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Terror colpisce ancora con la campagna "Be Italian" contro sessismo e machismo

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terror_be_italianLa città stamani si è svegliata trovandosi circondata da esplicite immagini inquietanti. Per fortuna che in città non ci sono solo innocui e blindati girotondi alla Terrazza Mascagni (come quelli organizzati per il 13 febbraio per il Se non ora quando? Livornese).

Terror colpisce ancora, dopo le frittate di un mese fa, e le stelle rosse rovesciate davanti alle sedi di sindacati e confindustria, stanotte ha dedicato la propria azione all'8 marzo.

Questa volta si rivendica la lotta alla mercificazione  dei corpi delle donne e si condanna il sistema sociale attuale fortemente machista e discriminatorio. Ecco il breve comunicato stampa (in questo caso le immagini parlano veramente da sole), che abbiamo ricevuto. (red) 8 marzo 2011

“Be Italian. L'altra faccia della tv

Cosa si nasconde dietro lo share?

La scelta di questa immagine "forte" in primis è stata dettata per suscitare reazioni immediate e, volendo, estreme. L'abbiamo scelta perchè rappresenta l'Italia di oggi, quello che c'è dietro la società dello spettacolo e quel sistema che alimenta l'uso e la rappresentazione del corpo femminile in modo sessista. Inoltre, l'immagine è quella di un uomo nudo perché riteniamo il sessismo un problema maschile. I media non si limitano a rappresentare modelli femminili desiderabili ma alimentano una società dove esistono un soggetto (maschio, comunque passivo) e un oggetto (la donna, per come viene rappresentata).

"Be italian" è la tagline della campagna pubblicitaria Intimissimi 2011, azienda che fa un chiaro sfruttamento del corpo femminile ad uso e abuso maschile, ed allo stesso tempo richiamo alla situazione generale italiana, fatta di spettatori passivi incapaci si scegliere."

Terror

08-03-2011

Foto scattata in Via Delle Galere martedì 8 marzo - Livorno

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Ultimo aggiornamento Martedì 08 Marzo 2011 14:57

La favola della Green Economy come panacea di tutti i mali

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LA FAVOLA DELLA GREEN ECONOMY COME PANACEA DI TUTTI I MALI. DOPO  LA “FAVOLA”  DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE ECCO  UNA NUOVA  FOGLIA DI FICO PER IL SISTEMA CAPITALISTA

Green_EconomyDa tempo gli “sviluppisti” e i fideisti del nostro modello capitalista hanno scoperto il nuovo idolo in grado di rinnovare e anzi migliorare il supporto che in questi anni ha dato loro manforte, lo sviluppo sostenibile.

La prima definizione di sviluppo sostenibile si ha nel “Rapporto Brundtland” del 1987 dove vi si afferma: “lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromottere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. Non sappiamo  quanto possa aver inciso negativamente il fatto che tale definizione non prendesse in considerazione una visione olistica delle interrelazioni vitali con la natura e non presupponendo un equilibrio con la natura/Madre Terra: quanto siamo lontani dal paradigma del Buen Vivir!

Ma sappiamo come è andata da allora: sia il concetto che la pratica dello sviluppo sostenibile hanno mantenuto le visioni mercantilistiche ed estrattive, basandosi sul consumo di fonti di energia fossili. Sullo sfondo di questa prospettiva c'è il consolidamento della rottura del rapporto fra la civilizzazione umana e la natura, propiziata dalla cultura occidentale capitalista, secondo la quale la terra è solamente una “risorsa” e un territorio da occupare e saccheggiare.

Anche lo sviluppo sostenibile ha favorito e consolidato il “capitalismo assoluto”, inteso come il capitalismo storico che è penetrato in ogni poro e in ogni profondità della vita umana associata.

Insomma non solo il concetto stesso nasceva senza porre una critica adeguata e necessaria al sistema capitalista e ai suoi rapporti di forza e di produzione, ma ha finito con il diventarne un “sostegno” ideologico. E senza scalfire, ci mancherebbe, i totem della crescita e della sovrapproduzione. Insomma nessuna abiura dello sviluppo come viene inteso tradizionalmente ed ideologicamente da quando si è formato il nostro immaginario economico. Che non può essere “sostenibile”: siamo di fronte ad un evidente ossimoro!

Adesso è il turno della green economy, una versione aggiornata dello sviluppo sostenibile, anche se non  necessariamente sostitutiva di quella più “datata”, anche perchè i due concetti non solo possono convivere ma l'ultima si inserisce perfettamente nella prospettiva della prima.

I paesi potenti e i grandi “poteri”  non hanno alcun interesse a modificare le cause strutturali del disastro climatico. Al contrario tutti sembrano ormai convinti, al Nord come al Sud, che la soluzione alla crisi mondiale passi per il rilancio della crescita, dell’economia di mercato, ma di colore verde (automobile verde, energia verde, abitazione verde…).  Ma riconvertire l’industria serve a poco, se non si ferma la crescita che produce emergenze come quella dell’acqua e quella dei rifiuti.

Se ancora viene perseguita -ad ogni livello di potere e senza discontinuità- la logica di ottenere il sostegno delle imprese e della finanza, dando priorità alle innovazioni tecnologiche, ai meccanismi di mercato e agli strumenti finanziari favorevoli al mondo dell’impresa privata, è difficile pensare che eventuali proposte contrarie agli orientamenti e agli interessi del mondo degli affari abbiano qualche possibilità di essere prese in considerazione. Di fatto, i responsabili del nostro futuro continuano ad imporre (e a farsi imporre) le logiche economiche, soprattutto finanziarie, per risolvere il disastro ecologico.

Una volta di più i cosiddetti “grandi” e i loro supporter non solo sottovalutano la crisi ecologica e ignorano le vergognose iniquità che pure appartengono al mondo loro affidato, ma puntano a legittimare il dominio del capitalismo, il culto della ricchezza individuale, il primato del consumo. Consumo sempre energivoro, ma verde!

Insomma, quello che serve per “rinverdire” la fiducia in questo modello di sviluppo e di società senza discuterne le fondamenta. Un “correttivo” improntato su possibili alternative alla produzione di energia che certo rappresenta un bel problema ma non è l'unico.

Non si tratta solo di scegliere la bicicletta all'automobile, il biologico o la “filiera corta” ai prodotti  della grande distribuzione, la verdura all'hamburger, il sole al nucleare, il riciclo all'usa  e getta. Bensì di applicare un principio guida trasversale e sistemico ad ogni settore “merceologico” e prescrivere delle specifiche tecniche e modalità concretamete misurabili (con indicatori diversi e alternativi a quelli del PIL e simili): ad esempio la decrescita dei flussi di energia e delle materie prime impegnati nei cicli produttivi e di consumo.

Innescando un processo di de-globalizzazione e di decentralizzazione dell'economia, di ri-territorializzazione e di trasferimento dei poteri al basso ed investendo di potere e di responsabilità soggettività nuove: pensiamo a quel terzo dell'umanità che ancora cerca di coltivare la terra e resiste al “saccheggio” e alla perdita dei beni comuni; al terzo dell'umanità emarginata negli inferni delle bidonville, delle banlieue e delle favelas dalle quali vengono “recuperati” i moderni schiavi industriali per le nostre fabbriche; fino a  quella parte rappresentata dall' esercito crescente dei salariati svalorizzati, robotizzati, precarizzati del mondo occidentale.

Non contestiamo l’importanza e l’urgenza di ‘mettere al verde’ le nostre economie, tuttavia colorare di verde il sistema economico senza modificarne i principi e le modalità di funzionamento che sono all’origine della crisi, ha poco senso. Abbiamo davvero bisogno di altre centinaia di milioni di automobili e di camion, anche se verdi? Milioni di case “passive” non risolveranno niente per miliardi di persone povere, senz’acqua potabile né servizi sanitari, senza abitazione decente, senza accesso alla sanità e all’istruzione base.

Oggi ci confrontiamo con tanti “ambientalisti” che credono di poter arrestare il collasso degli ecosistemi affidandosi al “green business”, di fatto identificando il problema ambiente soltanto con il mutamento climatico; il quale certo, nell’impazzimento delle stagioni e nel moltiplicarsi di fenomeni meteorologici “estremi”, ne costituisce la conseguenza più grave, ma non può essere considerata la sola, col rischio di mancare l’intero obiettivo.  La «vampirizzazione» dell’agenda-ambiente da parte della questione energetica costituisce un’evidente mistificazione delle priorità del mondo. Non è accettabile tacere tutto ciò e puntare solo sulla “green economy”, creando l’ottimistica attesa di un futuro libero da inquinamento e da scarsità energetica, con sicuro rilancio di produzione e consumi. Da questo  punto di vista negoziare il futuro dell’umanità unicamente a partire dall’energia è una grave colpa storica!

Serve un progetto politico capace di realizzare una trasformazione sociale ed ecologica dell'economia, all'interno della quale ci stanno certamente le battaglie contro il nucleare, gli OGM, l'elettrosmog, i termovalorizzatori (o inceneritori che dir si voglia), i rigassificatori, la privatizzazione dell'acqua ecc e favorire e promuovere le energie rinnovabili e il consumo critico, la riduzione dei consumi, la raccolta differenziata, la difesa e il rilancio dei beni comuni ecc, ma ci deve essere spazio anche  per il lavoro, la casa, la sanità, l'eguaglianza, la multiculturalità, la redistribuzione dei redditi e delle risorse ecc.

Facciamo l'ipotesi che le grandi multinazionali del petrolio, della chimica, dell'agricoltura riconvertano le loro produzioni in senso ambientale, così da avere grandi benefici sull'inquinamento, sull'effetto serra, sui cambiamenti climatici ecc. Però rimarrebbero salde le logiche del profitto, le differenze e le ingiustizie sociali, lo sfruttamento dei popoli (specie quelli dei sud del mondo) le guerra e altro. Insomma tutte le contraddizioni ed ingiustizie che caratterizzano il capitalismo e il neoliberismo dominante.

Potremmo  essere soddisfatti di un ambiente perfettamente salvaguardato in un mondo socialmente ingiusto? Crediamo e vogliamo proprio sperare di no!

Ecco perchè troviamo fisiologico avere come base e principale criterio la necessità di un cambiamento radicale della nostra società e degli equilibri esistenti, all'interno di una visione radicale ed ecologica – sociale del mondo.

Sulla  scia dell'onda positiva dell'ascesa di Obama negli Stati Uniti che ha fatto appunto della green economy un bel trampolino di lancio, da anni ormai anche in Italia essa viene usata come la panacea di tutti i mali.

Prendiamo le nostre realtà territoriali più vicine: dal Comune di Livorno alla Regione Toscana non manca documento o appello che non faccia riferimento alla green economy. Dal programma di mandato del sindaco Cosimi a quello del governatore Rossi, dalla bozza del piano strutturale e dal Piano Comunale di Sviluppo 2011-2014  del Comune di Livorno al Programma Regionale di Sviluppo 2011-2015 della Regione Toscana: tutti concordi e quindi allineati sulle strategie e le scelte da intraprendere. Il futuro di Livorno passa anche da qui: consolidare la nostra città  come attore strategico del “Polo energetico della Toscana” e quindi ecco serviti sul tavolo i progetti del rigassificatore off shore, le centrali a biomasse (non a filiera corta), le discariche, gli inceneritori (o termovalorizzatori che dir si voglia). E tutto questo si inserisce in un contesto  come quello della provincia livornese già pesantemente colpita dalla presenza di centrali e impianti inquinanti che contribuiscono a renderla la seconda provincia più inquinata d' Italia per emissioni industriali.

Appunto, viva la Green Economy!

Livorno, 6 marzo 2011    

Stefano Romboli   Cittadini Ecologisti

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Marzo 2011 18:04

Rosignano, 10 anni di storia: "Al peggio non c'è mai fine"

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Dieci anni fa, il porto di Crepatura

rosignano_porto_di_crepaturaFine 2000 inizi 2001 iniziavano i lavori del porto di Crepatura, a Rosignano. Dopo 20 anni di lotte, favorevoli e contrari non credevano ai loro occhi. Viste dalla nostra parte, le ruspe che sbancavano e ricoprivano la scogliera plurimillennaria sembravano mostri di prepotenza e di sopraffazione. Con lei veniva sommersa per sempre qualsiasi credibilità della pretesa sinistra di governo locale.

Qualcuno piangeva, qualche giovane faceva qualche sciocchezza, i più maturarono una rabbia intramontabile ed irriducibile. Tuttora e per sempre intatta.

Il sindaco Simoncini, burocrate incolore della privatizzazione del territorio, sulle ruspe della Teseco scalava definitivamente il seggio in regione, dopo oltre un decennio di regionalizzazione della discarica di Scapigliato (1993/2004). Lasciava il posto al suo uomo ombra, Nenci, che in perfetta continuità passava dalla gestione dei rifiuti a quella del mattone, incappando tuttavia – per la ormai troppo disinvolta assuefazione al potere incontrastato – nelle attenzioni della magistratura, nel settembre 2007. Aspettiamo ancora il processo, per concussione ed abuso d’ufficio, con tre anni e quattro meno richiesti dal Pubblico Ministero. Per dirla tutta, Nenci era già incappato nei rigori della magistratura, condannato nel 2007 a tre mesi con la condizionale per aver causato “danno esistenziale” ai cittadini con i miasmi di Scapigliato.

Ma torniamo un po’ indietro e al porto. Sindaco ancora Simoncini, ministro Matteoli, nell’ottobre 2002 naufragava provvidenzialmente la vecchia motonave Venus, naturalmente vuota (spesso il valore del carico in vecchie navi supera di molto il valore delle navi stesse, non solo quando è composto da rifiuti tossici)  a due passi dal porto in costruzione. La Teseco, azienda di smaltimento rifiuti, si aggiudicava la gara per la demolizione del relitto, battendo le ditte concorrenti: più che concorrenti, almeno una sembrò connivente, tanto da proporre la rimozione della Venus  a pezzi con oltre 1.100 viaggi di elicottero! Con l’appalto d’urgenza, Teseco incassò un milione di euro freschi che finanziarono – quando si dice la fortuna – i lavori successivi del porto.

Intanto tra rifiuti, cemento e urgenze più o meno reali, veniva imposta la seconda centrale turbogas della Solvay, e Rosignano - tanto per affermare la vocazione multipolare – diveniva il primo polo energetico della Toscana. E sputava addirittura il progetto di rigassificatore, anzi due, l’altro promosso direttamente dal PD, da ASA e da un pregiudicato, tale Aldo Belleli, 25 km più a nord. Quello di Edison da quattro, poi da otto miliardi di metri cubi di metano liquido l’anno, tanto per qualificare gli sforzi turistici di Crepatura.

Ma anche Solvay faceva i suoi sforzi: si impegnava a chiudere la vecchia elettrolisi a mercurio, diminuire i suoi enormi consumi d’acqua dolce e i suoi famosi scarichi bianchi. Incassava indirettamente 13 milioni di euro pubblici con il Progetto Aretusa, poi semifallito, e direttamente 30 milioni di euro per mercurio e scarichi bianchi, attirandosi anche lei le attenzioni della magistratura, allertata da Medicina democratica sul non rispetto degli accordi. L’inchiesta giudiziaria è ancora aperta, così come gli scarichi, che continuano ad alimentare il richiamo turistico delle spiagge bianche, forse più del porto di Crepatura.

Che al contrario langue tristemente: fondi commerciali e posti barca ancora desolatamente vuoti, illusioni diffuse dai politicanti di occupazione e sviluppo squagliatesi come neve al sole. O meglio, no, una solida prospettiva di sviluppo c’è, la megalottizzazione H5: una grande colata di cemento tra via della Cava e Castiglioncello, il vero business indotto dal porto. Peccato che l’Arpat prima, e la Conferenza dei sindaci  (che non sono dei santerellini ambientali) poi abbiano dato l’altolà: la nuova megalottizzazione accelererebbe il degrado già molto avanzato della risorsa idrica con i nitrati.

Verso la fine del decennio arrivava la tragicommedia del sottopasso da cui non passano gli autobus, inaugurato in tutta fretta  mentre Nenci passava la fascia al suo pluriassessore Franchi.  Non una leggerezza o una mancanza di controlli da parte di un’amministrazione comunale tutta intenta a seguire i suoi affari,  edilizi e giudiziari, ma un ennesimo atto di subalternità alla Solvay, lasciando indisturbato  il binario di manovra dei treni ad alto rischio. Era il 29 maggio 2009 il giorno dell’inaugurazione elettorale del sottopasso. Esattamente un mese dopo esplodeva il treno di Viareggio, trentadue morti, un quartiere distrutto.

Infine l’ultimo atto della cricca locale: il buco di bilancio da nove milioni di euro, un errore di previsione per il quale qualsiasi contabile avrebbe perso il posto. Invece il ragionier Tudisco, transitato da revisore di REA direttamente all’assessorato alle finanze – tanto per completare la simbiosi della giunta comunale con la discarica – sforbiciava qua e là e dava la colta alla crisi, che “disgraziatamente” fa diminuire i rifiuti in discarica.

Dopo 10 anni, al peggio non c’è mai fine.

Maurizio Marchi

4 marzo 2011

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Intervento: Proposte per il quartiere di Fiorentina

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guglia_quartieri_nordLa distribuzione di siringhe sterili non va vista in alcun modo come un’azione penalizzante per il quartiere di Fiorentina. Le voci di dissenso sono dettate in buona fede da timori infondati; con un po’ di buon senso possono essere ricondotti nella loro giusta prospettiva, alimentarli è irresponsabile e può produrre danni ulteriori.
È evidente che non sono le siringhe a evocare i tossicodipendenti, essendo semmai la risposta giusta, per la riduzione del danno, di una tossicodipendenza che già esiste. Non vogliamo pensare che gli abitanti del quartiere auspichino una maggiore diffusione dell’aids.
Proviamo dunque a ragionare in un altro modo: il consumo di sostanze stupefacenti è diffuso a macchia di leopardo in tutta la città, solo che c’è differenza tra consumatori ricchi, che sono invisibili, e quelli poverissimi, che sono assai vistosi. Non è una buona ragione per averne paura, semmai hanno più bisogno di aiuto, ed è dunque un bene attivare tutte le risorse sociosanitarie per assisterli e seguirli dove vivono, con il Sert, i pulmini mobili e il volontariato sociale.
Non è che ignorandolo il problema si risolve da solo. C’è poi la questione del degrado urbano della zona. Come abbiamo già più volte detto, i piani di recupero devono rimanere nel calendario delle priorità, pur in presenza della tragica emergenza abitativa, legata alla perdita del lavoro, al caro affitto e alle morosità incolpevoli.
Abbiamo bisogno di risposte celeri per l’immediato e di una pianificazione di nuova edilizia sociale, che aumenti l’offerta pubblica di case a canone sostenibile. E’ ovvio che gli interventi di recupero, che in genere riducono il numero degli alloggi, non possono rientrare negli interventi finanziabili con i fondi regionali stanziati per rispondere all’emergenza abitativa, e tuttavia è necessario completare i piani di Shangay, Corea e mettere in cantiere quello di Fiorentina.
Perché non cominciare subito un’operazione di progettazione partecipata per discutere con la popolazione la trasformazione dell’area Erp di Fiorentina?
Se ci sono già idee, proposte, disegni, si potrebbero analizzare e discutere con i residenti e gli assegnatari, utilizzando gli spazi di socializzazione che già esistono.
Si troverebbe il modo di valorizzare il circolo Arci in Piazza della Guglia e di qualificare quella informe striscia di verde, pomposamente chiamato Parco delle Mura Lorenesi, che potrebbe diventare con l’aiuto dei cittadini un’area verde strutturata e con un disegno riconoscibile.
In Toscana e in Europa ci sono esempi interessanti di parchi tematici costruiti insieme al quartiere facendo partecipare tutta la popolazione; sono operazioni intelligenti è divertenti che producono buona architettura del verde e coesione sociale. Perché la Circoscrizione 1 non ci pensa?

Daria Faggi

Livorno 6 marzo 2011

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Pd di Livorno, a cena con il boia

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dalemaChi l'ha detto che il pd livornese ama solo i toni morbidi? Ieri sera alla stazione marittima, con la modica spesa di 20 euro, il pd offre la possibilità di una cena da brivido. Invitato speciale un boia. Di quelli veri. Migliaia di morti civili, nessuno sa quanti non sono stati contati, in diverse settimane di bombardamenti. L'amicizia stretta con il nunzio apostolico amico di Videla, quello dei desaparecidos. Il supporto alla guerra afghana. Per non dire degli esordi: il sostegno alla legislazione d'emergenza italiana dell'inizio degli anni '80, con migliaia di arresti. Per non tacere della svendita di un settore strategico, le telecomunicazioni, ai privati. Tutto sotto la regia di questo signore. Amico di Bossi, Fini e convegnista con Berlusconi. Per ricordare che un suo stretto collaboratore, stimato da Dell'Utri, lavorava con Ricucci per consegnare a questo signore una banca. Già, questo signore che per insabbiare questa storia si è avvalso dell'immunità del parlamento dell'unione europea. Questo signore, candidato ufficialmente da Berlusconi a diventare ministro degli esteri Ue.
Chi è quest'uomo? Che ha la responsabilità di guerre, di repressione, di svendita di patrimoni pubblici, di collusione con qualsiasi potere lo ascolti? Quest'uomo è Massimo D'Alema. Il brivido di cenare con quest'essere costa 20 euro. Lo aspettano a Livorno spettri degni del fantasma che è.

(red) 7 marzo 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Marzo 2011 17:19

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