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E ora tutti assolti! Anche Cremaschi aderisce al nuovo appello del Comitato per i fatti di Pistoia

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Parenti e Amici degli accusati per i Fatti di Pistoia

ADERISCI E FAI ADERIRE AL COMITATO

per chiedere l'assoluzione di tutt*

conferenza_stampa_fatti_pistoiaAlla luce delle motivazioni inaccettabili che hanno portato alla condanna a 2 anni di reclusione per cinque dei sei imputati e una sola assoluzione, vi invitiamo a continuare a sostenere il Comitato Parenti e Amici degli accusati per i Fatti di Pistoia.

Vi chiediamo di sostenere il Comitato in primis aderendovi formalmente mandando una mail di richiesta all'indirizzo comitato.pt@ gmail.com indicando le vostre generalità e di diffondere e sotenere questo appello aiutandoci a portare avanti quanto abbiamo sempre sostenuto: l'assoluta estraneità ai fatti per tutti gli imputati emersa in tutte le fasi processuali e la strumentalizzazione politica del processo.

Riteniamo infatti inaccettabile che in assenza di prove certe di colpevolezza e in presenza di elementi probanti l'estraneità ai fatti sia stato possibile tutto questo.

Ricorreremo in appello confidando in una maggiore libertà di giudizio, finalmente libero e distante dall'ingombrante presenza dei funzionari delle forze dell'ordine che ha contraddistinto il processo di Pistoia.

Noi non ci fermeremo, continueremo a sostenere i ragazzi, come sempre abbiamo fatto, garantendo una corretta informazione sui fatti fino alla loro completa assoluzione!

OLTRE ALLE PIU' DI 500 ADESIONI AL COMITATO HANNO GIA' ADERITO A QUESTO NUOVO APPELLO:

Giorgio Cremaschi (dirigente nazionale Fiom-Cgil)

Francesco Caruso (ex deputato eletto nelle liste del PRC)

Giacomo Di Vizia (segretario provinciale Fiom-Cgil Cuneo)

e molte altre persone e organizzazioni di cui potete vedere la lista completa qui

vi invitiamo a visitare i seguenti link:

Pagina facebook del Comitato Parenti e Amici degli accusati per i Fatti di Pistoia

http://www.facebook.com/group.php?gid=195202240258

La conferenza stampa sulle motivazioni alla sentenza e l'analisi dettagliata della sentenza

http://www.senzasoste.it/livorno/fatti-di-pistoia-la-conferenza-stampa-che-spiega-condanne-assoluzioni-e-contraddizioni-nella-sentenza

Dossier sui rapporti fra questura di Pistoia e fascisti a cura del comitato

http://www.senzasoste.it/livorno/fatti-di-pistoia-un-dossier-mostra-i-legami-fra-questura-e-fascisti-scarica-il-dossier

Tutte le adesioni al Comitato

http://www.senzasoste.it/livorno/fatti-di-pistoia-anche-lanpi-al-fianco-degli-arrestati-tutte-le-lettere-di-solidariet

Sulla sentenza di primo grado

http://www.senzasoste.it/interventi/sentenza-di-pistoia-i-comunicati

Sulla storia processuale

Fatti di Pistoia, un'assoluzione e cinque condanne. Una sentenza che fa discutere fra contraddizioni e colpi di scena finali

Fatti di Pistoia, colpo di scena finale. Teste dell’accusa invalidati dalle parole di un fotografo

Fatti di Pistoia, ripreso il processo con un nuovo Pm e acquisizione di nuove intercettazioni

Liberi tutti! Il Riesame dà ragione agli imputati per i Fatti di Pistoia

Sala comunale gremita per la conferenza stampa sui fatti di Pistoia. Parlano gli imputati e l'avvocato difensore

Fatti di Pistoia il 28 aprile riparte il processo. Ma intanto c'è stata la vittoria in Cassazione

Fatti di Pistoia, revocati gli arresti domiciliari

Fatti di Pistoia: Terza udienza fra contraddizioni dell'accusa e riconoscimenti farsa

Fatti di Pistoia, seconda udienza: Molte contraddizioni nell'accusa

Fatti di Pistoia: scarcerato Della Malva, tolti i divieti di visita e colloquio agli altri imputati

Fatti di Pistoia: prima udienza in un clima di ridimensionamento dei fatti

Fatti di Pistoia: anche l'Anpi al fianco degli arrestati. Tutte le lettere di solidarietà

Fatti di Pistoia, gli appelli di solidairetà agli arrestati

"Fatti di Pistoia. Un altro sguardo", a cura del Comitato parenti e Amici

Fatti di Pistoia, consegnato un dossier al sindaco e alla stampa da parte del Comitato

Pistoia, gli arrestati estranei ai fatti. I comunicati di solidarietà

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Ultimo aggiornamento Sabato 05 Marzo 2011 17:39

Sciopero Ipercoop, adesione totale e ipermercato chiuso

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ipercoop_scioperoAdesione pressoché totale dei lavoratori dell'Ipercoop di Porta a Terra allo sciopero indetto dalla Rsu per sabato 26 febbraio, con la conseguenza che la saracinesca è rimasta abbassata per tutto il giorno.

Lo sciopero era stato indetto il giorno precedente su mandato delle assemblee dei lavoratori che mercoledì avevano giudicato insufficienti ed inadeguate le risposte dell'azienda alle richieste della Rappresentanza Sindacale Unitaria.
Una trattativa lunga che aveva ad oggetto una serie di questioni, e che ha trovato un epilogo negativo nella giornata di martedì 22, quando la Rsu ha dovuto registrare l'insoddisfacente risposta dell'azienda.

Ma andiamo con ordine. La Rappresentanza Sindacale Unitaria (ben sincronizzata e concorde tra le sue diverse componenti, a differenza di un passato dove soprattutto fra il sindacato di base USB e la CGIL c'erano stati degli attriti) aveva posto all'attenzione dell'azienda alcune tematiche relative a problemi storici dell'ipermercato: tra questi il bacino dei precari da stabilizzare, le poche ore di lavoro dei numerosissimi part-time, le professionalità e gli adeguati inquadramenti contrattuali da riconoscere, la necessità di intervenire quantomeno nella rotazione sulle domeniche e sui festivi, visto anche che i dipendenti dell'ipermercato risentono di una diversità salariale nei confronti dei loro colleghi dei supermercati Unicoop Tirreno dove la maggiorazione del lavoro domenicale e festivo è migliore.

A rafforzare e legittimare queste richieste la comunicazione aziendale alla Rsu che per il 2011 gli obiettivi di vendite e produttività dell'ipermercato sarebbero stati più sfidanti (in sostanza vendere di più con meno ore di lavoro a disposizione per i dipendenti) e che le aperture domenicali e festive sarebbero aumentate ulteriormente arrivando a 28 (fino al 2009 erano 18). Non solo, l'azienda aveva anche dichiarato l'intenzione di introdurre una forma di verticalità oraria per i part-time, fino ad oggi utilizzata solo a tempo determinato e che invece verrebbe definitivamente "sdoganata" a tempo indeterminato. Un'idea avversata dalla Rsu in quanto impattante sul già difficile rapporto salario/tempi di vita dei lavoratori.
Il dialogo si è snodato nei mesi di gennaio e febbraio attraverso diversi incontri, senza portare gli avanzamenti sperati. Di qui le assemblee e l'indizione di sciopero della Rsu, unanime tra le diverse sigle sindacali, volto a riaprire la trattativa su altre basi di dialogo.

Nella giornata di venerdì l'azienda ha diffuso un comunicato ai lavoratori con cui lo sciopero veniva attaccato senza mezzi termini, tanto da indurre la Rsu a replicare immediatamente per riportare la corretta informazione.
E così è successo anche il giorno dopo quando, a chiusura accertata per la presenza di un numero minimo di dipendenti al lavoro, la Direzione ha affisso un pesante comunicato per i clienti sulla saracinesca abbassata con cui lo sciopero veniva definito "fatto in casa (??) da parte delle sigle sindacali presenti nell'ipermercato" e con altre frasi molto dure, fra cui addirittura un solenne "Non esiste in Italia un caso simile"...

Da registrare che per tutta la giornata il piazzale antistante l'ingresso dipendenti è stato presidiato dai lavoratori, che a decine e decine anche con le famiglie hanno voluto dare dimostrazione che per loro non era un giorno per "fare festa" ma invece un giorno di protesta. Forte la voglia di partecipare attivamente, e forte anche la rabbia per il comunicato aziendale che in sostanza tratta 400 lavoratori come persone incapaci di valutare lucidamente sulle ragioni di uno sciopero e di conseguenza aderirvi.

Fin qui la cronaca dei fatti. In conclusione invece una nostra riflessione rivolta agli scioperanti.
Al fatto che si tratta di un caso unico in Italia come dice l'azienda non ci crediamo. In quella frase studiata c'è un'accezione volta quasi a farvi vergognare. Ma se anche per assurdo fosse veramente che non esistono casi simili al vostro, andatene fieri di questa vostra unicità. Altro che vergognarvi.
"Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso". (red.)

26 febbraio 2011

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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Febbraio 2011 02:11

Limoncino discarica evergreen

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limoncino.protesta2Cerchiamo di chiarire le idee con un po’ di sana controinformazione dando un profilo sintetico di cosa sarà a regime la discarica del Limoncino, poi apriremo una breve inchiesta-riflessione sui metodi utilizzati entrando anche nel merito della questione.

Profilo: l’impianto avrà una cubatura di 560.000 mc. Il cubo di spazzatura avrà  una base di appoggio utile  di 29.000 mq. Il personale impiegato sarà di 9 lavoratori. L’attività della discarica si svolgerà dal lunedì al venerdì in due turni di 6 e 45 minuti ciascuno. Il primo turno dalle 7,30 alle 13,45 e il secondo turno dalle 13,30 alle 19,45, mentre il sabato sarà attivo soltanto il primo turno dalle 7,30 alla 13,45. La discarica tratterà un volume di rifiuti di 135.000 tonnellate all’anno suddivise in : 50.000 tonn. di rifiuti di terre e rocce; 20.000 tonn. di fanghi a matrice inorganica; 30.000 tonn. di inerti; 20.000 tonn. di rifiuti da demolizione; 10.000 tonn. di altri inerti. Il percolato prodotto dalla discarica annualmente è stato calcolato in 20.000 mc pari a 55 mc al giorno. Il percolato sarà convogliato in apposite vasche per essere poi trasportato in apposite cisterne per il trattamento in altri siti. Il traffico veicolare pesante sarà di 450 tonnellate di rifiuti il giorno (media su base annua). La discarica per lo smaltimento dei  rifiuti speciali non pericolosi, inerti ed inorganici resterà in esercizio per ben 7 anni accumulando 900.000 tonn. di rifiuti, dopo di che la collina di immondizia sarà coperta da un bel tappeto di vegetazione mediterranea e sarà monitorata per 30 anni, in modo da accertarsi che non ci siano ricadute negative sull’ambiente circostante.

La Valutazione di Impatto Ambientale della provincia di Livorno (Atto Dirigenziale n° 132 del 07/11/2008), la cosiddetta V.I.A., autorizza allo smaltimento di ben 114 codici, mentre una discarica  per soli rifiuti inerti (la meno tossica) ne prevede soltanto 20 (codice 17 rifiuti delle operazione di costruzione e demolizione compreso il terreno proveniente da siti contaminati rocce e fango di dragaggio).

Cosa produce la discarica:

I rifiuti restano attivi per ben oltre 30 anni e attraverso i naturali processi di decomposizione producono copiosi liquami contaminanti per il terreno e le falde acquifere. Studi mirati hanno appurato che molti materiali tossici hanno tempi di degradabilità molto lunghi e possono essere presenti fino a mille anni.Oltre al percolato le discariche producono odori, polveri e rumori di vario genere. Le emissioni sono poi trasportate dal vento e colpiscono la flora e la fauna in una raggio molto ampio.

Dalla lettura della VIA si rileva il parere del  Corpo Forestale dello Stato, coordinamento provinciale di Livorno, che rileva: ”il progetto della discarica sottolinea come  nella relazione tecnico illustrativa alla pag 13 malgrado la discarica venga dichiarata per rifiuti non pericolosi, si prevede anche il conferimento di rifiuti pericolosi stabiliti non reattivi a determinate condizioni. A pg 15 inoltre si esclude il conferimento di materiali polverulenti e fanghi con frazione secca inferiore al 30%, intendendo forse l’esclusione di fanghi con frazione secca inferiore al 30%....” tant’è che esso alla fine consiglia che la discarica venga autorizzata per il solo conferimento di rifiuti non pericolosi e che il conferimento dei fanghi venga opportunamente regolato. Inoltre suggerisce che le vasche di raccolta dell’acqua di prima pioggia delle aree pavimentate vengano dimensionate per precipitazioni di 50 mm contro i 5 mm previsti dal progetto. Anche l’ARPAT avanza dei rilievi al progetto quali: dare grande attenzione alla tipologia dei rifiuti conferiti in quanto non concorda con la definizione di discarica di rifiuti speciali non pericolosi inerti, inorganici . Essa afferma che dall'analisi della  documentazione si rileva cha la discarica che si vuole realizzare è una discarica di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi non reattivi con basso carico organico e biodegradabile. Tant’è che a suo avviso la discarica dovrà essere definita come discarica di rifiuti speciali non pericolosi inorganici, a basso contenuto organico o biodegradabile. Inoltre consiglia di valutare l’entità dell’impatto sull’atmosfera delle polveri emesse durante la movimentazione dei rifiuti. Rileva che manca una valutazione  dei possibili impatti derivanti dalla circolazione dei mezzi pesanti sulla flora, fauna ed ecosistemi e che manca una valutazione di impatto acustico. Inoltre consiglia una più approfondita indagine della circolazione idrica sotterranea delle sorgenti del Limone. infine nella parte conclusiva della VIA  definita “istruttoria interdisciplinare” si rimane basiti dalla affermazione che nell’area in cui si svilupperà la discarica emerge una vena di acqua sorgiva da valutare!!!

Stupisce anche il parere favorevole che al progetto è stato dato dalla Giunta Comunale, delibera 40419 del 02/10/08.

Infine con atto dirigenziale n°62 del 22.04.2009 la provincia  autorizza la discarica (Autorizzazione Integrata Ambientale, A.I.A.) senza tenere conto dei rilievi espressi dalle varie autorità ambientali di marca pubblica.

Orbene

Un vecchio popolare detto dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, un altro dice che chi la fa l'aspetti, un altro ancora dice che chi di spada ferisce di spada ferisce e cosi  via. Nel gergo popolare questi detti richiamano a quello che nel gergo orientale è nota come legge di causa-effetto. Questa legge mistica che governa la vita nell'universo afferma che alla causa è legato l’effetto come un’ombra al corpo. Pertanto prima o poi l'effetto prodotto dalle cattive cause seminate nel tempo si produrrà non appena le circostanze lo permetteranno. Questa breve carrellata fra detti popolari e filosofia e religione mi serve per marcare alcuni dati di carattere politico.

Forse non è a tutti noto che  il problema dello scontro sulla discarica del Limoncino tra classe politica  da una parte e cittadini dall'altra ha visto fiorire  in questi ultimi giorni un nuovo elemento, a sostegno delle ragioni  della buona politica del palazzo. Questa novità è la questione dei possibili licenziamenti che si svilupperebbero come conseguenza immediata e diretta della protesta dei cittadini, che si oppongono alla costruzione della discarica del Limoncino all’interno del polmone verde di Monte La Poggia. Così, improvvisamente, la città  un giorno si è svegliata sotto l’incubo di oltre 60 licenziamenti a cui si aggiungono 20 cassaintegrati di una ditta che lavora in subappalto con la ditta costruttrice della discarica livornese, in tutto  80 lavoratori che rischierebbero il posto di lavoro per cause legate alla difesa dell’ambiente. Credo che non sia la prima volta in Italia e nel mondo che si cerca di bloccare la protesta a difesa dell’ambiente e della salute evocando lo spettro della crisi e del licenziamento e mettendo uno contro l’altro lavoratori e cittadini. Mia opinione  è che il ricatto del licenziamento sia molto strumentale alla salvaguardia dei  profitti legati allo smaltimento dei rifiuti. Questo a mio parere lo si evince dalla lettura dei semplici dati trovati in rete e rilevati direttamente dal sito della ditta che gestirà la discarica che non sembra essere così moribonda come affermato sui giornali.

Inoltre si scopre anche che la ditta occupa secondo il sito di impresaitalia un numero di dipendenti: da 20 a 49 ed è inquadrata con una Classe di fatturato: 5 - 13 (mil. euro).

Un'altro dato interessate lo troviamo pubblicato in un articolo on line all’indirizzo:

www.iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/01/05/news/mi-chiesero-loro-di-fare-la-discarica-3104130 di cui riporto lo stralcio iniziale :«La nostra è una famiglia di costruttori: a fine anni Ottanta abbiamo comprato la cava dal Canaccini per ridurre la spesa del materiale. Poi gli enti locali ci hanno proposto di trasformare il sito in una discarica di rifiuti non pericolosi perché la città ne ha bisogno e la normativa lo prevede. Non voglio fare il buon samaritano: siamo imprenditori, abbiamo valutato l'operazione e deciso di andare avanti»[…]

Ma che bell’esempio di trasparenza e di partecipazione! Prima ci si mette d’accordo testa-testa,  poi si fanno tutte le pratiche legali  e necessarie senza troppo rumore e alla fine, a fatto compiuto, si tenta di convincere della bontà del progetto e della sua trasparenza partecipata tutta la cittadinanza ricordando l’avvenuta pubblicazione sui quotidiani il Tirreno e la Repubblica il 2 luglio 2008 del progetto Limoncino!

Se a questi episodi si aggiunge anche la fantomatica relazione della terza commissione,  che di fatto smonta tutto il progetto, il quadro della situazione risulta completo. Tra l’altro di questa relazione non si riesce a trovare traccia nel  WEB!  Questo nonostante sia da tempo nelle mani di tutti  i partiti.

Alla fine alla luce di questi fatti risulta più che credibile come i paventati licenziamenti siano usati come strumento di pressione per far paura, anche perché a tutt’oggi non sono note le dimensioni economiche dell’affare discarica, che invece sarebbe opportuno conoscere anche nell’interesse di tutti i cittadini lavoratori compresi. Un altro dato che non deve rimanere secondario in tutta questa vicenda riguarda l’impronta che tale attività lascerà nell’ambiente e nella salute della nostra città. Impronta che si verrà a sommare alle tante altre attività poco salubri già in atto o che verranno attivate nei prossimi anni (2 centrali a biomasse in area portuale, terza linea del termovalorizzatore, rigassificatore, riconversione centrale Enel , ecc…) perché se è vero come è vero che tra i diritti  costituzionali del nostro paese ci sono il lavoro e la salute è moralmente indecente e politicamente scorretto che qualcuno si metta a giocare sui diritti fondanti la nostra repubblica cercando di contrapporre e sovraordinare l’uno all’altro.

La miniera d’oro della discarica è un affare, si sa e questo avviene senza garantire nessuna tutela per ambiente e salute dei cittadini. Chi si ferma alle discariche tradizionali senza sfruttare e senza investire nella Green Economy è un cieco a cui dobbiamo donare la vista ponendogli alcune domande:  Quanto riceve in euro per ogni tonnellata la discarica del Limoncino? Quanti posti di lavoro assicura? A quanto ammontano i costi ambientali e i danni alla salute dei cittadini? Il lavoro è un bene comune che va salvaguardato che mal si sposa con i profitti derivanti della miniera d’oro della discarica del limoncino. Queste sono le domande per non cadere nella trappola della guerra tra lavoratori  e cittadini. Mettere in campo il danno economico subito dal blocco dei TIR al Limoncino e  la cattiva medicina di un possibile licenziamento dei dipendenti non è una cosa da prendere alla leggera specialmente se questo serve a giustificare tutta una cattiva procedura in cui ognuno di noi è stato tenuto fuori dall’uscio.

Dattero

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Irruzione degli studenti all'incontro promosso dal Rettore

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pisa_contestazione_rettoreStamattina alle 11:30 tutta la comunità universitaria era stata convocata al palazzo dei Congressi dal Rettore per un incontro preliminare di ascolto e confronto in merito ai lavori della commissione e quindi nel merito della compilazione del nuovo statuto del nostro Ateneo, quello che dovrà di fatto recepire e attuare le direttive contenute nella legge Gelmini. A pochi minuti dalla partenza dell'incontro, durante l'intervento preliminare di Augello, un gruppo composto da una cinquantina di studenti è entato con uno striscione con su scritto "Blocca la commissione, blocca la riforma Gelmini".

Uno studente è intervenuto con un megafono ed ha spiegato ai presenti il perchè dell'azione. Obbiettivo era quello di denunciare i lavori di una commissione chiamata ad attuare una riforma che è nei fatti irrecevibile e non riformabile, che andrebbe semplicemente respinta. Il Rettore a quel punto è intervenuto dichiarando che l'altra prospettiva è il commissariamento, con una conseguente attuazione della riforma in modo diretto. Il seguente intervento di una studentessa ha precisato che la commissione per lo statuto rappresenta l'organo dove i poteri forti, vedi quelli baronali, tenteranno di mantenere i propri privilegi di casta, mentra lasceranno scivolare il resto. Inoltre la ragazza ha denunciato la "carnevalata" rappresentata da questo incontro che parla di confronto e di ascolto, ma che è lontano da una democrazia reale e non puramente formale. Infine gli studenti hanno riavvolto lo striscione e se ne sono andati, lasciando ai presenti la possibilità di continuare la farsa.

Augello ha quindi finito l'introduzione, poi la parola è passata ai vari soggetti in platea. Dal professor Denti fino al rappresentante dei tecnici amministrativi, nonchè senatore, Giorgelli, molti hanno fatto accenno alla necessità di democrazia e trasparenza di fronte alla prospettiva dell'attuazione di una legge che porta con se diversi elementi di verticismo e autoritarismo di stampo manageriale. Carpi, amministrativo nella sede centrale dell'Ateneo, ha richiesto una chiarezza tra i compiti e i ruoli della parte amministrativa e quella politica dell'Università, richiamando ad una netta separazione dei ruoli. Intervento interessante quello della professoressa Pievatolo, di Scienze Politiche, che ha posto l'annoso problema dell'open acess, ovvero ha chiesto di inserire nel nuovo statuto un articolo riguardante la pratiche della pubblicazione aperta, per evitare che si continui a pagare due volte i frutti della ricerca fatta con soldi pubblici. Anche gli studenti di Sinistra per... sono intervenuti chiedendo maggiore democrazia e trasparenza nei percorsi, denunciando gli atteggiamenti dimostrati dal Rettore nella vicenda sulla richiesta delle elezioni per i membri della commissione e rivendicando infine una serie di punti da mettere all'ordine del giorno del comitato che servano da resistenza alla legge Gelmini. Hanno quindi rivendicato le lotte del movimento di questo inverno, lo stesso movimento che due ore più tardi si ritroverà alla Praticelli per contestare il cda dell'azienda regionale per il Diritto allo studio.

Anche i ricercatori precari sono intervenuti, uno di loro ieri è stato eletto proprio per partecipare in qualità di uditore ai lavori della commissione. Questo di fatto gli assicura di poter controllare i lavori, ma avvertono che adesso serve che la commissione si sforzi di garantire che l'Ateneo pisano rimanga in cima alle classifiche dei migliori Atenei italiani, insomma chiedono di avere un occhio di riguardo per la ricerca.

Polemica invece da parte di chi è rimasto fuori dalla commissione, ovvero i membri della commissione "pari opportunità" che non sono stati accettati come uditori all'interno della commissione statuto. La docente che è intervenuta è sembrata molto amareggiata anche rispetto alla motivazione fornita da questo diniego, e ha specificato che era invece necessario un controllo da parte della sua commissione perchè nei lavori sullo statuto si valutasse anche varie "politiche di genere". Come dargli torto, visto anche propria adesso la discussione sulle politiche di genere sta iniziando a prendere piede nella società tutta.

L'incontro è finito con l'intervento conclusivo di Augello che ha risposto allusivamente a chi richiedeva più democrazia, ma non ha di fatto annunciato altre date di confronto, almeno per adesso. Rimane da dire che comunque su un tema così delicato stamani si è dialogato per non più di un' ora e mezzo. Il rischio è che la previsione degli studenti "contestatori" sia reale, ovvero che stamani si sia data una parvenza di democraticità durata un'ora e mezzo e con numeri certo non rappresentativi di tutte le componenti dell'Ateneo (vedi gli studenti), ad una commissione che diventerà il terreno di scontro per istanze corporative delle varie realtà, con il rischio (o certezza) che i soliti siano quelli che si porteranno a casa il bottino più grosso. Per buona pace dello spirito di unitarietà invocato dal Rettore al termine dell'incontro. In questo senso va letto anche l'intervento degli studenti di sinistra per, che richiamando al movimento studentesco hanno capito che nei prossimi mesi servirà mettere di nuovo la forza degli scorsi mesi in campo, perchè la legge Gelmini non è ancora calata sulle nostre teste e noi siamo chiamati all'ultima resistenza.

Il comunicato

Si è svolto oggi, presso il palazzo dei congressi, l'incontro tra la Commissione Statuto e la comunità universitaria. Stamani come studenti abbiamo contestato questo incontro, in quanto momento falsamente presentato come aperto e condiviso.
In realtà si è trattato di un incontro autoreferenziale, in cui "confronto" e "partecipazione" sono solo una facciata di propaganda. Non c'è spazio di intervento nella Commissione Statuto per chi realmente si oppone al definitivo smantellamento dell'università pubblica. La Commissione è infatti un mero strumento di applicazione della riforma, luogo di incontro tra la politica del governo e gli interessi dei baroni.
La commissione non attenuerà gli effetti devastanti della riforma, ma essendo composta prevalentemente dai baroni dell'università, essa sarà lo strumento in cui preserveranno i loro privilegi. Abbiamo quindi contestato oggi il rettore, la commissione ed i baroni. Durante il primo intervento del rettore Augello, abbiamo aperto in sala uno striscione con scritto "BLOCCA LA COMMISSIONE BLOCCA LA RIFORMA", abbiamo poi fatto alcuni interventi al megafono e distribuito a tutti i presenti un volantino. Il rettore ha quindi provato ad usare il solito spauracchio del commissariamento. Ad Augello rispondiamo che tra Commissari del governo e baroni, noi scegliamo la lotta.

Collettivo AulaR Scienze Politiche Pisa

tratto da www.autautpisa.it

25 febbraio 2011

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Lavoratori Bellabarba, protesta sotto il Comune

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bellabarba_manif_25_febbQuesta mattina i lavoratori Bellabarba hanno protestato sotto il Comune (video) contro l'impossibilità di lavorare alla discarica a causa delle proteste dei residenti. Riportiamo qui sotto un intervento di Vertenza Livorno, un gruppo che si occupa di ambiente e nocività a Livorno, riguardo alla questione lavoro-salute che sono quotidianamente utilizzati e strumentalizzati come alternativa secca che non si può incontrare. Infine anche noi poniamo una domanda: vedendo lo striscione "Sì alla legalità e al lavoro" che i lavoratori hanno esposto, di quale legalità stiamo parlando? Solo quella dei blocchi dei residenti o anche quella che ha portato il presidente della provincia a portare gli atti in procura? Oppure quella dei procedimenti disciplinari ai parenti di chi ha chiesto l'autorizzazione? red. 25 febbraio 2011

L'intervento di Vertenza Livorno

Riteniamo legittime le preoccupazioni dei lavoratori della ditta Bellabarba e il loro disagio a fronte della possibilità di vedere il proprio lavoro a 
rischio. Ci chiediamo tuttavia se abbia senso che questo rischio di perdere il posto di lavoro sia strettamente collegato al progetto della Discarica di Limoncino.
Come è possibile che dalla sua eventuale mancata realizzazione si avanzi concretamente l'ipotesi di “mandare” 60 lavoratori a casa? Che tipologia di
contratto hanno? La ditta Bellabarba fa solo la discarica? Non ci risulta e comunque non sarebbe confortante sapere che il futuro di una azienda (in grado
di dare lavoro – direttamente o indirettamente a 60 operai) sia legato ad una discarica...

bellabarba3_manf_25_febbrPiuttosto ci pare che ancora una volta si faccia un uso strumentale del lavoro e del suo sacrosanto diritto, sacrificando su questo “altare” quelli che dovrebbero essere gli altri capisaldi di una qualuque comunità che abbia a cuore il bene e gli interessi dei cittadini: la salute, l'ambiente e la democrazia. Tutti principi e diritti fortemente penalizzati nella vicenda della discarica del Limoncino. Preme evidenziare che l'iter autorizzativo si è svolto nel più assoluto silenzio e la città ha saputo della discarica del Limoncino solo dopo che la Provincia ha dato l'autorizzazione, cioè è stata messa di fronte al fatto compiuto Vertenza Livorno ribadisce di stare dalla parte dei lavoratori e difende il diritto al lavoro, ma non subordinandolo al diritto alla salute che dovrebbe interessare tutti, pure gli stessi lavoratori della ditta di Bellabarba e i loro familiari.

Invitiamo anche i lavoratori e i loro rappresentanti a portare il loro contributo per invertire la tendenza di un modello di sviluppo insostenibile e
inadeguato e che sempre più spesso usa il “ricatto” del lavoro (fragile, precario e mal pagato) come foglia di fico per non mostrare tutte le contraddizioni e le meschinità di un paradigma di civiltà fondato sul profitto e sullo sfruttamento delle popolazioni. A cominciare dalle nocività che questo modello genera: ricordiamo che la provincia di Livorno – con il suo alto livello di inquinamento ambientale per emissioni industriali – ha urgente bisogno di una conversione ecologica in grado di contribuire al risanamento ambientale e pure occupazionale. Una conversione ecologica che se attuata, anche grazie ai fondi comunitari, potrebbe permettere anche alla Ditta Bellabarba di svincolarsi da attività nocive e inquinanti come quelle legate alla discarica del Limoncino, che, ricordiamolo, dovrebbe accogliere
anche rifiuti industriali potenzialmente pericolosi. Cominciamo da una diversa concezione della gestione dei rifiuti: stop alle discariche e agli inceneritori che alimentano il circolo vizioso di contribuire da una parte a consolidare profitto dei “grandi interessi” e dall'altra a inquinare e danneggiare la salute della popolazione.

Stefano Romboli – Massimo Maggini Vertenza Livorno

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Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Febbraio 2011 20:27

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