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CORPI E POTERE

Il governo ci riprova: arresti preventivi, Daspo per i cortei e fidejussioni da pagare. Una storia fantascientifica

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Riproponiamo un nostro editoriale di fantascienza pubblicato il 17 dicembre 2010, tre giorni dopo l'invasione studentesca di Roma e i conseguenti scontri. La nostra previsione era troppo ottimistica, il governo ci vuole anticipare di 3 anni. red 18 ottobre 2011

10 settembre 2014. Entra in vigore la tessera del manifestante

bigbrotherROMA. ·Alla ripresa dei lavori parlamentari la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la tessera del manifestante. Dopo un veloce dibattito estivo al Senato delle regioni il pacchetto di provvedimenti detto “tessera del manifestante” è arrivato alla Camera dove è stato approvato praticamente all’unanimità (2 voti contrari e 5 astenuti). “E’ l’ennesima prova che il parlamento agisce nell’interesse del paese e non di una sola parte politica” ha commentato il presidente del Consiglio Pierferdinando Casini. Che guida da oltre tre anni un governo di centro, detto di concordia nazionale, appoggiato sia dal centrosinistra che dal centrodestra. La tessera del manifestante, ricavata sull’impianto normativo della tessera del tifoso, si era è imposta all’attenzione del dibattito politico dopo che diversi comuni avevano cominciato a tassare le manifestazioni di piazza. Il parlamento in questo modo intende sia regolare le manifestazioni politiche che favorire il flusso di cassa diretto verso i comuni in grave dissesto a causa dei rallentamenti della crescita economica. In sintesi il provvedimento prevede:
-l’istituzione di una tessera magnetica, gestita da un pool con a capofila ·Mediolanum e Unipol, che prevede una ricarica iniziale di 29 euro e una ricarica annuale di 10.
-la possibilità di accesso, illimitata e gratuita, alle manifestazioni cui il possessore della tessera è interessato.
-la facoltà di utilizzo della tessera come carta revolving, ad interesse scontato, per acquisti in centri commerciali convenzionati e di largo consumo.
-Come per la tessera del tifoso, quella del manifestante non può essere utilizzata in caso di mancanza di credito nella tessera.
Possono richiedere la tessera, compilando un modulo scaricabile dai siti degli istituti bancari interessati alla fornitura del servizio, tutti i cittadini italiani o in possesso di regolare permesso di soggiorno. Ad eccezione di quelli che non sono sotto processo per reati politici, da stadio, legati ad episodi di piccola e grande criminalità, allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti, alla guida in stato di ebbrezza. Il possessore della tessera del manifestante non dovrà indicare l’area politica alla quale intende aderire, per rispetto della privacy, ma l’area geografica alla quale desidera vengano devoluti i fondi della tessera al netto delle ritenute bancarie. Come per la tessera del tifoso quella del manifestante avrà dei chip di riconoscimento che permetteranno la tracciabilità del proprietario durante i cortei.

“Un grande passo in avanti della tecnologia che si è perfezionata in questi quattro anni proprio a partire dalla tessera del tifoso” -·ha commentato l’ex presidente della Camera Bertinotti oggi a capo della fondazione Benetton che ha promosso la legge -·“Se questa tessera ci fosse stata nel 2001, Carlo Giuliani sarebbe ancora vivo”. Il viceministro alla solidarietà sociale Iannone, esponente storico di Casa Pound, ha commentato “questa legge non è né di destra né di sinistra ma un contributo patriottico, federalista e solidale alle casse dei comuni e uno strumento che renderà le manifestazioni di nuovo frequentabili per le famiglie italiane”.
Le segreterie confederali di Cgil, Cisl, Uil, pur plaudendo all’iniziativa, hanno rimandato ad un successivo tavolo con il governo le trattative sulla quota di fondi da devolvere alle organizzazioni sindacali. Si è nel frattempo placata la polemica sulla mancata destinazione, già decisa al Senato delle regioni, di una parte di questi fondi ai numerosi soldati reduci dall’Afghanistan oggi affetti da sindrome da stress post-traumatico. Il PD ha fatto infatti approvare un decreto in consiglio dei ministri per l’approvazione di un bando che regola le modalità di sponsorizzazione di una apposita raccolta fondi. Finmeccanica e i maggiori portali di Poker on line hanno già aderito.
Soddisfazione è stata anche espressa dal segretario del nuovo Pdl Piersilvio Berlusconi “è uno strumento che dona serenità ed efficienza alla vita politica di un paese. Da parte nostra intendiamo contribuire al successo dell’iniziativa: ogni possessore di tessera potrà avvalersi del proprio codice per attivare gratuitamente la visione dei nuovi contenuti Mediaset Plus fino al 31 dicembre 2014”
Alle critiche espresse su un sito con sede legale in Islanda dall’autoproclamato governo degli italiani in esilio, che riguardano il pericolo di svuotamento delle piazze così come è avvenuto con gli stadi per la tessera del tifoso, ha replicato il presidente della Repubblica Massimo D’Alema: “In una democrazia matura è normale che ci sia un calo fisiologico delle manifestazioni di piazza. In questo modo ci stiamo finalmente avvicinando ai grandi paesi europei”. Rispondendo brevemente a una domanda sulle polemiche suscitate da una sua partecipazione ad un convegno sui 95 anni dai fatti di Piazza San Sepolcro (quando furono fondati i fasci di combattimento) il presidente D’Alema ha commentato “Il fascismo è stato una costola della sinistra. Non lo dico io, lo dicono gli storici. Appartiene al passato ma qualcosa di quella storia può essere conservato nell’interesse della coesione sociale e per il bene del paese. In fin dei conti Mussolini ha assicurato vent’anni di governabilità”.

Ansa.it ·10/9/ 2014

Storia recente.

Anno 2010

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Ultimo aggiornamento Martedì 18 Ottobre 2011 22:43

Perquisizioni all'alba per i fatti di Roma: due anche a Livorno

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poliziaSono passate poche ore dalla manifestazione romana e dalla resistenza di massa alle forze dell'ordine mostrata in piazza da migliaia di manifestanti  ed ecco che arriva la risposta  delle questure, schizofrenica e quantomai funzionale ad accontentare il clima da caccia alle streghe che imperversa sui maggiori quotidiani nazionali e le televisioni.

Un'operazione portata avanti da carabinieri e polizia e con l'intento di fare "una mappa" delle formazioni più estreme e dare forza alla tesi dei "black block" infiltrati nel corteo.

Non si hanno ancora notizie precise, ma sembra che perquisizioni siano avvenute in gran parte dell'Italia: Padova, Livorno (i controlli, eseguiti all'alba, hanno dato esito negativo), Palermo, Napoli, Trento, Milano, Firenze...Per ora non risultano ulteriori arresti oltre quelli effettuati il 15 ottobre in Piazza, ma si attendono nuove notizie.

tratto da www.infoaut.org

17 ottobre 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Ottobre 2011 17:05

18 arresti a Brindisi tra i membri del Comitato dei Disoccupati

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lavoro_poliziaAlle prime luci di questa mattina, con un'operazione repressiva di larga portata denominata “Escalation”, la questura di Brindisi ha eseguito 18 arresti tra i membri del Comitato dei Disoccupati cittadino, tutti poi commutati in arresti domiciliari; altre 11 persone risultano invece inquisite.

Le accuse contestate sono molteplici: violenza privata aggravata, arbitraria invasione e occupazione di aziende, sabotaggio, interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un sevizio di pubblica necessità, evasione. Si riferiscono al percorso di mobilitazione portato avanti negli scorsi mesi dal comitato insieme ai Cobas di Brindisi nei confronti dell'amministrazione comunale e di alcune aziende cittadine per reclamare un impiego ed un reddito per gli iscritti alle liste di disoccupazione.

In particolare sembra che al centro dell'inchiesta sia il blocco dei cancelli della Monteco, la ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti per conto del Comune di Brindisi, realizzato il primo marzo scorso.

L'utilizzo di misure cautelari ad oltre sette mesi di distanza dai fatti contestati, proprio in vista di una scadenza importante come quella del 15 ottobre, pare l'ennesima provocazione insita nelle operazioni repressive di questo tipo; è evidente la volontà di colpire un settore sociale come quello dei disoccupati, sempre più espressione del malessere della città, che si sta dimostrando capace di organizzare lotte e rivendicare diritti.

Durante la mattinata si svolgerà la conferenza stampa del comitato, seguiranno aggiornamenti...

Vedi: comunicato delle realtà pugliesi

tratto da www.infoaut.org

12 ottobre 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Ottobre 2011 11:43

Barletta. Le invisibili

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donne_lavoratrici_abbigliamentoLo hanno chiamato laboratorio tessile, opificio, maglieria. Ma noi sapevamo: era un seminterrato o un sottoscala o una cantina.

Hanno detto che sotto le macerie c’erano delle persone. Ma noi sapevamo: erano donne.

Hanno scritto che erano operaie, lavoratrici. Ma noi sapevamo: tutto il giorno chine sulle macchine, sempre lo stesso movimento, luce artificiale, nessun diritto, nessun contratto, tre, quattro, pochi euro l’ora.

Matilde, Giovanna, Antonella e Tina.

Quattro nomi, quattro vite, quattro corpi straziati in questo che è l’8 marzo degli anni 2000, perché le donne continuano a tagliare la stoffa, a cucire, a confezionare abiti e maglie e camice come le operaie di New York in quel 25 marzo del 1911, perché le donne continuano a lavorare in nero, come le immigrate italiane della Triangle Shirtwaist Company, perché le donne continuano a morire, oggi come allora, dal momento che per produrre merci non occorre contare le crepe sui muri di un palazzo fatiscente nel centro storico di una cittadina del meridione d’Italia oppure tenere aperte le porte di stanzoni destinati alle fiamme in una fabbrica tessile dell’America del secolo scorso.

Matilde, Giovanna, Antonella e Tina: donne, donne intorno ai trent’anni, donne del sud.

I tre requisiti necessari di una precarietà inevitabile, a leggere qualsiasi dato, studio o ricerca, dall’Istat alla Cgil, da Confindustria al Fondo Monetario Internazionale: genere, età, territorio.

Una precarietà che rende invisibili, che può uccidere.

Eccoli, i numeri delle invisibili:

- più del 50% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni, più del 25% delle donne tra i 25 e i 34 anni e più del 41% delle donne tra i 35 e i 54 anni svolgono un lavoro cosiddetto flessibile

- le donne costituiscono il 56% del totale dei lavoratori precari e i tempi di stabilizzazione sono doppi rispetto a quelli degli uomini a fronte di retribuzioni inferiori di circa un quarto, a parità di condizioni

-  il 27 % delle donne che lavorano lascia il posto dopo la prima gravidanza, il 15% non rientra dopo il secondo figlio

- il 48, 9% delle donne nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni, rispetto all’insieme della popolazione della stessa età, non cerca più lavoro

-  le donne sono impiegate soprattutto nei settori in cui i salari sono inferiori e il lavoro precario è sempre più diffuso: sanità, terziario, pubblica amministrazione, tessile.

Si potrebbe continuare, ma vorremmo che dai numeri si levassero idealmente le voci, le storie, le vite di Matilde, Giovanna, Antonella e Tina a pretendere attenzione, a imporre una riflessione, ad aiutare a svelare un inganno che si è posto ormai come dato assoluto: le donne non pagano il prezzo più alto della crisi, semplicemente l’invisibilità e la precarietà del lavoro delle donne, fuori e dentro casa, sono elementi strutturali del capitalismo.

Una donna che ha un’occupazione fuori casa conduce con sé nel lavoro i propri tempi, le diverse fasi del proprio corpo e dei propri desideri, i propri impegni, gli obblighi ma anche la voglia di libertà e indipendenza… ebbene, questa donna vuole servizi,  che siano accessibili, efficienti, gratuiti, pubblici.

Una donna che ha un’occupazione fuori casa è sempre una donna con un doppio carico di lavoro… ebbene, questa donna vuole che il lavoro domestico sia condiviso, socializzato, magari anche valorizzato e retribuito.

… ebbene, crisi o no, le dinamiche del capitalismo globalizzato si muovono in direzione diversa: la riproduzione come obbligo, e principale pretesto per l’esclusione delle donne dal mercato del lavoro; la cura di figli, anziani, famiglia come destino di marginalizzazione; i ruoli del maschile e del femminile non solo rigidamente fissati ma anche gerarchizzati; il lavoro extra domestico sempre più precario, se non inaccessibile, in modo da accentuare, e monetizzare, il tradizionale doppio impegno  delle donne.

Non serve solo che una donna guadagni, consumi e produca, ma soprattutto serve una donna Welfare.

Se è anche come Matilde, Giovanna, Antonella, Tina, ancor meglio: doppio profitto.

Ma proprio per Matilde, Giovanna, Antonella, Tina pretendiamo che la discriminante di genere venga assunta definitivamente e riconosciuta come imprescindibile, dai movimenti, dai sindacati, dai lavoratori e dalle lavoratrici, dagli studenti e dalle studentesse, perché siamo convinte che nessuna lotta, ignorandola, possa davvero definirsi tale.

tratto da:medea.noblogs.org

8 ottobre 2011

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Caricato presidio al CIE di Torino

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cie_altLa polizia nel pomeriggio di sabato ha caricato violentemente un presidio di solidarietà a Ismael,  ragazzo peruviano in attesa di espulsione, sotto il CIE di Torino.

Un presidio molto tranquillo, a tratti festante, che alternava a momenti musicali altri di interventi al microfono da parte della comunità peruviana strettasi intorno ad Ismael. La polizia ha caricato ripetutamente, inseguendo addirittura le persone per interi isolati e picchiando selvaggiamente chi durante questa corsa è caduto a terra.

Una vera e propria caccia all’uomo, con diversi feriti causati dall’accanimento delle forze dell’ordine e un furgone con impianto preso di mira dai poliziotti, probabilmente troppo lenti per raggiungere qualcuno, ma sicuramente abbastanza frustrati per accanirsi e danneggiare un impianto  statico.

In questi mesi continuano senza sosta le proteste e i tentativi di fuga all’interno dei CIE, veri e propri luoghi di reclusione, dove la vita delle donne e degli uomini che vi  vengono reclusi sono private di ogni diritto e dignità.

Coraggio ha mostrato Ismael che nei giorni scorsi, imbarcato su un aereo diretto al suo paese, tanto ha protestato che il pilota si è rifiutato di partire facendolo inevitabilmente riportare all’interno delle mura di Corso Brunelleschi.

L’immediato pensiero  va a Ismael, a tutta la sua comunità e ai compagnie e alle compagne di Torino che oggi hanno dovuto subire un’inaccettabile violenza da parte delle forze dell’ordine,  ancora una volta schierate a difesa di un obbrobrio prodotto da questa società.

Ecco il comunicato del CSOA Gabrio:

Corso Bunelleschi: un pomeriggio di lucida e ordinaria follia… sbirresca!

Questo pomeriggio ci siamo trovati in un centinaio di persone sotto le mura del CIE di corso Brunelleschi. L’intento era quello di portare la nostra solidarietà a tutt* quell* che si trovano ingiustamente detenuti dentro quell’infernale macchina da espulsioni.
Un presidio molto partecipato dagli antirazzisti e dalle antirazziste e da alcuni gruppi di migranti. Un presidio che protestava contro l’ideologia razzista ed assassina che fa funzionare i CIE e che regola le politiche sull’immigrazione in questo Paese.
Come due settimane fa sugli striscioni della protesta le parole d’ordine erano chiare: basta espulsioni, chiusura dei CIE, e solidarietà con il nostro amico Ysmael e con tutti i reclusi in corso Brunelleschi. Per più di un ora il presidio è stato animato da musica dall’amplificazione e con i tamburi, dagli interventi in diverse lingue e dagli slogan “Tutti Liberi” gridati a gran voce per tentare di superare quell’odioso muro, indice sempre più della violenza e della barbarie che insidia le nostre città, i nostri quartieri, le nostre vite.
Da subito l’atteggiamento delle forze dell’ordine è stato provocatoriamente intimidatorio. Uomini in assetto antisommossa e difesa del muro, camionette schierate a chiudere il viale di corso Brunelleschi attiguo al CIE, funzionari tricolorati impettiti e nervosi. quanto fanno paura musica, cori e slogan che parlano di libertà davanti a un posto che della libertà rappresenta la più totale negazione!
Il presidio, per contro, era determinato nei contenuti e sereno nella pratica: nessuno era a volto coperto, nessuno ha lanciato oggetti (e lo chiariamo non certo per condannare queste sane e legittime pratiche di resistenza, ma perchè sappiamo che domani le forze dell’ordine racconteranno bugie per giustificare di avere brutalmente caricato il presidio di oggi pomeriggio).
Perchè a un certo punto è bastato che un cucciolo sfuggito al controllo si avvicinasse al muro del cie e che due o tre compagne/i si muovessero verso la strada con l’intento di recuperarlo per scatenare una serie di pesanti cariche, farcite da aggressioni individuali (alcune anche a danno di ragazzini presenti al presidio con la propria famiglia) fino ad arrivare a una ingiustificata caccia all’uomo giù per via Monginevro, nonostante i/le manifestanti indietreggiassero senza reagire.
La violenza della polizia la conosciamo bene e piangerci addosso non fa per noi. È però vero che da diverso tempo non si registrava un’aggressione ai danni dei movimenti antirazzisti come quella di oggi pomeriggio. Crediamo che con questa aggressione si sia manifestata la volontà di far arrivare un messaggio chiaro agli antirazzisti e alle antirazziste, e anche a quei/quelle migranti coraggiosi/e che già due settimane fa avevano protestato in corso Brunelleschi, esponendosi nel chiedere la chiusura di questi lager e la liberazione di tutte/i.
I luoghi di detenzione per migranti sono in crisi un po’ ovunque. Fughe e rivolte hanno costellato le cronache degli ultimi mesi, e oggi la Questura di Torino si è assunta la responsabilità politica di lanciare il messaggio che le proteste sotto quelle mura non devono avere agibilità.
Il bilancio della giornata è di diversi contusi e feriti, amplificazione danneggiata, tanta, tanta rabbia e consapevolezza: quando si punta il dito contro le contraddizioni più crudeli della nostra società, quando la solidarietà si diffonde, il potere reagisce con violenza, e mostra così tutta la sua paura.

tutti liberi – tutte libere

CSOA Gabrio

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Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Ottobre 2011 07:47

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