Il diniego della Regione su Scapigliato mette a nudo il fallimento delle politiche comunali

Tra i fumi natalizi, Franchi e Donati, tra gli interventi stampa del 24 e il consiglio comunale del 28 dicembre confermano il fallimento delle politiche comunali da 35 anni a questa parte, che coinvolgono anche Simoncini e Nenci, che hanno ruotato tutte intorno alla discarica di Scapigliato: una presunta gallina dalle uova d’oro, che ora si rivela per quello che è stata in effetti: una droga pesante, a cui i nostri sindaci, con le loro consorterie – ben sostenute in regione – non hanno saputo nè voluto sottrarsi, dando tra l’altro un pessimo esempio di cattiva amministrazione contabile oltre che ambientale. Ora minacciano “emergenza rifiuti” e tracollo del bilancio comunale dopo aver goduto per decenni di carriere, clientelismi, prebende e spese faraoniche (si ricordi l’ultima, la megabiblioteca da 6,5 milioni di euro). Prima del diniego del 21 dicembre avevamo messo in guardia la Regione dalle indebite pressioni del Comune di Rosignano e di REAi , che minacciavano licenziamenti e tagli al bilancio, richiamando alla mente le pressioni di una qualsiasi altra azienda privata che voglia, con la forza, farsi approvare un progetto.

Ma nè il Comune né la REAi (interamente pubblica, per ora almeno) sono un’azienda privata, e non possono usare gli stessi metodi ricattatori: il comune in particolare è – almeno in teoria – un’articolazione democratica dello stato repubblicano, ed ha primari doveri di rispetto democratico.

Franchi richiama il “disallineamento” tra il piano dell’ATO e quello della Regione, ma dimentica di dire che “ATO Toscana costa” è un utile paravento per i grossi gestori di discariche, dove il Comune di Rosignano conta più del comune di Pisa e di Lucca, mentre il piccolo comune di Peccioli conta più del Comune di Pontedera, in virtù delle megadiscariche che gestiscono. Mentre è la Regione, con tutte le sue ombre, l’ente pianificatore della gestione dei rifiuti, che colpevolmente omette di pianificare la gestione dei rifiuti speciali industriali, che sono la stragrande maggioranza.

Che il sistema rifiuti toscano vada in crisi – come paventa Franchi –  non deve essere una preoccupazione prioritaria: l’hanno creata loro stessi con decenni di gestione parassitaria ed opaca, volta ad arricchire elitè ed aziende come Lonzi e RARI, indirette creature di REA e AAMPS, fermate dalla magistratura anziché dalla pressione democratica delle associazioni e dei cittadini.

Preoccupano di più i ricatti sui lavoratori di REA, ai quali deve essere garantito il posto di lavoro (ad esempio nella raccolta porta  a porta), che sindacati collaborazionisti hanno delegato alle manovre speculative dei grossi gestori, tollerate finora bonariamente dalla Regione.

Infine la discarica di Scapigliato deve essere chiusa, entro i termini dell’autorizzazione vigente, cioè entro  un anno – accogliendo solo i rifiuti urbani della zona – ,  bonificata da  REAi con i fondi previsti dalla legge 36 del 2003, e monitorata per i successivi 30 anni sui suoi effetti sulle acque circostanti.

MEDICINA DEMOCRATICA – Sezione di Livorno e della Val di Cecina

4 gennaio 2017

 

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