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CORPI E POTERE

La guerra fra poveri di Lampedusa

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lampedusa_fuoco_cieOggi è uno dei giorni più brutti che io abbia mai vissuto, la speranza di una Lampedusa faro della solidarietà del diritto e dell'umanità si è talmente affievolita che ormai sembra solo una fantasia retorica, quell'umanità che tanto ci aveva fatto sperare e che era stata troppo presto mitizzata era come avevamo detto in altre occasioni "Poca", perché non accompagnata da una coscienza politica e sociale. Oggi a Lampedusa si è compiuto il piano del governo e dell'amministrazione locale, quello che per molti anni non era riuscito, oggi ha avuto compimento, arrivare allo scontro tra Lampedusani e migranti, in questo caso tunisini.
Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente, molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e cosi è stato.
Il problema è sempre lo stesso dall'inizio dell'anno, la mancanza di trasferimenti da Lampedusa al resto d'Italia, anche questo si sapeva, ma tutti facevano finta di niente, tutti facevano finta che la vita del centro fosse tranquilla, l'importante e che i migranti non si vedano per la strada, l'importante e che i turisti non vedano, come oggi ,l’importante è che mostriate le immagini della festa della madonna di Porto Salvo,la Lampedusa bella, la Lampedusa vacanziera, quello che è accaduto è già passato, non bisogna parlarne, questo modo di fare viene da una mentalità mafiosa dell’omertà e del silenzio, ed è il culmine dei comportamenti di un gruppo di persone e di una amministrazione che ha fatto dell’illegalità la propria bandiera, il peggio che nessuna istituzione ha mai arginato questa prassi del malaffare, dell’illecito, anzi sembra essere premiata, lo stato è veramente assente a Lampedusa, c’è un aria da far west da molto tempo, ognuno fa quello che vuole, i più prepotenti minacciano, corrompono e si fanno corrompere. L’unico valore che accomuna una parte di lampedusani che non so quantificare, è la stagione estiva che tradotto significa lo sfruttamento del territorio per fare soldi, ma il mondo e la storia vanno oltre una stagione turistica da salvare, vanno oltre la visione ristretta dei piccoli imprenditori, e quelli che dovevano essere i compagni di una lotta contro le angherie e le violenze che i potenti di tutto il mondo stanno facendo alle masse sono diventati il problema, i nemici da uccidere, da annegare , da buttare in mezzo al rogo , mentre Berlusconi al suo arrivo sull'isola viene acclamato da una folla violenta che impedisce a chi non è d'accordo di manifestare contro la politica del governo, ed anche in queste ore i miei amici, che oggi più che mai voglio chiamare compagni, vengono minacciati da una folla imbestialita, che ha perso ogni direzione "C'è ne pure per quelli di Askavusa se si mettono in mezzo", intanto la Lega ringrazia, il sindaco che dice i tunisini essere tutti delinquenti ha enormi responsabilità per quanto sta accadendo, e ogni persona che sta usando la violenza ha enormi responsabilità. Queste persone sono le stesse che hanno applaudito Crialese e che facevano a gara a complimentarsi dopo la proiezione di Terraferma, sono quelle che applaudono i cantanti che vengono a cantare per la solidarietà durante la manifestazione O scià, sono quelli che fanno a gara per potere ospitare i VIP che invita Baglioni facendo laudi guadagni, Baglioni stesso che viene finanziato da chi sta provocando questo enorme disastro e che dice di fare O scià per sensibilizzare la popolazione rispetto ai temi dell’integrazione dovrebbe condannare chi ha usato la violenza e non premiare chi ha partecipato ai pestaggi rifiutandosi di lavorare con questa gente, perche le canzoni , le parole non valgono a niente se non sono seguite dai fatti, Le persone che dicono buttateli in mare, bruciateli, sono tutti delinquenti magari oggi portavano in spalla la statua della madonna di porto salvo, , io non ho molta fede, ma il fatto che quello che sta accadendo in concomitanza con la festa della patrona dell'isola, che è anche un simbolo di convivenza pacifica mi fa pensare molto. Queste persone che si dice vogliano buttare giù “La porta d’Europa” il monumento di Mimmo Paladino sono più vicini a quegli estremisti islamici che distruggono le opere d’arte in nome di un fanatismo religioso che in realtà è il segno di un ignoranza mostruosa. Quello che mi preoccupa è che nella violenza si possa vedere il modo di risolvere questioni che la politica non ha saputo o voluto affrontare e risolvere, i tunisini si trovano costretti a protestare violentemente perché inascoltati e rinchiusi in condizioni disumane, i lampedusani immaturi cadono nel tranello del governo e aizzati dalle dichiarazioni del sindaco trovano nella violenza non solo una valvola di sfogo ma un metodo per affermare una rabbia da troppo repressa, non per affermare idee, attenzione, perché nella testa di queste persone non credo ci siano idee chiare, ma per affermare una supremazia, un controllo del territorio, ed anche questo è tipico dell’agire mafioso. Dividere l'umanità è quello che i potenti da sempre cercano di attuare, facendo leva sulle paure e l'ignoranza, ed è quello che sta accadendo a Lampedusa, una massa stordita che crede che la risoluzione del problema sia uccidere i Tunisini e non fare arrivare più nessun migrante sull'isola. Da sempre è stato detto che il ruolo di Lampedusa rispetto all'immigrazione deve essere di primo soccorso e accoglienza che più di un numero di migranti Lampedusa non può accogliere, ma questo non è mai stato accolto dal governo, e oggi è il governo ad avere la prima colpa di quello che sta accadendo, dopo il governo vengono tutti quei lampedusani che si sono fatti trascinare in questa pozza di fango. Oggi abbiamo perso tutti, e abbiamo perso molto, Lampedusa che il posto che più amo in assoluto, oggi mi sembra come una casa da abbandonare, come un luogo senza più speranza, come un luogo destinato all'odio e alla violenza, un luogo dove l'egoismo e l'ignoranza hanno avuto la meglio, e questo viene da lontano, il solo fatto di avere un amministrazione con questo sindaco e con una vicesindaco leghista dice tanto, spero che i molti lampedusani che in passato hanno saputo dimostrare solidarietà non vengano travolti da tutta questa cattiveria, che ormai da troppo veniva alimentata. Spero che i ragazzi tunisini possano trovare un posto migliore dove vivere di Lampedusa e dell'Italia.
Non voglio rinunciare alla speranza di un mondo più giusto, non voglio rinunciare alla speranza di un dialogo tra i popoli, tra i più deboli tra gli ultimi, credo in assoluta che il primo sforzo di tutte le persone che hanno una coscienza maggiore sia quello di alimentare il dibattito non solo sull’immigrazione ma su tutto quello che sta accadendo nel mondo, di rimettere la scuola e la conoscenza al centro della vita della collettività, la conoscenza diretta per prima cosa, il dialogo come strumento e come fine il bene comune. Non di un popolo , non di una classe ma dell’umanità

Per questo chiediamo che vengano aboliti i CIE in Italia.
Che venga scritta una nuova legge sull’immigrazione e l’integrazione
Che le società civili europee e nord africane costruiscano una rete diretta per il dialogo e la cooperazione.
Che l’istruzione e la cultura vengano messe ai primi posti nelle agende politiche.

Con enorme sofferenza e speranza

Giacomo Sferlazzo un lampedusano

http://askavusa.blogspot.com/2011/09/21-22092011.html

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Bilbao: rivolta contro la polizia a difesa di un centro sociale

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La Polizia attacca un centro sociale. Cariche e barricate, 31 arresti, decine di feriti. Obiettivo: demolire un centro sociale attivo nel popolare quartiere di Errekalde da ormai 13 anni, dopo che il Kukutza – così si chiamava il ‘gaztetxe’ (“casa dei giovani”) – era stato già sgomberato manu militari pochissimi giorni fa.

bilbao_scontriVere e proprie scene di guerra, ieri, nella città basca governata con il bastone da una ristretta elìte al servizio dei palazzinari e delle banche che non vogliono che i loro progetti speculativi possano essere intralciati.
Ieri mattina centinaia di agenti della Polizia Autonoma Basca in assetto antisommossa hanno cominciato ad occupare militarmente un intero quartiere di Bilbao. Obiettivo: demolire un centro sociale attivo nel popolare quartiere di Errekalde da ormai 13 anni, dopo che il Kukutza – così si chiamava il ‘gaztetxe’ (“casa dei giovani”) – era stato già sgomberato manu militari pochissimi giorni fa.
Se fosse stato per il sindaco di Bilbao Inaki Azkuna (un liberista di ferro ras locale del PNV - Partito Nazionalista Basco) la demolizione avrebbe seguito a ruota lo sgombero, che gli occupanti avevano cercato di impedire e che mercoledì era costato ore di scontri e 25 fermati e denunciati. Ma poi gli abitanti del quartiere, riuniti nell'associazione Errekaldeberriz, con il sostegno di decine tra partiti politici della sinistra indipendentista, sindacati, associazioni, artisti e intellettuali, avevano fatto ricorso alla magistratura. Che, momentaneamente, aveva sospeso l'ordine di demolizione impartito dalla amministrazione comunale ma, dopo pochi giorni, ha naturalmente dato ragione al sindaco sceriffo che invocava la ‘difesa e il rispetto della proprietà privata’. Nel frattempo decine di vigilantes e poliziotti sono stati schierati 24 ore su 24 attorno all’edificio di 4 piani per impedire che fosse rioccupato.
Ieri l’ennesima azione di forza, appena arrivata l'autorizzazione del Tribunale: nel pomeriggio nel quartiere di Errekalde è arrivata un'enorme scavatrice, scortata e protetta da centinaia di Ertzainak (Polizia Autonoma agli ordini del socialista Patxi Lopez, governatore della regione) e di Vigili Urbani. Che hanno subito cominciato a manganellare tutti coloro che gli si paravano di fronte, comprese alcune anziane ma combattive signore del quartiere.
Occupato e militarizzato il quartiere, alle 18 in punto la scavatrice – guidata da operai incappucciati - è stata lanciata contro le mura di un palazzo che una associazione di architetti e urbanisti che si occupa della protezione del patrimonio industriale aveva dichiarato di 'interesse storico'. A centinaia - occupanti, militanti delle organizzazioni di sinistra, semplici cittadini del quartiere – si sono lanciati nelle strade fin dalle prime ore dell’alba per tentare di impedire fisicamente la demolizione. Ma gli ordini dei poliziotti erano chiari. E così per tutto il pomeriggio e la sera di ieri nelle vie di tutto il quartiere i cittadini sono diventati improvvisamente nemici da picchiare, da gettare a terra, da fermare e portare in commissariato: alla fine si contano 31 arrestati.
I feriti nelle continue e violentissime cariche non si contano, anche perché molti di loro hanno evitato di recarsi in ospedale per non farsi individuare e denunciare dagli scagnozzi di Azkuna sguinzagliati nei nosocomi della città. Alle manganellate i celerini hanno aggiunto un nutrito lancio di pallottole di gomma e di lacrimogeni, sparati non solo nelle strade ad altezza d'uomo ma anche all'interno dei negozi e dei bar del quartiere.
Mentre le mura del Kukutza andavano giù sotto i colpi della gru, centinaia di persone si sono radunate sotto la sede del Comune di Bilbao, proprio mentre da Irola Irratia, una radio comunitaria che stava fornendo fin dall’alba una cronaca in diretta degli eventi, arrivava la notizia che un gruppo di poliziotti era penetrata all’interno dei suoi studi ed aveva, senza troppi complimenti, sabotato le apparecchiature impedendo così che le sue trasmissioni potessero continuare. Ma le cariche e le intimidazioni non hanno convinto i manifestanti a desistere, anzi. Le strade del quartiere che ospitava il Kukutza e anche di quelli limitrofi si sono riempiti, col calar della sera, di migliaia di persone richiamate da un tam tam partito nel pomeriggio.
Man mano che aumentava la mobilitazione dei cittadini si è fatta più dura la repressione, anche con l'arrivo di alcuni reparti di Polizia Nazionale Spagnola a dar man forte all'Ertzaintza. Posti di blocco sono stati istituiti ieri nella prima serata per impedire che in città arrivassero manifestanti da altre località. Allo stesso tempo la Polizia ha iniziato a fare irruzione nei bar, nei negozi e addirittura in un supermercato, manganellando gli occupanti e sequestrando telecamere e telefoni cellulari, evidentemente per impedire che le immagini della violentissima repressione potessero essere diffuse in rete e sui media. Nel frattempo un gruppo di Ertzaina faceva irruzione in un ambulatorio del quartiere sequestrando cartelle cliniche - che evidentemente riportavano la gravità delle lesioni inferte dai 'tutori dell'ordine' su alcuni manifestanti.
Dopo le 20 la protesta si è spostata nella parte centrale di Bilbao, militarizzata da decine di furgoni e volanti della Polizia Autonoma. A centinaia hanno eretto barricate nelle strade del centro per rallentare gli Ertzaina che continuavano con le cariche, il lancio di lacrimogeni e di 'pelotazos' (pallottole di gomma). Alcune barricate sono state anche incendiate dai manifestanti, che in alcuni casi hanno respinto gli agenti in assetto antisommossa attraverso il lancio di pietre e razzi.
I violenti scontri sono proseguiti fino alle 5 di questa mattina, quando la Polizia è riuscita ad arrestare tre manifestanti nell'ultimo episodio di questa lunga giornata. Il 'giorno della vergogna', come l'ha ribattezzata l'associazione dei vecinos, il comitato di quartiere di Errekalde che ha denunciato la violenza indiscriminata delle forze di sicurezza contro gli abitanti del quartiere e l'istituzione di un vero e proprio stato d'assedio, inaccettabile in un paese che si fregia di essere 'democratico'.

Il video dello sgombero

tratto da www.contropiano.org

25 settembre 2011

 
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Ottobre 2011 17:54

Mamma di Federico Aldrovandi: "Non vado alla festa della polizia"

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Quando si dice dignità...

Invitata alle celebrazioni delle forze dell'ordine, la mamma del giovane ucciso nel 2005 declina l'invito: "Non posso stare nello stesso luogo di chi ha depistato o coperto l'uccisione di mio figlio".

aldrovandi_madreda: Bologna.Repubblica.it

"Non parteciperemo alle manifestazioni pubbliche della polizia,  perché non c'è nulla da festeggiare: Federico non ritorna. Ma ci sono anche altri motivi: io non posso essere nello stesso contesto, a fianco di chi ha depistato, di chi ha coperto l'omicidio di mio figlio. Assolutamente no. Non ci andiamo". Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il 18enne morto durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005, ha raccontato a PeaceReporter di aver ricevuto l'invito da parte della polizia di Stato per partecipare alla festa organizzata il 29 settembre a Ferrara, proprio per dare un segnale in seguito all'omicidio Aldrovandi.

"Ho saputo circa un mese fa che la ricorrenza del patrono della polizia quest'anno verrà festeggiata a Ferrara - ha detto Patrizia Moretti -. Io vedo con favore il tentativo di creare un dialogo che vada al di là di un risarcimento che la polizia ha già riconosciuto, di fatto esprimendo un'altra sentenza di condanna per i 4 agenti che hanno tolto la vita a mio figlio. Se lo vorrà - spiega la mamma di Federico - io sarò felice di parlare col capo della polizia, il prefetto Manganelli. E' il nostro interlocutore, che da tempo vorremmo incontrare  per ottenere che la polizia cambi comportamenti e modalità d'intervento. Lui può dare un segnale forte. Allora, e solo allora, potremo partecipare a qualche cosa insieme e considerare chiusa la cosiddetta 'vicenda' Aldrovandi".

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Nina e Marianna (Quasi) LIBERE!!!

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ARRESTI DOMICILIARI PER NINA, OBBLIGO DI DIMORA PER MARIANNA 

nina_e_marianna_libere_tavLa notizia che aspettavamo tutt* anche se l'avremmo voluta più completa e senza ulteriori orpelli detentivi...

Dopo tredici giorni, escono dal carcere le due militanti No Tav, arrestate il 9 settembre durante l'assedio notturno al cantiere di Chiomonte

Fuori dal carcere quindi, anche se Nina dovrà restare chiusa nel suo appartamento e Marianna sarà costretta a non muoversi da Torino. Nina e Marianna tornano a casa dopo tredici giorni di cella, dopo alcune manifestazioni di pd e sostegno del popolo No Tav, e l'appello lanciato in televisione dal meteorologo Luca Mercalli che ha dato molto fastidio ai politici di Pd e Pdl (ancora una volta: qual'è la differenza?). Le due donne - Elena (Nina) Garberi, 39 anni, tre figli, vive a Chiomonte, Marianna Valenti, vent'anni, frequenta l'università a Torino - dovrebbero essere scarcerate nelle prossime ore.

Si conclude così il primo episodio di una squallida vicenda che vede la magistratura torinese protagonista e diretta avversaria del movimento no tav. In attesa di accoglierle nuovamente nella loro terra non possiamo che tirare un amaro respiro dopo giorni di apprensione. Sicuramente la loro condizione migliorerà ma stiamo comunque parlando di una situazione grave in cui ancora una volta due donne sono ristrette nei loro movimenti, sorvegliate e messe alla gogna mediatica per essersi battute contro questo inutile e dannoso progetto.

Questa sera - per tutt* notav torines* (e non solo) - serata benefit spese processuali di Nina e Marianna (organizza: presidio permanente notav di piazza Castello). Per raccogliere fondi e brindare all'uscita di Nina e Marianna dalle vallette.


Nell’attesa della sentenza il portale

Guarda il video

tratto da www.infoaut.org

22 settembre 2011

NOTav.info aveva chiesto a Claudio Cancelli, docente del politecnico di Torino un breve commento su quelli che sono i rapporti oggi tra politica, magistratura e interessi mafiosi legati alle grandi opere. Ne esce un’analisi lucida e chiara in cui potere giuridico e casta lavorano al mantenimento dello stato attuale delle cose, proseguendo nel furto di denaro pubblico e perseguendo chi come Nina, Marianna e il movimento no tav prova a cambiare o rompere questo tipo di equilibri.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Settembre 2011 16:23

Rivolta a Lampedusa. Bruciato e distrutto il CIE di Contrada Imbriacola

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lampedusa_fuoco_cieRivolta nei centri di accoglienza di Lampedusa e in Puglia. Esasperati dalla presenza forzata nele strutture i migranti hanno dato vita a eclatanti proteste: a Lampedusa un incendio ha distrutto le tre palazzine del CIE di Contrada Imbriacola dove risiedevano circa 1.200 tunisini sbarcati nelle settimane scorse sull'isola. Il sindaco di Lampedusa ha dichiarato: "Il CIE non esiste più". (red.)

E' scoppiato un incendio di vaste proporzioni nel centro di  primo soccorso di Lampedusa, a Contrada Imbriacola. 1.300 persone si sono dirette verso la piazza del paese, dove stanno inscenando una protesta. Ci sarebbero decine di intossicati. Save the Children ha subito espresso preoccupazione per i molti minori che sono rinchiusi sull'isola. Mentre il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, che nei giorni scorsi si era rivolto al presidente Berlusconi in persona, ora chiede di "espellere tutti i delinquenti tunisini. Non vogliamo più un tunisino sull'isola. Siamo stanchi, devono essere trasferiti nelle prossime 48 ore".

Certamente da giorni la situazione nel centro è complicata. Gli arrivi continuano, anche se perlopiù alla spicciolata, e i trasferimenti sono quasi fermi. Ovvero, ce ne sono ogni giorno via nave (costo dell'operazione: circa 30 mila euro a "invio"), ma con il contagocce. non ne partono più di 50. Motivo: i posti negli altri centri di eprmanenza sono scarsi, molti Cie sono inc ondizioni precarie per rivolte precedenti, come quello di Roma: proprio stamattina il Coispe, sindacato di polizia, si lamentava per l'arrivo di 50 tunisini da Lampedusa mentre nel centro sono in corso lavori di ristrutturazione.

Se ci fosse bisogno di ulteriori dimostrazioni, la politca del "concentramento" non sta avendo alcun successo. E frose a scatenare la rivolta anche l'annuncio dato ieri dal minsitero dell'Interno: il raggiungimento di un nuovo accordo con il governo transitorio della Tunisia per il rimpatrio più veloce e consistente delle persone che raggiungono le coste italiane.

Non è ancora chiaro quanti siano i danni a Contrada Imbriacola. Di certo, però, al fuoco è andato anche il padiglione che ospita donne e minori. «La situazione di tensione nel centro è sfociata nell'incendio di oggi e in più di un'occasione avevamo espresso il nostro timore che episodi del genere si potessero verificare», ha detto Raffaela Milano, Direttore Programma Italia- Europa di Save the Children. «Fino a due giorni fa erano presenti nel centro 4 famiglie con 6 bambini dagli zero ai sette anni, che a seguito delle richieste di Save the Children sono stati spostati in altre strutture esterne. Siamo in contatto diretto con il nostro team di operatori in loco per monitorare la situazione e torniamo a sollecitare l'immediato trasferimento dei minori presenti sia nel Cpsa che nell'ex Base Loran - dove si trovano attualmente 104 minori non accompagnati - in strutture apposite adeguate alla loro accoglienza»

tratto da il manifesto

21 settembre 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Settembre 2011 08:27

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