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COMUNICAZIONE E MEDIA

Lo scoop di Senza Soste sulle bugie del questore di Firenze finisce sul Corsera

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tagliente_questoreIl nostro sito, oltre che su molti altri siti che hanno ripreso la notizia senza citarne la fonte, è finito sul Corriere della Sera per avere denunciato ieri il falso allarme sociale creato ad arte dal questore di Firenze, Francesco Tagliente (in foto, che non a caso prima di approdare in Toscana era presidente dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive), sulla sbandierata calata di ultras neonazisti appartenenti al gruppo Schickeria per l'incontro di ritorno valido per gli ottavi di finale di Champions League tra Fiorentina e Bayern Monaco.

Al di là di questo c'è da notare quali meccanismi vengono usati per manipolare l'informazione. Il questore di Firenze, lo stesso che tre settimane fa a Firenze ha tentato di umiliare i tifosi livornesi ai prefiltraggi con ordini e attese incomprensibili (ma che di fronte a un migliaio di tifosi romanisti si è calato le braghe), da una settimana, in vista della partita della vita per la Firenze sportiva, sta facendo una campagna di terrore sull'arrivo di ultrà neonazisti a Firenze per poi dire tuttavia di stare tranquilli "perché ci pensa lui". Una buona strategia, alla Bertolaso, in cui si sfrutta il gap di informazioni non solo fra chi legge e chi fornisce le notizie (in questo caso la questura) ma anche fra chi legge e chi scrive (il giornalista), si fa partire un allarme (falso) e poi ci si loda per averlo saputo controllare.
Ovviamente sul sito del Corsera non è stato riportata la denuncia sul ruolo svolto dalla Questura di Firenze, come invece abbiamo fatto nell'articolo in questione. Sembrano piccolezze, ma fanno capire come e in che misura è manipolata l'informazione mainstream e soprattutto come la rete possa denunciare in tempo reale qualsiasi cosa. Con buona pace del nostro sindaco, che col web e l'informazione non imboccata, ha dimostrato di non avere buoni rapporti. (red.)

10 marzo 2010

Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Marzo 2010 01:04

Facebook, nasce il gruppo di appoggio a Senza Soste nella contesa con Cosimi

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manifesto2_ssSegnaliamo e ringraziamo davvero gli amici e compagni che, di loro spontanea volontà, hanno creato su Facebook una pagina di appoggio a Senza Soste su questa vicenda della annunciata querela di Cosimi alla nostra testata. Una dimostrazione che i livornesi hanno a cuore la libertà di informazione e l'indipendenza di giudizio.
Salutiamo chi solidarizza con noi con una celebre frase

«Di fronte a tutti i pericoli, di fronte a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, tutti i frazionisti, tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, una volta di più, la capacità del popolo di costruire la propria storia.»

(Che Guevara)

a pugno chiuso

(red) 2 marzo 2010

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Marzo 2010 23:14

APPELLO - Ma quali zone franche. Liberi/e di pensare, scrivere, criticare, obiettare

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censura_scimmieL’associazione culturale Senza Soste, proprietaria dell’omonima testata, lancia anche quest’anno l’invito ad associarsi e permettere così al progetto editoriale di poter andare avanti senza compromessi, di fatto autofinanziandosi. La campagna associativa 2010 è stata affissa in città, e ha come testimonial il sindaco Alessandro Cosimi che legge Senza Soste seduto sullo scranno dell’aula del consiglio comunale di Livorno. Dunque una foto pubblica e non certo lesiva della privacy e tantomeno della dignità del soggetto. Ben inteso, se avessimo pensato che i manifesti per la nostra campagna associativa non avrebbero attirato l’attenzione avremmo risparmiato quei pochi euro che ci sono costati. Certamente non potevamo immaginare una reazione tanto scomposta da parte del primo cittadino. E’ cronaca degli ultimi giorni il fatto che il sindaco abbia intenzione di chiederci un risarcimento di 30.000mila euro. Non sappiamo a quale titolo ci chieda questi soldi (che non abbiamo e non avremo). Ovviamente prima di lanciare la campagna e siamo stati rassicurati sulla legittimità della pubblicazione della foto.

La questione che ci preoccupa sul serio non è tanto questa improbabile querela quanto il deciso attacco che il sindaco, che formalmente rappresenta una comunità,  ha sferrato con questa mossa scomposta verso tutto ciò che non è asservito alle logiche di mediazione che egli stesso impone. Con le sue ultime esternazioni fatte sulle colonne del Corriere di Livorno siamo di fronte ad un vero e proprio attacco alla libertà di espressione e di agibilità politica in città. Cosimi dichiara guerra alla “zona franca” di Senza Soste, ovvero dichiara guerra a tutti coloro che non hanno voce sulla stampa locale, a tutti coloro che intendono portare avanti un’idea di organizzazione e realizzazione delle proprie esistenze mettendo davanti a se come valore costitutivo il principio della solidarietà e non quello del profitto e della speculazione.

Cosa infastidisce così tanto Cosimi, e che cosa intende per “zona franca”?  Si ha l’impressione che per il sindaco non sia accettabile la presenza in città di un media indipendente, con il quale non si può trattare in termini di scambio di favori e con i cui attivisti non si riesce a trovare alcun livello di mediazione. Senza Soste è “zona franca”, quindi, non certo rispetto agli obblighi di rispettare la legge, ma da quel miscuglio  gelatinoso tra media e politica a cui ormai siamo abituati.

Facciamo appello all’articolo 21 della Costituzione: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Ravvisando un serio pericolo per la libertà di espressione e di dissenso in città, invitiamo tutte le realtà associative, i partiti della sinistra, i nostri lettori, le nostri lettrici ad inviare a noi e al resto della stampa locale lettere e/o comunicati per ribadire che la libertà di pensare, scrivere, criticare, obiettare è un diritto inalienabile di ogni cittadino. A meno che qualcuno i cittadini li preferisca sudditi.

Inviateci i vostri contributi e/o comunicati solidarietà a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

La redazione di Senza Soste, www.senzasoste.it

02/03/2010

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Marzo 2010 14:20

Spariscono le trasmissioni di approfondimento politico prima delle elezioni

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censuraL'Italia è ufficialmente l'unico paese al mondo che sospende i dibattiti politici nella tv pubblica prima delle elezioni.
Così lo scandalo Fastweb-Telecom-'ndrangheta, quello Bertolaso e la drammatica crisi dell'occupazione scompaiono dal grosso dell'attenzione dell'opinione pubblica.
Che sarà chiamata a votare secondo temi decisi da chi controlla i principali telegiornali. Indicidentalmente controllati dal presidente del consiglio. Lo stesso con il quale l'opposizione cercherà di concordare le "riforme" dopo le elezioni.

(red) 1 marzo 2010

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Par condicio: stop talk show per un mese, è bufera

ROMA - Stop per un mese ai talk show di informazione, fino al voto delle regionali. La decisione, presa a maggioranza dal Consiglio di amministrazione della Rai, ha acceso un nuovo fronte di polemiche nel mondo della politica e dell'informazione. Si devono fermare Porta a Porta, Annozero, L'ultima parola e Ballaro'. Se possibile - e' la decisione del Cda di Viale Mazzini - questi programmi saranno sostituiti da tribune elettorali.

La scelta del Cda avviene proprio nel giorno in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha richiamato al pieno rispetto del pluralismo nella comunicazione politica. Quanto alla sospensione dei programmi di approfondimento informativo, oltre al consigliere di amministrazione Giorgio Van Straten si e' detto contrario lo stesso presidente Rai Paolo Garimberti, secondo il quale si fa 'un danno a Rai e utenti'.

Per il Pdl la scelta del Cda 'garantisce i cittadini' mentre per il Pd 'la Rai oscura la politica'. Infuriati i giornalisti e conduttori dei programmi, molti dei quali parlano di 'cappio al collo' della par condicio. Per Giovanni Floris 'e' il trionfo del silenzio sull'informazione ed una situazione che non ha precedenti nel mondo occidentale'.

Il direttore di Raitre Antonio Di Bella promette di tutto per poter andare in onda lo stesso con Ballaro' e altre trasmissioni 'nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione'. Non potendo parlare di politica interna, Lucia Annunziata rinuncia ad andare in onda con In mezz'ora: 'E' una doppia beffa', commenta. Anche Bruno Vespa e' contrariato: 'E' una decisione grave, ingiusta e sorprendente'. Federconsumatori, infine, si dice pronto a denunciare il Cda Rai.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/03/01/visualizza_new.html_1709101199.html

Netwar on Videocracy: un commento sulla vicenda Google-ViviDown

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googleTre dirigenti di Google sono stati inchiodati al banco degli imputati per l'affare Vividown che li vedeva indagati per violazione della privacy e calunnia come conseguenza della mancata rimozione dal network di Google Video un filmato risalente al 2006. Protagonista un ragazzo down brutalmente vessato da dei coetanei in una scuola di Torino.David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia e ora senior vice president, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy; Peter Fleischer, responsabile policy Google sulla privacy per l'Europa sono stati ritenuti colpevoli dal giudice Oscar Magi di uno dei due reati loro attribuiti (violazione della privacy) e condannati a sei mesi di carcere con sospensione della pena

Riassumendo in poche parole: il tribunale di Milano ha affermato la responsabilità di Google sui contenuti immessi dagli utenti sulle reti di sua proprietà. Il "Gigante Buono" non va dunque considerato come una scatola vuota o un mero condotto di diffusione dell'informazione, ma deve essere posto sul medesimo piano giuridico di qualsiasi altro editore.

Ci pare improbabile calarci in un ruolo di azzeccagarbugli che non ci appartiene, né vogliamo unirci al totoscommesse sulle motivazioni della sentenza. Ugualmente non ci lasciamo appassionare da suggestioni in salsa ER sull'aviaria o sull'ultima sindrome cinese, très à la page bien sûr, ma cariche di molto sensazionalismo e poca sostanza.

Trasversale a tutti i regimi politici, la smania di controllo della rete da parte di governi, servizi, polizie ed istituzioni militari di tutto il mondo punteggia un arco temporale di almeno 15 anni: dopo il fallimento del "Communications Decency Act" clintoniano del '96, una prima teorizzazione di tale necessità venne definita dalla Rand Corporation, think thank ufficioso del Dipartimento di Stato USA, che individuava tra le caratteristiche più preoccupanti del defunto movimento no-global la sua capacità di espandersi e moltiplicarsi, facendo proprio l'uso dei network informativi globali.
Passando per il Patriot Act post 9/11, si avvia sul viale del tramonto il mito transnazionale di Internet celebrato dai fasti del periodo negropontiano e già da diverso tempo ormai lo stato nazione sembra rientrare a gamba tesa su uno dei caratteri strutturali del nuovo quadro internazionale che aveva contribuito a decantarne il declino. Vengono colmati gap giuridici e tecnologici per riprendere slancio in un'operazione di colonizzazione del "sesto continente", affermandovi un principio di sovranità che sembrava impossibile da realizzare e allargando sfere di influenza su equilibri fino a ieri determinati da gestori di infrastrutture, nuovi mediatori e produttori di hardware e software.
Ci sembra sensato sottolineare però che l'emergenza di una conflittualità sempre maggiore tra Internet Culture, soggetti economici che di essa fanno il proprio vessillo ideologico e governi nazionali trova le sue radici in geometrie variabili e dinamiche accomunate dal tentativo di spalmare le diverse reti internet su condizioni e rapporti di forza locali. E questo ci pare sia ciò che sta accadendo in Italia da diversi mesi a questa parte.
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