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COMUNICAZIONE E MEDIA

Anonymous per Stefano Cucchi: tango down i siti di Coisp e giustizia!

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L'infame sentenza sul caso della morte di Stefano Cucchi e le vergognose minacce di querela alla sorella Ilaria da parte del sindacato di polizia Coisp hanno scatenato la reazione anche del gruppo di hacktivisti di Anonymous, che ha provveduto a mettere giù i siti coinvolti nei recenti e vergognosi risvolti del caso: tango down per il sito del Coisp e quello della giustizia, che rispettivamente nella giornata di venerdì e in quella di ieri sono rimasti offline per diverse ore.

L'attacco si è indirizzato quindi non solo contro il sindacatino di polizia già resosi noto per le infamanti iniziative nei confronti di Patrizia Aldrovandi ma ha colpito anche dritto nel cuore della giustizia che ancora una volta ha assolto le divise colpevoli dell'omicidio di Cucchi. Nel frattempo, il Coisp dimostra tutto il suo fastidio per l'azione compiuta da Anonymous e si affretta a mettere sul sito (ancora offline), un breve e comico comunicato rivolto al gruppo di hacker: quattro frasi che parlano di pseudo legalità, civiltà e lanciano invettive e minacce a cui non potrà però essere dato seguito

 http://www.infoaut.org

Di seguito il comunicato di Anonymous sull'operazione: (da anon-news.blogspot.it)

Salve Assassini di Stato,
Apprendiamo con sdegno che non paghi di aver molestato recentemente Patrizia Aldrovandi, ora cercate visibilità querelando Ilaria Cucchi. Non paghi di aver infangato il valore dell' onestà e del rispetto, infierite su una famiglia che ha avuto la sola colpa di cercare verità e giustizia. Non paghi di aver scaricato le colpe solo sui medici, infierite contro chi ha già dovuto sopportare l’umiliazione di un processo-farsa sfociato nell’auto assoluzione.
La parola "dignità" non vi appartiene. Forse credete che speculare sugli atroci drammi di chi ha visto ucciso un familiare da quanti sono mantenuti e pagati per proteggerci e di chi ha visto il proprio fratello ammazzato di botte, ucciso nel silenzio e nell’omertà di categoria, possa difendere l’onorabilità delle forze dell’ordine? Sulle vostre coscienze pesa anche l'assassinio di Marcello Lonzi e la persecuzione che da ben dieci anni viene perpetrata nei confronti di sua madre: Maria Ciuffi. “Marcellino” veniva assassinato nel carcere “Le sughere” di Livorno nel lontano luglio 2003 dalla ferocia dei secondini e dalla complicità dei medici.
Le ecchimosi, le ferite e le fratture alle costole vennero infatti attribuite a una semplice caduta e al tentativo di rianimazione. Maria Ciuffi, che tutt'ora porta avanti la sua battaglia e ha chiesto la riapertura delle indagini, ha urlato il suo dolore e chiesto giustizia per suo figlio. La verità è stata sempre sepolta da muri invalicabili e dalla viltà omertosa di istituzioni e corpi di polizia. La mamma di Marcello ha subito numerose intimidazioni: è stata pedinata a lungo e una macchina ha addirittura tentato di investirla. Come Patrizia Aldrovandi e Ilaria Cucchi, anche lei è stata querelata per diffamazione.
Non soddisfatti, i secondini rimossero la corona di fiori che Maria portò a Marcello in occasione del suo compleanno: il gesto non era autorizzato. Sono invece autorizzati i soprusi sostenuti dai complici silenti; le torture psicologiche e corporali, le privazioni mentali e fisiche, l'annichilimento.
Queste sono le carceri. E voi siete bestie da guardia del “sorvegliare e punire”. Continuate pure a cercare ridicoli escamotages che vi rendano puliti agli occhi dei cittadini sedati dalle vostre favole sulla sicurezza. Continuino, i loschi magistrati dell' èlite corrotta, a sostenere il vostro operato indegno e le vostre divise sporche di sangue. Useremo tutti i mezzi, tutte le conoscenze a nostra disposizione per far venire a galla quel che nascondete.
Ciò che sta accadendo non deve rimanere confinato nel privato. E' una linea deplorevole che continua a mietere vittime nei luoghi dell'annientamento umano; è la stessa linea che tenta di abbattere chi urla la sua sete di verità.
La miserabile sentenza sui fatti del G8 2001 è la chiara dimostrazione di come questo sistema sia fondato su una democrazia ammorbata. Pene lievissime per le bestie inferocite che si accanirono sui manifestanti perpetrando aberrazioni di ogni tipo (per citarne una, l'assistente capo di pubblica sicurezza Pigozzi, ovvero il pseudo-uomo che divaricò le dita di un detenuto fino a lacerargli e staccargli la carne). Pene addirittura parzialmente coperte da indulto. Il reato di tortura non esiste; le forze del disordine sono autorizzate a dare adito a una macelleria di Stato in nome della sicurezza. Quale, non si sa.
Esiste, invece, il reato di devastazione e saccheggio: 12 anni ed oltre, contro le ridottissime pene relative alla devastazione e al saccheggio di corpi e menti dei manifestanti.
Assassini indegni e burattini della pseudo-giustizia manovrati dal denaro: aspettateci sempre. Aspettateci anche quando i vostri compari millantano di aver messo fine al nostro movimento. Aspettateci ogni qual volta ci sarà un sopruso, un corpo percosso, un grido che chiede giustizia e che viene ignorato, una bocca imbavagliata dalle vostre menzogne. Siamo tutti figli e fratelli di queste donne guerriere e di chi ha subito violenze rimaste impunite!
SIC SEMPER TYRANNIS

SEMPRE COSÌ AI TIRANNI
We are Anonymous
We are Legion
We do not forgive
We do not forget
Expect Us!
coisp_16_06_84
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Il governo turco contro twitter, medici e avvocati

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L’esecutivo turco intima alle associazioni dei medici di fornire i nomi di coloro che hanno curato e assistito i resistenti. L’ambasciata turca di Roma rifiuta di ricevere i rappresentanti degli avvocati italiani solidali con i colleghi turchi arrestati. In arrivo nuovi provvedimenti contro i social network.

Il governo turco ha aperto un'inchiesta disciplinare nei confronti dei medici – che sarebbero alcune centinaia - che hanno assistito i manifestanti feriti durante gli scontri scatenati dalla polizia nelle ultime due settimane di protesta contro il governo islam-liberista di Recep Tayyip Erdogan. Lo ha denunciato l'Associazione dei medici turchi Ttb, attiva dall'inizio della protesta nel prestare assistenza ai feriti e nel fornire dati sulle vittime della repressione. "L'ispettore capo del ministero della Sanità Izzet Tasçi ha inviato ieri un messaggio all'Ordine dei medici di Istanbul, affermando di aver aperto un'inchiesta sulle infermerie improvvisate che hanno curato i resistenti" a Istanbul, ha detto Osman Öztürk, rappresentante della Ttb, nel corso di una conferenza stampa. "L'ispettore capo ci chiede di consegnargli con urgenza la lista dei nomi di coloro che hanno lavorato in queste infermerie oltre che dei pazienti che vi sono stati curati" ha denunciato il medico. Centinaia di medici, infermieri, farmacisti, studenti di medicina hanno prestato soccorsi alle migliaia di feriti dai manganelli, dai proiettili di gomma o da proiettili convenzionali, oppure intossicati dai lacrimogeni, dall'inizio delle manifestazioni di protesta. "Onore ai nostri colleghi che lavorano giorno a notte senza timore delle granate lacrimogene e degli idranti per assistere i resistenti" ha detto Öztürk, affermando che la Ttb "non darà alcun nome di paziente o collega al ministero". Rispondendo alle domande dell'Afp il ministero non ha voluto confermare l'apertura dell'inchiesta.

Intanto alcuni rappresentanti dell'Oua, l'organismo unitario dell'avvocatura, insieme ai rappresentanti degli Ordini di Napoli e Roma, hanno manifestato di fronte l'ambasciata della Turchia nella capitale e chiesto un incontro al personale diplomatico per esprimere la propria ferma condanna per gli arresti di molte decine di avvocati nell'esercizio della loro professione e del diritto di difesa nella tutela dei manifestanti di piazza Taksim a Istanbul. "L'ambasciata - afferma l'Oua - si è però rifiutata di riunirsi con i rappresentanti dell'avvocatura, che hanno, quindi, criticato la mancanza di volontà di dialogo, e stigmatizzato come questo atteggiamento sia in linea, purtroppo con il duro attacco al concetto stesso di democrazia avvenuto nei giorni scorsi in Turchia con il fermo di avvocati nell'esercizio della loro professione". Per l'avvocatura italiana "queste pratiche repressive mettono in discussione la separazione dei poteri e il concetto di indipendenza della giustizia dal potere politico. Sotto attacco, proprio per la loro autonomia finiscono gli avvocati, portatori di principi liberali e custodi del principio di difesa. Questo é un pessimo segnale per un paese ormai considerato europeo: la Turchia non può proseguire su questa strada, quello della violazione dei diritti umani e civili. La delegazione ha concluso il presidio ribadendo la richiesta di una condanna unanime da parte dell'Unione Europea e auspicando -conclude la nota- l'intervento urgente dell'Italia per scongiurare altri episodi analoghi".

Ma non pare proprio che il governo turco voglia cambiare registro. Nelle ultime ore stanno trapelando notizie su un provvedimento che limiterebbe fortemente il libero utilizzo dei social network, in particolare di Twitter, dopo che nei giorni scorsi una cinquantina di oppositori, giovani e giovanissimi, sono stati arrestati o denunciati per ‘sedizione contro lo Stato’ dopo aver postato frasi contro il governo e contro la repressione.

Marco Santopadre

tratto da http://www.contropiano.org

15 giugno 2013

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NSA-PRISM: uno scandalo false-flag per corpire il business

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bigbrotherIl modo in cui l'opinione pubblica europea viene "informata" dello scandalo che riguarda la più grande agenzia statunitense di "intelligence", la National Security Agency, presenta i consueti risvolti ambiguamente celebrativi che caratterizzano qualsiasi notizia proveniente dagli USA. Questo scandalo pare infatti risolversi anch'esso nell'ennesimo "trionfo della democrazia americana". I media ci dipingono un Obama sotto attacco da parte di un'opinione pubblica americana che si dimostra gelosa delle proprie libertà, mentre il dibattito si sposta sui massimi sistemi, sullo scontro di due diverse idealità: da una parte la tutela della sicurezza dei cittadini, dall'altra la garanzia della loro privacy.
La presa in giro si completa sugli organi di stampa della finta opposizione, come "Il Fatto Quotidiano", dove vi sono anche commentatori che giungono ad affermare che in Italia la situazione della violazione della privacy sarebbe persino peggiore che negli USA; cioè il tutto viene risolto in un astratto confronto, basato sulla falsa premessa che si tratti di questioni interne ai vari Paesi; questo come se la NSA si limitasse a spiare il territorio statunitense e non tenesse sotto controllo anche noi.
Il problema è che le attuali tecnologie rendono la privacy un'illusione, e questo modo di dibattere sembra più che altro finalizzato all'idea di abituare l'opinione pubblica a rassegnarsi a vivere sotto controllo. Qualche commentatore meno allineato ha fatto notare che questo scandalo sollevato dal quotidiano britannico "The Guardian" costituisce una gigantesca scoperta dell'acqua calda, dato che da anni si sapeva praticamente tutto a riguardo. In effetti, già nel 2009 la NSA fu al centro di una polemica per casi di spionaggio ai danni di alcuni parlamentari statunitensi; pare ci fosse sotto osservazione un deputato del Congresso, non individuato con certezza dai media; e persino il senatore Jay Rockefeller avanzò il sospetto di essere spiato.
Va sottolineato che però in Europa di questo scandalo del 2009 non si seppe a suo tempo praticamente nulla. Meno di nulla i media europei ci hanno detto su una vicenda successiva ancora più clamorosa, che riguardò le rivelazioni di un "insider" della NSA, l'agente Thomas Drake, che subì anche una persecuzione giudiziaria per "tradimento" da parte dell'amministrazione Obama. Alla fine Drake riuscì in parte a scamparla ed a cavarsela con una condanna minore, perché il tribunale riconobbe che le sue informazioni non compromettevano la sicurezza nazionale, ma scoperchiavano il gigantesco giro d'affari, di corruzione e di frodi che avviene all'interno della NSA. A rendere ancora più strano il silenzio dei nostri media, c'è la circostanza che Drake fu intervistato nella più importante trasmissione televisiva di informazione degli USA, "Sessanta Minuti" della CBS.
Anche in altre interviste Drake portò a conoscenza dell'opinione pubblica dei fatti clamorosi. La sicurezza nazionale è diventata negli USA il settore in maggiore crescita, con un'enorme redistribuzione della ricchezza: il solito capitalismo sedicente privato ed imprenditoriale che invece parassita i soldi pubblici. Agli agenti della NSA è data la possibilità di diventare milionari procurando appalti alle ditte private. Drake dichiarava testualmente: <>.
Da profondo conoscitore del sistema, Drake parlò anche delle tecniche di "false flag", di depistaggio, usate dall'amministrazione Obama per affrontare il suo caso, cercando di farlo passare per qualcosa che attentava alla sicurezza nazionale. In realtà attentava soltanto ai business ed agli arricchimenti fraudolenti che avvengono sotto l'alibi della sicurezza nazionale. Anche l'attuale scandalo sul sistema di spionaggio informatico Prism sembra proprio inquadrarsi in questo tipo di operazioni di depistaggio e distrazione. Facciamoli pure discutere nei talk show di libertà, di privacy, di sicurezza; l'importante è non parlare di appalti e di corruzione. Tanto ci sarà sempre una parte dell'opinione pubblica disposta ad avallare qualsiasi liberticidio in nome dello stato di necessità, perciò il dibattito si sposterà invariabilmente sull'opinabile. Ci si potrà quindi domandare quale sia stato il ruolo di Apple, Google e Facebook nel sistema di spionaggio Prism, ma non a quale grado sia arrivata la commistione affaristica di queste multinazionali con la NSA.
Nei Paesi sudditi deve rimanere la convinzione che la corruzione e le tangenti siano roba da popoli inferiori, mentre negli USA ci si scontra sul modo più giusto di combattere il terrorismo. Alla beffa si aggiungono il danno e l'ulteriore beffa, poiché le aziende italiane sono diventate terreno di caccia per ex-agenti CIA ed FBI specializzati in presunti servizi anti-hackeraggio; dei "servizi" che in realtà appaiono come la riscossione di un "pizzo" per essere protetti dalle stesse minacce di spionaggio industriale di provenienza statunitense. Con l'immancabile ipocrita arroganza dei colonialisti, questi pseudo-detective informatici affermano anche di fornire alle aziende americane che vogliano fare affari in Italia, delle certificazioni anti-corruzione sugli eventuali partner commerciali italiani.
Il ministro della Difesa Mauro può oggi permettersi di dichiarare che il MUOS in costruzione a Sigonella sarebbe un impianto che serve alla pace ed alla sicurezza globale, e tutto il problema starebbe nello stabilire se sia inquinante o no (e non lo sarà, c'è da scommetterci). Quindi, se i nostri media ci informassero sulle vere funzioni della NSA e di tutto l'apparato della "sicurezza" USA, l'effetto non sarebbe soltanto quello di un banale e consolatorio "tutto il mondo è paese", bensì lo smascheramento del carattere affaristico-criminale dell'imperialismo, per il quale inventarsi un nemico significa creare appalti e business. Un business, ovviamente, sempre e rigorosamente basato sul saccheggio della spesa pubblica.

tratto da http://www.comidad.org

12 giugno 2013

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Stati Uniti, la fine del modello

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Le rivelazioni dell’ex contractor della CIA e dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA), Edward Joseph Snowden, sui programmi di intercettazione delle comunicazioni elettroniche di centinaia di milioni di persone da parte del governo di Washington, così come le sue dichiarazioni rilasciate al Guardian da Hong Kong e pubblicate nella giornata di domenica, contribuiscono in maniera decisiva a fare luce sulla vera natura del sistema politico e giudiziario degli Stati Uniti a oltre dieci anni dall’inaugurazione della cosiddetta “guerra al terrore” e a poco meno di cinque dall’esplosione della più grave crisi del capitalismo dalla Grande Depressione degli anni Trenta del secolo scorso.

Il 29enne dipendente della compagnia Booz Allen Hamilton - appaltatrice del governo americano per la fornitura di servizi di intelligence presso la quale, ironicamente, era impiegato lo stesso direttore dell’Intelligence Nazionale, James Clapper - ha infatti reso un servizio di inestimabile valore alla popolazione statunitense e non solo, rivelando alcuni dei mezzi impiegati dagli USA per giungere ad una sorveglianza capillare e pervasiva dei propri cittadini e di quelli di altri paesi, con il fine ultimo di controllare e reprimere ogni forma di dissenso.

Le rivelazioni pubblicate nei giorni scorsi dal Guardian e dal Washington Post hanno consentito inoltre di mostrare il vero volto della politica americana, sia nell’incarnazione repubblicana che democratica, interamente dedita alla conservazione di una ristretta élite economica e finanziaria con interessi globali e priva ormai di qualsiasi riguardo per i principi democratici fissati nella Costituzione degli Stati Uniti.

La pubblicazione dei dettagli relativi al monitoraggio delle comunicazioni dei clienti della compagnia telefonica Verizon e del programma PRISM, con cui l’NSA ha di fatto libero accesso ai dati web degli utenti di compagnie come Facebook o Google, è stata seguita da dichiarazioni ufficiali di esponenti dell’amministrazione Obama e del presidente stesso nelle essi non solo hanno puntato il dito contro i responsabili di un’imprudente rivelazione di segreti che metterebbero a rischio la sicurezza nazionale, ma hanno anche difeso senza indugi misure che violano deliberatamente la privacy e i diritti democratici di ogni cittadino.

L’inquilino della Casa Bianca ha così ricordato agli americani che non è possibile “avere il 100 per cento della sicurezza e il 100 per cento della privacy senza inconvenienti”. In maniera ancora più preoccupante, Obama ha poi garantito la piena legalità dei programmi di monitoraggio e intercettazione condotti segretamente dall’NSA, basando la sua affermazione sul fatto che tutte le istituzioni che rappresentano i tre poteri dello Stato sono a conoscenza di essi o hanno un ruolo attivo nella loro implementazione.

Il governo, quindi, non ha mano libera nell’invadere la privacy degli americani, poiché il Congresso è continuamente informato di ciò che accade all’NSA e un apposito tribunale che opera in gran segreto - il cosiddetto Tribunale per la Sorveglianza dell’Intelligence Straniera (FISC) - approva ogni richiesta di intercettazione. Questa tesi, che tecnicamente corrisponde al vero, manca però di evidenziare come ognuno di questi atti continui ad essere condotto nella più totale segretezza, senza che gli americani siano stati informati o abbiano avuto la possibilità di discutere pubblicamente sulle relative implicazioni, mettendo di fatto in crisi anche la residua parvenza di democrazia che caratterizza l’odierno sistema rappresentativo degli Stati Uniti.

Ciò che Obama, già docente di diritto costituzionale, ha definito una “modesta intrusione” nella privacy dei cittadini con il consenso del Congresso e dei giudici federali corrisponde in realtà ad una flagrante violazione dei diritti democratici, in particolare del Quarto Emendamento alla Costituzione che protegge da perquisizioni e confische senza una valida ragione. Oltretutto, la raccolta indiscriminata di dati relativi alle comunicazioni elettroniche dei cittadini e al loro traffico in rete rientra in un disegno volto a creare una gigantesca banca dati che raccolga informazioni sul maggior numero di persone possibile.

Come se non bastasse, le rivelazioni di Guardian e Washington Post hanno seguito di meno di una settimana una sentenza della Corte Suprema che sembra andare nella stessa direzione e che ha trovato relativamente poco spazio sui media d’oltreoceano e ancora meno da questa parte dell’Atlantico. Il supremo tribunale americano, coerentemente con il progressivo smantellamento delle garanzie costituzionali operato in questi anni dai nove giudici guidati dal presidente John G. Roberts, ha dato cioè il via libera alla raccolta di campioni di DNA di persone che semplicemente verranno sottoposte a fermo di polizia, di fatto anche per avere partecipato a manifestazioni di protesta contro il governo. Questi campioni potranno essere conservati e utilizzati sia per la risoluzione di crimini per i quali i proprietari non sono sospettati sia per facilitare le indagini su possibili futuri reati di qualsiasi natura.

Per quanto riguarda il livello di violazione della privacy sul fronte delle comunicazioni elettroniche è stato lo stesso Snowden a chiarire fino a che punto il governo si stia spingendo nel controllo dei propri cittadini. Nell’intervista rilasciata a Glenn Greenwald del Guardian, Snowden ha definito il programma di sorveglianza dell’NSA “l’architettura dell’oppressione”, volta a “conoscere ogni conversazione e ogni genere di comportamento”.

Ancora, la fonte delle recenti rivelazioni ha spiegato che “l’NSA ha costruito una struttura che, in pratica, consente di intercettare qualsiasi cosa”, in modo che “la gran parte delle comunicazioni umane venga automaticamente acquisita senza un obiettivo specifico”. Di fronte ad una struttura con “capacità terrificanti”, aggiunge Snowden, “non si è al sicuro con nessun genere di precauzione”.

Una simile struttura inglobata nell’apparato della sicurezza nazionale americana solleva inquietanti interrogativi sulle finalità del governo americano e sulla definizione stessa di “nemico” adottata da una classe politica che nell’ultimo decennio ha sfruttato la minaccia terroristica in funzione della promozione o della difesa degli interessi dell’oligarchia economico-finanziaria di cui è espressione.

Il fatto che il governo degli Stati Uniti abbia accumulato una serie di prerogative senza precedenti - che vanno dalla sorveglianza di virtualmente tutta la popolazione all’imposizione dello stato d’assedio di intere città con la sospensione dei diritti costituzionali (come è accaduto a Boston all’indomani dell’attentato alla maratona nel mese di aprile), dalla detenzione indefinita senza prove o processo all’assassinio extra-giudiziario di chiunque venga considerato una minaccia per il paese - ufficialmente per contrastare un avversario, come l’integralismo islamista, che rappresenta alternativamente una minaccia da estirpare (Afghanistan, Iraq) o un alleato (Libia, Siria) e con cui la CIA e i militari continuano ad intrattenere rapporti ambigui, indica perciò come il timore diffuso negli ambienti di potere sia in realtà motivato da ben altro.

La vera minaccia che la classe dirigente degli Stati Uniti intende prevenire e combattere è rappresentata infatti dalla gran parte dei cittadini americani che è soggetta ad una colossale operazione di controllo e sorveglianza e che nutre un sentimento di avversione sempre più profondo nei confronti della politica di Washington, dell’apparato militare e dell’intelligence, ma anche di un’onnipotente industria finanziaria con cui essi operano in simbiosi.

Una tendenza sempre più autoritaria, quella delineata dalle rivelazioni di Guardian e Washington Post, che affonda dunque le proprie radici non tanto nello schermo della “guerra al terrore” e della finta necessità di difendere il paese da minacce esterne quasi sempre già conosciute quando non addirittura coltivate e finanziate segretamente, quanto nella crisi strutturale di un sistema economico, la cui sopravvivenza richiede il rimodellamento dei rapporti sociali e di classe con conseguenze pesantissime per la maggioranza della popolazione.

Le fondamenta di un vero e proprio Stato di polizia, gettate dall’amministrazione Bush e utilizzate da Obama per intensificare il controllo del governo sui propri cittadini, rappresentano in definitiva un sistema di difesa da parte di chi detiene il potere a Washington contro le conseguenze dell’impoverimento di massa imposto in questi anni alla popolazione, vale a dire l’esplosione delle tensioni sociali e il rapido diffondersi di un dissenso interno che non può trovare alcuno sbocco democratico nel quadro dell’attuale sistema di potere.

Mario Lombardo

tratto da http://www.altrenotizie.org

11 giugno 2013

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USA, il regime del Grande Fratello

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Una rivelazione esplosiva del quotidiano britannico Guardian ha messo in evidenza giovedì come la famigerata Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti (NSA) stia raccogliendo segretamente i dati relativi alle comunicazioni telefoniche di milioni di americani clienti della compagnia di telecomunicazioni Verizon.

L’ennesima colossale violazione della privacy dei propri cittadini commessa dal governo di Washington si basa su un ordine emesso dal cosiddetto Tribunale per la Sorveglianza dell’Intelligence Straniera (FISC) e riguarda i “metadati telefonici” relativi alle comunicazioni che avvengono all’interno degli Stati Uniti e tra questi ultimi e un paese estero.

Il documento top secret di cui è entrato in possesso il Guardian certifica il primo caso conosciuto nel quale l’attuale amministrazione democratica ha deciso il monitoraggio di massa di telefonate di cittadini americani, senza che essi siano necessariamente sospettati del coinvolgimento in attività illegali. L’ordine del tribunale è stato emesso il 25 aprile scorso e copre un periodo di poco meno di tre mesi, fino al 19 luglio prossimo. La data fissata dal Tribunale per la possibile divulgazione pubblica dell’ordine era il 12 aprile 2038.

Il Tribunale per la Sorveglianza dell’Intelligence Straniera è stato creato nel 1978 dopo l’approvazione della legge sulla Sorveglianza dell’Intelligence Straniera (FISA) appositamente per ricevere e valutare, o meglio assecondare, le richieste delle varie agenzie governative di mettere sotto controllo le comunicazioni di sospetti agenti segreti stranieri operanti in territorio americano.

Dopo l’11 settembre 2001, la legge è stata di fatto incorporata nell’apparato pseudo-legale della “guerra al terrore”, per essere poi modificata nel 2008 con misure che hanno ulteriormente allentato i limiti imposti al governo dietro l’apparenza di maggiori garanzie legali. Il Tribunale, come dimostrano i numeri relativi alle proprie sentenze, quasi mai respinge le richieste del governo ed è diventato perciò un vero e proprio strumento per spiare i cittadini americani con una parvenza di legalità.

I “metadati” che Verizon sta passando “su base quotidiana” alla NSA riguardano sostanzialmente i numeri di telefono di chi chiama e di chi risponde, i numeri di serie dei dispositivi telefonici utilizzati, l’orario e la durata delle telefonate e la località in cui si trovano le persone interessate al momento delle chiamate. Esclusi dall’ordine sono invece i contenuti delle comunicazioni stesse, così come l’identità e il domicilio dei clienti Verizon.

Questo genere di dati, che secondo il governo non sarebbe di natura personale o privata, permette in realtà di ricostruire un quadro molto chiaro di un individuo e dei suoi contatti. I “metadati” di comunicazioni telefoniche sono stati recentemente al centro di uno scandalo che ha coinvolto l’amministrazione Obama, responsabile della raccolta segreta di queste informazioni relative ad alcuni reporter dell’Associated Press nell’ambito di un’indagine su una fuga di notizie a favore dell’agenzia di stampa americana.

Come ha spiegato mercoledì un articolo di approfondimento del Guardian sulla vicenda, l’ottenimento e la conservazione dei “metadati” garantisce al governo un “potere di sorveglianza retroattiva”. In altre parole, se in un qualsiasi momento un individuo dovesse finire per qualsiasi ragione al centro di un’indagine giudiziaria, le informazioni telefoniche già raccolte in forma teoricamente anonima potrebbero fornire una ricostruzione dettagliata sui suoi movimenti, contatti e molto altro.

Le implicazioni di un simile programma di sorveglianza svincolato da specifiche indagini è evidente e comporta, in primo luogo, la facoltà di creare una sorta di banca dati riguardante il maggior numero possibile di cittadini, così da avere a disposizione informazioni che consentano di monitorare e incriminare potenzialmente qualsiasi oppositore del governo.

Tutto ciò è confermato dal carattere estremamente insolito della richiesta di intercettazioni di massa presentata al Tribunale per la Sorveglianza, il quale in genere è chiamato invece ad esprimersi su casi che riguardano singoli individui sospettati di avere qualche legame con gruppi terroristici o servizi segreti stranieri.

Nonostante l’assenza di commenti ufficiali da parte della Casa Bianca, un anonimo esponente dell’amministrazione Obama nella giornata di giovedì ha cercato di minimizzare la portata delle rivelazioni del Guardian, affermando che l’ordine in questione “non consente al governo di ascoltare le telefonate di nessuno”. Come di consueto, una misura che va contro i principi stessi della Costituzione è stata poi definita come “uno strumento cruciale per proteggere gli Stati Uniti dalle minacce terroristiche”.

L’estrema segretezza che avvolge simili iniziative, così come la mano pesante del governo nel punire ogni fuga di notizie riguardanti le pratiche anti-democratiche messe in atto dietro le spalle degli americani, indica una più che giustificata inquietudine tra la classe politica d’oltreoceano, la cui legittimità appare sempre più deteriorata agli occhi della popolazione.

Come ha ricordato il Guardian, infatti, la conduzione di programmi come quello appena rivelato e, verosimilmente, di altri ancora che rimangono occultati al pubblico, era stata oggetto di recenti critiche da parte di alcuni membri del Congresso USA, sia pure in maniera indiretta.

In particolare, i senatori democratici Ron Wyden (Oregon) e Mark Udall (Colorado) avevano accusato la Casa Bianca di utilizzare “interpretazioni legali segrete” per giustificare poteri di sorveglianza così ampi che, se fossero resi noti, lascerebbero gli americani “sconvolti”. Simili programmi invasivi si basano sull’interpretazione del contenuto della sezione 1861 del Patriot Act, firmato da George W. Bush all’indomani degli attacchi al World Trade Center.

Proprio la precedente amministrazione repubblicana era stata per prima al centro di accese polemiche per avere autorizzato segretamente un programma di intercettazioni telefoniche, ma anche di e-mail e traffico internet, senza nemmeno ottenere un mandato dal Tribunale per la Sorveglianza. Il programma era stato portato alla luce dal New York Times nel 2005 dopo che i vertici del giornale avevano evitato a lungo di pubblicare la notizia su richiesta della Casa Bianca per non danneggiare le chances di rielezione di Bush nell’autunno dell’anno precedente.

Inoltre, nel 2006 fu rivelato che l’NSA aveva segretamente ottenuto dati telefonici di decine di milioni di americani dalle principali compagnie di telecomunicazioni, come Verizon, AT&T e BellSouth, proprio come sta facendo la stessa agenzia fin dal 25 aprile sotto la direzione dell’amministrazione Obama.

Quest’ultima, d’altra parte, ha mostrato più volte di non essere intenzionata a interrompere le pratiche abusive e gravemente lesive dei diritti democratici degli americani inaugurate dall’amministrazione Bush. Misure che assegnino ampi poteri di sorveglianza ad agenzie come NSA o FBI sono infatti necessarie per un governo che raccoglie sempre meno consensi tra la popolazione e che, in una fase di crisi strutturale dell’economia, si trova costretto a mettere in atto provvedimenti profondamente impopolari per salvaguardare gli interessi dell’oligarchia economica e finanziaria di cui è espressione.

Solo qualche settimana fa, infatti, era circolata la notizia di una prossima presentazione da parte della Casa Bianca di una nuova legge che costringerebbe compagnie come Google o Facebook a creare appositi sistemi per consentire alle agenzie del governo di monitorare indiscriminatamente l’utilizzo delle comunicazioni sul web da parte degli utenti.

Questa rivelazione, assieme a quella pubblicata giovedì dal Guardian, conferma dunque ancora una volta come le fondamenta per la creazione di un vero e proprio stato di polizia negli Stati Uniti siano state gettate ormai da tempo, così da mettere a disposizione del governo strumenti legali per fronteggiare un’opposizione popolare sempre più diffusa a causa delle crescenti tensioni sociali che attraversano il paese.

Michele Paris

tratto da http://www.altrenotizie.org

6 giugno 2013

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