornese di 224 fusti contenenti rifiuti altamente tossici trasportati da un cargo, ora anche il naufragio della nave ammiraglia della Costa crociere rischia di creare un altro serio danno ecologico all'isola del Giglio e a tutto il parco.
      Al momento non si è verificato alcuno sversamento delle 2380 tonnellate di gasolio contenute nei serbatoi della Concordia, almeno così assicurano le autorità locali. Ma ci cono altri rischi di inquinamento?
      Lo scafo in sé ha prodotto già un bel danno: immaginiamo 300 metri di ferro che arano un tratto di mare e asportano un pezzo di scoglio. Gli ecosistemi sono fragili, ci vorrà un po' per sanare il danno. Poi ci sono tutti gli altri inquinanti contenuti in una nave con 1100 uomini di equipaggio: detergenti, saponi, olii combustibili.
      I tecnici specializzati nella bonifica ambientale inviati dal ministero dell'Ambiente e provenienti anche dall'Olanda dicono che l'operazione di svuotamento dei serbatoio potrebbe essere pericolosa per la stabilità della nave. Cosa ne pensa?
      La nave va messa in sicurezza e bisognerebbe riportarla in orizzontale per svuotare i serbatoi. Ma ha una falla sotto la linea di galleggiamento, quindi l'operazione diventa complicata. Però, anche se lungo e costoso, è un intervento da fare assolutamente. Quel carburante va rimosso, altrimenti l'isola è condannata. L'uso di agenti chimici non basta.
      La nave era fuori rotta, ma anche quattro miglia da una costa di tale pregio non sono tante. Lei da anni si batte per allontanare le rotte delle grandi navi e delle petroliere dalla zona...
      Teoricamente, nel piano del Parco le abbiamo bandite dal cosiddetto "Santuario dei cetacei", quel fazzoletto di mare compreso tra Genova, la Corsica e il Giglio. Eppure quel parco è il posto di maggior traffico di petroliere internazionali al mondo. Poi se in mare si sversano 2300 tonnellate di carburante o 20 mila, sempre disastro è. Almeno, dalle navi che solcano questi mari si dovrebbe pretendere la doppia protezione: doppio scafo per le petroliere e doppio serbatoio per i grandi natanti come la Concordia. E sistemi di svuotamento rapido - a pressione o ad aspirazione -per portare velocemente il carburante su una nave cisterna. Sono imbarcazioni che non possono approdare in porto e quindi non portano alcun beneficio economico. E invece addirittura a Venezia una nave così può perfino solcare il canale della Giudecca, spingersi fin dentro la città.
      Eleonora Martini
      tratto da Il Manifesto del 15 gennaio 2012
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      Giovedì 19 circ. 4: assemblea cittadina aperta sul disastro ambientale dei fusti tossici

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      bidoni_mareIl 17 dicembre l’Eurocargo “Venezia” perde due semirimorchi carichi di 45 tonnellate di cobalto e molibdeno durante una violenta tempesta. E’ incomprensibile perché una nave carica di materiale tossico abbia affrontato un viaggio così pericoloso, viste che tutte le previsioni meteo annunciavano da giorni tempesta nell’alto Tirreno: è chiaro che viste le condizioni proibitive del mare la nave sarebbe dovuta  stare in porto. Fatto sta che il carico tossico viene “perso” in mare al largo della isola di Gorgona e la cittadinanza viene per giorni tenuta all’oscuro senza allertare la protezione civile che comunque in casi come questi ci sembra non adeguatamente strutturata per far fronte a disastri ambientali di tale portata.

      Se l’incidente avesse riguardato il futuro  rigassificatore con molta probabilità ci si sarebbe trovati nelle stesse condizioni d’impotenza che ci sono verificate con i bidoni tossici al cobalto. Capitaneria, Prefettura, Comune, Provincia e Regione hanno atteso ben 11 giorni prima di divulgare la notizia del disastro. Solo grazie alla controinformazione dei comitati e associazione ecologiste si è venuti a conoscenza del pericolo: il materiale contenuto nei bidoni “persi” al contatto con l’aria può infiammarsi sprigionando polveri e gas nocivi, è tossico per fauna  e flora marina e può entrare attraverso la catena alimentare con pericolose conseguenze per la salute umana. Si tratta di un disastro ambientale di cui non si riesce ancora a capire le dimensioni , le ricadute ambientali e quelle a livello economico-turististico. Occorre ricordare che sulla vicenda la Grimaldi ha tenuto un pesante silenzio che rimanda a forti responsabilità  dell’armatore napoletano per il disastro ambientale che ha colpito il nostro mare.

      Pertanto riteniamo opportuno indire un assemblea cittadina aperta a tutti in vista di una manifestazione cittadina per chiedere :

      1. CHE SI METTANO IN AZIONE TUTTE LE MISURE PER INDIVIDUARE E RECUPERARE I BIDONI A SPESE DELLA GRIMALDI;
      2. CHE SI FACCIA LUCE SU COSA EFFETTIVAMENTE E’ ACCADUTO SUL CARGO VENEZIA LA NOTTE DEL 17 DICEMBRE E SUL MOTIVO DEI SILENZI E DEI RITARDI NELL’INFORMAZIONE ALLE POPOLAZIONI;
      3. CHE SI DIMETTANO I SINDACI DI LIVORNO E PISA ASSIEME AI LORO ASSESSORI ALL’AMBIENTE RESPONSABILI DI AVER TACIUTO ALLE POPOLAZIONI IL DISASTRO DI CUI ERANO VENUTI A CONOSCENZA FIN DAL 17 DICEMBRE;
      4. CHE COMANDANTE DELLA CAPITANERIA E PREFETTO SIANO IMMEDIATAMENTE RIMOSSI DAI LORO INCARICHI;
      5. CHE SIA APERTA UN INCHIESTA AMBIENTALE IN TEMPI BREVI CHE DETERMINI I POSSIBILI EFFETTI  E CONTROMISURE NECESSARIE AD EVITARE PERICOLOSI DANNI ALLA SALUTE DEI CITTADINI
      6. CHE SIANO DETERMINATE RESPOSABILITA POLITICHE E  RIVISTA L’ATTUALE STRUTTURA DELLA PROTEZIONE CIVILE CHE IN QUESTO CASO NON SI E’ DIMOSTRATA ALL’ALTEZZA DELLA SITUAZIONE

      GIOVEDI’ 19 GENNAIO, ORE 21,15 ASSEMBLEA CITTADINA PRESSO SALONE DELLA CIRCOSCRIZIONE 4, VIA MENASCI – COLLINE

      Vertenza Livorno , rete per la difesa dell’ambiente e della salute
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      Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 14:06

      Lettera ai pescatori: "State commettendo un grave peccato di omertà"

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      pescherecci_mediceo"State commettendo un grave peccato di omertà e questo non vi rende migliori di quelli che scaricano i barili tossici nel nostro mare. La scusa è che perdereste il lavoro o che verreste intralciati; la verità è che fate parte della massa di italiani senza spina dorsale che permette a tutti di rovinare il nostro paese. Al sud c'è gente si sta ribellando al pizzo rischiando la vita e voi continuate a tacere un fatto così grave?

      Tanto quando il mare sarà così inquinato da non produrre più niente, voi sarete già in pensione..vero? Non ci pensate ai vostri figli e ai vostri nipoti: egoisti e vigliacchi. Vi dovreste vergognare e andare subito a denunciare tutto, altro che rilasciare interviste. E non tirate fuori la scusa del 'tanto non cambia niente' perché non lo potete sapere finché non ci provate".

      Giada

      14 gennaio 2012

      Link: Un pescatore livornese racconta: "Il mare livornese è una discarica di bidoni tossici"

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      Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 16:16

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