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Tutte le bugie della propaganda prorigassificatore

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rigassificatore_nave_offshoreIl rigassificatore è senza dubbio la struttura più importante che il nostro territorio dovrà sopportare nel prossimo futuro non solo e non tanto per l’investimento, attorno agli 800 milioni di euro che, come vedremo, avranno ricadute minime sulla città, quanto per l’impatto ambientale (clorazione del mare ed emissione di notevoli quantità di gas serra) e il rischio di incidente devastante.

Negli anni passati il vasto e variegato movimento contro il rigassificatore ha “smontato”, possiamo dire pezzo per pezzo, il progetto dimostrando in modo incontrovertibile le lacune dell’iter autorizzativo che ha avuto esito favorevole solo per la volontà dei governi centrali, di destra come di sinistra, e delle amministrazioni locali, Regione e Comune soprattutto. D’altra parte non poteva essere diversamente: dietro la OLT si sono mossi e si muovono interessi enormi, quelli di multinazionali come ENI, Endesa ,E.On per non parlare delle varie ex municipalizzate di grandi città, ora consorziate nella società Iride, tutte realtà economiche potentissime in grado di “pilotare” le scelte dei governi nazionali e locali.

Da quello che si sa il progetto sta trovando grosse difficoltà  tanto che l’inaugurazione del terminale, inizialmente prevista per il 2009 è via via slittata prima al 2011, poi al 2012 e adesso, sembra, al 2013. Le difficoltà maggiori sono state riscontrate nella riconversione a terminale galleggiante della gasiera “Golar Frost”. Tale riconversione è iniziata nel giugno 2010 nei cantieri del Dubai ma i ritardi si sommano ai ritardi tanto che nelle riviste specializzate si parla di un contenzioso economico fra la SAIPEM, che cura la riconversione della gasiera per conto della OLT, e i cantieri dell’Emirato che, evidentemente, si sono dimostrati incapaci di rispettare i tempi di consegna. Sempre sulle riviste specializzate si sono lette anche critiche alla scelta di SAIPEM poiché i cantieri del Dubai non sarebbero in grado di affrontare e risolvere i problemi legati alla realizzazione del primo terminale galleggiante di gas del mondo. Inutile sottolineare che queste notizie, naturalmente tenute accuratamente nascoste dai quotidiani cittadini, accrescono i timori sulla sicurezza dell’impianto.

Mentre le difficoltà del progetto vengono sottaciute alla città, i cacicchi locali non mancano di partecipate alle conferenze stampa organizzate dalla OLT per magnificare gli impatti del rigassificatore sull’economia locale. Si assiste così a scene squallide come quella che ha visto il sindaco Cosimi “smentire” la stessa OLT. Nella conferenza stampa del 27 novembre 2011 l’amministratore delegato OLT, tale Pallano, aveva sostenuto che le ricadute del progetto sulla città saranno di 400 milioni di euro (in vent’anni …) ma nella stessa conferenza stampa Cosimi si è affrettato a sostenere che la cifra esatta è di 420 milioni … evidentemente la OLT aveva sbagliato i conti! Questo a dimostrazione della serietà con cui viene gestita da sempre tutta la faccenda. Se non fossero cose serie che rischiano di avere conseguenze devastanti sulla popolazione ci sarebbe da ridere. Invece bisognerebbe piangere

In realtà si tratta solo di propaganda stile cinegiornali Luce di triste memoria. Gran parte di questi 420 milioni (in vent’anni …), esattamente 360 milioni, deriverebbero dalla “gestione e manutenzione” del terminale. Si tratta di circa 18 milioni di euro l’anno, una cifra spropositata che, se vera, non può che preoccupare: di quali lavori di gestione e manutenzione così costosi avrà bisogno la nave terminale? Sarebbe interessante che qualcuno ce lo dicesse ma una simile domanda non è stata fatta dai servili quotidiani locali, abituati a scrivere e tacere, evitando anche solo di pensare. Il resto delle ricadute riguarda il catering (10 milioni cioè 500mila euro l’anno) e la sorveglianza curata dalla Società Fratelli Neri (50 milioni, cioè 2,5 milioni l’anno).. La OLT sostiene che la Fratelli Neri dovrà impiegare 27 addetti nel servizio al terminale. A questo proposito sarebbe interessante sapere quanta nuova occupazione prevede la società livornese, domanda interessante che però resta senza risposta, perché, come sempre, nessuno l’ha fatta.
Fra le ricadute la OLT ha inserito anche il finanziamento di 16 milioni (in vent’anni … cioè 800mila euro l’anno) al Centro di biologia marina di Livorno. Cifra che farà molto comodo al boccheggiante istituto che, in passato, ha avuto fra i suoi dirigenti anche consulenti OLT.

A parte segnalare le squallide manovre propagandistiche che caratterizzano OLT e politicanti locali (a proposito ma l’opposizione dov’è?) è centrale un’altra questione: il terminale di rigassificazione ha un futuro? Non è paradossale domandarselo oggi, quando ancora siamo lontani dalla sua inaugurazione. Senza ammorbare il lettore di cifre, che comunque possono essere facilmente consultate in rete a questo indirizzo dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/bilanciogas.asp , è noto che in Italia la richiesta di gas è crollata. I consumi di gas sono aumentati notevolmente dai primi anni 2000 fino al 2008 per poi diminuire verticalmente, tanto che nel 2011 (dati aggiornati ad ottobre) si era consumato meno gas che nel 2004. Gran parte del gas è impiegato nelle centrali per la produzione di energia elettrica che oggi, complice la crisi economica ma anche la concorrenza di solare ed eolico, non lavorano più a pieno regime. Il nuovissimo rigassificatore di Rovigo, il secondo in funzione in Italia, a fronte di una potenzialità di 8 miliardi di metri3, nel 2010 ne ha lavorati circa 7 miliardi e nel 2011 non riuscirà a fare meglio. Il vecchio rigassificatore di Panigagliaha una capacità di 3,5 miliardi di metri3 di gas ma nel 2010 ne ha lavorati 2 miliardi cifra che stenterà a raggiungere nel 2011.

Insomma, complice anche il tipo di contratti che legano esportatori ed importatori di gas, oggi in Italia di gas ne arriva troppo. E’ lecito quindi domandarsi  se il rigassificatore di Livorno non rischi di diventare una “cattedrale nel deserto”. Francamente questa ipotesi non ci preoccupa affatto: visto il danno ambientale e i rischi di incidente (a proposito: ma che fine hanno fatto le 12 richieste di chiarimento e i 66 rilievi della commissione internazionale sulla sicurezza dell’impianto?) quella di un rigassificatore senza lavoro sarebbe una notizia positiva. C’è solo un problemino. Pochi sanno che per incentivare la costruzione dei rigassificatori il governo Prodi garantì la copertura di gran parte dei costi. Insomma, grazie alla delibera 178 emanata dall’Autorità per l’energia nell’estate 2005 “per aiutare la competizione”, lo Stato italiano ha incentivato la costruzione di rigassificatori azzerando di fatto il “rischio di impresa” per le società che vogliono entrare nel business del GNL. All’interno di questa delibera l’Autorità per l’energia ha infatti inserito (articolo 13, comma 2) un “fattore di garanzia che assicura anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento” per i costi fissi del terminale, che a loro volta costituiscono circa il 95% dei costi dell’impianto. Così, se le società che gestiscono il terminale non riusciranno ad avere il GNL, cosa che (come abbiamo visto) è molto probabile, interviene lo Stato italiano prelevando i soldi dalle bollette dei consumatori finali, cioè dai cittadini.
Per questo le banche sono ben contente di finanziare i rigassificatori. Tanto, male che vada, paga Pantalone. Come sempre

per senzasoste.it, Aristide Colli

31 dicembre 2011

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Bidoni di sostanze nocive finiti in mare: di chi è la responsabilità?

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bidone_spiaggiaIl concetto di Santuario Marino dei Cetacei si allarga essendo sempre più evidente la sua funzione di ricettore di rifiuti umani industriali oltreché organici piuttosto che carcasse animali. Nella storia recente nonostante una crescente sensibilità ambientale delle persone vengono praticate le stesse logiche di smaltimento sebbene limitate da qualche tipo di norma di tutela ambientale insufficiente al fine di garantire la salute pubblica. Ma la natura violata oggi continua a non far notizia, e soprattutto rimane nei media un fatto episodico che desta scandalo invece di essere un momento di ulteriore riflessione sulla degenerazione consapevole dei luoghi in cui viviamo. Sembrano ben altre le priorità per chi si è accaparrato il potere e gestisce l’informazione. Così: chi cercherà quei bidoni e con quali soldi? A carico di chi è la responsabilità? Perché tutti questi giorni? saranno tutte domande legittime che tutti si faranno ma solo per qualche giorno.

Inoltre la risposta a queste domande non sarà tempestiva ed è probabile che sarà più veloce la corrosione degli agenti marini sugli spessori di contenimento delle sostanze. red. 30 dicembre 2011

Ecco l'articolo di Gianni Lanes a riguardo

Il santuario dei cetacei nell’Alto Tirreno diventa una discarica in mare aperto di rifiuti. Come sempre il silenzio delle autorità è tombale. La notizia esplosiva è emersa  per caso soltanto ora. Il 17 dicembre l’eurocargo Venezia della compagnia Grimaldi Lines, ha perso nel tratto di mare tra Gorgona ed il Banco di Santa Lucia, alcuni semirimorchi carichi di merce pericolosa non meglio specificata. Si tratta di bidoni metallici.  Il numero dei fusti non è stato reso noto. Secondo una comunicazione ufficiale della Guardia Costiera di Livorno «Il prodotto è contenuto all’interno di sacchi di plastica nera racchiusi in fusti metallici di colore azzurro della capacità di 200 litri. Il materiale diventa pericoloso a contatto con l’aria scaldandosi fino ad alte temperature e producendo fiammate bluastre e liberando polveri e gas tossici». Paolo Gangemi del circolo centro di Rifondazione comunista si chiede “Perché non è stata attivata la protezione Civile” e invita le autorità “a chiarire alla popolazione se sapevano della vicenda e cosa stanno facendo per evitare ulteriori danni alle persone e all’ambiente”. Nonostante la gravità della situazione bocche cucite sia del contrammiraglio Ilarione dell’Anna a capo della direzione marittima livornese, che del comandante in seconda Lorenzo Cantore. Presidente Monti farà come Berlusconi e la Prestigiacomo che hanno insabbiato tutto il fenomeno, oppure affronterà seriamente il grave problema delle navi dei veleni inabissate nei mari italiani?

Precedente - Il 9 luglio scorso, a circa 10 miglia a nord del porto di Marciana Marina, all’isola d’Elba, l’equipaggio dell’imbarcazione tedesca MS Thales ha incrociato la nave portacontainer  Toscana proveniente da Malta, ferma in mezzo al mare con segni inequivocabili di attività di scarico, in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Attività strana e sospetta, attestata dai successivi tentativi di speronamento che stando alla denuncia dell’equipaggio tedesco sarebbero stati messi in atto dalla nave per intimidire la “Thales”. Ecco il resoconto testuale: “Il 9 Luglio 2009 la MS Thales era in navigazione dal porto (porto di provenienza) di Marina di Pisa all’Isola d'Elba. Alle 21,00 abbiamo osservato la nave porta-container “Toscana”, il cui (porto di provenienza) è La Valetta, nella posizione 43° 07,893’N, 10° 15,026’E (la posizione è stata presa con l’aiuto del GPS e del sistema radar di bordo). La nave “Toscana” era ferma. Non c’era segno di lavaggio della cisterna. Non c’era segno di ancoraggio o che fosse disabilitata. A una osservazione più vicina con l’aiuto di binocoli (8x40) abbiamo scoperto l’equipaggio della nave mentre lavorava sulle gru di bordo, gettando alcuni oggetti fuori bordo. Gli oggetti sembravano essere container da 16ft. Al momento dell’osservazione eravamo alla distanza di 1NM, dalla parte del porto rispetto alla “Toscana”. Improvvisamente tutte le attività sul ponte della Toscana si sono fermate. Dopo poco tempo - circa 2 minuti - la nave “Toscana” ha aumentato la propria velocità (i fumi esausti erano chiaramente visibili) e preso una rotta di collisione con la nostra imbarcazione… Durante questo tempo l’equipaggio della “Toscana” aveva messo di nuovo le gru nelle loro posizioni, a parte la prima, guardando dal ponte - questa mostrava, passando, sempre la direzione del ponte e un gancio non assicurato che era sempre giù al livello del ponte. Probabilmente per gettare fuori bordo altri containers, quando fossimo stati fuori vista”. Ma come si è giunti all'individuazione del container? La scoperta sarebbe stata effettuata tra il 2 e 3 novembre dalla nave “Alliance” dei Nurc, Nuclei di ricerca sottomarina della Nato, che grazie a sofisticate tecnologie hanno potuto individuare il container a 127 metri di profondità. Un anno più tardi, a seguito di indagine della Procura della Repubblica di Livorno, il container è stato filmato vuoto. Negli ultimi due anni si sono spiaggiati sulla costa toscana alcuni mammiferi marini, comprese alcune balene. Il colpo di grazia è giunto con il rigassificatore Olt. Passo e chiudo con l’ultima cattiva notizia dell’anno 2011.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 16:35

Livorno: il piano strutturale che paralizza?

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livornoStrano il gruppo dirigente che gestisce da anni la città, dopo mesi di discussione si accorge che i tempi per un nuovo PRG sono normalmente abbastanza lunghi. Dopo aver prodotto un volume sulla revisione del Piano, confuso quanto inutile, dopo essersi divisi sulle previsioni, sul nuovo Ospedale o sulla Ceschina, con crisi di Giunta settimanali, oggi scopre che è difficile approvarlo entro la fine di questo mandato.

Anche il giornale locale ci mette del suo: "_la mancata approvazione del Piano paralizza la città!!!"_

La città è paralizzata dai diversi interessi che in giunta si scontrano, e qualche volta si annullano a vicenda, impedendo nei fatti all'amministrazione comunale di svolgere il suo ruolo, (che è difficile in questa grave crisi economica), affrontare e scegliere i nodi che stanno alla base del declino economico e sociale di Livorno.

Sono trascorsi solo 12 anni dall'approvazione dell'attuale Piano Strutturale, non molti per uno strumento urbanistico; la città purtroppo è profondamente mutata per interventi dannosi e speculativi realizzati in questi anni, in parte previsti nella pratica di contrattazione per le aree di trasformazioni e in parte frutto di continue varianti.

15MILA alloggi costruiti hanno consumato suolo senza risolvere gli obbiettivi di rispondere alla domanda abitativa, visto che oggi abbiamo 7000 case vuote, 1000 sfratti per morosità incolpevole e più domane per un alloggio popolare.

PORTA A MARE: distrutto lo storico cantiere navale in cambio di un'attività ridimensionata e incerta, abbandonato il bacino di carenaggio e le riparazioni navali, uffici e case per un porto turistico che non si realizza, e grandi guadagni per Benetti, non si vedono i benefici per la città.

PORTA A TERRA: i nuovi ipermercati ha ridotto le capacità del centro commerciale storico che oggi si tenta di salvare, ma la chiusura di tutti i cinema cittadini per far posto ai parcheggi di un centro che si vorrebbe pedonalizzare, significa desertificazione quando si spengono le luci dei negozi.

NUOVO CENTRO: dopo le poetiche fantasie dell'architetto Cagnardi che immaginava un percorso verde dalle colline al mare ci ritroveremo con un nuovo grande punto vendita e nuova cementificazione.

MONTENERO E SALVIANO2 negazione della previsione di preservare le aree precollinari.

La lista potrebbe continuare con altri interventi come l'infelice spostamento degli uffici finanziari nella Torre del Piazza, e il permesso di cambio di destinazione per gli ex immobili del Ministero  del Tesoro, svenduti dal governo agli amici del quartierino, o la tragica vicenda delle Terme del Corallo: tra le tante cose non si comprende perché mai il palazzo delle Terme di Via Orosi è stato dato in regalo a Bottoni rinunciando ad una proprietà immobiliare che avrebbe fatto guadagnare la collettività e non solo l'imprenditore di riferimento (dopo la stagione della Polo e di Saporito)insieme a Bellabarba.

Tutto questo mentre in dieci anni sono andati perduti 10MILA posti di lavoro nelle attività cantieristiche, portuali e industriali.

Servirebbe un Piano strutturale RIPARATORE che cambi marcia e direzione e invece si utilizzano ancora le emergenze in modo strumentale: il degrado di Piazza Grande, il Traffico urbano, il polo sportivo e l'abitare sociale, per motivare nuove edificazioni assecondando gli appetiti speculativi della rendita fondiaria che non producono lavoro duraturo e riducono i servizi comuni.

Nel 1999 avevamo chiesto che la zona di Fiorentina rientrasse nei piani di recupero, come quella del quadrilatero di Via Ademollo della quale oggi nessuno parla.

Polo sportivo della Ceschina? Sarebbe molto meglio affrontare globalmente gli attuali problemi degli impianti che rischiano il fallimento (come quello della Bastia), e offrire una maggiore offerta pubblica in tema di attività sportive diffuse e popolari.

Occorre che si costituisca in città una forte discussione sul futuro economico e sociale, avendo come riferimento il bene collettivo e la ricerca di lavori socialmente sostenibili, forse l'ultima occasione per una città destinata a restare senz'anima, circondata da impianti nocivi e da discariche. Questa è l'unica positiva scommessa per il PRG. Purtroppo da come è stato impostato il bando di concorso per affidare la redazione del nuovo strumento urbanistico, c'è poco da sperare.

PAOLO GANGEMI

CIRCOLO CENTRO RIFONDAZIONE COMUNISTA

30 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2011 08:58

Monterotondo: un patrimonio pubblico da difendere

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La zona può diventare un polo socio-sanitario, ambientale, turistico e culturale di inestimabile valore per la città: ma bisogna smettere di svendere e ricominciare a progettare

svendita_saldiL’ASL aveva fissato al 31 marzo prossimo il trasferimento in Ospedale degli uffici amministrativi che attualmente hanno sede nella Villa Rodocanacchi a Monterotondo.

Sembra che ci sarà un posticipo, ma intanto è opportuno sollevare il problema del futuro della Villa e delle altre proprietà pubbliche di Monterotondo.

Villa Rodocanacchi fa parte della lista di beni immobili dell’ASL in vendita per finanziare la sciagurata operazione del nuovo ospedale. Il prezzo di vendita, originariamente fissato a circa dieci milioni di euro, è ormai sceso alla metà. Il ricavato non avrebbe alcun rilievo per un bilancio che solo per le cosiddette “fughe” vede un’uscita annua di 87 milioni di euro.

La Villa è stata donata dai vecchi proprietari all’Ospedale di Livorno, e l’ASL sostiene che nel contratto non esiste alcun vincolo di destinazione per la struttura. Che questo vincolo sia stato messo nero su bianco o no, è evidente che se qualcuno dona un bene immobile all’Ospedale non vuole certo che se ne facciano palazzine.

Purtroppo non sarebbe la prima volta che un lascito benefico viene utilizzato a fini speculativi. Basta ricordare l’edificio di Corso Mazzini finito nelle grinfie della SPIL, venduto e trasformato in appartamenti.

In ogni caso non sembra che vi siano trattative in atto. La prospettiva è quella di un abbandono della struttura per risparmiare sulla manutenzione, e quindi di un suo progressivo degrado finché qualcuno se la prenderà con pochi spiccioli.

C’è poi la questione del parco, 11 ettari, inaccessibile da anni perché nessuno si è voluto far carico della manutenzione. L’ASL ritiene di non dover spendere per un’attività non sanitaria, il Comune non s’è mai preoccupato della cosa e così il parco è stato chiuso.

Della proprietà oltre alla villa fanno parte altri tre edifici e gli impianti sportivi, aperti a tutti, gestiti dal circolo dei dipendenti ASL (due campi da tennis e un campo di calcio).

Un patrimonio inestimabile che deve rimanere pubblico: non solo Villa Rodocanacchi (che potrebbe ospitare servizi di riabilitazione o una casa di riposo) ma tutta la collina di Monterotondo, con i suoi parchi e le sue ville, che ha le potenzialità per diventare un “polo” ambientale, turistico e culturale di importanza fondamentale per la città.

C’è Villa Maurogordato, in fase di riapertura, e a poche centinaia di metri un’altra proprietà ASL in vendita, il Centro Basaglia (ex Istituto Di Vestea) anch’esso bisognoso di lavori di ristrutturazione per non rischiare un degrado irrimediabile. Già alcune parti sono inagibili, per non parlare dell’altro edificio che fa parte del complesso che è in condizioni ancora più critiche.

Poi c’è Villa Morazzana, dove dalla scorsa primavera sono accolti i profughi che arrivano dall’Africa, ma sembrano scontenti sia il gestore che gli ospiti. La villa, che doveva funzionare come ostello per un turismo giovanile, è sottoutilizzata per la mancanza di una promozione adeguata e di attività collaterali.

Intanto tutta la collina è stata devastata dal cemento. Si è costruito e si sta costruendo su entrambi i lati del viale principale (Via Collinet), tra Villa Maurogordato e il Basaglia, e sta venendo su un incredibile ecomostro sul lato nord che non si capisce chi sano di mente possa aver autorizzato.

Vi sono quindi legittime preoccupazioni per l’assetto del territorio, e speriamo che la natura non si vendichi come ha fatto altrove.

La zona non può finire in mano alla speculazione. È necessario partire dal mantenimento della proprietà pubblica di Villa Rodocanacchi e mettere a punto un progetto per il suo utilizzo (riattivazione del parco e nuova destinazione degli edifici) rispettando la vocazione socio-sanitaria o culturale.

A Livorno ci sono competenze ed energie in abbondanza, pensiamo all’Osservatorio delle Trasformazioni Urbane, a varie associazioni culturali e di volontariato e cooperative sociali.

Un percorso partecipato? Perché no, ma alla fine si tenga conto della volontà popolare. Progetti di autorecupero? Proviamoci.

L’amministrazione comunale non può continuare a nascondersi dietro la crisi e i tagli di Berlusconi,  svendendo per fare cassa o sperando di vivacchiare con gli oneri di urbanizzazione. Se non si è in grado di utilizzare il proprio patrimonio immobiliare e ambientale come leva per rimettere in moto energie ed offrire opportunità di reddito e occupazione ci si può anche dedicare ai tornei di rubamazzo nei centri anziani (sempre che non vendano anche quelli).

Cominciamo con una raccolta di firme?

Ciro Bilardi

tratto da Senza Soste n.65 (novembre 2011)

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L'ultimo giro di giostra: la conferenza stampa di fine anno del sindaco Cosimi

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cosimiLa conferenza stampa di fine anno del Sindaco Cosimi è stata l’occasione per passare in rassegna in un clima kennedyano progetti, risutati ed obiettivi di un’Amministrazione più che mai alla ricerca del cosiddetto colpo d’ala per farsi amare dai propri cittadini e convincere sulle difficoltà operative di un Ente, il Comune, compresso da troppi tagli e vincoli finanziari di spesa.

E’ abbastanza chiaro a tutti che se non accadrà nulla di rilevante nei prossimi mesi, sulla Giunta Cosimi numero 2 comincerebbe ad aleggiare lo spettro di un clamoroso fallimento politico. Non riuscire a fare nulla dopo 8 anni nella città più tranquilla d’Italia e con una maggioranza bulgara sarebbe da Guinnes dei primati Secondo Cosimi, che è partito in quarta come se fosse al primo anno di mandato, le ripetute manovre di bilancio dei Governi Nazionali avrebbero apportato tagli al Comune di Livorno in misura tale da non rendere possibile una serena programmazione delle risorse disponibili.

Il Sindaco ha quantificato in complessivi 20 milioni di euro l’entità dei tagli alla spesa corrente municipale subiti e preventivati per triennio 2010/2012. Solo nell’esercizio 2011, gli interventi del Governo avrebbe ridotto di quasi 10 milioni di euro il volume di spesa complessivo. Ciononostante, ha affermato il Sindaco, il Comune ha compiuto la scelta politica di non ridimensionare l’offerta dei servizi privilegiando la copertura delle spese relative al settore scolastico, alla cultura (con un impegno molto forte sul Teatro Goldoni), al sociale ed infine, per quanto possibile, al trasporto pubblico locale, utilizzando i finanziamenti residui della Regione Toscana. Di riflesso, secondo il Sindaco, non sarebbe stato possibile far fronte all’intera gamma degli investimenti pubblici programmati nella sessione di bilancio del 2011 perché il Patto di stabilità non consentirebbe al Comune di disporre dei 20 milioni che sarebbero in cassa. Questo costringerebbe l’Amministrazione a far fronte ai progetti di più immediata utilità come il recupero di strutture degradate (tra cui il restauro delle Terme del Corallo e dello stesso Chalet della Rotonda d’Ardenza) e le manutenzioni stradali o alla rete dei servizi con i proventi del Lodo Fremura (in termini di oneri di urbanizzazione) e dell’accordo transattivo sulle proprietà ex Aree Peep, che ha interessato decine di migliaia di residenti dell’area La Leccia Salviano.

Cosimi, in un crescendo quasi rossiniano, ha poi difeso con determinazione l’affidabilità patrimoniale e finanziaria delle Aziende Partecipate, che sarebbero affette semmai da una temporanea crisi di liquidità, ed ha fatto diga sulle scelte ancicliche compiute dalla controllata Spil sul fronte delle acquisizioni immobiliari di questi anni e sulle infrastrutture civili al servizio della collettività come il discusso parcheggio Odeon, costato quasi 20 milioni di euro in conto capitale. Cosimi si è poi scagliato con una memorabile filippica contro la Regione (per altri versi blandita) che aveva chiesto di realizzare sul territorio toscano almeno 8 milioni di metri cubi di discariche. ”Dovremo riaprire Vallin dell’Aquila” ha tuonato il Sindaco “con queste politiche potremo dire addio a differenziata e riciclo”. Nessun cenno, ovviamente, sui casi Limoncino e Monteburrone.

Cosimi ha poi evidenziato come il Comune abbia intermediato finanziamento pubblico regionale a sostegno di de Tomaso (aziende che ancora non esiste) e delle multinazionali  Trw e Wass per un importo complessivo di 11 milioni di euro e infine ricordato che questi ultimi due anni saranno impiegati per portare a compimento il mitico progetto di riqualificazione urbana “Pensiamo in Grande”.

Avviandosi alle conclusioni, il Sindaco ha poi definito “rivoluzionario” il bando per l’affidamento della progettazione del Piano Regolatore prendendo severamente le distanze da chi ne aveva messo in discussione regolarità e trasparenza. L’ultima parola è stata riservata per il Piano Regolatore del Porto, di cui per la verità in questo anno si erano perse le tracce, che ha giudicato determinante per consentire la revisione delle modalità di relazione dei soggetti operativi pubblici e privati all’interno dello Scalo e, contestualmente, la ristrutturazione del sistema concessorio che starebbe ingessando il Porto compromettendone la competitività. Al termine Cosimi ha rivendicato anche a merito della sua Giunta i dati “incoraggianti “ forniti da Irpet e Sole 24 Ore su Pil territoriale e qualità della vita. Le aziende del sistema Livorno avrebbero fatturato un più 1% su base annua (ma il rilievo riguarda prevalentemente il settore petrolchimico e solo in parte quello cantieristico di lusso), mentre il giornale della Confindustria valorizza come in anni passati il forte potenziale consumistico del territorio in relazione a un tenore di vita molto alto garantito dalle rendite pensionistiche più elevate d’Italia. Ma quanto potrà durare?

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