Saturday, Feb 04th

Last update:12:32:02 PM GMT

You are here:

CITTA'

Equitalia, busta con proiettile a Livorno

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 
equitaliaIl direttore della sede di Equitalia di via Indipendenza a Livorno ha ricevuto una busta con un proiettile. Come accertato dalla polizia, all'interno oltre alla pallottola c'era una lettera dattiloscritta, piena di accuse all'agenzia. Gli investigatori della Digos escludono che nel testo ci fossero, come altre volte, rivendicazioni anarchiche. La lettera, comunque, non è mai arrivata sulla scrivania del direttore perché i dipendenti di Equitalia hanno avuto subito dei dubbi e hanno chiamato la polizia scientifica affinché la prendesse in custodia.
5 gennaio 2012
AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Gennaio 2012 17:19

Intervento: Anche i libri sono un bene comune

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

fahrenheit451Come nel libro “Fahrenheit 451”, i livornesi e le livornesi hanno tempo sino al 20 gennaio per imparare a memoria un libro ciascuno. Infatti, a quella data chiuderà la Biblioteca comunale “F. D. Guerrazzi” attualmente situata presso i Bottini dell’Olio e soltanto nel settembre 2012 il pubblico servizio bibliotecario dovrebbe (il condizionale è d’obbligo…) essere riattivato, temporaneamente, presso Villa Maria.
Le ragioni addotte dall’Amministrazione comunale per motivare tale grave decisione alludono al progetto di riqualificazione del polo bibliotecario, ma intanto per nove mesi alla cittadinanza viene negato il diritto di accesso, consultazione, prestito e fruizione dell’importante patrimonio librario comunale.
Una mancanza che non potrà essere supplita da nessun’altra struttura bibliotecaria pubblica, tantomeno dall’Emeroteca o dalla sezione presso Villa Fabbricotti: la prima infatti offre solo la consultazione di libri e riviste, mentre la seconda conserva soprattutto testi antichi o rari, generalmente esclusi dal prestito.
E’ quindi necessario porre molti interrogativi su tale decisione che colpirà studenti, ricercatori, insegnanti, lavoratori, pensionati e abitanti del quartiere “Venezia”, impossibilitati a svolgere studi, ad arricchire le proprie conoscenze, ad approfondire le informazioni divulgate dai media, a dare senso e valore al tempo libero attraverso la lettura.
In tempi in cui sovente sale il lamento corale sulla perdita d’interesse per la formazione, i beni culturali e il sapere critico, si nega alle persone per un lunghissimo periodo un bisogno/diritto non meno vitale ed essenziale di quello alla salute, al lavoro, allo studio, al reddito, alla casa, al trasporto pubblico, ai servizi per l’infanzia, gravemente colpiti dai tagli del governo e dalla attuale crisi economica.
Tra l’altro, a differenza di altre città dove è completamente gratuito, l’accesso al prestito librario prevedeva il pagamento di una tessera annuale che, a questo punto, risulterà una donazione a fondo perduto.
Incredibilmente, in nove mesi (il tempo necessario a mettere al mondo un bambino), il Comune di Livorno non è in grado neppure di offrire un servizio sostitutivo per accogliere la domanda di cultura e auto-formazione che proviene dalla cittadinanza (700 libri sono mensilmente richiesti in prestito), senza dare garanzie per il futuro della biblioteca e dei suoi fondi librari.
Tragico poi constatare che a rendersi responsabile di tale atto sia un’amministrazione che si ritiene democratica e di sinistra: a quanto ci risulta l’unico caso analogo, risalente alla fine degli anni Novanta, è quello registrato a Chioggia ad opera di un’amministrazione di destra e con un sindaco leghista che, per due anni, sottrassero ai cittadini la libertà di leggere un libro.
L’invito è a tutti e tutte ad attivarsi con urgenza, individualmente e collettivamente, affinché l’amministrazione comunale receda da questa decisione inaccettabile.

Alcuni e alcune utenti della Biblioteca

3 gennaio 2011

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Martedì 03 Gennaio 2012 10:52

40 tonnellate di rifiuti tossici nel nostro mare: disastro ambientale

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 24
ScarsoOttimo 

nave_grimaldiLa notizia è apparsa, anche se con scarso rilievo, sulla stampa cittadina e nelle cronache regionali di Repubblica. Vediamo, innanzitutto di ricostruire i fatti così come sono stati descritti dalla stampa.

Il 29 dicembre Il Tirreno, cronaca di Cecina, pubblica con grande risalto la notizia della “perdita” di un carico di sostanze tossiche. Il giornalista riprende il contenuto di un fax inviato il 28 dicembre dalla Guardia costiera ai sindaci dei comuni di Cecina e di Bibbona, in cui si cita un avviso ricevuto il giorno prima (27 dicembre, dunque) dalla Capitaneria di Porto di Livorno. Si apprende così che il 17 dicembre, durante la tempesta che aveva provocato venti fino a 120 km/h e onde alte fino a 8/9 metri, il cargo-traghetto “Venezia” della Compagnia Grimaldi, in navigazione da Catania a Genova, avrebbe “perso” due semirimorchi carichi di “sostanze solide inorganiche”. Il fax della Guardia costiera non precisa né la qualità né la quantità del materiale disperso in mare ma indica alcuni codici e sigle (codici UN 3191 e IMDG 4.2 e la sigla COMO). Secondo l’articolista si tratterebbe di sostanze infiammabili contenute in catalizzatori. La Grimaldi, a cui erano stati chiesti chiarimenti in merito, non aveva dato alcuna risposta. Il giornalista nota che l’allarme è stato dato ben 11 giorni dopo l’inabissamento dei fusti

Alle 14 del 29 dicembre l’ANSA rilancia la notizia in un breve dispaccio.

Il 30 dicembre Il Tirreno pubblica un breve trafiletto che contiene la richiesta di chiarimenti fatta dal circolo Centro di Rifondazione comunista mentre Greenreport pubblica un comunicato allarmato di Legambiente arcipelago toscano.

Il 31 dicembre i quotidiani locali pubblicano i risultati della conferenza stampa convocata, finalmente, dall’ammiraglio comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Ilarione Dell’Anna. Qualche notizia in più viene data: i fusti sarebbero 224 contenenti ciascuno 200 chili di catalizzatori di monossido di cobalto e molibdeno: “materiale che, al contatto con l’aria, può infiammarsi sprigionando polveri e gas nocivi”. In fondo al mare o in superficie in attesa di spiaggiarsi ci sono quindi 45 tonnellate di queste porcherie. Il “Venezia” avrebbe perso i due semirimorchi al largo della Gorgona ma l’equipaggio si sarebbe accorto della “scomparsa” solo all’arrivo al porto di Genova (ore 7,30 del 17 dicembre). Secondo la ricostruzione ufficiale i due semirimorchi avrebbero rotto le “rizzature” (catene) che li fermavano finendo in mare. Dell’Anna spiega, bontà sua, che l’ossido di cobalto è molto pericoloso se asciutto, visto che “si può incendiare a contatto con l’aria” mentre in acqua potrebbe provocare danni ingenti alla fauna ittica e ai fondali.

Il curioso di tutta questa vicenda è che le notizie che abbiamo riassunto sopra le abbiamo lette su Il Tirreno cronaca di Cecina e di Empoli ma non su quella di Livorno che invece si limita a riportare qualche stralcio del rassicurante comunicato emesso dalla Prefettura senza scendere nei particolari né quantitativi né qualitativi del disastro. Naturalmente anche La Nazione, che su questo tema non riesce a trovare il modo per parlar male di Comune e Provincia, riporta la notizia in termini per lo meno molto generici.

Interessante l’articolo che appare sulle pagine regionali di Repubblica nel quale si riferisce che secondo fonti di ISPRA e ARPAT i catalizzatori inabissatisi “sono effettivamente tossici per la fauna marina”. Ma va là! Repubblica scrive che “per tre giorni la Capitaneria ha organizzato ricognizioni con un aereo e le motovedette, ma nessuno dei fusti è stato rinvenuto”. Importanti anche alcune dichiarazioni di Dell’Anna: “Nelle prossime settimane i tecnici dell’istituto zootecnico dovranno svolgere continue analisi su tutto il pesce pescato davanti alle nostre coste, purtroppo i catalizzatori contengono metalli e dobbiamo capire se possono essere pericolosi per la salute dei cittadini .. ma per ora non è necessario un divieto di pesca”. Il nostro mare è situato nel santuario dei cetacei ma sembra che la cosa debba essere ricordata dalle istituzioni solo quando c’è da riempirsi la bocca nei convegni. E’ successo per il progetto di rigassificatore, sta succedendo per il disastro dei fusti tossici.

Per la Prefettura “nessun allarme particolare”, però il Prefetto aveva coordinato il 30 dicembre un vertice al quale hanno partecipato l’assessore alla salute della regione, Scaramuccia, quello all’ambiente della provincia, Nista, capitaneria, Arpat, ISPRA e Istituto zoo profilattico di Pisa, vigili del fuoco e ASL. E’ per lo meno strano che per una questione di scarsa importanza si sia mosso, la vigilia dell’ultimo dell’anno, il massimo responsabile della sanità toscana. Forse non aveva meglio da fare, o forse la situazione è veramente difficile.

Infine su Il Tirreno di oggi, 2 gennaio, si legge un intervento del consigliere Giannini, SEL, che chiede chiarimenti sull’accaduto e la convocazione di un consiglio comunale straordinario. Meno male.

Sempre oggi leggiamo su Qui Livorno che la Capitaneria ha emanato le regole guida per i pescatori e che il catalizzatore di cui sono pieni i fusti è “utilizzato nel settore petrolifero e in quello del trattamento del gas per l’abbattimento dello zolfo”. Oggi nuovo tavolo tecnico con l’assessore regionale alla salute e l’ARPAT.

Fin qui le notizie di stampa. Alcune considerazioni vengono spontanee.

1) Perché Capitaneria e Prefettura hanno atteso ben 11 giorni per informare la popolazione: è vergognoso il silenzio che si è cercato di tenere su tutta la vicenda. Mentre, ci si dice, aerei e motovedette cercavano i fusti, le popolazioni erano tenute all’oscuro del pericolo e non erano messe in condizione di gestire la situazione.

2) Perché si sono limitati ad informare i sindaci dei Comuni di Cecina e Bibbona, quando solo un calcolo probabilistico poteva indicare in quelle due zone costiere i luoghi dove si potevano spiaggiare i fusti con il loro micidiale contenuto

3) Perché la compagnia Grimaldi ha tenuto un pesante silenzio su tutta la vicenda. L’armatore napoletano è il maggiore responsabile del disastro ambientale. Deve spiegare con dovizia di particolari l’accaduto e deve, soprattutto, fugare ogni ragionevole dubbio sul fatto che i semirimorchi non si siano staccati dalle loro catene per le intemperie, cosa comunque gravissima perché materiale così particolare come rifiuti tossici e nocivi, perché di questo chiaramente si tratta, dovrebbero essere ricoverati in modo da dare tutte le garanzie di sicurezza. Chi ci dice che il capitano della nave, nel pieno della tempesta, non abbia deciso, per preservare l’incolumità dell’equipaggio se non addirittura la salvezza della nave, di scaricare in mare i due semirimorchi con il loro pericoloso contenuto?

4) Perché il sindaco di Livorno e in generale i responsabili della sanità e dell’ambiente del Comune hanno brillato per la loro assenza da tutta la vicenda, quasi la cosa non riguardasse la città. In questo sono stati sostenuti da Tirreno e Nazione che come sempre nei momenti decisivi sono i migliori “guardaspalle” delle istituzioni locali.

Noi attendiamo risposte. Precise. Facciamo appello a tutti livornesi, a tutti coloro che hanno a cuore la salvezza dell’ambiente perche uniscano le loro intelligenze al fine di rompere il muro di silenzio costruito attorno a questa oscura vicenda.

Inviato a Senza Soste da M. Z.

2 gennaio 2012

Gran parte del materiale che è servito a realizzare questo articolo è stato raccolto grazie a Vertenza Livorno, rete per la difesa dell’ambiente e della salute.

Nella foto tratta da Greenreport la nave Venezia della Grimaldi che ha "perso" i bidoni

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 16:36

Intervento: Gli sfregiatori d’arte

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 11
ScarsoOttimo 

attias_aIl nostro beneamato quotidiano, Il Tirreno, ha una nuova rubrica all’interno della cronaca di Livorno, intitolata “L’arte da salvare”. È da un po’ di tempo, infatti (da quando il salotto buono della città, per usare il suo stesso gergo, si è rifatto il look), che periodicamente il quotidiano dedica un articolo alla scultura (la famigerata “A”) che è stata allestita in piazza Attias. Senza nulla togliere all’indiscusso valore artistico della “A”, possiamo comunque esprimere un senso di sbalordimento per l’esagerazione che, in tali articoli, promana dalle pagine del citato Tirreno. Sappiamo che il nostro quotidiano ama la bellezza, in ogni sua forma, e soprattutto la bellezza artistica; molti articoli, da sempre, sono dedicati alle manifestazioni artistiche in quel di Livorno (e per questo non possiamo fare altro che ringraziare l’amatissimo quotidiano). Da quello che leggiamo in queste parole dedicate all’arte da salvare, sembra che Livorno si sia dotata di una fontana di Trevi o di una statua del David. Arrivata l’arte, quella vera, inderogabilmente arrivano subito anche gli ‘sfregiatori’ (come il ‘pazzo’ – ricordate – che anni fa si divertiva a sfregiare con lo scalpello le statue di fontane famose).

Anche il 31 dicembre, per concludere l’anno in bellezza, Il Tirreno dedica un articolo alla nuova rubrica “l’arte da salvare”. Il titolo suona “Sfregiano la A salendoci sopra”. Ma in cosa consisterebbero questi “sfregi”? in impronte lasciate dalle pedate che ignoti cavallerizzi si divertirebbero a infliggere alla scultura scambiandola per un cavallo nano. Secondo le pregnanti parole del cronista, le pedate “somigliano a delle frenate scure e si possono ammirare su tutta la superficie”. Lo stesso sindaco conferma (ipse dixit): “A confermare la provenienza delle impronte è il sindaco Alessandro Cosimi. «Qualche sera fa – racconta – ho assistito anche io a questo gioco assurdo. Un gruppo di ragazzi saliva a turno fino in cima. Allora mi sono avvicinato per fermarli. Ho cercato di spiegargli che quella struttura era anche loro e che avrebbero dovuto rispettarla»”. Il sindaco continua affermando che la scultura è sorvegliata da una telecamera e che gli sfregiatori hanno cavalcato a loro rischio e pericolo. Non la passeranno liscia, i vandali cavallerizzi. L’impeccabile e sceriffesco reporter conclude il suo articolo (anch’esso espressione di arte della prosa) dicendo: “Vandali attenzione, dunque, il gioco potrebbe finire con una denuncia”.

Insomma, dopo aver letto l’articolo vengono spontanee altre riflessioni. Sempre senza nulla togliere al valore artistico della nuova scultura che è arrivata ad arricchire il già vasto patrimonio artistico cittadino, ci si può chiedere quale sia il grado maggiore di vandalismo: quello di chi cavalca una statua a forma di A oppure quello di chi abbatte un cinema, espressione di una avanguardia artistica futurista, come l’Odeon (quando fu costruito, la più grande sala cinematografica d’Italia), per costruire un parcheggio? Quello di chi cavalca una A oppure quello di chi priva i cittadini di un bellissimo cinema, lasciandoli in balia di pop corn e multisale? O forse quello di chi ha autorizzato a ristrutturare la pavimentazione di piazza della Repubblica asfaltandola come un’autostrada, col bitume, eliminando gli originali blocchi di pietra? O di chi sventra parti di città in nome della riconversione e della modernizzazione - in sostanza del lucro - eliminando di fatto scorci che sono stati raffigurati dai più significativi pittori labronici della prima metà del Novecento? O di chi ha patrocinato lo stato di abbandono di molti edifici o il loro abbattimento (pensate alle Terme del Corallo o alla ex Peroni, e adesso ai vecchi magazzini al porto)? O, per tornare indietro nel tempo e nel luogo di piazza Attias, di chi ha deciso l’abbattimento della villa Attias e la cementificazione del suo parco per edificare palazzoni di cemento? O, ancora, di chi ha fatto abbattere il vecchio ponte mediceo, davanti alla fortezza vecchia, per costruirne uno in metallo?

I vandali più terribili, fatti due conti, sono proprio quelli che cavalcano la “A”, una scultura simbolo della rinascita artistica della città (forse era più adatta una “L”, come lucro), così importante da essere sorvegliata dalle telecamere, come la fontana di Trevi.

Grazie sindaco, grazie Tirreno, grazie autorità cittadine, per perseguirli con la dovuta severità. Dopo tanti scempi, la cittadinanza ve ne sarà grata.

Stalker

 2 gennaio 2012

 

AddThis Social Bookmark Button

Il Cosimometro: gli impegni da qui all'eternità

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

cosimometroLasciamo questo anno 2011 (un anno durissimo e non certamente solo per le banche)con un occhio preoccupato al futuro e, almeno per l'immediato, con non molti margini di speranza che la situazione possa evolvere per il meglio. Le preoccupazioni riguardano ovviamente la blindatura politico istituzionale conseguita alla fine dell'epoca berlusconiana. Una situazione invocata per riconquistare la fiducia dei mercati che per il momento ha generato solo aggravi per il contribuente, incertezze nel mondo del lavoro e un differimento dei diritti pensionistici non bilanciato da interventi contro le storiche nicchie di privilegio economiche e generazionali di questo Paese.

A rischio anche le prestazioni sociali (che da sempre si cumulano improvvidamente con quelle previdenziali) e lo stesso ruolo che gli Enti Locali possono assumere su questo terreno di fronte ad una popolazione che invecchia impoverendosi. Inutile dire che in una situazione lacrime e sangue di questo tipo i costi della politica devono rientrare negli standard europei e le troppe carriere politico sindacali strutturatesi in Enti inutili dopo la scadenza naturale dei mandati debbano essere cessate con le relative strutture di riferimento. Ovvio che poi la valutazione si estende alla necessità di riformare un sistema istituzionale onerosissimo basato sulla doppia lettura legislativa degli atti dove il Parlamento (iperaffollato) ha perso qualsiasi potere d'iniziativa reale. E dove da anni attendiamo, inutilmente, che si provveda a legiferare seriamente contro la corruzione pubblica, si introduca il reato di corruzione privata (che spesso riguarda manager ricchissimi e senza scrupoli) e si ritorni a sanzionare penalmente il falso in bilancio. Nei Comuni (compreso il nostro) assistiamo al "decisionismo dei Sindaci", legittimati da mandati infiniti e maggioranze blindate. Una dimensione extratemporale di consenso, come l'abbiamo chiamata, che non consente verifiche di rendimento e attribuisce al Sindaco la possibilità di eludere agevolmente il principio di responsabilità politica in ordine agli atti dichiarati o proposti in un lunghissimo arco di tempo.

Un Sindaco che a Livorno si permette il lusso di cambiare sistematicamente spartito (si torna a parlare di tramvia) dimenticando di portare a buon fine o di stabilizzare gli atti che aveva annunciato. Anche per questo abbiamo voluto proporre una rappresentazione ragionata di quanto si prospetta nel prossimo biennio rispetto ad impegni (le cosiddette spese per investimento pur ingiustamente limitate dal Patto di Stabilità) che hanno tracciato le scelte di questi ultimi anni di mandato. Oltre agli impegni abbiamo elencato anche qualche "dichiarazione" che avrebbe dovuto aprire il campo a trasferimenti finanziari in entrata (come nel caso dell'accordo con la Sat) o al finanziamento di aziende industriali, come per i fantomatici 11 milioni destinati a De Tomaso, Wass e Trw per l'"innovazione tecnologica" su cui chiediamo che si faccia chiarezza. E non solo in sede politica.

C'è poi il capitolo dei Piuss (finanziamenti regionali esclusi dal Patto di Stabilità) relativi a Dogana d'Acqua e Scoglio della Regina concepiti per realizzare di qui all'eternità un Polo per la Logistica e la Ricerca. Un impegno finanziario notevole che ha indotto il Comune ad accendere mutui di cofinanziamento nella successione indicata in tabella. Ora che la progettazione di queste opere viene aggiudicata ad un valore inferiore all'entità del finanziamento complessivo di Regione e Toscana, chiediamo che quei mutui vengano ridotti o destinati ad altri interventi, come la riqualificazione dei poli espositivi (Fortezza Nuova e Forte San Pietro in primis o la stessa Piazza XX SETTEMBRE) a rischio di copertura finanziaria perchè non valutati come operazioni portanti per il rilancio fieristico monumentale della Città di Livorno. In ultimo un cenno per le Terme del Corallo, che dopo tre anni attendono ancora gli interventi di messa in sicurezza con gli oneri di urbanizzazione versati dal costruttore Bottoni, e per il pasticcio di Pensiamo in Grande, l'estenuante progetto di restiyling del Pentagono del Buontalenti finanziato con 1.250.000 di euro alimentati da un mutuo e da oneri di urbanizzazione. Troppo pochi, come dimostrato in tabella, per assorbire anche i costi preventivati dall'Assessore competente per modificare gli assi di mobilità veicolare su Via Grande e dintorni. Ma su questo, come sull'incredibile progetto edificatorio della Ceschina, avremo modo di tornare.

Link: Scarica il Cosimometro

31 dicembre 2011
AddThis Social Bookmark Button

Pagina 8 di 207