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COMUNICAZIONE E MEDIA

Falso blitz di “Generazione P” contro la Cisl sbugiarda i mass media

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bufala-billRoma - Quanto accaduto ieri mattina sugli organi di stampa potrebbe essere una storiella divertente da un titolo significativo: quando il sistema è marcio dentro. Peccato però che quanto stiamo per raccontarvi è assolutamente reale. Sono le 10.34 quando l’Ansa batte la seguente agenzia: «Cisl: uova e vernice rossa su sede in periferia Roma. Gesto compiuto da “Generazione P”». L’Ansa non manca, poi, di scendere nei particolari di questo ennesimo atto “terrorista” fatto di uova e vernice sui muri: dopo il lancio contro la sede Cisl del quartiere romano Casilino, «con una bomboletta spray è stato scritto “La Generazione P. cerca casa”» mentre «sul muro dall’altro lato della strada è stata invece tracciata la scritta “Polpette al potere”». A seguire, tanto di “rivendicazione” del gesto: «non abbiamo nulla da nascondere» hanno denunciato i Precari «e siamo disposti ad affrontare la terribile multa del sindaco Alemanno per i writers e gli imbrattatore e sorrideremo ai soliti che ci definiranno “pericolosi antagonisti”, “terroristi” o addirittura “squadristi”». Subito l’agenzia viene rilanciata anche da Omniroma, «Casilino, uova e vernice contro sede Cisl» (ore 11.18) che, di pochi minuti, batte sul tempo l’Adnkronos che titola «Cisl: Generazione P, uova e vernice contro sede Casilino a Roma» (ore 11.24). Ovviamente, come ogni atto terroristico fatto di uova e vernice che si rispetti, non mancano le reazione del mondo sindacale e politico. A vincere la gara “alla condanna” sono Susanna Camusso, vicesegretario Cgil che, da Venezia, parla di «gesti autoritari e antidemocratici» (ore 11.31) e il senatore del Pd Vannino Chiti che denuncia «è in atto una deriva di intolleranza da contrastare con la massima fermezza: gli estremisti devono essere isolati» (ore 11.38). Il “caso mediatico”, anche per ieri, è stato così creato in appena 64 minuti. Subito La Repubblica, sul sito internet edizione romana, rilancia con tanto di fotografia dell’«ennesimo attacco vandalico». A ruota, segue Il Corriere della Sera: «Uova e vernice rossa contro sedi Cisl – il gesto vandalico rivendicato anche su Facebook da un gruppo chiamato “Generazione P. Precaria”». Fortunatamente, a mettere fine a questo chiaro esempio di «sistema mediatico e dibattito politico italiano ridicolo e lontano dalla realtà da poter essere egemonizzato per una mattina da una notizia palesemente falsa» spiegano i “terroristi” di Generazione P. arriva la rivendicazione dello “scherzo”: «il blitz è una bufala. Non sappiamo nemmeno se esiste una sede Cisl al Casilino». Le foto erano palesemente un falso. E’ così che, «in un paese di buffoni, uno scherzo svela molte verità». Quali? «Il fatto che se uno scrive “la Generazione P. cerca casa” su un muro per denunciare la situazione di drammatica precarietà nella quale è costretto a vivere, la risposta politica e mediatica non riguarda quanto denunciato ma l’atto di aver scritto sul muro. Si dice che lo stupido, quando indichi la luna, guarda il dito. Ma la nostra classe dirigente non è stupida: semplicemente, pensa di poter sfuggire così dall’affrontare i reali problemi che viviamo tutti i giorni».

Daniele Nalbone
tratto da Liberazione del 14 ottobre 2010

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Lettera aperta alla stampa italiana

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[In merito alla manifestazione "Verità per Israele" del 7 ottobre]

israeli_apartheidCon sgomento apprendiamo che domani, 7 ottobre, scenderanno in piazza sotto l'insegna "Verità per Israele" persone che per cultura e impegno democratico avremmo preferito veder scendere in piazza dietro l'insegna "Verità SU Israele".
Non ci riferiamo agli organizzatori, quelli di democrazia e di diritti umani sappiamo che hanno un concetto ristretto a pochi intimi, né ci riferiamo ai Ferrara, ai Fassino, ai Pezzana, ai Buffa, ai Loquenzi o ai Vernetti, per carità! Ma ci riferiamo alla scienziata Rita Levi Montalcini, il cui nome non può essere sufficiente a farle scegliere la difesa di uno stato che viola i diritti umani e le risoluzioni ONU da 62 anni. Ci riferiamo allo scrittore Saviano, che ha troppo ben studiato i meccanismi della camorra, i suoi crimini e le sue infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche per non essere in grado di capire quali azioni nefande, illegali e disumane commette da 62 anni lo stato di Israele e quali sono i suoi "padrini". Ci riferiamo a coloro che hanno sbandierato la difesa della vita e della giustizia studiando, fotografando, cantando o scrivendo, e che non possono ignorare la realtà, per quanto mistificata possa essere.
A loro ci rivolgiamo, a loro che, accogliendo l'invito di una colona israeliana, insediata illegalmente nella colonia di Gilo, e legalmente rappresentante del Parlamento italiano, usa la sua carica istituzionale tanto a fianco del governo Berlusconi che a fianco del governo di Israele.
A tutti coloro che riteniamo realmente amici della verità e, in primis, dei diritti umani ad essa comunque collegati, chiediamo: perché, invece di diffonderla quella verità, e contribuire a fermare la catena d'odio generata da violenze e ingiustizia, avete scelto di schierarvi dalla parte dello stato occupante? Perché condividete con Nirenstein la convinzione che lo stato di Israele sia "proprietario" di ogni regione che occupa illegalmente senza riconoscere i confini della Risoluzione Onu che l'ha fatto nascere? Perchè non considerate che le 73 Risoluzioni Onu sono state regolarmente ignorate da quello Stato, senza che alcun organismo internazionale alzasse un dito per fermare i crimini contro l'umanità di cui esso si macchia dalla sua nascita? Nirenstein parla di diritto a costruire insediamenti israeliani su quei territori che dovrebbero rappresentare lo stato di Palestina, ed è tanto convinta di questo diritto che lei stessa è un'occupante.
Ma voi che andrete a manifestare per la "verità", siete mai stati a vedere cosa significa l'occupazione israeliana? Già illegale in quanto occupazione è comunque particolarmente odiosa per le violenze e l'umiliazione continua che impone agli occupati. Avete mai visto i villaggi assetati e assediati dai coloni come la vostra Nirenstein?
E come giustifica una scienziata che ha passato la sua vita per migliorare la vita umana, come giustifica l'uso del fosforo bianco e delle altre armi proibite su esseri umani di ogni età? E a un fotografo come Toscani chiediamo: ma cosa cerca con l'adesione a una tanto macabra manifestazione? Cerca qualche foto ancor più straziante di quelle che le azioni della democrazia israeliana ci hanno abituato a vedere? E al professor Veronesi chiediamo: lo sa lei che Israele impedisce alla parlamentare palestinese Khalida Jarrar di curare un tumore al cervello? Lo sa lei, che per professione cura chi soffre, quanta gente Israele fa morire per impedimento alle cure? E allo scrittore Saviano chiediamo: lei che parla, e molto bene, di legalità, lo sa lei che le pratiche di quotidiana legalità israeliana nei confronti dei palestinesi fanno impallidire perfino la camorra?
Sappiamo di parlare di FATTI e non per presa di posizione ideologica. Noi siamo un'associazione che ha nome "Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese" e chiediamo: hanno presente Saviano, Montalcini e ancor più Veronesi cosa significa avere 26 medici uccisi mentre nelle ambulanze della Mezzaluna cercavano di salvare vite umane dalla furia di missili su cui il democratico stato di Israele faceva scrivere ai proprio bambini frasi d'odio verso altri bambini?
Come Amici dela MR Palestinese non possiamo dirci amici di chi alla giustizia sostituisce la prepotenza e l'illegalità, ma siamo amici della verità e della pace giusta, non quella che vorrebbe la Nirenstein prendendo spunto dalle parole di Tacito, ma quella che ci ispirano le parole di Primo Levi, quelle parole pesanti che interrogano tutti noi, sia quando diciamo MAI PIU', sia quando ci chiediamo, rispetto al passato ma anche al presente: come potevate non sapere quello che stava avvenendo? E parole ancor più pesanti Primo Levi ha lanciato addosso a Israele e noi vogliamo ricordarle a chi ignorando, strumentalmente o meno, la verità, si dichiara amico di QUESTO Israele: "Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele". Ed era quarant'anni fa che Primo Levi scriveva queste parole, gli ex terroristi dell'Hagana e della banda Stern erano riconosciuti come fondatori dello Stato e investiti di cariche rispettabili, e quando umiliazioni e massacri che sembravano enormi altro non erano che avvisaglie di quel che sarebbe successo poi.
Noi, Amici della MR Palestinese, per statuto e per convinzione siamo un'associazione umanitaria, ma lo siamo nel senso più integro e pieno della parola: umanitario è per noi battersi per la giustizia con metodi non violenti, e quando vediamo le ambulanze schiacciate dai carriarmati, capiamo che solo denunciando i criminali, comunque si chiamino e qualunque sia il loro passato, possiamo portare il nostro contributo per una soluzione di pace basata sulla giustizia.
Per questo non ci diremo mai amici di QUESTO Israele, ma vorremmo dirci amici di uno stato di Israele fondato sulla reale democrazia e rispettoso della giustizia e della legalità internazionale.

Siamo d'accordo con Riccardo Pacifici quando, nei confronti del criminale nazista Priebke che circola scandalosamente per le vie di Roma, afferma che "i crimini contro l'umanità non cadono mai in prescrizione". Siamo d'accordo, ma non ci rivolgiamo a lui perché ne conosciamo l'attitudine a quella modalità di pensiero basata su "due pesi e due misure", ma ci rivolgiamo a tutti coloro che realmente perseguono un ideale di giustizia e a loro diciamo ancora: cercate la verità SU Israele e probabilmente la troverete ancora nelle parole dello stesso Pacifici, meno nobili forse di quelle appena citate, ma sicuramente veritiere: difendere Israele significa difendere "I nostri valori occidentali", vale a dire le risorse petrolifere, e non solo, del Medio Oriente. E' questa la verità che cercate? E vi basta a coprire i crimini contro l'umanità di cui Israele si è macchiato ripetutamente?
A coloro che, come noi, si battono contro la pena di morte e per la libertà di espressione chiediamo: come fate a ritenere giusto che l'esercito israeliano uccida chi sventola una bandiera contro il muro infame del furto di terra e dell'apartheid? Come fate a tacere davanti agli omicidi senza processo che Israele decreta coi suoi missili assassini "mirati" a eliminare i suoi nemici, non importa se veri o presunti?
A voi che appoggiate la Nirenstein quando chiede che si tolgano targhe stradali intestate ai martiri palestinesi, non chiediamo di valutare con lo stesso metro le targhe ai tanti ex terroristi israeliani perché sappiamo che la storia è fatta anche di riabilitazioni, ma chiediamo: come potete accettare che i coloni abbiamo eretto un monumento a Goldenstein, il colono che uccise a mitragliate "qualche decina" di musulmani chini a pregare nella loro moschea? E quanti di voi sanno che ancora in questi giorni un'altra moschea è stata incendiata da coloni israeliani nei pressi di Betlemme? Un suggerimento: provate a chiamare sinagoga la moschea e poi guardatevi allo specchio.
Tanto ci sarebbe ancora da dire a chi in buona fede andrà cantando lodi al non democratico stato di Israele, ma lo spazio a disposizione non ce lo consente e quindi diciamo solo che noi proseguiremo la nostra lotta per far sì che quelle che finora sono state niente più che timide condanne morali si trasformino in sanzioni capaci di fermare le pratiche assassine che, sotto i vostri occhi chiusi e forse con la vostra complicità, Israele commette quotidianamente.
Ma vogliamo concludere questa lunga lettera con le parole di Hanus Hachenburg, un bambino del terribile lager di Terezin, e con quelle del poeta Mahmud Darwish, che sembrano specchiarsi a distanza di oltre cinquant'anni:

Una macchia di sporco dentro sudicie mura
e tutt'attorno il filo spinato
30.000 ci dormono... (Hachenburg)

Se avessi contemplato il volto della vittima
e riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera
a gas, avresti buttato via le ragioni del fucile
e avresti cambiato idea: non è così che si ritrova un'identità (Darwish).

E concludiamo con la speranza che quando il popolo palestinese, finalmente, avrà ottenuto quanto impone la giustizia e avrà raggiunto la pace, non si dimenticherà di ciò che è stato. MAI PIU', per nessuno.

Associzione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese

dr.ssa Patrizia Cecconi

Presidente Ass. Amici MRP

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Le mani su internet: ancora?

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zio_sam_reteCentinaia di milioni di americani utilizzano la Rete per comunicare in alternativa al telefono: un bel grattacapo per i servizi segreti. Infatti, mentre intercettare comunicazioni che viaggiano su rete fissa o su cellulari è un gioco da ragazzi, internet crea qualche problema di più, sia dal punto di vista legislativo che da quello tecnologico. Negli Stati Uniti vige una legge (la Communication Assistance to Law Enforcement Act, o CALEA) che dal 1994 obbliga le società telefoniche e i fornitori di banda larga a dotarsi delle tecnologie necessarie a consentire di intercettare il traffico dei loro clienti - ovviamente su richiesta del governo e previa presentazione di apposito mandato.

Se però la persona oggetto d’intercettazione utilizza un software di comunicazione che cripta il contenuto dei messaggi inviati dal suo computer ai server del gestore del servizio, le cose si fanno complicate. In poche parole, un ficcanaso professionista che riesce senza difficoltà a leggere un SMS inviato da un cellulare, con ogni probabilità non riuscirà a leggere facilmente messaggini scambiati via Facebook o Twitter; non parliamo poi di Skype, un "peer-to-peer" che, essendo impossibile da decrittare, è la bestia nera dei servizi segreti di tutto il mondo.

Per ovviare a questi impacci, racconta il New York Times, sembra che rappresentanti del Dipartimento della Giustizia americano e della Sicurezza Nazionale stiano lavorando ad una proposta di legge secondo cui: 1) diventerebbe obbligatorio di includere funzionalità di decrittaggio nei software di comunicazione che viaggiano sulla Rete; 2) i fornitori di servizi di social network o di comunicazione residenti all’estero dovrebbero stabilire un ufficio di rappresentanza negli USA, che dovrà ricevere e gestire eventuali richieste di intercettazione del Governo; 3) i software che usano il p2p (peer-to-peer) dovranno ridisegnare l’architettura dei loro software per consentire le intercettazioni.

Nelle scorse settimane i governi degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita e dell’India hanno costretto la BlackBerry a stabilire server nei loro Paesi, al fine di consentire il “tapping” del traffico generato e ricevuto dai terminali prodotti dalla società canadese: si deve constatare che anche gli Stati Uniti, autoproclamatisi campioni delle libertà individuali, stiano seguendo la medesima, pericolosissima strada...

Michael Sussman, ex avvocato del Dipartimento della Giustizia USA, non nasconde la sua perplessità su quella che potrebbe diventare una nuova legge sulle intercettazioni: “Quelli proposti sono cambiamenti drastici. L’implementazione delle possibili nuove regole è un incubo per informatici ed esperti di sicurezza, senza contare che, alle fine, si tradurrebbe in un aggravio di costi anche per i fornitori di connettività”.

Al Washington Post, Kevin Bankston, della Electronic Frontier Foundation (attiva sul fronte dei diritti digitali), ha dichiarato senza mezzi termini che quella prospettata dai legislatori, imbeccati dalla CIA, è una soluzione in grado di mettere a rischio in un una sola soluzione privacy, l’innovazione e perfino (paradossalmente) la stessa sicurezza. Pensate forse che Mark Zuckerbeck sarebbe riuscito a costruire Facebook in un dormitorio universitario se avesse dovuto tenere conto, mentre sviluppava il codice, di tutte le possibili funzionalità di spionaggio che il governo potrebbe arrivare a pretendere come condicio sine qua non allo sviluppo di un software di comunicazione (legale)?

Ma l’argomentazione più forte contro l’ennesimo parto dell’ossessione per il controllo di cui sono vittima più o meno tutti i governi da quel triste giorno di settembre di nove anni fa, è quello della sicurezza. Infatti, realizzare software che contengano in sé la chiave di una possibile intercettazione, possono rivelarsi estremamente pericolosi, proprio perché i malintenzionati tendono ad usare proprio questa funzionalità come un passepartout.

A questo proposito Steven M. Bellovin, professore di Informatica alla Columbia University (New York) cita il caso di uno dei più gravi scandali d’intercettazioni illegali degli ultimi anni: in Grecia, nel 2005, si scoprì che per quasi due anni (giugno 2004 - marzo del 2005) i cellulari Vodafone in uso a oltre 100 persone influenti (incluso il Primo Ministro, sua moglie e il sindaco di Atene), erano stati messi sotto controllo grazie ad un complesso sistema in grado di far “rimbalzare” conversazioni e SMS dei telefoni sotto controllo su una decina di telefonini ricaricabili nel possesso dell’organizzazione (criminale? di sorveglianza?).

Ciò accadeva perché il dispositivo Ericsson AXE che in Grecia gestiva il traffico dei cellulari del brand britannico, era dotato ab initio di una specifica funzionalità di intercettazione, la quale però era stata disattivata per default. Peccato che alcuni hacker (a tutt’oggi non identificati) abbiano trovato il modo di attivare il servizio di spionaggio per sfruttarlo ai propri scopi. Dunque, a chi e a che cosa è servito il software di controllo? A nulla, visto che hanno finito per servirsene dei criminali.

Per completezza, è bene aggiungere che la Vodafone ha “casualmente” distrutto una serie di evidenze informatiche che avrebbero potuto essere d’aiuto a ricostruire la vicenda; e che (sempre per caso, beninteso) la funzionalità di audit sugli accessi illegali al sistema non era stata mai attivata. In compenso Kostas Tsalikidis, l’ingegnere della Vodafone responsabile del Network Planning è stato trovato morto il 9 marzo 2005: a oggi persistono ancora molti dubbi sulla versione ufficiale, secondo cui il trentanovenne rampante manager, prossimo sposo, si sarebbe suicidato. Ennesima prova che un certo modo di intendere la “sicurezza” può far male a molti, tranne a chi veramente cospira contro la pace.

Mario Braconi

tratto da www.altrenotizie.org

4 ottobre 2010

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Le 10 Strategie della Manipolazione Mediatica

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Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

media_power1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
  • “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere agli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Fonte: http://www.visionesalternativas.com.

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

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Ultimo aggiornamento Domenica 26 Settembre 2010 17:03

La propaganda funziona, il 60% dei giovani vede un futuro positivo per l'occupazione

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tv_vuotaQuesto studio della Confcommercio regola i conti, come se ce ne fosse bisogno, con chi è convinto che i dati oggettivi sull'occupazione generino di per sè chissà quale protesta.
Nonostante la crisi del potere d'acquisto delle famiglie, le prospettive pessime dell'occupazione e i tagli alla spesa pubblica il 60% per cento dei giovani è fiducioso per il proprio futuro occupazionale. Il 26% vede nero, probabilmente si tratta di chi ha invece già sperimentato direttamente la dimensione dell'attuale mercato del lavoro.
Giova ricordare che l'Italia ha uno dei tassi più alti di disoccupazione giovanile di tutta l'Unione Europea. Evidentemente la propaganda sullo "stiamo meglio di altri", in qualche modo, per adesso funziona.

(red) 21 settembre 2010

la fonte

(Adnkronos) - La crisi economica e l'allarmante situazione occupazionale non sembra scoraggiare i giovani: quasi il 60% infatti, ha fiducia di poter arrivare, entro i 30 anni, a svolgere un lavoro per il quale ha studiato e per il quale si sta impegnando. Solo un 26,5% fa parte, invece, degli 'scoraggiati', quelli che non sanno se e quando riusciranno ad affermarsi o a migliorare il proprio status sociale di provenienza. A scattare una fotografia decisamente in rosa delle aspettative degli under 30, che stride con i dati che giornalmente arrivano dal fronte del lavoro, soprattutto dal Sud, e' Confcommercio in una indagine ad hoc sui giovani.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Occupazione-Confcommercio-60-giovani-fiduciosi-ma-26-vede-nero_981970518.html
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