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2mila persone in piazza a Cecina contro i tagli alla sanità

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ospedale_cecinaOggi (sabato 22 ottobre) 2mila persone sono scese in piazza a Cecina in difesa dell’ospedale e  contro i tagli alla sanità pubblica.

Nel corteo, guidato dai sindaci della Bassa Val di Cecina e dalla banda cittadina, molti striscioni polemici nei confronti della direzione dell’ASL, dell’assessore regionale alla sanità e del “governatore” Rossi.

La manifestazione si è conclusa di fronte alla chiesa con interventi dei rappresentanti del comitato pro-ospedale e del sindaco Benedetti, mentre le ambulanze delle varie associazioni hanno suonato le loro sirene in segno di adesione.

I rappresentanti del comitato hanno sottolineato la partecipazione "trasversale" di un gran numero di cittadini di diverso orientamento politico e hanno espresso la volontà di continuare la loro battaglia, annunciando che le firme in difesa della sanità pubblica hanno raggiunto quota 17mila; cifra certamente ragguardevole in una zona che conta circa 70mila abitanti.

Alcuni accenti campanilistici suonano un po’ ingenui ma possono essere capiti, se si pensa che l’USL 14 della Bassa Val di Cecina, poi confluita nell’ASL6 provinciale, non aveva mai avuto grandi problemi di bilancio ed è stata trascinata a fondo dall’accorpamento con Livorno e Piombino. Inoltre il fatto che a Livorno ci sia la sede amministrativa dell'ASL fa pensare che le strategie gestionali siano dirette a privilegiare le esigenze del capoluogo, quando invece la direzione è espressione di un funzionariato regionale che ha poco a che vedere con la città. 

Nel suo intervento il sindaco Benedetti, pur dichiarandosi in disaccordo con alcuni striscioni e prese di posizione del comitato, ha detto di condividere la preoccupazione per una politica che rischia di pregiudicare l’universalità del diritto alla salute, e ha garantito che i sindaci della zona stanno portando all’attenzione dei responsabili le esigenze della Bassa Val di Cecina. “Se la coperta è corta” ha aggiunto “dev’essere corta per tutti allo stesso modo”.

In realtà gli amministratori locali hanno fatto buon viso a cattivo gioco: di fronte a un malcontento ormai dilagante hanno scelto di partecipare alla manifestazione piuttosto che rischiare di perdere consensi a vantaggio di altri schieramenti politici.

Comunque nel discorso di Benedetti, com’era prevedibile, niente che facesse intravedere una critica di fondo alla politica sanitaria regionale. Ma anche negli appassionati interventi dei promotori è mancata la capacità di individuare i veri problemi e di proporre soluzioni di largo respiro.

Come ad esempio rispetto al problema delle “fughe” verso altre ASL, che -si dice- gravano sul bilancio dell’ASL 6 per 87 milioni l’anno e sono dovute in particolare alla vicinanza del Presidio Ospedaliero di Cisanello che con i suoi 1.200 posti letto è uno dei più grandi d’Europa. O la questione delle Società della Salute, astrusa invenzione del "governatore", che sembrano destinate a rimanere impantanate a lungo mettendo a repentaglio tutte quelle forme di assistenza socio-sanitaria che forse incidono sulla qualità della vita dei cittadini più della stessa assistenza ospedaliera.

Né è stata mai pronunciata, in nessun intervento, la parola “privatizzazione” che è il vero nodo su cui confrontarsi, anche se ciò potrebbe dispiacere agli alfieri della trasversalità delle proteste.

Ma la nota più stonata è stata l’assenza dei sindacati. Non stupisce più di tanto quella dei sindacati gialli CGIL-CISL-UIL, appiattiti da sempre sulle posizioni delle varie direzioni aziendali, mentre la FIALS, promotrice di un recente incontro su questi temi e da sempre critica rispetto ai tagli ai servizi e all’occupazione, avrebbe potuto partecipare, favorendo un dialogo tra cittadini e lavoratori e rompendo quel clima “cileno” che sotto il paravento dell’aziendalismo ammorba ormai buona parte della sanità toscana.

I lavoratori (l’ASL 6 è la più grande azienda della provincia per numero di occupati) vengono colpiti dai tagli sotto due diversi profili: nella qualità dei servizi come gli altri cittadini ma anche in termini di reddito e di posti di lavoro. Inoltre su un tema complesso come questo il contributo degli operatori è imprescindibile per ricominciare a progettare una sanità partecipata, vicina al cittadino e capace di resistere alla svendita e alla privatizzazione.

Quel che è certo è che il “governatore” Rossi sta facendo molto per ravvivare la partecipazione alla vita politica della nostra provincia. La manifestazione  di Cecina segue infatti a distanza ravvicinata quella tenutasi all’Isola d’Elba, dove 4mila persone sono scese in piazza contro i tagli alla sanità nell’isola. Tagli a seguito dei quali un cittadino elbano per farsi ingessare ha dovuto farsi trasportare in elicottero a Piombino, alla faccia del risparmio e dell’umanizzazione dei servizi.

A Piombino, invece, gli amministratori pensano più semplicemente di staccarsi dall’orbita livornese per diventare il punto di riferimento di un ampio territorio a cavallo delle province di Livorno e Grosseto.

In sostanza, tutti si muovono meno Livorno, dove il sindaco di un comune ormai commissariato dalle burocrazie regionali è ormai l’ultimo giapponese a difesa della politica sanitaria del “governatore” (red.)

Nella foto l'ospedale di Cecina

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