Finalmente uno dei melodrammi estivi Rai è giunto all’epilogo, ma non stiamo parlando di soap-opera. Dopo mesi di dichiarazioni e smentite, è ora ufficiale l’addio a Rai3 di Serena Dandini e della ghenga di Parla con me. Per i pochi che non avessero seguito la querelle tra le due dame di viale Mazzini - la direttrice generale Lei e la Dandini, appunto - il motivo scatenante non è stato il solito mancato rinnovo dei contratti (ormai un classico delle polemiche che investono ciclicamente la Rai) ma la precisa volontà della direzione generale di realizzare il programma internamente alla Rai, decisione per altro in linea con la nuova policy aziendale sull’uso prioritario delle risorse interne.
Il format è infatti sempre stato prodotto dalla Fandango e anche i contratti in esclusiva di autori e conduttori afferiscono alla casa di produzione di Domenico Procacci. Una soluzione poco praticabile dunque, dal momento che Fandango non aveva la minima intenzione di cedere a buon mercato la suo quota di contratti all’azienda di viale Mazzini. Alla fine però si è arrivati a un compromesso, un accordo tanto necessario quanto auspicabile: una riduzione del 5% sui costi di realizzazione della Fandango in cambio della messa in onda. Portando il costo medio di una puntata da 35.000 a 32.000 euro, la Rai avrebbe potuto risparmiare all’incirca 300.000 euro - più di quanto non avrebbe fatto se avesse prodotto autonomamente il programma - ma al Cda, riunitosi ieri per discutere la questione, anche questa vantaggiosa proposta non è andata bene.
Nonostante il programma fosse già stato inserito nei palinsesti autunnali, e presentato di conseguenza agli inserzionisti per la raccolta pubblicitaria, con cinque voti contrari e quattro a favore la bozza di accordo presentata dal dg Lei dopo le trattative con Fandango è stata sonoramente bocciata. A mostrare il pollice verso - e a confermare i rumors secondo i quali l’allontanamento della Dandini fosse una questione assolutamente politica - sono stati i cinque consiglieri di maggioranza (Petroni, Rositani, Verro, Bianchi Clerici e Gorla), mentre hanno votato a favore invece i tre dell'opposizione (Rizzo Nervo, Van Straten e De Laurentiis) più il presidente Paolo Garimberti, schieratosi fin dall’inizio per mantenere in Rai Parla con me.
Una «decisione completamente politica, presa contro l'interesse dell'azienda, conseguente a un preciso mandato, del tutto politico» commenta a caldo Domenico Procacci, numero uno della Fandango. «Da questo momento - sottolinea il produttore - lavoriamo per cercare altre strade», ma quella di La7 sembra essere quella più facilmente percorribile.
A La7 la Dandini non porterebbe Parla con me, format ideato da lei ma di proprietà Rai, ma un nuovo programma, per il quale però non c’è ancora una bozza definitiva, anche se il tempo stringe per la nuova stagione tv, che sarà particolarmente intensa per La7. Con il probabilissimo arrivo della contessa Serena Dandini de Sylva si ricomporrà, in parte, una squadra già collaudata a Rai Tre: Paolo Ruffini dirigerà la tv di Telecom Italia Media a partire dal 10 ottobre mentre l’accoppiata Fazio e Saviano tornerà nell’estate 2012 con il Vieni via con me.
Se La7 prova a costruire un palinsesto in grado di dare del filo da torcere ai concorrenti, per quanto riguarda viale Mazzini la filosofia d’impresa è a dir poco tafazziana: il consiglio di amministrazione, nella medesima seduta in cui ha “spento” uno dei pochi programmi satirici sopravvissuti all’epurazione, ha preferito promuovere il reality trash L’isola dei famosi, anch’esso realizzato da una casa di produzione esterna (la Magnolia tv del gruppo De Agostini). Questa la considerazione fatta anche dal presidente Garimberti che ha affermato come sia «aziendalmente incomprensibile la decisione presa dalla maggioranza e - ha chiosato l’ex giornalista di Repubblica - mi rammarico che il consiglio si sia spaccato come non accadeva da mesi».
Ma la questione, oltre a sollevare le classiche rimostranze politiche, crea problemi prima di tutto economici. Come ha giustamente sottolineato il consigliere di minoranza Rizzo Nervo, a sole due settimane dalla partenza di Parla con me - programmata per il 27 settembre - sono state soppresse ben 4 seconde serate di Rai3 e nell’opporsi così ideologicamente al programma «non si è tenuto conto degli ingenti danni che derivano da un palinsesto profondamente diverso da quello che era stato presentato agli investitori pubblicitari».
Dopo l’addio della gallina dalle uova d’oro di Rai2, il discusso e ultimamente discutibile Michele Santoro, viale Mazzini perde dunque un’altra delle sue poche fonti di guadagno e nonostante la direzione generale Lei fosse stata salutata come garanzia di pluralismo e qualità, la deriva della tv di stato appare ormai evidente.
Maria Vittoria Orsonlato
tratto da www.altrenotizie.org
15 settembre 2011




Da un po' di tempo circola una battuta che riassume i fatti di Libia, il ruolo dell'informazione, il destino di Muammar Gheddafi e recita così: "Il giornalismo è morto. Gheddafi non ancora". Ciò presumibilmente a significare che molte testate giornalistiche hanno prestato i loro servigi perché si raggiungesse al più presto la fine di Gheddafi. Certo, per il bene del popolo libico - oppresso da quarant'anni di un regime inflessibile - ma anche per soddisfare le richieste di alcuni poteri che presto (?) potranno sedere al banchetto libico.
Lo scorso martedì sono scaduti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione all’ultima delle aste per l’assegnazione delle rimanenti frequenze del digitale terrestre: una ghiotta occasione per provare a rimpinguare le miserrime casse statali (in potenza), l’ennesima truffa ai danni dei cittadini e dello Stato (in atto). A differenza dell’asta che si sta svolgendo per le frequenze del dividendo digitale esterno, dove Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G hanno già messo sul piatto 2,3 miliardi di euro, quella per le frequenze televisive non è a pagamento. Ma andiamo per ordine.
Peccato che da Bruxelles si siano dimenticati di specificare che in ogni altro paese dell’Unione le frequenze sono un bene pubblico e il loro utilizzo viene sempre pagato dalle aziende che le usano. In un momento in cui ai cittadini viene chiesto di versare lacrime e sangue e i servizi vengono ridotti ai minimi termini, decidere di regalare due miliardi di euro - queste le previsioni di introito - è certamente tafazziano, almeno per la finanza pubblica. Nel 2001 l’ultimo governo Amato riuscì infatti a incassare quasi 14 miliardi di euro vendendo, sempre agli operatori delle telecomunicazioni, la banda per implementare i servizi UMTS; ma per Berlusconi e il suo Biscione è naturale fare le dovute eccezioni.
L’unica realtà in grado di giocarsela alla pari con il duopolio Rai-Set, sia per quanto riguarda l’offerta culturale che come infrastruttura tecnica, è sicuramente Sky Italia. Contro la tv di Tom Mockridge, il ministro Romani aveva ingaggiato una battaglia legale per tenerla fuori dalla partita e c’è voluto un intervento del consiglio di Stato - che lo scorso 10 febbraio ha bollato come “manipolativo” il comportamento dell’esecutivo - per riammettere la televisione satellitare alla corsa per l’assegnazione di un segnale digitale.
La mossa di Wikileaks di rilasciare nelle scorse ore sul web i 251.287 cable del Dipartimento di Stato statunitense, (desecretandoli e rendendoli liberamente accessibili) e delegarne la disamina e la selezione al crowdsourcing dell'"intelligenza della rete" (che, data la complessità che si affronta nella lettura e nella decifrazione delle comunicazioni diplomatiche, è giocoforza ridimensionare a comunità ristrette di esperti, dotati di particolari competenze) segna una rottura netta rispetto alle tattiche utilizzate in passato dall'organizzazione di Assange.
E' stata un'estate di fuoco: il Governo in crisi, il disgusto dei cittadini, gli attacchi speculativi, la sfiducia dei mercati, la farsa delle manovre "lacrime e sangue", tra scandali e corruzione. Fortunatamente i cittadini hanno potuto contare sul giornalismo del servizio pubblico, sull'informazione del principale telegiornale italiano: un'estate con il 











