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CORPI E POTERE

Adama è libera

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adamaNella serata di ieri è stata liberata Adama Kebe, la donna senegalese che fu portata nel Cie di via Mattei a Bologna perché, dopo essere andata a denunicare le violenze che subiva da quattro anni da parte del suo ex-compagno ai Carabinieri di Forlì, risultava senza documenti

Immediatamente si mobilitò una rete in solidarietà della donna, che tramite un'appello pubblicato dalle associazioni Migranda e Trama di Terre ha reso noto a tutti la storia di Adama.

Adama arrivò in Italia e trovò lavoro con l'aiuto dell'uomo che successivamente però le toglieva parte dello stipendio, e la ricattava minacciando di denunciarla e farla espellere se lei si fosse ribellata. Adama racconta inoltre che l'uomo la picchiava, e l'ha stuprata e ferita alla gola con un coltello.

Finalmente, e soltanto grazie alla mobilitazione e il sostegno della rete di solidarietà che si è creata intorno ad Adama, ieri la donna ha potuto riassaporare la libertà, ed adesso Adama inizierà un percorso di protezione come vittima di violenza.

tratto da www.infoaut.org

1 dicembre 2011

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Germania: mobilitazione di massa e 1300 arresti contro i treni nucleari

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1300 arresti e decine di feriti nella battaglia più violenta e lunga mai vista da anni sul territorio tedesco. I vagoni provenivano dalla Francia, ultimo convoglio previsto dopo la decisione di Berlino di chiudere le centrali atomiche.

germania_blocchi_nucleareQuesta settimana si è consumata la battaglia più violenta e lunga mai vista da anni in Germania tra polizia e dimostranti, il viaggio dell’ultimo treno carico di scorie di combustibile nucleare. Una conclusione molto dura anticipata da una mobilitazione dal basso pacifica ma determinata da migliaia di tedesch*.

In particolare poco prima di Dannenberg, nel nord, i dimostranti hanno bloccato per ore i binari stendendovisi e spesso anche incatenandosi a rotaie e scambi. Soltanto in serata, con ore di ritardo, il treno è giunto alla stazione di Dannenberg. Là gli undici contenitori stagni, chiamati Castor, sono stati scaricati dai vagoni e caricati su autotreni. I quali sotto forte scorta degli agenti li hanno portati fino alla destinazione finale, il deposito di scorie nucleari di Gorleben.

Il treno – che con undici contenitori Castor trasportava un totale di circa 150 tonnellate di scorie nucleari – era l’ultimo di quelli che per anni hanno portato il combustibile atomico usato delle centrali tedesche nelle officine di riprocessamento in Francia, e poi hanno riportato in patria le scorie stesse, ritrattate. Ma il fatto che si trattasse dell’ultimo convoglio non ha calmato la rabbia e la protesta dei giovani ecologisti. Accorsi a migliaia nel nord da ogni angolo del paese, per protestare e bloccare ovunque possibile la linea ferroviaria con sit-in improvvisati sulle rotaie e altre azioni mordi-e-fuggi oppure incatenandosi ai binari.

Più volte, la polizia è intervenuta in forze, anche con metodi duri. Almeno ventimila agenti in assetto antisommossa, con pieno equipaggiamento, muniti anche di gas e appoggiati da unità cinofile ed elicotteri, hanno affrontato ovunque i manifestanti. Ogni volta, li hanno sgomberati a forza dalla linea ferroviaria. In almeno un caso, però, gli agenti e gli stessi reporter e cameramen se la sono vista brutta. Gruppi di compagn* di composizione più radicale hanno lanciato a loro volta una carica. Hanno colto di sorpresa i poliziotti, ferendone non pochi e inducendoli alla ritiratautilizzando fionde, bastoni o semplici  pugni. La maggioranza  dei dimostranti non si è comunque lasciata intimidire dalla copiosa reazione poliziesca costata 1300 e più arresti, né da gas e idranti.

Con organizzazione da guerriglia, i compagni più giovani sono riusciti spesso a costruire in tutta fretta piccole piramidi di cemento sui binari, o altre ostacoli. Il treno alla fine è arrivato a destinazione ma con grande ritardo. L’ampiezza del movimento di protesta conferma la forte ostilità all’uso civile dell’energia atomica in Germania, abbandonato dal governo.

tratto da www.infoaut.org

27 novembre 2011

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25 novembre: Family Matta-Day!

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giornatacontroviolenzadonneIl 25 novembre è un giorno importante. Vogliamo ricordarlo come la giornata in cui si celebra la mattanza familiare, quella compiuta ai danni delle donne che in famiglia perdono la vita numerose, oltre cento nel 2010 e #129 vittime di violenza maschile in famiglia dall’inizio del 2011 ad oggi. Senza contare il numero spropositato di donne e bambine/i che vengono stuprat*, abusat*, maltrattat*, perseguitat*, picchiat*, ferit*, resi disabil* a vita, da parenti di varia natura, padri, nonni, zii, fratelli, nipoti, con la complicità di donne, e della parentela tutta che se c’è da tutelare una vittima si sceglie sempre, a tutela della sacralità della famiglia, di tutelare l’anonimato dello stupratore, la reputazione del pedofilo, le opportunità del maltrattatore o dell’omicida.

La famiglia è un luogo sacro, senza dubbio, vi si celebra infatti la sacralità dell’omertà, del silenzio, dell’aggressione contro le vittime di abusi, sempre mantenute in stato di soggezione e schiavitù fisica, economica e psicologica.

La famiglia è quel luogo devastante in cui le donne sono costrette a svolgere lavori di cura gratis in sostituzione di uno Stato che non vuole assolvere al dovere di restituire in servizi e strutture i soldi che tutti, donne incluse, paghiamo in tasse.

La famiglia è il luogo in cui si compie il furto di speranze e di futuro a danno di donne che vengono usate come psicofarmaci sociali e vengono tenute in ostaggio ad agevolare la carriera del marito, la salute del nonno, la serenità del padre padrone, le casse delle imprese, l’equilibrio socio/economico dello Stato.

Il welfare in Italia viene stabilito sulla base di una ideologia cattolico/integralista che vuole le donne a casa solo dedite alla riproduzione e alla cura, mai libere di decidere della propria sorte, del proprio futuro, mai libere di vivere la propria sessualità pretendendo di essere informate, mai libere di poter contare sulla garanzia di assistenza e gratuità per questioni inerenti il diritto alla salute. Trovano invece, a partire dai manutentori pro/life, quelli che vogliono avere voce in capitolo su tutto ciò che inizia con il prefisso familia (mediazione familiare e consultori familiari inclusi), migliaia di obiettori di coscienza sul proprio cammino, opposizione alla contraccezione, alla pillola del giorno dopo, alla ru486, al diritto all’aborto gratuito e assistito. Perché per costoro le donne devono comunque sempre e solo partorire, mai godere, e dovranno farlo con dolore.

Il welfare immaginato da costoro toglie alle donne il diritto ad una eguale retribuzione, le pone, assieme agli immigrati e le immigrate, all’ultimo gradino della scala sociale, le obbliga alla dipendenza economica e le costringe a chiedere l’elemosina ogni volta che denunciano la discriminazione subita nei luoghi di lavoro e nella società. Alle donne non viene concesso di poter fruire di asili e servizi e tutto ciò che viene immaginato è una politica sulla conciliazione che ci trova inconciliabili e arrabbiate perché noi non vogliamo conciliare niente. Vogliamo scegliere e avere garanzia che la nostra scelta non debba costituire una “colpa” che ci viene imputata per il resto della vita. Sia essa quella di lavorare e voler investire su noi stesse e la nostra autonomia sia essa quella di essere madri senza che questo debba costituire un vincolo di tipo biologico.

Le donne sono povere, economicamente ai margini della società, viene reso loro impossibile salvarsi la vita quando l’uomo da cui dipendono economicamente non le lascia andare e non si immagina nessuna forma di sostegno, casa e lavoro, per quelle che provano ad allontanarsi da mariti violenti che presto o tardi altrimenti le uccideranno.

Gli uomini non accettano di subire il carico totale della famiglia. Non è più tempo di delegare ruoli a quelli che vengono eletti quali aguzzini del nucleo sociale prescelto da chi vuole mantenere una gerarchia e un ordine incompatibili con il presente.

Gli uomini esigono di poter investire il proprio tempo e la propria vita in egual modo per la gestione delle persone care, i figli, compagne, compagni. Gli uomini non vogliono più alcuna delega o controllo ma vogliono gestire le relazioni in termini di corresponsabilità e dunque supportano le proprie compagne affinché esse abbiano altrettante possibilità di lavoro, di studio e di crescita.

Donne e uomini vogliono la libertà di ridefinire il concetto di famiglia in aggregazioni miste di solidarietà e complicità tra persone etero, gay, lesbiche, trans, perché la famiglia etero è una imposizione dettata da una mentalità omofoba, cattolica e integralista che intende perseguire donne e uomini che non cedono all’obbligo di riproduzione.

Noi, donne, uomini, lesbiche, gay, trans, sex workers, migranti, precarie e precari rifiutiamo il concetto di famiglia inteso come costrizione e obbligo degli esseri umani. Rifiutiamo l’idea di una legislazione che sia realizzata soltanto a rispetto di una idelogia anacronistica che non tiene conto del presente.

Noi vogliamo una società impostata su valori che rispettino la libertà di scelta, gli individui e le individue, a prescindere da ciò che sceglieranno di fare e dalle relazioni che hanno intenzione di sviluppare.

Vogliamo una società in cui la sessualità delle donne e degli uomini non sia mortificat* a vantaggio di una cultura che relega la sessualità a fini esclusivamente riproduttivi. Vogliamo una società in cui il sesso consensuale non sia una “colpa” e in cui donne e uomini abbiano il diritto di porre il proprio piacere tra gli obiettivi da perseguire in ogni relazione e per una migliore qualità della propria vita.

una società in cui nessuno sia complice della violenza contro le donne, sempre più grave, quasi uno sterminio organizzato, in cui dunque si ripensino le relazioni sociali sulla base del diritto di ciascun@ a non essere abusat@.

La violenza su donne e bambin* avviene soprattutto in famiglia ad opera di uomini italiani.

Chiunque nasconda questo dato è responsabile di complicità nello sterminio. Chiunque intende sovrapporre la sacralità della famiglia alla sacralità della vita delle donne e dei/delle bambin* uccis*, abusat*, è complice del massacro.

La violenza su donne e bambin* non è casuale, è una costruzione culturale, è una mentalità, come la mafia, che si serve di negazionismo, banalizzazione, istigazione, si serve di legittimazione sociale, di omertà e complicità per continuare a proliferare.

La famiglia è il primo luogo in cui la violenza avviene. Tutto il resto sono solo parole.

25 Novembre 2011

Fonte: http://femminismo-a-sud.noblogs.org

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Sentenze scandalose. De Gennaro e Mortola assolti per il G8 di Genova

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diaz_molotovLa Cassazione ha assolto "perchè i fatti non sussistono l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola. L'accusa era di istigazione alla falsa testimonianza in uno dei filoni processuali del G8 di Genova (per le "false molotov" dell'assalto alla scuola Diaz). www.contropiano.org

da "Il Fatto" online

Assolto perché “il fatto non sussiste”. Così la Corte di cassazione mette la parola fine al coinvolgimento di Gianni De Gennaro nelle vicende giudiziarie relative al G8 di Genova. Il numero uno dei servizi segreti italiani, capo della polizia all’epoca dei fatti, era accusato di istigazione alla falsa testimonianza. Assolto con lui Spartaco Mortola, già capo della Digos di Genova, attualmente capo della Polizia ferroviaria di Torino.

La VI sezione penale della Corte, presieduta da Adolfo Di Virginio, ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Genova del 17 giugno 2010 che aveva condannato De Gennaro a un anno e quattro mesi di reclusione e Mortola a un anno e due mesi. I due erano stati invece assolti in primo grado. L’accusa era quella di aver istigato l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, a ritrattare la sua testimonianza al processo sulla sanguinosa irruzione della polizia alla scuola Diaz-Pertini, avvenuta la sera del 21 luglio 2001. Colucci sta affrontando un processo separato, con rito ordinario, per questa stessa vicenda.

Al processo Diaz De Gennaro non era imputato, ma secondo la Procura del capoluogo ligure aveva fatto pressioni su Colucci perché minimizzasse il suo coinvolgimento nell’organizzazione e nella catena di comando della perquisizione conclusa con sessanta manifestanti feriti su 93 arrestati.

“La Cassazione ha finalmente ristabilito la verità, confermando quanto avevano già stabilito i giudici in primo grado che mi avevano assolto”, ha commentato De Gennaro, che oggi dirige il Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Soddisfatto anche il suo legale Franco Coppi: “Anche se si ragionava nell’ambito di una vicenda che ha avuto esiti drammatici, la causa in questione era in realtà molto banale, perché doveva soltanto discutere di un ordine impartito a un addetto stampa (Roberto Sgalla, allora portavoce della Polizia di Stato, ndr). Finalmente la Cassazione ha ripristinato la verità”.

L’assoluzione per entrambi gli imputati era stata chiesta anche dall’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello. La sentenza di condanna inflitta in appello, ha affermato Iacoviello durante la requisitoria, “fa numerosi salti di corsia logica e non spiega per quale motivo sia rilevante la falsa testimonianza di De Gennaro ai fini di sviare il convincimento dei giudici. E nel caso di Mortola poi, la sentenza di condanna non descrive nemmeno quale è stata la condotta materiale contestata all’imputato”.

Numerose telefonate intercettate provano i contatti tra Mortola e Colucci per discutere della testimonianza di quest’ultimo al processo Diaz, e Colucci stesso faceva riferimento esplicito a diverse conversazioni con “il Capo”, cioè De Gennaro. Ma, ha osservato il sostituto pg, “quando si passa dalla violenza o minaccia all’induzione la prova è difficile, la condotta criminosa a livello di prova si sfuma, poiché si ha a che fare con l’autodeterminazione di una persona. La sentenza di condanna dice che poiché non era giusto che avessero contatti fra di loro perché riprovevole, ciò diventa la prova del reato. E questo è inaccettabile”.

Iacoviello ha sottolineato di non volersi “occupare del fatto in sè: a Genova stava succedendo il finimondo, c’erano stati pestaggi, c’era stata la morte di Carlo Giuliani mentre noi ci stiamo occupando solo di capire chi ha chiamato l’addetto stampa Sgalla”. Era questo uno dei punti contestati della deposizione di Colucci al processo Diaz, perché indicatore della consapevolezza di De Gennaro riguardo all’operazione che si stava organizzando a Genova.

Di parere opposto l’avvocato di parte civile Laura Tartarini, che ha definito la richiesta di assoluzione “abbastanza surreale. Evidentemente non sono stati letti gli atti del procedimento. Se li avessero letti, e avessero visto anche le intercettazioni, non sarebbero arrivato a una richiesta del genere”. E il collega Emanuele Tambuscio ha aggiunto: “E’ inopportuno che si arrivi a un processo in Cassazione con funzionari di così alto grado ancora in carica. Avrebbero dovuto essere sospesi”.

Da registrare l’intervento di Enrico Zucca, procuratore generale della corte d’appello di Genova, già titolare dell’inchiesta Diaz e del filone sulla falsa testimonianza, che ha criticato la requisitoria di Iacoviello: ”Il procuratore generale della Cassazione è andato oltre le sentenze di primo e secondo grado. Sul tema della rilevanza della falsa testimonianza di De Gennaro, i giudici di Genova erano stati concordi in entrambi i gradi di giudizio. Evidentemente il pg ha scoperto cose che gli altri giudici non avevano visto”. Ma alla lettura della sentenza si è limitato a dire: “La Cassazione pronuncia sentenze definitive e dunque giuste. E anche questa è una sentenza giusta. Per il resto non ho nulla da dire”.

Quello contro De Gennaro e Mortola è il primo a chiudersi fra i processi più importanti scaturiti dal G8 di Genova. Dieci anni dopo gli eventi, sono fermi al verdetto d’appello il procedimento contro i manifestanti per le violenze di piazza e quelli relativi agli abusi della polizia nella caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz. Su quest’ultimo, che vede condannati in appello diversi alti dirigenti di pubblica sicurezza, incombe la prescrizione per un insolito ritardo nel passaggio degli atti dalla Corte d’appello di Genova alla Corte di Cassazione.

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PER NON DIMENTICARE - da www.piazzacarlogiuliani.org

1) G8, violenze in piazza Manin indagine su quattro poliziotti
Carica sui pacifisiti: avvisi di garanzia per agenti della Celere, sequestrato un video.

Marino Bisso e Marco Preve
da La Repubblica, 28 febbraio 2005
Mentre si sta avviando a conclusione la prima causa civile per risarcimento danni del G8, prende il via anche un nuovo filone d´indagine su violenze e abusi del luglio 2001, quello per gli arresti illegali effettuati dalla polizia in piazza Manin, dove si erano radunate le varie anime del pacifismo, specie quello di matrice cattolico e quello che aderiva alla Rete Lilliput.
Nei giorni scorsi, il PM Francesco Cardona Albini ha disposto il sequestro di un video della casa di produzione Luna Rossa, e notificato quattro avvisi di garanzia ad altrettanti poliziotti del reparto mobile di Bologna: Antonio Cecere, 45 anni,vice-sovrintendente, e poi gli agenti Luciano Berretti (32), Marco Neri (30) e Simone Volpini (29), difesi dall'avvocato Gianluca Arrighi, del Foro di Roma.
Il filmato e alcune fotografie scattate il 20 luglio del 2001 dimostrano che le accuse contenute nei verbali di arresto di due studenti spagnoli sono fasulle, inventate. Ai quattro celerini vengono contestati i reati di falso, abuso e calunnia. Sostennero, infatti, che Adolfo Sesma Gonzales e Luis Alberto Lorente Garcia (assistiti dall'avvocato Emanuele Tambuscio), si scagliarono contro i reparti con molotov e spranghe.
Ma il video di Luna Rossa immortala una verità diversa. Quella di un ragazzo, Sesma, che si avvicina agli agenti e viene ammanettato, del suo amico, Lorente, che lo raggiunge per avere spiegazioni e subisce la stessa sorte. C'è anche un terzo amico, che non viene arrestato ma, a freddo e senza ragione, viene colpito da una manganellata in testa e abbandonato sul selciato.
Una scena che racchiude forse tutto il caos e la brutalità di quanto accadde in piazza Manin. Nella piazza pacifica e in festa arrivarono verso le 15 di quel pomeriggio alcune decine di black bloc reduci dal saccheggio di diversi quartieri e dall'assalto al carcere di Marassi.
La polizia decise di caricare quando i "neri" erano già passati, e così con lacrimogeni e manganelli gli agenti si accanirono su indifesi pacifisti cattolici e laici. Ed è proprio la causa civile, mossa contro la polizia da una pediatra di Trieste quel giorno tra i simpatizzanti della Rete Lilliput, che si avvia a conclusione. La donna, assistita dall'avvocato Alessandra Ballerini, per una mano rotta da una manganellata ha chiesto un risarcimento, per danni anche morali, di centomila euro.
28 ottobre 2008: Prossima udienza del processo contro quattro poliziotti accusati di falso, calunnia e abuso d'ufficio. E' prevista la testimonianza di uno dei due ragazzi spagnoli arrestati in Piazza Manin.

2) Fatti di strada
Il 3 febbraio 2005, il Tribunale di Genova ha assolto ex art. 530 1° co. c.p.p. dall'imputazione di resistenza a p.u. un manifestante del G8 di Genova, arrestato nel pomeriggio del 21 luglio 2001 nella zona incrocio Viale Brigata Bisagno-Corso Buenos Aires.
Costui a bordo di un mezzo di soccorso non ufficiale, era accusato di aver tentato di speronare un Fiat Ducato del Reparto Mobile di Roma che tentava di arrestarne la marcia in quanto lo stesso era inseguito a piedi da Agenti del Reparto Mobile di Padova che gli intimavano l'alt.
Egli quindi si dileguava, veniva inseguito e arrestato poco distante, in quanto fermatosi spontaneamente ad un posto di blocco della G.d.F. "perché si fidava di più" dei Finanzieri.
Dopo esser stato manganellato a dovere, lo stesso veniva portato a Bolzaneto (è già costituito parte civile anche per quest'ultimo processo), e successivamente tradotto nel carcere di Alessandria.
Il manifestante è stato ritenuto responsabile unicamente in ordine al reato contravvenzionale p. e p. dall'art. 4, L. n. 110/1975 (contestatogli in concorso materiale con quello di cui all'art. 337 c.p.), in quanto, a seguito della perquisizione del veicolo, era stato trovato in possesso di un taglierino che custodiva nell'autovettura ed è stato condannato alla pena di gg. 20 di arresto e di Euro40,00 di ammenda oltre alle spese processuali, con i doppi benefici. Il Giudice Unico del Tribunale D.ssa Bossi si è riservata gg. 60 per il deposito dei motivi; staremo a vedere se la Procura proporrà appello.
Intanto si prepara per l'appello contro il punto della sentenza relativa al porto abusivo di oggetto atto ad offendere, che si prescriverà tra breve.

3) G8, Viminale condannato a risarcire due donne picchiate
Ministero dovrà pagare 28 mila euro

(ANSA) - GENOVA, 24 maggio 2005 - Per i pestaggi da parte delle forze dell'ordine contro due manifestanti del G8 genovese, una biologa e una avvocatessa, entrambi di Bologna, il ministero dell'Interno è stato condannato dal giudice civile a risarcire i danni, quantificati complessivamente in circa 28 mila euro.
Il giudice inoltre, secondo quanto pubblicato oggi dal Secolo XIX e dal Corriere mercantile, ha condannato il ministero anche a rimborsare alle ricorrenti le spese di giudizio.
I fatti risalgono al 20 luglio del 2001 quando le due donne, assieme ad altri avvocati, in qualità di "osservatori legali" parteciparono alle manifestazioni collegate al G8 organizzate in piazza Alessi, a Carignano, quartiere all'epoca compreso nella "zona gialla".
Secondo il giudice "le forze dell'ordine senza procedere a un previo controllo identificativo e neppure verificare cosa stessero facendo le due donne, le spinsero verso il muro dell'edificio d'angolo con via Santa Chiara, le spintonarono, e le attinsero con colpi di manganello, minacciandole e insultandole".
Per il "gratuito" pestaggio, secondo una perizia del medico legale, le due donne subirono anche un danno permanente di natura psichica, cioè disturbi post traumatici da stress.

4) Processo De Gennaro
27 ottobre 2008 - Udienza preliminare che deciderà se dovranno essere processati l'ex questore di Genova Francesco Colucci per falsa testimonianza nel processo Diaz e l'ex capo della polizia De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza. Nel corso delle indagini sulla sparizione delle bottiglie molotov, il telefono dell'allora capo della DIGOS genovese Spartaco Mortola (imputato nel processo Diaz) fu messo sotto controllo: in una telefonata Colucci affermò di aver "aggiustato" la propria testimonianza, come voleva "il capo".

5) Processo Canterini
12 novembre 2008 - Nella prossima udienza sarà ascoltato l'ultimo teste della difesa. Il 3 dicembre si terrà la discussione finale. Vincenzo Canterini, comandante del reparto anti-sommossa che fece irruzione alla scuola Diaz e anche imputato in quel processo, è accusato di aver spruzzato - durante le manifestazioni del venerdì - gas urticante in faccia a 4 persone . Due di loro erano avvocati e la scena è stata filmata.

6) Processo Savonarola
17 novembre 2008 - Prossima udienza nel processo contro un ragazzo francese accusato di resistenza nei confronti di agenti appartenenti al VII nucleo del reparto sperimentale anti-sommossa. La difesa ha dimostrato attraverso i video che il verbale della polizia è falso. Il reato di falso degli agenti che lo hanno arrestato a breve sarà prescritto, ma potrebbero essere indagati per falsa testimonianza in questo processo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Novembre 2011 20:55

Ius soli-Ius sanguinis: ecco come si acquista la nazionalità in europa e nel mondo. Il ritardo italiano

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balotelliazzurroIn questi giorni si sta parlando molto di immigrazione e cittadinanza, una questione sempre più imminente in un'Italia che si confronta quotidianamente con le "seconde generazioni", cioè figli di immigrati nati in Italia. Una questione disciplinata da una una legge di 20 anni fa (legge n. 91 del 1992) considerata come una delle più restrittive in Europa. In Italia come in quasi tutti i paesi europei vige lo "ius sanguinis" (cioè l'acquisto di cittadinanza per discendenza di sangue) ma negli altri paesi è molto più semplice acquisire la nazionalità per una straniero nato sul territorio dello Stato. La Germania, ad esempio, si è adeguata al fenomeno delle "seconde generazioni": dopo il 2000 se un bambino nasce sul territorio tedesco da genitori stranieri, può avere la nazionalità tedesca se un genitore ha il permesso di soggiorno permanente da almeno 3 anni e residente da almeno 8. In Francia invece vige lo "ius soli" (acquisizione della cittadinanza per nascita sul territoriodal 1515.

In Italia uno straniero per poter aver diritto a richiedere la cittadinanza, deve dimostrare la residenza ininterrotta e regolare per 10 anni dimostrando di percepire un reddito dichiarato che garantisca l’autosufficienza di circa 8.000 € l’anno, 11.000 € con un coniuge a carico più 516 € per ciascun figlio se ce ne sono. Esistono, però, alcune deroghe. Infatti, possono bastare 4 anni di residenza per i cittadini appartenenti ad uno Stato dell’Unione Europea; 5 anni per gli apolidi ed i rifugiati. La legge prevede che la procedura attraverso la quale ottenere la concessione, deve durare 730 giorni, cioè due anni. In realtà, gli anni che trascorrono non sono meno di quattro. Per i loro figli, nati in Italia, però non ci sono scorciatoie se non l'attesa della maggiore età.

Il figlio di stranieri nato nel territorio italiano infatti ha la possibilità di chiedere la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno d’età per poi riceverla negli anni successivi. Il calciatore Balotelli è un esempio di questa procedura e nonostante sia nato in Italia, abbia frequentato scuole italiane e cresciuto calcisticamente nelle squadre giovanili della sua città, non ha potuto giocare in nazionale, in quanto non cittadino italiano, fino ad oltre 19 anni di età. E consideriamo che per un personaggio pubblico e ben retribuito i tempi burocratici si sono contratti di molto...

In generale lo ius soli, determinando l’allargamento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul territorio dello stato, è stato adottato da paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada con una forte immigrazione e vasto territorio. Al contrario, lo ius sanguinis, tutelando i diritti dei discendenti degli emigrati è spesso adottato da paesi a forte emigrazione storica (Irlanda, Italia, Israele) o da ridelimitazioni dei confini (molti paesi dell'est europa, Italia, ex Yugoslavia, Finlandia). In Italia la questione degli emigrati storici si può vedere anche a livello elettorale: alle elezioni politiche possono votare emigrati all'estero di terza o quarta generazione che non sanno nemmeno dov'è l'Italia mentre immigrati di lunga residenza sul territorio italiano, che lavorano e pagano le tasse in Italia, non hanno nessun diritto politico.

Circa le motivazioni della campagna "Vogliamo cittadinanza" consigliamo questo link. Da questo articolo però riprendiamo un paragrafo che riteniamo importante per comprendere la situazione di molti giovani figli di immigrati nati sul territorio italiano: I nati in Italia non sono figli dell’immigrazione. Sono insieme ai già cittadini la nuova generazione che si affaccia al futuro con un presente difficile, problematico, precario. Su di loro, sui "figli degli stranieri", un intreccio barbaro tra legislazione sulla cittadinanza e normativa sull’immigrazione, esercità però questa precarietà in maniera ancor più profonda. red. 23 novembre 2011

Di seguito una carrellata fatta da Apcom nel 2006 sulle modalità di acquisto della nazionalità nei paesi a forte immigrazione

L’acquisto della cittadinanza per "ius soli", cioè per nascita sul territorio nazionale, varia fortemente nei principali paesi dell’Unione europea e negli Stati Uniti.Ecco una scheda con i principi fondanti delle legislazioni di alcuni paesi a forte immigrazione.

Gran Bretagna: Acquista la nazionalità britannica chi nasce sul territorio britannico anche da un solo genitore che sia già cittadino britannico al momento della nascita, o che è legalmente residente nel paese a certe condizioni (si deve possedere l’’Indefinite leave to remain’ (Ilr), oppure ’Right of Abode’). La nazionalità si può anche acquistare per "ius sanguinis", cioè per discendenza, ma solo se almeno uno dei genitori è già cittadino britannico, a sua volta non per ius sanguinis. Per la naturalizzazione, se si è sposati a un cittadino britannico, è sufficiente avere l’Ilr ed essere stato legalmente residente almeno tre anni. Altrimenti servono cinque anni di residenza legale. In entrambi i casi si deve passare un test di conoscenza della lingua e cultura britannica.

Francia: Si è francesi per nascita in Francia se i genitori sono entrambi francesi, anche se naturalizzati. Chi è nato invece da cittadini stranieri, se ha avuto almeno 5 anni di residenza in Francia dall’età di 11 anni e ne fa richiesta alla maggiore età (18 anni), può acquisire la cittadinanza. Si può diventare cittadini francesi per ius sanguinis se si è figli di un cittadino francese, indipendentemente dalla nascita del genitore in Francia o meno. Il processo di naturalizzazione (che non è automatico) richiede almeno cinque anni di residenza, ma si riduce a due per chi ha studiato in una "Grand Ecole". I cittadini di alcuni paesi francofoni possono vedersi condonato il periodo di residenza obbligatorio.

Germania: In generale, la cittadinanza si acquista per ius sanguinis. Tuttavia, i bambini nati dal primo gennaio del 2000 sul territorio tedesco da genitori non tedeschi acquisiscono la nazionalità se almeno uno dei due genitori ha il permesso di soggiorno permanente da almeno tre anni ed è residente in Germania da almeno 8 anni. Queste persone devono però fare richiesta esplicita per ottenere la cittadinanza entro i 23 anni. I figli di anche solo un genitore tedesco (dal 1975) sono generalmente cittadini tedeschi, indipendentemente dal fatto che il genitore sia nato in Germania oppure naturalizzato. Dal 1999, se il genitore è tedesco ma anch’egli nato fuori dalla Germania, è necessaria una registrazione come cittadino tedesco entro 12 mesi dalla nascita.
La naturalizzazione si può ottenere dopo 8 anni di residenza legale e permanente, ma solo dopo un approfondito esame di conoscenza linguistica e a patto di dimostrare la propria autosufficienza economica. Generalmente la naturalizzazione implica la rinucia ad altre nazionalità, tranne che per altri paesi Ue a condizione di reciprocità. Eccezioni sono vigenti per chi è sposato con un cittadino tedesco, che può fare domanda di naturalizzazione dopo tre anni, se il matrimonio dura da almeno due anni. Inoltre, il superamento di speciali "corsi di integrazione" può far ridurre a 7 il numero di anni di residenza necessari.

Olanda: Anche in Olanda, in generale la nascita sul territorio non garantisce la cittadinanza. Invece chi è nato dopo il 1985 da un padre o madre olandesi e sposati, o da madre olandese non sposata, acquista automaticamente la nazionalità olandese, anche se nasce fuori dal territorio. La naturalizzazione semplificata (c.d. opzione) è possibile per chi è nato in Olanda, le Antille olandesi o Aruba, ed è stato residente dalla nascita o per tre anni ininterrottamente, o in un’altra serie di casi fra cui il matrimonio con un cittadino olandese che dura da almeno tre anni. Questa procedura non comporta l’obbligo di rinuncia a cittadinanze straniere. La naturalizzazione non semplificata prevede la necessità di avere almeno 18 anni, un permesso di soggiorno permanente, 5 anni di residenza ininterrotta (con diverse eccezioni), l’assenza di misure penali a carico negli ultimi 4 anni e il superamento di un test linguistico e culturale.

Spagna: La cittadinanza si acquisisce per nascita da padre o madre spagnola, oppure per nascita sul territorio anche da cittadini stranieri, di cui però almeno uno deve essere nato anch’esso in Spagna. Per naturalizzazione, dopo residenza legale per 10 anni, ma questo tempo viene ridotto a due anni per i cittadini di paesi iberoamericani e altri paesi con legami particolari con la Spagna. Il tempo si riduce a un anno in caso di nascita sul territorio nazionale o matrimonio con un cittadino spagnolo.

Svizzera: Acquista la cittadinanza (che sia nato o meno in Svizzera) chi è figlio di padre o madre svizzeri, se sposati, o di sola madre svizzera, se i genitori non sono sposati. Lo ius soli in sé non conferisce il diritto di cittadinanza. Chi è sposato con un cittadino svizzero può essere naturalizzato con procedura semplificata, se è stato sposato almeno 3 anni e risiede in Svizzera da almeno 5 anni, ma deve dimostrare la sua integrazione con "lo stile vita svizzero". La naturalizzazione è possibile per chi ha un permesso di soggiorno permanente ed è vissuto in Svizzera per 12 anni. Si deve parlare bene una delle quattro lingue nazionali e dimostrare la propria integrazione nel sistema di vita svizzero.

Stati Uniti: Sì al ’ius soli’: chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano, a meno che non sia figlio di diplomatici stranieri residenti, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. E’ anche cittadino americano chi nasce all’estero se entrambi i genitori sono americani e almeno uno è stato residente negli Usa. Basta anche un solo genitore americano se è vissuto almeno 5 anni negli Usa prima della nascita di cui almeno 2 dopo il 14mo anno d’età. Si può diventare anche americani per naturalizzazione: dopo il 18mo anno di età, se si è in possesso di un permesso di soggiorno permanente negli Usa e si è vissuti negli Stati uniti per cinque anni meno 90 giorni dalla data della richiesta. Gli anni sono ridotti a tre meno 90 giorni se il permesso di soggiorno è stato acquisito per matromonio con un cittadino americano.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Novembre 2011 13:51

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