Il Vaticano e la Commissione Europea si schierano contro la mano pesante dell'Eliseo sui Rom. Ma la credibilità politica del presidente Sarkozy rimane bassa.
Dagli aeroporti di Parigi e Lione è partita oggi per Bucarest e Sofia la terza ondata di voli charter che, in poco più di una settimana, ha rimpatriato oltre trecento rom in Romania e Bulgaria. La misura, che si inquadra nelle esclusive politiche di sicurezza estive del governo guidato da Nicolas Sarkozy, punta a "rimandare a casa loro" entro la fine di settembre 700 persone, fra cui donne e bambini.
Corsa all'Eliseo. Poco conta che a ogni cittadino bulgaro o rumeno che lascia la Francia "su base volontaria" il governo della Ville Lumiére dispenserà circa 300 euro. Ormai per i francesi, e per gli europei in generale, è chiaro che il provvedimento ideato da Sarkò e dal suo colonnello, amico d'infanzia e ministro degli Interni, Brice Hortefeux mira esclusivamente a far recuperare all'inquilino dell'Eliseo quelle fasce sei suoi ormai ex-sostenitori che nelle elezioni del 2012 dovranno riconfermarlo alla guida del Paese. Sembra comunque che le ultime mosse politiche del presidente abbiano definitivamente incrinato il rapporto con la maggioranza del suo elettorato. L'ultimo sondaggio ha infatti rivelato che per il cinquantaquattro percento dei francesi tra due anni potrebbe vincere la sinistra, mentre un settanta percento pensa che sia possibile che Sarkozy non verrà rieletto. E le critiche del popolo sono solo la punta dell'iceberg dei detrattori del governo che da dieci giorni continuano a lanciare messaggi affinché la mano dura dell'esecutivo si plachi.
Critiche. L'ultima a schierarsi contro Parigi è stata la Santa Sede che oggi, per bocca dell'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio, ha parlato di nuovo "olocausto". Dopo aver ribadito a gran voce che "La Chiesa non è né di destra né di sinistra" Marchetto ha sostenuto all'agenzia francofona I.Media che: "Quando ci sono delle espulsioni, ci sono delle sofferenze e io non posso certo rallegrarmi delle sofferenze di queste persone, in particolare quando si tratta di persone deboli e povere che sono perseguitate, che sono vittime anch'esse di un 'olocausto' e vivono sempre fuggendo da chi dà loro la caccia". Marchetto ha ripreso le parole di papa Benedetto XVI che durante l'Angelus di domenica scorsa ha lanciato un appello in francese invitando all'accoglienza delle "legittime diversità umane". Sul fronte dei contrari ci sarebbe anche l'Unione Europea che, dopo un'iniziale tentennamento, ha esortato i vertici politici del Paese membro a rispettare quelle regole dei Trattati e della Carta dell'UE sulla libertà di circolazione e di residenza dei cittadini europei. Inoltre Matthew Newman, portavoce di Viviane Reding, commissaria europea alla Giustizia e alla Cittadinanza, non ha ancora sciolto le riserve sulla partecipazione di una rappresentanza della Commissione al vertice organizzato dal governo transalpino il prossimo 6 settembre e al quale parteciperanno Spagna, Italia, Gran Bretagna, Belgio, Germania, Stati Uniti e Canada.
Triplice richiesta. Da parte loro tanto Romania e Bulgaria quanto la stessa Francia si sono rivolti al presidente della Commissione, Manuel Barroso, per chiedere a gran voce che si vari un piano per il reinserimento in patria della popolazione gitana espulsa. Ma se i due Paesi dell'Est Europa chiedono aiuto affinché il ritorno dei cittadini nelle loro nazioni d'origine non sia traumatico, dall'altra Parigi, in una lettera inviata dal premier Francois Fillon a Barroso, pretende che l'Unione sia più vigile sull'uso dei quattro miliardi di euro di fondi europei che la Romania riceve ogni anno per i programmi di reinserimento dei suoi cittadini. Tutto ciò mentre il presidente Sarkozy, incurante delle critiche sparate dai quotidiani nazionali ed europei, continua a congratularsi sorridente con i "suoi" ministri incaricati delle espulsioni e mentre il ministro dell'Immigrazione, Eric Besson, carte alla mano, sembra congratularsi con se stesso per aver rimpatriato, solo dall'inizio di questo anno, 8500 rom. Per la sicurezza dei francesi. Per il futuro, politico, del loro presidente.
Antonio Marafioti
tratto da http://it.peacereporter.net
27 agosto 2010



La stragrande maggioranza di detenuti in carcere è in ozio istituzionale e quei pochi detenuti che lavorano sono sottopagati, sfruttati e non hanno nessuna copertura sindacale. Il lavoro in carcere nella sua accezione più ampia, svolge una duplice funzione: una personale, perché serve alla realizzazione umana e al sostentamento materiale del detenuto, e una sociale, perché facilita l’inserimento di un cittadino che ha sbagliato e che sta pagando il debito alla società.
Sedici eritrei lavorano come schiavi. Scioperano. E vengono licenziati. È successo ai lavoratori della cooperativa Papavero, impiegati nel carico e scarico delle merci presso la Gls di Cerro al Lambro (Milano). La Fiat è un simbolo, fa scuola e politica. Ma ciò che avviene a Melfi è solo la punta dell'iceberg. Nel mondo del lavoro in subappalto, specialmente se riguarda stranieri, i diritti sono già spariti da un pezzo. E se qualcuno si azzarda a pretendere ciò che gli è dovuto viene semplicemente cacciato.
Niente di nuovo. Già il centrosinistra con i missili scandalistici di Repubblica aveva colpito Silvio Berlusconi sotto la cintura, aprendo le porte della sua alcova e mostrando al pubblico indignato le sue innumerevoli conquiste, a pagamento o meno. Avevano insomma puntato alle donne che lo circondavano - Noemi Letizia, D’Addario, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini - descrivendo un premier schiavo del sesso, dunque incapace di governare perché obnubilato dall’eros e dal viagra.
Ti daremo 300 euro per andare via da qui, non sei un bello spettacolo. Questo elegante invito, finora, è stato accettato da 371 persone. Novantatré sono partite il 19 agosto, altre 130 il giorno successivo. Le rimanenti si leveranno di mezzo il 26. Entro fine settembre arriveremo a quota 700. Dov’è che vanno tutte queste persone? Bucarest, principalmente. Sofia, in alternativa. Continuiamo a chiamarle persone, ma per qualcuno la definizione suonerà imprecisa. Sono rom.











