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COMUNICAZIONE E MEDIA

Diario pubblico di un insegnante precario. #3: "Maledetti quiz"

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tempopmet

« Oh ma hai visto quanti stanno a corre’ dietro ai quiz? Te lo devo dire, io sono schifato dalla mia categoria… »

« Hai troppo ragione … Poi le cose non stanno solo così. Il precariato è duro, magari c’è chi spera in un colpo di fortuna. E poi non ritengo ci siano i presupposti per un’azione di massa di boicottaggio… Proporre un’astensione generalizzata… Però si potrebbero fare presìdi di protesta davanti alle sedi del concorso… »

« Io per me è una scelta anche individuale, di coscienza. ’Sto concorso di merda non lo faccio, e se pensano che solo per un minuto mi metto a testa bassa a fare i quiz, per me possono morì tutti quanti! Poi, amici come prima… »

« Ciao Antò, riattacco che c’ho da correggere i compiti ed è un’ora che siamo al telefono… Mi ha fatto comunque piacere parlarne con te, anche se ho le idee meno chiare di prima...»

Posta in arrivo --> Scaricati 39 messaggi --> Gruppo precari --> “Su concorso e quiz”

Cazzo, lui è forte, un precario storico, un compagno sempre in prima linea che si è fatto 21 anni di precariato nella scuola…

« Trovo che sia proprio una gran cazzata questa storia dei precari coscienti che si rifiutano di fare il concorso a quiz », esordisce. Dice che è giusto, nella condizione in cui siamo, sperare nella botta di culo. Dice che le dichiarazioni su fb dei pochi che per principio non fanno il concorso non servono a nulla, se poi tutti gli altri corrono a farselo. Dice che anche lui, che per principio non ha fatto concorsi o corsi di specializzazione, ci ha guadagnato solo 20 anni di più di precariato. E dice pure che l’importante è cercare di allargare la lotta, coinvolgere più precari possibile nelle vertenze.

Cazzo cazzo cazzo… Che fare? Proprio, che fare?

« Ciao amò, come è andata la giornata?»

« Ecco amore mio, non sai quanto ti aspettavo! Oggi mi sono emozionato a scuola. Cioè non l’ho fatto vedere. Ma quando il bimbo che l’anno scorso non faceva niente e anzi quando gli girava male gonfiava di botte chi gli capitava a tiro, a parte che non è un bimbo e ha 19 anni, è ripetente,  e è più forte di me e di te, e mi ha parafrasato La vergine cuccia senza un errore (dico, Parini!), e mi ha detto che quest’anno italiano gli piace, bè, mi è venuto il groppo alla gola. Ma non mi sono fatto mica vedere…

Ma senti un po’: io il concorso non lo voglio fare, e meno che meno voglio fare quei cazzo di quiz che il Miur ha messo on-line… »

« Amò, se era per te  tu non facevi nemmeno la domanda, e avresti fatto una cazzata, visto che sei ventitreesimo in graduatoria, hai quasi 50 anni e il ruolo lo vedi col cannocchiale e non hai niente da perdere. Fai così: fanne un po’ e scrivici sopra un articolo per aut-aut: è un hot-topic, vedrai che a qualcuno interessa… ».

***

Il caffè stamattina è più amaro del solito. Hai visto ieri come sono rimasti colpiti da Bergson? E vabbè, è piaciuto anche a te, fin dal liceo, ci vuole poco a farlo piacere anche agli allievi.

« Il tempo non è quello fisico, della successione meccanica dei minuti. Secondo il tempo fisico, quello per capirci, dell’orologio, ogni secondo succede all’altro uguale a quello che precede e uguale a quello che segue. Ma noi viviamo in un altro tempo, in un flusso. È come se stai a un concerto: ogni secondo, ogni nota che scorre non è un suono a sé stante, piiiing, una frazione di tempo isolata dagli altri, ma è in stretto collegamento con la nota che precede e con quella che segue, con la nota suonata mezz’ora prima e con quella che suonerà tra tre minuti, in un tempo della coscienza senza più distinzioni fra presente-passato-futuro… ». In piedi, accompagnavi la spiegazione smanaccando di qua e di là, felice davanti alle loro bocche aperte e al silenzio attento, raro, difficile da ottenere. Forse dovresti approfittare di questo interesse, approfondire, preparare qui, ora, nuovi elementi di riflessione…

No, non ora. Il cazzo di concorso, i quiz. Merda!

Capacità di comprensione del testo.

Continuare la sequenza

Però ci sta troppo bene Bergson prima di Joyce. “La narrativa della crisi”.

“Leggero” sta a “leggerissimo” come “grande” sta a…?

  • Contenuto
  • Grandissimo
  • Piccolo
  • Più grande

La so. Grandissimo!

Ah cazzo, c’è pure l’orologio sulla schermata che scorre all’indietro. 50 domande, 50 minuti. Chissà che ne direbbe Bergson.

Capacità di comprensione del testo.

Scartando quale lettera dal vocabolo “attracco” è possibile trasformarlo in un altro di senso compiuto?

E perché, Freud prima di Pirandello? L’io diviso prima di Uno nessuno e centomila… Si, dovresti approfondire un poco anche Freud, oltre quelle quattro righe del libro. Non sembrava che questa quinta avesse così tanto interesse per la filosofia. Bisogna approfittarne.

Capacità logiche

Quale delle seguenti alternative contiene una lettera ripetuta esattamente cinque volte?

  • LWLLQVLWQQQW
  • EEETRETTTRRR
  • HHJKJKJHHKHK
  • YYIUUYIUYIIU

Capacità logiche? Che c’entrano le capacità logiche? Sembra di stare dall’oculista… Mi state prendendo per il culo? State saggiando la capacità di tenuta del mio sistema nervoso?

Capacità logiche

“Le esplosioni connesse alla ricerca del petrolio non danneggiano la pesca. Le esplosioni sono cominciate quest'anno e la pesca del salmone quest'anno è stata la migliore degli ultimi anni". Tutte le seguenti affermazioni rappresentano valide obiezioni all'argomentazione precedente a eccezione di una. Quale?:

Certo che un accenno anche a Nietzsche ci starebbe bene. « Dio è morto ». Tutto è permesso. Ci devi stare attento però, Nietzsche è facile da fraintendere… E poi insegni italiano, mica filosofia…

  • Il salmone è solo una delle numerose specie di pesci che può essere danneggiata dalle esplosioni.
  • I danni causati dalle esplosioni mostrano i propri effetti con alcuni anni di ritardo
  • Le rapide variazioni della pressione dell'acqua causate dalle esplosioni fanno si che i salmoni si riproducano più frequentemente
  • Il rumore delle esplosioni interferisce con la catena del cibo da cui altre specie di pesci dipendono.

Papà che felice ogni sabato tornava a casa con Topolino e La settimana enigmistica. Su Topolino ho imparato a leggere. La settimana enigmistica a volte la facevamo insieme. Con il Quesito con la Susi, almeno, una volta abbiamo vinto un registratore a bobine Geloso con tutti i tasti colorati. Avrò avuto si e no dieci anni.

Ora cosa si deve vincere? O forse: ho qualcosa da perdere?

Capacità di comprensione del testo.

Indicare l’alternativa da scartare

  • Pane
  • Sangue
  • Fragole
  • Chianti

Capacità logiche

Tutte le modelle sono alte. Enrica è alta. In base alle precedenti informazioni, quale delle seguenti affermazioni è necessariamente vera?

  • Enrica non è una modella
  • Nessuna delle alternative è corretta
  • Tutte le donne alte sono modelle
  • Enrica è una modella

Capacità di comprensione del testo.

“Se piove, Filippo non usa il motoscafo”. Se la precedente affermazione è vera, è anche vero che…

  • Se Filippo non usa il motoscafo significa che piove
  • Filippo utilizza il motoscafo se non piove
  • Filippo non utilizza il motoscafo solo quando piove
  • Se piove Filippo utilizza sempre il motoscafo

Non ce la posso fare! Ma mi state prendendo per il culo? Che cazzo c’entra con la professione docente? Che vi devo dimostrare? Che gli racconto domani ai ragazzi che mi chiedono di Bergson, di Nietzsche, di Freud? E di Joyce e di Pirandello? Gli racconto di Enrica che ha le crisi di coscienza perché non riesce a fare la modella? Di Filippo che ha paura di rovinare il motoscafo? Cazzo! Cazzo! Cazzo!

« Amò, mi ha chiamato una collega, le lavoratrici hanno occupato per protesta un casottino inutilizzato davanti al posto di lavoro. Sono decine, rischiano il licenziamento. Andiamo?»

« Eccomi! Andiamo! »

Maledetti. Siate tutti maledetti.

Arresta il sistema --> Click!

tratto da http://www.autautpisa.it

Vedi anche:

Diario pubblico di un insegnante precario. #0

Diario pubblico di un insegnante precario. #1. 1ª parte: "Aggratis"

Diario pubblico di un insegnante precario. #1. 2ª parte: "Quello-Che-Sta-Lassù”

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Alieni violenti e demoni scioccanti. La bancarotta della stampa democratica sui fatti di Livorno

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demoniAbbiamo parlato a parte della ricostruzione dei fatti sul recente fine settimana livornese.  Dal nostro articolo si possono anche comprendere le numerose imprecisioni, falsità, le distorsioni e i tentativi di depistaggio operati dalla stampa autoproclamatasi democratica. Quello che è interessante è notare l’approccio cognitivo ed ideologico che la stampa ha dato sui fatti di Livorno. Ne esce un panorama, a dir poco, sconcertante rispetto proprio all’aspetto conoscitivo proposto dalla stampa, che si definisce oltretutto credibile e sobria, sulle vicende livornesi.

Fa davvero riflettere il livello del frame cognitivo, popolato evidentemente da incubi, di giornali che sono veri e propri dispositivi di costruzione della realtà per decine di migliaia di persone. Cominciamo dall’impagabile Tirreno, storico produttore di montagne di notizie tossiche. Il Tirreno, oltre ad essere riuscito ad aprire in cronaca locale di domenica sul destino dei proventi delle multe e non sui gravissimi fatti di sabato in centro (e non era facile), il martedì propone in prima un editoriale di Alfonso Iacono dedicato agli incidenti davanti alla prefettura. Iacono, quando è in cattedra, è un critico della costruzione dei processi di minorità in rapporto al potere. E infatti che cosa ti scrive? Una sorta di appello al potere alla comprensione, non certo alla giustificazione di fronte alla legge (non sia mai), di quanto disagio sia espresso in ciò che è accaduto a Livorno. Complimenti, una vera e propria costruzione filosofica del processo di minorità di chi manifesta rispetto alle ragioni del potere.

Le critiche al comportamento del Pd, che nell’articolo di Iacono fa da sfondo come razionalità sovrana, infatti non sono previste, l’esempio del coraggio degli intellettuali francesi nel denunciare la repressione in Italia è ormai puro vintage, mentre si sa chi è “violento” sbaglia ma va anche capito. Più che di Axel Honneth in queste righe sembra di vedere l’influenza del calendario di Frate indovino, potenza straniante dello scrivere sul Tirreno. Peccato che bastava guardare ai fatti di sabato, quelli che hanno generato la reazione di domenica, per vedere i clip dei manifestanti (i violenti che vanno capiti) spiegare alla polizia (che invece ha operato una violenza che si capisce benissimo) che il presidio era pacifico e non c’era bisogno di caricare. Ma si sa, quando si deve vellicare una audience piddina, che va convinta di essere antropologicamente superiore alle popolazioni, documentarsi diventa persino inutile.

Se il modello di questi editoriali di Iacono è Voltaire, il filosofo che sapeva parlare al potere, si scorge però un difetto di fondo: perlomeno l’autore del Candido quando parlava con Federico II di Prussia si documentava. Sia sullo stato reale delle popolazioni che di quello del potere. Ma si sa, il passaggio dal Manifesto alla Chernobyl culturale diretta da Bernabò non risparmia la mente di nessuno. Una volta sceso sulla terra, il Tirreno titola in cronaca “identificati 40 violenti”. Si badi bene non manifestanti ma violenti. In barba ad ogni eventuale giudizio in sede giuridica, il garantismo serve solo per Sallusti, e in piena identificazione dei manifestanti come qualcosa di animale. Anzi di alieno se stiamo alla ricostruzione in un altro impagabile del giornalismo democratico, Marco Gasperetti. Il quale, parlando di Livorno come se fosse un inviato su Marte del film di Carpenter sui fantasmi del pianeta rosso, non trova niente di meglio che definire i manifestanti degli alieni. Riassumendo, il messaggio della stampa democratica è complessivamente questo: dobbiamo capire degli alieni violenti. Buona fortuna, non c’è che dire, e occhio alla quantita d’erba che fumate.

Ma lo star player di queste giornate, Marco Gasperetti, non si ferma agli alieni. Dopo aver fatto dire ad un poliziotto, sempre sul Corriere Fiorentino, che i manifestanti non sono livornesi si sofferma sulla loro definizione come demoni. Quando si dice il senso delle proporzioni: per aver tirato qualche transenna ed un paio di lamperogeni, dopo un brutale pestaggio il giorno precedente, nel mondo di Gasperetti si diventa un demonio. Gradiremo però sapere nella sofisticata demonologia di Gasperetti che posto occupano i responsabili della Diaz, di Bolzaneto e della morte del povero Aldrovandi.

Ma di che tipo di demoni stiamo parlando? Ce lo spiega l’inviata di Repubblica-Firenze a Livorno che, evidentemente, ha subito lo stesso choc cognitivo di chi va a studiare, da via Alfonso Lamarmora (sede del giornale nel capoluogo toscano), le ultimissime popolazioni non civilizzate della Nuova Guinea. L’inviata di Repubblica mostra infatti il proprio straniamento, il proprio choc nel dover spiegare che a Livorno gli spazi sociali contestano il Pd. A parte il fatto che non risulta che a Firenze i centri sociali facciano le ovazioni a Renzi, è fenomenale la spiegazione che, del proprio choc, si dà l’inviata di Repubblica. Siccome Livorno è stata una città rossa, argomenta l’inviata, dove è stato fondato il Pci non si capische perchè i centri sociali contestino il Pd. E’ come dire che non si capisce perchè a Roma, che è stata capitale dello Stato Pontificio, si tengano le elezioni senza chiedere il permesso al papa.  Ma, ricordiamocelo, siamo sul fantastico, lisergico mondo a parte di Repubblica. Mondo che, assieme al Corriere Fiorentino, contribuisce nella costruzione dei manifestanti di Livorno come demoni scioccanti.

Quando si dice dare strumenti di comprensione dei fatti, in modo sobrio e documentato, ad una attenta opinione pubblica.
La stampa, lo sappiamo, fin dal ‘700 è un’ottica del potere. Evidentemente quella ha cercato di percepire Livorno è un’ottica che si definisce tanto realistica quanto di fatto è in preda ad evidenti stati di allucinazione. Suscita una certa conclamata ilarità il pensiero che questa dovrebbe essere la stampa democratica dovrebbe far capire all’opinione pubblica quanto sta accadendo a Livorno e magari persino le ragioni dei manifestanti. Una volta placate le risa, vediamo però l’ennesima bancarotta della stampa autoproclamatasi democratica incapace di presidiare la garanzia di un qualsiasi diritto civile e di fornire il più banale accertamento dei fatti.Una stampa capace  piuttosto di iniettare nel corpo sociale il paternalismo di Frate Indovino  e poi pulsioni, frame cognitivi perversi, allarmismi, ansie proiettive e distorsioni conoscitive. Suscita davvero preoccupazione il rapporto di questa stampa con il potere. Chi è democratico davvero non avrà problemi ad inquadrare correttamente la questione.

A cura di Terry McDermott e Jimmy Case per Senza Soste

4 dicembre 2012

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L'Italia come la Cina. Chiusi gli accessi nazionali a Avaxhome. Come aggirare il pericoloso provvedimento della magistratura

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giornali_in_reteAvaxome è un sito che, da un dominio delle Samoa occidentali e con server sparsi in tutto il mondo, fornisce gratuitamente una completa rassegna stampa mondiale. In queste ore, su richiesta di Mondadori, l'accesso ad Avaxhome per gli utenti nazionali è stato chiuso d'urgenza. Come avviene per i siti terroristici.

L'accesso al sito dall'Italia è stato infatti chiuso senza il parere del giudice ma direttamente dalla procura di Milano su richiesta della Mondadori di Marina Berlusconi. La motivazione della procura di Milano è duplice: violazione del diritto d'autore e ricettazione. E' bene ricordare come funziona Avaxhome: gli utenti che hanno a disposizione una copia di un testo la mettono gratuitamente a disposizione di chi la vuol leggere. Si intuisce facilmente che non esiste nè un'ipotesi di reato nè un'altra. Ma solo una serie di normative italiane, e di forzature delle procedure, che equiparano lo scambio gratuito di file a terrorismo.

L'ipotesi di ricettazione, qualcosa di unico in campo mondiale, rischia poi di creare un pericoloso precedente. Se quest'ipotesi resistesse al ricorso, ogni sito italiano o blog che riproducesse articoli, o stralci di articoli, di giornale potenzialmente potrebbe chiuso per ricettazione. Naturalmente tutto questo potrebbe toccare ai siti e blog dissidenti e politicamente dissonanti con il mainstream. Si tratterebbe di un manganello digitale dell'esecutivo propedeutico ad uno spazio di comunicazione politica dove parlano solo i grandi gruppi organizzando carnevalate come le primarie.

Ovviamente il pericoloso provvedimento della magistratura su Avaxhome è aggirabile. Basta digitare l'indirizzo http://avaxhome.ws entro una maschera proxy accessibile da siti come questo http://proxy.org/. Chi volesse sapere di più sui programmi proxy può trovare utili informazioni di base su http://it.wikipedia.org/wiki/Proxy

"Si può comunque navigare su qualsiasi sito, in forma anonima che aggira ogni tipo di bando, scaricando il browser di The Tor Project. https://www.torproject.org/ "

Vedi anche

Avaxhome, sequestro per l'edicola dei pirati

(red) 30 novembre 2012

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Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Novembre 2012 13:28

Rossanda lascia il manifesto

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Una lettera molto breve, lapidaria, con cui la fondatrice del giornale comunista comunica che non collaborerà più

L'addio di Marco D'Eramo era stato nascosto in poche righe nella pagina delle lettere. Quello di Rossana Rossanda, al momento, lo leggiamo sul sito di Micromega da cui lo prendiamo. La crisi del manifesto sembra essere verticale e storica. Ci torneremo nei prossimi giorni. Intanto crediamo sia utile conoscere il tenore di queste posizioni e soprattutto la lettera di addio della fondatrice del quotidiano "comunista".

LA LETTERA DI ROSSANDA

Preso atto della indisponibilità al dialogo della direzione e della redazione del manifesto, non solo con me ma con molti redattori che se ne sono doluti pubblicamente e con i circoli del manifesto che ne hanno sempre sostenuto il finanziamento, ho smesso di collaborare al giornale cui nel 1969 abbiamo dato vita. A partire da oggi (ieri per il giornale), un mio commento settimanale sarà pubblicato, generalmente il venerdì, in collaborazione con Sbilanciamoci e sul suo sito www.sbilanciamoci.info.
Rossana Rossanda

La lettera di Halevi
Care compagne e cari compagni
Non so se avete visto l'andazzo del manifesto nelle ultime settimane. E' peggiorato ulteriormente dopo il 4 novembre. Scandalose le linee di commiato a Marco D'Eramo, quelle della redazione non quelle di D'Eramo. Consiglierei di rompere, perché non si tratta più di un collettivo ma di un manipolo che per varie ragioni si è appropriato del giornale. Anch'io me ne vado, senza alcuna lettera. E' inutile.
Un caro saluto,

Joseph Halevi

La lettera di Marco D’Eramo (la risposta e la controreplica)

Cari lettori,
vi scrivo per prendere commiato da voi dopo una frequentazione di più di 32 anni e svariate migliaia di articoli. Come in ogni rapporto così lungo che si conclude, le cause della separazione risalgono lontano nel tempo e profondo nei sentimenti, anche se poi basta una quisquilia a rompere un equilibrio che già pendeva quanto la torre di Pisa.

Per fare breve una vicenda lunga, la mia storia nel manifesto e col manifesto è conchiusa. Sento con dolore che questa esperienza umana e politica sta finendo male, come spesso accade in regime di scarsità e penuria: me lo provano la suicidaria rottamazione dei prepensionati, quasi tutti esclusi dalla progettazione del giornale, e me lo ha provato in modo definitivo il pessimo andamento dell’assemblea romana di domenica 4 novembre coi circoli (nonché il suo non rendiconto).

Non ne faccio una colpa specifica alla direzione, sia perché in un giornale come era un tempo il nostro, le responsabilità sono sempre collettive, cioè del collettivo (redazione, grafici, tecnici e amministrativi e quindi anche mie), sia perché, come ho detto, alcuni dissidi sono carsici e rimontano nel tempo. Di proposito non entro in questioni personali che mi trascinerebbero in un ping-pong di recriminazioni e controaccuse: vi sono già stati troppi livori. Spero di sbagliarmi, e auguro ogni fortuna al collettivo, per quel che ne resta, e per il tempo che riuscirà a sopravvivere come tale.

Il commento della redazione

È vero, le difficoltà materiali non aiutano. Ci dispiace per questo commiato, ma su una cosa siamo d’accordo: meglio evitare personalismi, «recriminazioni e controaccuse». Auguri di buona fortuna.

Risposta inviata per mail a tutta la redazione da Marco D’Eramo

Care compagne/i,vi ringrazio di cuore: la collocazione e la risposta che avete voluto dare al mio addio spiega le ragioni del mio commiato più di ogni mia parola.

tratto da http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it

26 novembre 2012

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Facebook blocca l'account di Rosa Schiano, unica italiana a Gaza: ''Qui di tregua non c'è traccia''

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facebook_censuraRoma - (Adnkronos) - L'attivista al telefono con l'Adnkronos: "Continuano gli attacchi. Ho caricato le foto dei bambini uccisi sul mio sito e sulla pagina Facebook, ma sono stata bloccata dal social network".

Roma, 19 nov. (Adnkronos) - Facebook ha bloccato per 24 ore l'account personale di Rosa Schiano, l'unica italiana rimasta a Gaza City da quando è iniziata l'offensiva isreaeliana contro i palestinesi, per aver diffuso foto di bambini uccisi all'aspedale di Shifa.

E' la stessa Schiano a riferirlo, al telefono con l'Adnkronos: "Ho caricato quelle foto sul mio sito e sulla mia pagina Facebook, ma sono stata bloccata per 24 ore dal social network. Meno male che il mio sito invece funziona". Sito che, si ricorda, è ilblogdioliva.blogspot.it.

La situazione, racconta Schiano, non è mutata di un millimetro: "Gli attacchi sono continuati tutta la notte e proseguiti anche la mattina, sono continui. Qui di tregua non c'è traccia - conclude, mentre sta tornando all'ospedale - ci sono stati alcuni feriti nel campo di Jabalia".

tratto da http://www.adnkronos.com

19 novembre 2012

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