Consiglio Comunale post-alluvione: tante polemiche poca politica

Ieri abbiamo assistito al consiglio comunale sulle vicende dell’alluvione caduta sulla nostra città il 9 e 10 settembre. Ci aspettavamo un dibattito significativo che centrasse il punto politico delle cause che hanno portato alla tragedia che abbiamo vissuto e che mettesse alcuni paletti e desse alcune indicazioni su come gestire il post-alluvione. Invece abbiamo assistito alle solite polemiche, a scontri strumentali ed atti mossi più dal calcolo politico immediato che da una strategia ampia sul futuro della città

La famigerata App. Il dibattito in consiglio ha preso subito la piega di un attacco diretto alla giunta ed in particolare al sindaco Nogarin che ha prestato il fianco incartandosi sulla questione delle App della Regione da scaricare sul cellulare. Le opposizioni hanno impostato l’attacco come se quel fatto avesse cambiato gli eventi della tragica notte, in realtà lo scontro c’è stato perché Nogarin aveva detto di non aver ricevuto quella lettera con le credenziali per scaricarla sul cellulare ed invece il consigliere Raspanti si è presentato con un foglio, passatogli presumibilmente da gole profonde interne ad amministrazione comunale o regionale, in cui c’è la firma di ricezione del sindaco che si è giustificato dicendo che ogni giorno firma centinaia di fogli e che la App non avrebbe cambiato niente. In un consiglio comunale con un livello politico normale questa polemica sarebbe stata solo la parte più succosa per i giornalisti, presenti in massa e che hanno fatto eccitare qualche consigliere, e sarebbe finita lì ed invece questa famigerata App è diventata il centro della tragedia. Perché probabilmente il livello è molto più basso della media.

La mozione di sfiducia. Addirittura questo episodio ha cementato le opposizioni che, arrivate con una mozione di sfiducia degli ex grillini con poche firme insufficienti alla presentazione, hanno trovato piano piano convergenza presentandone una firmata da tutti (14, ne bastavano 13) eccetto che da Bruciati di Buongiorno Livorno che probabilmente, tenendo conto anche del suo intervento, ha voluto tenersi fuori da questa bagarre su un episodio giudicato strumentale. Oltre all’intervento di Bruciati, anche quello di De Filicaia ha cercato di affrontare la situazione in modo politicamente consapevole visto il momento drammatico che vive la città (anche se poi il consigliere del PD ha firmato anche lui la richiesta di sfiducia). A metà strada tra le sparate di Caruso e la coscienza di De Filicaia, l’intervento di Ruggeri, segno evidente delle lacerazioni interne al partito di Renzi sul territorio. Si sta chiaramente consumando una guerra tra bande di assetati di potere e politici consapevoli di errori passati.

Inizialmente sia il Pd che altri membri delle opposizioni sembravano orientati a chiedere le dimissioni a Nogarin, che avrebbe rimesso il mandato in mano alla sua maggioranza che presumibilmente, dopo aver valutato se quella del sindaco era stata una semplice distrazione, una bugia o una dimenticanza fra le mille pratiche quotidiane, lo avrebbe confermato. Quindi alla fine non sarebbe cambiato nulla anche se, nella dinamica politica, presentarsi con le dimissioni e rimetterle alla propria maggioranza avrebbe significato un’assunzione di responsabilità collettiva. E’ stata votata anche l’istituzione di una Commissione di inchiesta sul funzionamento del sistema di emergenza nella notte tra il 9 e il 10 settembre.

Questa la cronaca del Consiglio verso cui non ci sentiamo di spendere righe in più.

Macchina amministrativa e concause. Alcune domande però è legittimo farsele. Perché l’addetto di turno quella sera non ha “scaricato” un po’ di responsabilità chiamando il dirigente Pucciarelli o il sindaco? C’entra qualcosa la “rivoluzione” fatta nella macchina amministrativa interna del Comune in cui l’ex dirigente con delega alla Protezione Civile (Gonnelli) è stato sostituito poche settimane fa dal capo dei Vigili? Se proprio bisogna farci delle domande sulla capacità o meno amministrativa sarebbe da spostare l’attenzione su un discorso più prettamente politico e di sistema. Sul resto indagherà la magistratura che con un dibattito politico del livello di quello espresso oggi diventerà l’ago della bilancia sostituendosi alla politica stessa. Sicuramente chiunque fosse stato al comando quella sciagurata sera si sarebbe trovato in grosse difficoltà, con o senza App. Così come è chiaro che la macchina amministrativa quella sera non sia stata all’altezza. Il consigliere 5 stelle Galigani ha cercato di attenuare queste mancanze parlando di assenza di cultura del rischio e dell’emergenza in città per cui avrebbero potuto fare ben poco ad emergenza iniziata. In parte è vero, anche se la sensazione è che ci sia stato smarrimento anche nei vertici tecnici.  In ogni caso noi continuiamo a considerarle colpe a margine di un evento ed alle sue tragiche conseguenze che hanno delle cause plurime, concatenate e sparse nel tempo. Ma purtroppo questo Consiglio, eccetto alcuni sprazzi, non ha dato modo di discuterlo. C’era da ragionare della App.

La città dei Commissari. Visto che il Consiglio Comunale dovrebbe essere il luogo della politica per eccellenza ci sorge anche un’altra domanda. Chi ha “condotto” il dibattito consiliare e lo ha incanalato verso la mozione di sfiducia ha una strategia politica? Sa che nelle prossime due settimane potrebbe mancare qualche numero alla maggioranza? E se così fosse,  in un territorio in piena fase di emergenza e con la necessità di una ricostruzione, con il governatore Rossi nominato Commissario post-alluvione che farà il bello e cattivo tempo in città, ha intenzione di lasciare la città ad un altro commissario prefettizio che fa le veci di sindaco? Ora, le cose sono tre: o uno è alla ricerca di una ribalta personale fine a se’ stessa o uno è sicuro di giocarsi la vittoria alle prossime eventuali elezioni anticipate oppure ha buoni rapporti politici con governo e future alleanze di governo. Eccetto il Pd che è comprensibile in quanto al governo nazionale e regionale, i calcoli degli altri ci appaiono oscuri e contorti. Le risposte rimarranno inevase perché probabilmente alla vigilia del periodo più difficile della storia di questa città nessuno si è posto il problema di chi e come gestirà la “ricostruzione”, nè si rende conto che in questi casi vengono ridisegnati i poteri di una città. Ma forse è meglio continuare a parlare della App.

Cemento e interessi. Noi crediamo che il vero problema che ha fatto sì che quella tremenda notte di pioggia si trasformasse in un’onda inarrestabile venga prima di tutto da lontano e cioè da una cementificazione sfrenata e scriteriata del territorio. Siamo convinti che ne vorrebbero parlare anche molti cittadini che nelle giornate passate a spalare hanno visto situazioni, luoghi e urbanizzazioni che fino a ieri non si immaginavano. Nei prossimi giorni le Brigate di Solidarietà Attiva insieme a diversi compagni, presenteranno un dossier che crediamo sia centrale nel capire cosa è successo al nostro territorio. Inoltre il giorno 26 settembre alle ore 17.30 al circolo di Collinaia ci sarà una serata in cui tutto questo verrà affrontato e snocciolato punto per punto. Lasciamo quindi questi giorni ai vari Valiani, Caruso e Raspanti a parlare di procedure e scandali.

Il nostro futuro. C’è da aprire un dibattito in città, prendendo coscienza che Livorno era in una forte crisi economica già prima dell’alluvione e questo potrebbe essere il colpo di grazia. Livorno deve alzare la testa per guardare lontano, alla sua ripresa ed a un orizzonte nuovo con progettualità chirurgica. Non si può più sbagliare niente. Alla finestra c’è un razzismo serpeggiante di una Lega Nord che nel nostro territorio è rappresentata da riciclati di altre forze politiche provenienti da Alleanza Nazionale/PDL che nonostante non c’entrino nulla con le idee leghiste, vivono di un traino nazionale pompato dalle televisioni e da un Salvini a cui viene concesso tutto, pure di lamentarsi di dover restituire decine di milioni milioni di euro che il suo partito ha sottratto alla collettività per scopi personali dei suoi massimi dirigenti, testimonianza che anche dove governa la Lega Nord, i problemi permangono, se non aumentare. Dall’altra parte c’è un Enrico Rossi alla disperata ricerca di una nuova stagione politica dopo essere uscito dal Partito Democratico, a cui però piovono addosso giorno dopo giorno, nuove tegole. Cosa resta dunque dopo queste giornate? Resta una commissione di indagine e una richiesta di sfiducia al sindaco. Resta soprattutto una “meglio gioventù” che come abbiamo scritto in un altro nostro editoriale, reclama spazio, lavoro e dignità, rischiando però di rimanere prigioniera della dicitura “bimbi della mota” che le vuole affibbiare un semplice ruolo volontaristico quasi caritatevole, che invece dovrebbe tramutarsi in spirito nuovo, aria fresca e tanta rabbia. Dunque avanti ragazzi, il futuro è il vostro, non vi resta che rivendicarlo e prenderlo senza dover invece fuggire all’estero come invece accade troppo spesso sia nel nostro paese, che nella nostra città.

redazione, 21 settembre 2017

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