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COMUNICAZIONE E MEDIA

Murdoch, Berlusconi d'Inghilterra: chiude "News of the world" e punta La7

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Noi di intercettazioni ne sappiamo qualcosa, ma ora anche i sudditi di sua Maestà iniziano a capire di che si tratta. Con una piccola differenza: da noi il tycoon fa la parte dell'intercettato, oltremanica è l'intercettatore. Parliamo del magnate della comunicazione Rupert Murdoch, proprietario del colosso planetario "News Corporation". Uno dei suoi giornali inglesi, il News of the world, è in questi giorni al centro di uno dei peggiori scandali che abbiano mai toccato la stampa britannica e domenica sarà costretto a chiudere i battenti.

berlusconi_murdochDirigenti e giornalisti rischiano l'arresto per aver ascoltato illegalmente le telefonate di attori, calciatori, membri della famiglia reale, vip della politica e dello spettacolo. Non basta. Pare che, tramite un investigatore privato, abbiano ficcato il naso nelle conversazioni dei familiari delle vittime di rapimenti, attentati terroristici e perfino dei militari morti in Iraq e Afghanistan.

Ma lo schifo non sarebbe completo se non c'entrasse la politica. In questo caso, l'anello di congiunzione si chiama Andy Coulson. Vicedirettore della testata di casa Murdoch dal 2003, fu costretto a dimettersi quattro anni dopo. Già allora era sospettato di aver corrotto dei poliziotti per mettere in piedi un'oscura rete d’intercettazioni. A dargli una seconda chance è stato nientemeno che il primo ministro David Cameron, nominandolo suo portavoce nel maggio 2010. Purtroppo Coulson, inseguito da accuse sempre più gravi, ha dovuto lasciare anche questo incarico lo scorso gennaio.

Le sue dimissioni però non sono bastate a togliere d'impiccio il Premier, la cui credibilità è ormai compromessa dallo scandalo. Anche ammettendo che non fosse direttamente coinvolto (non ci sono accuse contro di lui) è difficile credere che non sapesse niente. E, se così fosse, ce ne sarebbe abbastanza per tacciarlo quantomeno di idiozia.

Ad oggi Cameron vorrebbe solo prendere tempo e lasciare che l'affare si sgonfi, ma non ha vita facile. Il suo alleato di governo, il liberaldemocratico Nick Clegg, è fra i più determinati a fare chiarezza. Quanto all'opposizione, l'agguerritissimo laburista Ed Miliband non si è lasciato sfuggire l'occasione di gettare fango sul Premier, chiedendo anche al governo di avviare un'inchiesta pubblica indipendente.

Ma veniamo al vero eroe di questa storia, re Murdoch d'Inghilterra. In questo momento la debacle del News of the world, da cui tutti gli inserzionisti pubblicitari sono fuggiti a gambe levate, è davvero il minore dei suoi problemi. Il vero rischio per il magnate australiano è che sfumi l'affare BSkyB.

Si tratta della seconda tv satellitare a pagamento del Regno Unito, con 10 milioni di clienti e un fatturato da 5,9 milioni di sterline. Per acquistarne l'intero capitale, Murdoch (che ha già in tasca il 39,1% delle azioni) sarebbe disposto a sborsare qualcosa come 9,4 miliardi di sterline. Il governo aveva dato il via libera all'operazione, ma i fatti degli ultimi giorni hanno rimesso tutto in discussione, facendo slittare la decisione finale dell'Esecutivo a settembre.

Se nonostante tutto la trattativa andasse in porto, il tycoon diventerebbe una specie di "Berlusconi inglese", come hanno scritto diversi giornali britannici. Nel Regno Unito la News Corporation è già proprietaria di varie testate di primo piano: oltre allo storico domenicale appena soppresso, fanno parte della famiglia anche il Sun, il Times e il Sunday Times. E non ci dimentichiamo della più nota emittente televisiva del mondo, Sky.

A tener presente il quadro generale, viene da pensare che forse l'ultimo scandalo scoppiato nella terra della Regina potrebbe paradossalmente rivelarsi un evento positivo per la salute cerebrale dei sudditi inglesi. Se si riuscisse a evitare che Murdoch rafforzi ulteriormente la sua leadership, tanto di guadagnato. Sia negli Usa che in Gran Bretagna il miliardario ha già creato dei sistemi di potere in grado di condizionare pesantemente non solo l'opinione pubblica, ma anche la vita economica e politica dei due Paesi.

Il meccanismo è semplice, per certi versi rozzo. Le aziende del grande burattinaio non si schierano da una parte o dall'altra per sostenere un qualche tipo dìideologia, ma solo per consentire al loro proprietario di trarre il maggior profitto materiale possibile. Basti pensare al diverso ruolo svolto in diversi contesti. Negli Stati Uniti la Fox (altra tv di Murdoch) ha praticamente fatto eleggere Bush Junior al suo primo mandato e tuttora sostiene i repubblicani più bigotti del Tea Party. Al contrario, in Inghilterra, le testate della News Corporation sono sempre state le migliori amiche del laburista Tony Blair, salvo poi passare dalla parte di Cameron con l'avvento di Gordon Brown.

Una strategia spregiudicata e quasi cannibalesca quella del Berlusconi di Inghilterra, che può contare su una potenza economica senza rivali, nemmeno dalle parti di Arcore. Soltanto l'anno scorso gli utili netti della News Corporation hanno raggiunto i 2,5 miliardi di dollari. Soldi che fanno gola a chiunque lavori nell'editoria, ma chi aspira ad un'informazione decente dovrebbe pregare che restino lontani. E davvero nessuno può stare tranquillo. Giù da noi, ad esempio, la versione australiana del Cavaliere ha messo gli occhi su La7.

tratto da www.altrenotizie.org

7 luglio 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Luglio 2011 14:42

L'Agcom approva la bozza ma fa un passo indietro

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Non ci saranno oscuramenti repentini di interi siti e sarà sempre possibile il ricorso alla magistratura. Nessun pericolo per i siti senza finalità commerciali né per gli utenti del P2P. Le prime reazioni.

internet_censura_pcL'authority per le comunicazioni ha approvato il regolamento su pirateria e diritto d'autore (bozza delibera 668/2010), al centro di numerose proteste in questi giorni, in Rete e fuori.

A darne notizia, prima ancora dell'Agcom, era stato l'avvocato Fulvio Sarzana, nel suo blog. Nel corso del pomeriggio di ieri erano poi trapelate altre indiscrezioni che hanno infine avuto conferma in un comunicato ufficiale dell'autorità.

L'approvazione della bozza è avvenuta a maggioranza ma senza l'unanimità: 7 voti a favore, un astenuto (Nicola D'Angelo) e un astenuto (Michele Lauria). Relatori sono Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri: quest'ultimo aveva in un primo momento annunciato le proprie dimissioni, ritirandole poi su richiesta del presidente Calabrò.

Il provvedimento sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ma non diverrà immediatamente esecutivo: dovranno prima passare 60 giorni per una pubblica consultazione. Prima dell'approvazione definitiva si andrà quindi a ottobre: peccato solo che i mesi di luglio e agosto non siano quelli ideali per una pubblica consultazione, ma meglio che niente.

Lo schema del provvedimento non è ancora stato reso noto ufficialmente, tuttavia dal comunicato di Agcom ne emergono chiaramente gli aspetti principali, volti a tutelare il diritto d'autore ma non in maniera così drammatica come si era ritenuto in un primo momento.

Dopo una segnalazione di presunta violazione dei diritti, l'Agcom individua due fasi ben distinte del procedimento. Nella prima fase, l'autorità verifica se è realmente avvenuta una violazione e in caso affermativo chiede al gestore del sito la rimozione (che deve avvenire entro il termine di 4 giorni).

Qualora il gestore del sito non rimuova i contenuti, o comunuqe non si giunga a una soluzione soddisfacente per le parti, ciascuna di queste potrà rivolgersi nuovamente all'Agcom che avvierà un contraddittorio di 10 giorni.

Successivamente l'Agcom potrà ordinare - nei successivi 20 giorni, prorogabili di altri 15 - la rimozione dei contenuti ritenuti illegittimi (o il loro ripristino, a seconda di quale richiesta giudichi fondata).

L'Agcom sottolinea comunque che questa procedura è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria, e si arresta qualora una delle parti - in qualsiasi momento - ricorra alla magistratura. Inoltre i provvedimenti dell'autorità saranno comunque impugnabili davanti al Tar del Lazio.

Agcom dichiara poi che, sulla base del fair use, la procedura non riguarda i siti amatoriali (ovvero quelli non aventi finalità commerciale o scopo di lucro); l'esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione; l'uso didattico e scientifico; la riproduzione parziale del contenuto rispetto all'opera integrale. Inoltre viene dichiarato esplicitamente che la procedura non riguarderà l'utenza del peer to peer.

Per quanto riguarda i siti esteri, infine, la procedura è la stessa; nel caso il sito non ottemperi alla richiesta di rimozione, però, la competenza del caso passerà all'autorità giudiziaria.

Sono arrivati i primi commenti: Paolo Gentiloni (PD) ha affermato: «La delibera Agcom contiene alcune correzioni di rotta, ma non ancora il necessario punto di equilibrio tra tutela delle opere dell'ingegno e diritti di libertà della Rete».

Più critico Vincenzo Vita (PD): «Come volevasi dimostrare il tutto era già stato deciso. Qualche modifica c'è stata, parrebbe. Per rimuovere i contenuti verrebbero fatti alcuni "warning". Il periodo del contraddittorio passa a 15 giorni, anziché i 5 previsti. Poi, però, incombe la censura».

Sempre Vita invoca una discussione parlamentare: «Rimane intatto l'abnorme problema delle competenze, profilandosi un vero e proprio conflitto di attribuzione. Comunque, oggi è un brutto giorno per la libertà della Rete. E' a quest'ultima ora e al Parlamento che deve passare la parola».

Critiche anche da Antonio di Pietro (IDV): «L'Authority pone un bavaglio alla Rete, unico baluardo della democrazia in questi tempi bui e strumento fondamentale che ha veicolato le informazioni sui referendum». All'Agcom «resta un potere di rimozione dai siti web dei contenuti, su valutazioni discrezionali, con sanzioni che arrivano a 250 mila euro».

Di Pietro richiama l'attenzione sulla composizione dell'Agcom: «Ha confermato ancora una volta di non essere fuori dal gioco ma di farne parte. Anche per questo occorre rivedere la composizione e la natura stessa di questo organo che potrebbe essere costituito da un garante unico e indipendente dalla politica».

Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, è più prudente: «Ci sono aspetti molto positivi nel regolamento appena approvato, ma ritengo che meriti un approfondimento il complesso meccanismo individuato per indurre la rimozione dei contenuti coperti da diritto d'autore».

Roberto Cassinelli (PDL) sottolinea l'importanza della protesta della Rete: «Non è possibile dare un giudizio definitivo fino a quando il testo non sarà reso pubblico, ma quanto trapela in queste ore sembra essere un passo avanti. Il merito è solo degli internauti italiani: non è stato tanto rumore per nulla».

Tra le reazioni positive c'è quella della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), che parla di «soluzione trasparente ed equilibrata: i timori della vigilia e le polemiche spesso strumentali sembrano fugati», sottolineando però che «rimane il problema di come conciliare la tutela della libertà della Rete con quella del diritto d'autore contro sfruttamenti commerciali o di profitto».

Positivo, infine, non poteva essere il commento dello stesso Calabrò: «Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria. L'articolato verrà ora sottoposto a una nuova consultazione pubblica che prevede un ampio termine per far pervenire osservazioni e suggerimenti».

«È nostra intenzione stimolare un dibattito approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della società civile, del mondo web e di quello produttivo, della cultura e del lavoro. In questo spirito ho anche dato la mia disponibilità a un'audizione presso le competenti Commissioni parlamentari sullo schema di regolamento qualora il Parlamento lo ritenga opportuno».

tratto da www.zeusnews.com 

07-07-2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Luglio 2011 13:12

Crackdown su Anonymous Italia

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anonymous2_1Scatta all'alba di questa mattina la prima operazione di polizia contro Anonymous Italia. Oltre al sequestro di materiale informatico, sono 32 le perquisizioni effettuate in tutta la penisola e 3 le persone denunciate dalla Polizia Postale. A fare da corollario un'operazione mediatica in grande stile. Sui siti dei quotidiani on-line è il trionfo del sensazionalismo: i titoli che troneggiano in prima pagina riportano di reti smantellate, cellule smascherate, capi inchiodati alla sbarra.

Le fonti investigative citate, pur non facendo alcun riferimento ai reati specifici a carico degli accusati, giustificano l'intervento repressivo con la necessità mettere la parola fine agli “ingenti danni” causati dal gruppo negli ultimi mesi. Danni dei quali non viene fornito alcun dettaglio. Al CNAIPIC, il centro Nazionale Anticrimine Informatico, però mettono le mani avanti: «Nessuna volontà di perseguire reati di opinione o di mettere il “bavaglio alla rete”».

Sarà, ma i fatti ed il contesto in cui è maturato l'operato delle forze dell'ordine fanno pensare esattamente al contrario. Ovvero ad un deliberato attacco alla libertà di informazione ed espressione in rete.

Innanzi tutto perché le forme di attivismo di Anonymous in Italia si sono sempre configurate come campagne di informazione a sostegno dei movimenti sociali. A maggio il network degli anonimi si era speso a favore degli indignati nostrani. Del resto il loro ultimo comunicato, rilasciato a poche ore dalle perquisizioni, non lascia spazio a dubbi. «Anonymous vuole informare i cittadini italiani». L'invito è quello ad una partecipazione diffusa, a scendere in piazza contro il crescente livello di collusione tra mafia e stato, ad opporsi alle forze dell'ordine, accusate di essere custodi non della giustizia, ma dei grandi profitti.

Anche la difesa dei diritti digitali è un tema da sempre caro al network degli anonimi. Non è un caso dunque che l'attacco ad Anonymous Italia arrivi a poche ore dall'entrata in vigore della vergognosa delibera AGCOM. Delibera contro la quale era stata lanciata in grande stile l'operazione #nowebcensure/#freeweb. Un assedio partecipatissimo che per diversi giorni aveva reso inservibile il sito dell'Autorità Garante delle Comunicazioni. L'operazione sarebbe dovuta andare avanti fino al 6 luglio. Erano stati promessi per domani gli ultimi e più spettacolari fuochi d'artificio. Ma a quanto pare, per evitare ulteriori imbarazzi a Calabrò e soci – sempre più a corto di argomentazioni – le autorità hanno preferito battere sull'unico tasto che conoscono. Ovvero tappare la bocca alle voci che decidono di esprimere il loro dissenso.

Chi conosce la saga di Anonymous però, non può che nutrire perplessità sull'efficacia del giro di vite voluto dal Viminale. Non solo perché è difficile pensare ad un capo in una “struttura” liquida e molecolare come quella di Anonymous. Non solo perché gli account Twitter della legione italiana, dopo aver annunciato in tempo reale le perquisizioni, stanno continuando a funzionare. Non solo perché un nuovo forum di discussione è stato immediatamente aperto. Ma anche e sopratutto perché non è la prima volta che gli organi di polizia affermano a mezzo stampa di aver messo le mani sui capi dell'organizzazione, infliggendole un colpo mortale. In Spagna, poco meno di un mese fa, era andato in onda il medesimo copione. Allora la soddisfazione della polizia, seguita agli arresti di tre anonymous accusati di essere la cupola dell'organizzazione iberica, aveva presto lasciato il posto all'imbarazzo per l'immediata ripresa degli attacchi che ne avevano mandato in tilt il sito web.

La partita insomma, sembra tutt'altro che chiusa.

Link: La polizia è ancora lontana di Anonymous

Link: Anonymous oltre la Rete

InfoFreeFlow per Infoaut

tratto da www.infoaut.org

5 luglio 2011

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Luglio 2011 19:25

Storie di ordinario sterminio – Il 3 luglio nei media mainstream

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Il nemico più astuto non è quello che ti porta via tutto, ma quello che lentamente ti abitua a non avere più niente’ -  Beowulf.

tv_vuotaSulla deformazione della realtà dei fatti in Val di Susa  domenica 3 luglio ad opera di media e politica già altrove si è scritto subito  con lucidità e buona analisi politica. (cfr. Info.aut , Senza Soste). Tuttavia vale forse la pena soffermarsi su alcuni punti ‘qualificanti’ delle distorsioni operate, giusto per cercare di capire che tipo di intossicazione dis-informativa viene messa in atto, e a che fine.

Partiamo dalla citazione, riportata da Repubblica di ieri, del ‘poliziotto figlio del popolo’ di pasoliniana memoria: “Cari ragazzi” predica Dario Ginefra del Pd “[…] <<i poliziotti sono figli dei poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo di figli di papà avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale>>. Classico esempio di repechage cialtrone, citazione sbagliata nel momento sbagliato, populismo demagogico che neanche un Beppe Grillo dei primi tempi avrebbe osato. Un Pasolini odierno, infatti, con l’occhio sociologicamente  acuto che lo contraddistingueva, avrebbe innanzitutto parlato di deportazione culturale contro un popolo che difende non solo una tradizione, né propriamente un’identità culturale, ma bensì un intero  progetto di civiltà del  futuro e che in quel futuro – per citare le parole di Marco Revelli  nella sua recente intervista – ha già un piede. Avrebbe parlato – come in effetti fece proprio alla festa dell’Unità del 1975, ponendosi in antitesi, guarda caso, proprio a Giorgio Napolitano – di genocidio di intere parti del corpo sociale, di una forma subdola e non-violenta di sterminio culturale e sociale da parte dei sostenitori dello sviluppo contrapposti a chi invece desidera il progresso. (cfr. “Genocidio” e” Sviluppo e Progresso”, in Scritti Corsari, Milano 1975).

Ma ciò che l’establishment mediatico continua a spacciare con prodigalità – diventando esso per primo agente di sterminio,  tramite deprivazione culturale, di intere parti della comunità dei lettori – è una cultura da chierichetti buona al massimo per dividere in buoni e cattivi gli oltre 60mila partecipanti alla manifestazione di domenica. Di una simile in-cultura è portatore non sano Michele Brambilla nell’editoriale sulla Stampa di ieri ‘La differenza tra un treno e un golpe’: i due cortei che si sono prima fusi all’incrocio per la centrale e poi nuovamente divisi al bivio per Ramats altro non sarebbero che il diavoletto malvagio e l’angelo custode delle rappresentazioni iconografiche da catechismo per prime comunioni d’altri tempi, l’anima malvagia e quella santa che per l’appunto convivono e configgono in ogni essere umano a maggior gloria della divinità suprema.  Un dio che probabilmente si incarna in quello “ sviluppismo” ormai idolatrato unanimemente, e conformemente perseguito, sia dalla destra vera e propria che da quella che si spaccia ancora per sinistra. Lo sviluppo inteso da Pasolini, quello che, come dicevamo sopra, porta ad un colonialismo senza fucili, ma che provvede ugualmente a sterminare il futuro di intere popolazioni e relativi territori, è finalmente riuscito a derubricare la sinistra, al pari dell’informazione, dall’agenda dei problemi ed a trasferirli nell’agenda dei pagamenti.

Ora, tutto ciò che è stato detto dai media, fantomatici balck bloc compresi,  stride enormemente con la realtà vista e toccata con mano da chi scrive, che ha avuto la fortuna di essere presente ad almeno uno dei teatri dei fatti che si sono svolti domenica, quello nei pressi della centrale di Chiomonte, dove è sfilato il corteo “dei buoni “ per essere puntualmente,  una volta fatti passare sindaci e famiglie con prole,   cannoneggiato dai lacrimogeni.( In questo senso, per inciso, si può dire che è vero quanto affermato da Repubblica, la Stampa ed altri quotidiani, che le forze dell’ordine hanno agito con professionalità: in effetti sono riusciti a portare a termine la loro infame missione salvando almeno un po’ la faccia.)

Quello che è comunque risultato agli occhi di chi c’era è tutt’altro panorama: una popolazione – quella dei 60.000 - che ha ricreato - senza troppe chiacchiere e nel preciso istante in cui si è riconosciuta nel modello NO TAV - una modalità decisionale collettiva priva di deleghe e di paletti inutilmente dualistici (violenza/non violenza- buoni/cattivi), una  cultura della solidarietà talmente compenetrata nella pratica della resistenza al sopruso  da non escludere nessuno. Ma soprattutto, ciò che rende i  NO TAV  ovunque riconoscibili è la consapevolezza, sviluppata per primi proprio dai Valsusini, dell’immane attacco ai beni comuni che sta avvenendo da dieci anni a questa parte, proprio in nome e per conto di quel dio- sviluppo di cui parlava Pasolini, è la capacità di stanare dai nascondigli ipocriti offerti dai media la  contestuale verità della guerra colonizzatrice e antropofaga di uno Stato che spara ad altezza d’uomo lacrimogeni e proiettili di gomma contro gli stessi suoi abitanti e cittadini inermi. Per deportarli dalle loro terre, per privarli delle loro montagne e dei loro mari, per espropriarli della loro acqua e del loro stesso futuro. Per portare a termine proprio quello sterminio senza armi, ma ugualmente di massa,  che Pasolini aveva previsto.

Il motivo per cui il Pasolini degli Scritti Corsari, gli scritti poc’anzi citati, viene regolarmente trascurato o per meglio dire oscurato, è quindi chiaro e non necessita di spiegazioni ulteriori, così come è chiaro perché venga invece citata in senso chiaramente demagogico la frase sui ‘poliziotti sottoproletari e figli del popolo’. Come al solito tuttavia la parte interessante della deformazione mediatica e demagogica  dei fatti risiede nel non detto, nella porzione di realtà oscurata: nessuno infatti parla dei tentativi a più riprese fatti – guarda caso sempre da donne – di stabilire un dialogo proprio con quei poliziotti, il primo dei quali proprio all’indomani dell’infame attacco al presidio della Maddalena del 27 giugno scorso, col corollario dell’assurdo omicidio della pensionata 65enne di Venaria ad opera di un blindato in manovra. Il video della giovane donna che il martedì successivo ha provato per oltre mezz’ora, parlando ad una schiera di poliziotti in tenuta antisommossa in disarmo,  a stabilire un contatto con l’anima pasolinianamente proletaria di quei poliziotti ha fatto il giro del mondo in rete, ma di questo nessuno dei media, nessuno dei politici, nessuna istituzione è parso accorgersi. Ugualmente ignorato l’approccio di due giovani ragazze, Patrizia Dp e Simonetta Zandiri “diversamente democratica” , che nel bel mezzo dei cannoneggiamenti di domenica si sono avvicinate alla rete di recinzione del museo cercando di stabilire un dialogo ed ottenendo per tutta risposta un nuovo lancio di lacrimogeni. Anche in questo caso il video ha girato per tutta la giornata di ieri sui social networks senza che nessun quotidiano mainstream,  cartaceo o online, ne riportasse notizia. A ulteriore riprova, se ve ne fosse bisogno, di quanto il nuovo paradigma sociale prodotto  in seno al movimento No Tav   - che costituisce il fulcro di quel  futuro nel quale è stato mosso il primo passo - sia un obbiettivo di distruzione strategica da parte dell’establishment mediatico-politico, perché intrinsecamente pericoloso per la logica del profitto mordi-e-fuggi dello ‘sviluppismo’ odierno. E ad ulteriore riprova di quanto il povero Pasolini abbia parlato e scritto invano.

Inviato a Senza Soste, Abilio Quaresma

5 luglio 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Luglio 2011 07:55

Guerra di propaganda di Repubblica contro i No-Tav. Segui la diretta Twitter su Indymedia

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indyChi legge Repubblica conosce la retorica della rivoluzione di Twitter che i quotidiano romano, gran domestico dei poteri che contano per il centrosinistra, ha applicato nei
confronti di paesi che se ne stanno ben lontani dall'Italia. Iran, Egitto, Tunisia, Libia sono stati mirrorati da Repubblica come esempio di democrazia dal basso, via Twitter.

Ora che sta accandendo in Italia, e la rete sta informando su cosa accade realmente in Valsusa, Repubblica ha messo in piedi una diretta che oscura ogni canale Twitter, come farebbe l'agenzia ufficiale del governo iraniano, per dare spazio ad un newswire compatibile con le questure. Dove si parla di "frange violente", assatanate, imbelvite.

Invitiamo a seguire Repubblica per come è, una specie di "viaggiare informati" delle questure, e a seguire la diretta Twitter su questo canale di Indymedia
La guerra di propaganda dei quotidiani dei comitati di affari del centrosinistra si può neutralizzare.
Ecco come. Connettersi a http://64.145.66.139/

e diffondere i messaggi.

Tirare la barba bianca a Scalfari è una necessità e un piacere.

(red)

 


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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Luglio 2011 00:46

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