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COMUNICAZIONE E MEDIA

Pubblicità boomerang per Coop e Mc Donald

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Una nuova analisi inchiesta sulla grande distribuzione e i suoi falsi miti. Effetto boomerang degli spot della Littizzetto per la Coop e dello spot McDonald's diretto dal regista Gabriele Salvatores.

L’azienda leader della grande distribuzione organizzata in Italia e la multinazionale del  panino a basso costo sono state “vittime” degli effetti delle loro ultime campagne pubblicitarie. La colpa è delle agenzie che non hanno saputo confezionare un prodotto adeguato?

Noi riteniamo di no. Crediamo siano rimaste vittime delle loro stesse contraddizioni, delle loro promesse di creare posti di lavoro o di mostrare un luogo di lavoro"come un mondo accattivante e un ambiente simpatico"; dietro queste garanzie ad effetto si celano  numerose incoerenze, tra l'altro evidentissime. I posti di lavoro sono spesso precari, con contratti a tempo determinato e spesso part-time e non possano certo rappresentare un'opportunità in grado di soddisfare le esigenze di stabilità di un individuo o, meno che mai, di una famiglia; soprattutto se si fanno i conti con l’occupazione persa a causa della chiusura di centinaia di piccole e medie attività ogni anno, incapaci di reggere la concorrenza.

Le numerose testimonianze che abbiamo raccolto nella nostra analisi del settore, tra l’altro a prevalente occupazione femminile,  sono il sintomo più evidente che i lavoratori del commercio sono stremati e stanno portando alla luce le condizioni di precarietà di chi si guadagna da vivere nei centri commerciali,  laboratori di sperimentazione di nuove forme di sfruttamento e di alienazione nei confronti dei lavoratori che vengono indotti a considerare l'azienda come una "famiglia", dove la flessibilità è un elemento imprescindibile: straordinari, festivi obbligatori, orari che cambiano ogni giorno, ferie non concordate sono la normalità e rendono inconciliabili i tempi di vita e di cura della famiglia con il lavoro. A questo si aggiunge tutta una serie di meccanismi disciplinari e di abusi, come il mobbing, che minano qualsiasi forma di tutela.

Illuminante in tal senso è l'agile libro L'azienda totale”,edito da Sensibili alla foglie, che cerca di mettere a fuoco i dispositivi relazionali entro cui si formano i lavoratori - postmoderni e "flessibili" - delle grandi catene di supermercati. L'analisi delle dinamiche identitarie che si svolgono in queste aziende emergono dalle testimonianze dirette di diversi lavoratori che hanno partecipato ad un cantiere di ricerca il cui scopo era di tratteggiare i modi di funzionamento di un'immaginaria azienda totale ed i tentativi di resistenza che le soggettività in questione mettono in atto per rispondere alla spinta disumanizzante cui sono sottoposte.

Finalmente i lavoratori del commercio cominciano a reagire e a mostrare la polvere che si cela sotto il tappeto della loro cattiva occupazione e questo anche attraverso la comunicazione orizzontale offerta dai social network e dal loro effetto moltiplicatore, riuscendo addirittura a contrastare i canali pubblicitari classici di cui si servono le multinazionali. Il caso della lettera che le lavoratrici USB  hanno indirizzato a Luciana Littizzetto (la testimonial nazionale di Coop), che  ha scatenato un pandemonio mediatico approdato  negli studi di La7, e della pubblicità della McDonald’s che ha irritato non poco i sindacati di categoria ed i lavoratori che già da tempo si sfogavano in rete, ne sono un chiaro ed inequivocabile segnale.

La cosa che colpisce è l’omologazione del meccanismo di difesa utilizzato da due aziende così diverse tra loro sia nella forma societaria (mentre il fine ultimo delle società di capitali diverse dalle coop è la realizzazione del lucro e si concretizza nel riparto degli utili patrimoniali, le cooperative hanno invece uno scopo mutualistico, che consiste – a seconda del tipo di cooperativa - nell'assicurare ai soci il lavoro, o beni di consumo, o servizi, a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato), sia nel tipo di servizio offerto al consumatore finale.

Ma analizziamo le risposte delle due aziende ai mal di pancia di lavoratori e sindacati:

le donne della Coop, attraverso la loro provocazione, hanno posto al centro del dibattito quattro questioni di fondo: salario, part-time, discrezionalità e libertà. Unicoop Tirreno ci racconta che un lavoratore su due ha un contratto part-time ma non dice che il part-time non è quasi mai una libera scelta della lavoratrice, è l’unica possibilità che le viene offerta per essere assunta. La possibilità di migliorare questa condizione è remota e spesso non passa attraverso il merito o l’anzianità, il risultato è un salario che si aggira sui 700 euro mensili. Chi fa il part-time ha bisogno di svolgere una seconda occupazione per mettere insieme un salario appena sufficiente ma questo è reso impossibile dall’organizzazione del lavoro messa in atto. I turni delle lavoratrici spesso vengono esposti il venerdì o il sabato della settimana precedente e variano in continuazione a seconda delle esigenze dell’azienda e non nel rispetto dei tempi di vita e della cura delle famiglie. A volte, sempre per le esigenze dell’azienda i turni vengono cambiati per telefono nella stessa giornata. Sempre Unicoop Tirreno dice che il 31% dei part-time ha beneficiato tra il 2011 ed il 2012 di incrementi dell’orario di lavoro, ma non specifica che questo incremento è quasi sempre temporaneo e discrezionale. La speranza di poter ottenere questi incrementi costituisce uno degli strumenti preferiti dall’azienda per mantenere sotto ricatto chi lavora. Ed è questa discrezionalità e ricattabilità che le donne hanno voluto segnalare con la lettera a Luciana Littizzetto. Chi vive la realtà di un supermercato o di un ipermercato sa benissimo che è difficoltoso anche poter andare in bagno ed è spesso necessario chiedere il permesso. L’esigenza fisiologica viene considerata parte integrante dell’organizzazione del lavoro e del potere datoriale. E “denunciare, protestare o anche solo discutere le decisioni che ti riguardano non è affatto facile”.

McDonald’s  afferma, quasi stesse in campagna elettorale, "Noi nell'Italia ci crediamo, per questo diamo lavoro a oltre 16.000 persone e ne assumeremo oltre 3.000 nei prossimi tre anni". Ma quando si analizza il tipo di occupazione offerta si scopre che da McDonald's circa l'80% dei lavoratori ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, ovviamente il part-time non è una scelta e determina condizioni salariali molto basse, il tutto appesantito  dall’obbligo sistematico di prestare servizio in orario notturno, domenicale e festivo, con buona pace dei tempi di vita e di cura della famiglia. McDonald’s replica: «In questi primi giorni del 2013 abbiamo assunto 200 persone. A tempo indeterminato. Certo, molti contratti sono part-time, modalità assolutamente a norma di legge e che per alcuni può essere un'opportunità, come per gli studenti-lavoratori (il 30% della nostra forza lavoro)». Se andiamo a curiosare sul sito dalla Mc Donald’s Italia, inoltre, scopriamo che: “Chi decide di lavorare da McDonald’s deve avere voglia di darsi da fare, di imparare a fare diverse cose in modo impeccabile, di sostenere la pressione nei momenti di picco, di rendersi disponibile quando c’è bisogno di una mano (...) Nei ristoranti McDonald’s è fondamentale attenersi a tempi stabiliti, per la preparazione del cibo, per l’igienizzazione delle mani, anche per andare al bagno, come avviene in tutte le attività professionali in cui il rispetto coordinato dei tempi è un fattore chiave per la qualità del lavoro!" E ci risiamo, IL BAGNO, ostacolo insormontabile della produzione commerciale, tarlo allo studio di tutti i responsabili relazioni sindacali delle aziende e delle associazioni datoriali, vizio dei milioni di addetti del settore e responsabile inequivocabile della crisi globale, tanto che la testimonianza di un dipendente di un punto McDonald’s di Milano, tratta da "L’Inkiesta", recita testuale: “ I capi ti concedono appena 58 secondi per andare in bagno, tanto che qualcuno arriva a chiederti pure di timbrare il cartellino.” Almeno Mc Donald’s ha trovato la soluzione e quantificato i tempi per l’esigenza fisiologica dei propri addetti.

L’omologazione evidente dei meccanismi di difesa sembra ricalcare l’omologazione altrettanto evidente dell’organizzazione del lavoro messa in atto dalle multinazionali del settore, cambiano i linguaggi, a seconda della nazionalità dell’azienda, ma la filosofia organizzativa è la stessa e tende a comprimere verso il basso i salari ed i diritti dei lavoratori, finanche quello di far pipì. Il sussulto, ancora in ordine sparso, dei lavoratori di queste nuove FABBRICHE METROPOLITANE assomiglia ad una embrionale presa di coscienza operaia.

USB

tratto da http://www.contropiano.org

19 gennaio 2013

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Ultimo aggiornamento Domenica 20 Gennaio 2013 21:01

Usa, morto Aaron Swarzt: aveva parlato di "kill list" di Obama

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Aaron_SwartzWashington - E' stato trovato morto a New York Aaron Swartz, programmatore, imprenditore nonche' uno dei principali attivisti del mondo Internet.

Il blogger americano che ha parlato della "kill list" del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Aveva 26 anni e nonostante la giovane eta', era molto noto. Aveva iniziato a farsi conoscere nel 1999, ad appena 13 anni, quando aveva vinto un premio per sviluppatori di siti Web educativi. La polizia dice che ha trovato il corpo di Aaron Swartz a New York e che si sarebbe tolto la vita per depressione, impiccandosi. Ma non aggiunge altri dettagli·su questa "fine", abbastanza misteriosa. L'anno scorso, Swartz ha apertamente criticato il governo degli Stati Uniti e il regime israeliano per gli attacchi informatici (cyber-attack)·contro siti nucleari dell'Iran. Il blogger ha criticato anche l'amministrazione Obama per la sua famosa "kill list", ovvero la sua politica degli omicidi mirati. Cosi' si e' svelato che ogni settimana viene sottoposta ad Obama una lista di "nemici da eliminare" (che si trovano di spesso in Yemen, Somalia e Pakistan), redatta da cento alti funzionari di Cia e Pentagono. A Obama spetta l’ultima parola su chi uccidere e chi no, e in queste decisioni e' aiutato dal suo consigliere antiterrorismo John Brennan, da quello per la Sicurezza nazionale Tom Donilon e dal suo·stratega politico David Axelrod.

Swart era anche un'attivista nell’ambito dei diritti digitali. Il suo sito, get.info, era un primo prototipo di enciclopedia online collaborativa, idea che poi Wikipedia avrebbe realizzato su ampia scala solo due anni dopo. Swartz sviluppava, insieme ad altri, l'importante standard Web noto come Rss (Rich Site Summary). La sua era stata una sequenza di iniziative di avanguardia, spesso coronate da successo. Importante, per esempio, il suo contributo alla fondazione nel 2002, insieme a Lawrence Lessig, di Creative Commons. Molto riuscita anche la sua startup Infogami, che contribi' al successo di Reddit, un sito di «social news» tra i piu' popolari al mondo.

fonte: http://italian.irib.ir


INFO: http://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Swartz


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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Gennaio 2013 01:32

Immediatamente di parte. On-line il sito di Cortocircuito

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corto_circCortocircuitO nasce con l’intento di lavorare su un nervo scoperto e centrale delle lotte politiche antagoniste: la comunicazione politica.

L’informazione ha effetto sulla produzione di verità, definendo ciò che è vero e ciò che è falso. Stiamo parlando di un terreno che non è mai neutro, ma che è da sempre il risultato dello scontro reale tra interessi contrapposti. L’informazione mainstream, falsamente “neutrale”, è uno strumento per far prevalere la lettura della realtà della classe dominante. Di contro, la nostra informazione, quindi la nostra azione politica, si dichiara immediatamente di parte. Questo perché l’unica informazione e analisi credibile, degna di fiducia, è quella che va a sviscerare i problemi alla loro radice, che si pone l’obiettivo di cambiare lo stato attuale delle cose, e che per questo possiamo definire rivoluzionaria.

Consapevoli di trovarci davanti a una società in continuo mutamento e sempre più complessa, ci poniamo l’obiettivo disottoporre a una critica spietata la realtà, cercando di dare e darci sempre migliori strumenti per incidere sul presente. Col nostro agire vogliamo dare risalto a ogni lotta o analisi che siano capaci di far avanzare il movimento nel suo complesso.

Ostili a qualsiasi istituzione, sia essa locale, nazionale o transnazionale, il cui unico fine è il mantenimento dello status quo, facendosi di fatto garante dell’attuale sistema capitalistico, ci poniamo allo stesso modo lontani dalle logiche parrocchiali e verticistiche che conducono a un movimento debole e diviso, incapace di crescere nei numeri e nella forza. 

Con questo sito inauguriamo una nuova fase del progetto CortocircuitO, per rispondere colpo su colpo a ogni attacco della classe dominante e per dare risalto in tempo reale, con maggiore diffusione, a tutte le lotte che si muovono sul territorio fiorentino e toscano.

(red.)

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Gennaio 2013 10:13

Radio Regueb Rivoluzione, la radio comunitaria del post Ben Ali

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radio3rregueb9 gennaio 2013. E' previsto per questa data il lancio ufficiale di Radio Regueb Rivoluzione, nata dalla collaborazione tra COSPE, l’Associazione Liberté et Développement di Regueb (Tunisia) e l’Agenzia Multimediale AMISnet. Un giorno scelto non casualmente. Proprio il 9 gennaio, infatti, si ricorda la «Giornata dei Martiri della Rivoluzione», a due anni di distanza dal fatidico stesso giorno del 2011, in cui 5 giovani cittadini vennero uccisi dalla polizia durante le giornate delle proteste tunisine. 

La stazione radio comunitaria nella città di Regueb è concepita come mezzo di informazione indipendente e di mobilitazione cittadina a livello locale e adotta un approccio di lavoro partecipativo e in rete con altri media locali indipendenti con il fine di favorire lo scambio di buone pratiche e la libertà d’espressione nella Tunisia del post Ben Ali. 

Radio Regueb Rivoluzione avvierà la diffusione con 4 ore giornaliere di programmazione con emissioni, reportages e interviste, garantendo un approccio di prossimità e coinvolgendo nella programmazione tutta la comunità. 

Per l’occasione, l’Associazione Liberté et Développement, in collaborazione con altre 14 associazioni della città di Regueb, organizza una giornata dedicata ai Martiri della Rivoluzione e alla Radio Comunitaria, con un ricco programma nel corso di tutta la giornata, dalle 8:00 fino a tarda sera. In programma: Animazione in città con musica e corano; Spettacolo teatrale « Je suis libre » nella Piazza dei Martiri della Rivoluzione; Sirene in Piazza dei Martiri; Conferenza stampa degli avvocati dei martiri e dei feriti della Rivoluzione; Lettura di poesie a cura del poeta Mohamed Jlali; Conferenza su « Diritti dell’uomo e Giustizia Transitoria »; Concerto del gruppo Musicale « Recherche Musicale Gabes »; Proiezione di documentari sulla rivoluzione in Piazza dei Martiri; e conclusione con Spettacolo di luci in piazza. 

Inoltre, lo staff di Radio 3R avrà l’onore di ricevere la cittadinanza nel locale della Radio alle ore 13.00 per festeggiare il lancio ufficiale delle emissioni. La prima emissione è prevista per le ore 15 locali. 

(red.)

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Gennaio 2013 09:42

Appalti sporchi in Polizia. Arrestato anche Fiorolli

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Tangenti anche per spiarci. Si può anche sintetizzare così la notizia degli arresti di stamattina, che riguardano gli appalti relativi al Cen della polizia. (da contropiano.org)

Prendiamo la notizia secca dal sito del Sole24Ore:

Quattro persone sono state arrestate e rinchiuse in carcere, altre quattro sono state condotte ai domiciliari, altri quattro indagati hanno ricevuto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le misure sono state eseguite dalla guardia di finanza del comando provinciale di Napoli nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla procura sulla vicenda delle presunte irregolarità per l'aggiudicazione degli appalti per trasferire il Centro elettronico nazionale (Cen) della polizia di Stato dalla Capitale a Napoli.
Le fiamme gialle inoltre hanno eseguito il sequestro di due aziende. Gli otto arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione, turbativa d'asta e rivelazione del segreto di ufficio.

Domiciliari per l'ad di Telespazio
Tra le persone raggiunte da ordine di custodia cautelare c'è anche il top manager del gruppo Finmeccanica Carlo Gualdaroni, ex amministratore delegato di Elsag Datamat (poi Selex Elsag, oggi confluita in Selex ES) e attuale a.d. di Telespazio.
Nell'inchiesta della Procura di Napoli é coinvolto anche Francesco Subbioni, amministratore delegato di Electron Italia (gruppo Selex Elsag) anche lui finito in carcere. Secondo le accuse, i due rappresentano il fulcro di un sistema di illeciti finalizzato all'aggiudicazione di appalti pubblici in materia di sicurezza.
Risultano coinvolti anche l'ex Questore di Napoli, Oscar Fiorolli (ai domiciliari) e Mario Mautone ex provveditore alle opere pubbliche per la Campania e il Molise, già condannato nell'ambito del processo «Romeo» per corruzione per avere fatto parte di un sistema che il giudice ha definito «traffico di influenze».
In questa nuova inchiesta della procura di Napoli, sfociata oggi negli arresti di uomini di vertice delle istituzioni e manager di società legate a Finmeccanica, vengono contestati a vario titolo i reati di turbativa d'asta, rivelazione di segreto d'ufficio, abuso d'ufficio e corruzione. Il blitz é scattato stamattina ed ha visto la polizia tributaria dare esecuzione a 12 ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere. Sono stati posti sotto sequestro beni per 50 milioni di euro a carico delle società coinvolte Elsag Datamat ed Electron.

Uno sporco intreccio, che appare un tantino più sporco se si prendono in esame alcuni protagionisti della vicenda. Come Oscar Fiorolli, ex questore di Napoli ed ex torturatore, negli anni '70-'80.

Link: Oscar Fioriolli, il bandolo nero della trama dell'apparato securitario

20130108 oscar-fiorolli

La scheda-ricordo che gli ha dedicato da tempo il blog Insorgenze;

Chi è Oscar Fioriolli? Biografia di un torturatore

Oscar Fioriolli, non dimenticate mai questo nome. Nella nota diffusa dopo la conferma definitiva delle condanne pronunciata dalla Cassazione contro i vertici investigativi del ministero dell’Interno, il capo della Polizia Antonio Manganelli dichiarava con parole che si volevano rassicuranti per i cittadini :

«Ora, di fronte al giudicato penale, è chiaramente il momento delle scuse. Ai cittadini che hanno subito danni ed anche a quelli che, avendo fiducia nell’Istituzione-Polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza. Per migliorare il proprio operato, a tutela della collettività, nell’ambito di un percorso di revisione critica e di aperto confronto con altre istituzioni, da tempo avviato, la Polizia di Stato ha tra l’altro istituito la Scuola di Formazione per la Tutela dell’Ordine Pubblico al fine di meglio preparare il personale alla gestione di questi difficili compiti. Il tutto per assicurare a questo Paese democrazia, serenità e trasparenza dell’operato delle forze dell’ordine, garantendo il principio del quieto vivere dei cittadini».

A dirigere questa scuola, nata con decreto del capo della Polizia il 24 ottobre 2008 e operativa dal 1° dicembre successivo «con l’obiettivo – come recita il comunicato del ministero degli Interni – di formare personale specializzato capace di intervenire con professionalità in caso di eventi che possono degenerare dal punto di vista dell’ordine pubblico, come manifestazioni, cortei ed eventi pubblici, per garantire ancor meglio la sicurezza di tutta la collettività», è stato chiamato il prefetto Oscar Fioriolli.

Chi è questo grande esperto a cui il capo della Polizia ha attribuito il compito di formare dirigenti, funzionari e agenti di Ps affinché ricorrano a condotte più “professionali” durante manifestazioni, cortei ed eventi pubblici per evitare quanto accaduto a Genova nel 2001?

Fioriolli è stato questore ad Agrigento, Modena, Palermo, Genova (subito dopo il G8) e poi a Napoli. Risulta anche indagato in una inchiesta sugli appalti Finmeccanica condotta dai pm della procura di Napoli e in una indagine portata avanti dalla procura genovese su una strana vicenda di consulenze per auto blindate richieste da un dittatore della Guinea Conakry e rapporti con un faccendiere siriano che gli avrebbe elargito una somma di 50 mila euro. Questi scarni cenni biografici tuttavia ci dicono ancora molto poco del ruolo avuto da un funzionario che è stato nel cuore del dispositivo antiterrorismo del ministero degli Interni in anni cruciali (dalla metà degli anni 70 in poi).

Per conoscere qualcosa di più del suo passato dobbiamo ricorrere alla testimonianza di un suo collega: l’ex commissario della Digos e poi questore Salvatore Genova, che lo descrive (cf. l’Espresso del 6 aprile 2012;vedi anche la testimonianza video) mentre all’ultimo piano della questura di Verona conduce l’interrogatorio di Elisabetta Arcangeli, una sospetta fiancheggiatrice delle Brigate rosse arrestata il 27 gennaio 1982.

«Separati da un muro, perché potessero sentirsi ma non vedersi, ci sono Volinia e la Arcangeli. Li sta interrogando Fioriolli. Il nostro capo, Improta, segue tutto da vicino. La ragazza è legata, nuda, la maltrattano, le tirano i capezzoli con una pinza, le infilano un manganello nella vagina, la ragazza urla, il suo compagno la sente e viene picchiato duramente, colpito allo stomaco, alle gambe. Ha paura per sé ma soprattutto per la sua compagna. I due sono molto uniti, costruiranno poi la loro vita insieme, avranno due figlie. È uno dei momenti più vergognosi di quei giorni, uno dei momenti in cui dovrei arrestare i miei colleghi e me stesso. Invece carico insieme a loro Volinia su una macchina, lo portiamo alla villetta per il trattamento. Lo denudiamo, legato al tavolaccio subisce l’acqua e sale».

Era in corso il sequestro del generale americano James Lee Dozier, vicecomandante della Fatse (Comando delle Forze armate terrestri alleate per il sud Europa) con sede a Verona, da parte delle Brigate rosse-partito comunista combattente. Sempre secondo la testimonianza fornita da Salvatore Genova, nel corso di una riunione convocata dall’allora capo dell’Ucigos Gaspare De Francisci presso la questura di Verona, presenti Improta, il poliziotto cui De Francisci aveva affidato il coordinamento del gruppo di super investigatori, Oscar Fiorolli, Luciano De Gregori e Salvatore Genova, si decise il ricorso alle torture. A svolgere il lavoro sporco venne chiamato insieme alla sua squadretta di esperti “acquaiuoli” (professionisti del waterboarding, la tortura dell’acqua e sale) Nicola Ciocia, alias professor De Tormentis, funzionario proveniente dalla Digos di Napoli, già responsabile per la Campania dei nuclei antiterrorismo di Santillo, in forza all’Ucigos. De Francisci fece capire che l’ordine veniva dall’alto, ben sopra il capo della polizia Coronas. Il semaforo verde giungeva dal vertice politico, dal ministro degli Interni Virginio Rognoni. Via libera alle «maniere forti» che in cambio forniva anche chiare garanzie di copertura. Fu lì che lo Stato decise di cercare Dozier nella vagina di una sospetta brigastista.

Giovanni Coronas e Umberto Improta sono morti nel frattempo. Un giardino in ricordo di Improta, capo della squadra di investigatori che praticarono le torture sistematiche impiegate da varie squadre di poliziotti in un arco di tempo che riveste almeno 11 mesi, è sorto non lontano da piazza san Giovanni, a Roma, tra via dell’Amba Aradam e via della Ferratella in Laterano.
Salvatore Genova è in pensione ed è l’unico che ha deciso di raccontare la verità. Nicola Ciocia, il mago del waterboarding, vive nascosto in una casa del Vomero a Napoli. Non ha più il coraggio di uscire di casa, braccato dai fantasmi del suo passato di aguzzino. L’ex guardasigilli Virginio Rognoni mantiene profilo basso, mostra di ricordare con difficoltà sperando di non essere coinvolto nella riapertura del caso; Oscar Fioriolli è invece ancora al suo posto di dirigente della scuola di polizia. Una scelta davvero rasicurante: l’uomo giusto al posto giusto!

Sentito al telefono da Piervittorio Buffa, il giornalista che è riuscito a sfilare organigrammi e nomi degli autori delle torture dalla bocca di Salvatore Genova, che fino ad allora aveva solo denuciato i fatti senza mai indicare i corresponsabili (una prima volta nel 2007 davanti a Matteo Indice del Secolo XIX, poi nel libro di Nicola Rao, Colpo al cuore, Sperling & Kupfer 2011, infine in una puntata di Chi l’ha visto?), Oscar Fioriolli ha rifiutato qualsiasi incontro per chiarire il ruolo avuto in quelle vicende e negato le circostanze riferite da Genova.
Gratteri, Luperi, Calderozzi, Mortola, Ferri, ed altri funzionari sono stati dimessi dai loro incarichi per le loro responsabilità accertatenel tentativo di depistare e coprire il massacro perpetrato all’interno della scuola Diaz.
Oscar Fioriolli, chiamato in causa con una testimonianza dettagliata per il ruolo avuto nelle torture e in una violenza sessuale, praticate durante gli interrogatori contro persone accusate di appartenere alla Brigate rosse, è sempre al suo posto.

http://insorgenze.wordpress.com/2012/07/22/torturartori-che-siedono-ancora-sulle-poltrone-del-viminale-chi-ha-coperto-il-massacro-della-diaz-e-stato-condannato-e-dimesso-dagli-incarichi-oscar-fioriolli-che-ha-torturato-negli-anni-80-e-ancora/

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Gennaio 2013 12:53

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