Piombino
– Netta affermazione del Comitato del No all’inceneritore nel
referendum autogestito che si è tenuto Sabato e Domenica scorsi a
Monterotondo Marittimo, un paesino in provincia di Grosseto con uno
splendido panorama sul golfo tra Follonica e Piombino, dove
l’amministrazione comunale di Centrosinistra aveva programmato di
costruire un impianto destinato a bruciare biomasse ma già predisposto,
secondo il progetto presentato alla Provincia di Grosseto dalla stessa
amministrazione,
all’incenerimento di qualsiasi materiale. Come dire: la questione solo
all’apparenza riguarda esclusivamente il territorio della provincia
grossetana, vuoi per la vicinanza al territorio provinciale di Livorno,
vuoi perché l’inceneritore avrebbe potuto servire anche aree e città
della provincia di Livorno.
Ma andiamo con ordine. Fatte le dovute premesse, il sospetto che si arrivasse poi a bruciare i rifiuti indifferenziati ha provocato una forte reazione fra la popolazione, a partire da coloro che hanno investito in strutture turistiche (agriturismi) e agroalimentari (allevamenti di cinta senese e ovini con due caseifici) i quali si sono subito opposti alla costruzione di qualsiasi impianto, convinti che ogni soluzione di questo tipo, indipendentemente dal livello di inquinamento prodotto, avrebbe demolito l’economia del paese. D’altra parte Monterotondo, se da una parte mostra per caratteristiche naturali una spiccata vocazione al turismo e alle produzioni biologiche, dall’altra non può sicuramente rivolgersi a uno sviluppo industriale, lontano com’è dalle grandi vie di comunicazione e dalla ferrovia. Già altri due precedenti tentativi di attività industriali, sempre nel campo dei rifiuti, avevano chiuso con un buco di 18 milioni di euro mentre le vicine terme del Bagnolo sono chiuse da oltre 15 anni e nessuno si prende la briga di riattivarle, un po’ per la paura di chi vi dovrebbe investire di trovarsi di fronte un impianto di smaltimento di rifiuti – sicuramente penalizzante per qualsiasi attività turistica – sia perché il Comune ha preferito tentare il fallimentare indirizzo industriale, senza considerare che solo la metà del ‘buco’ (9 milioni) sarebbe stato sufficiente a ripristinare e rilanciare lo stabilimento termale. Da qui la costituzione di un comitato politicamente trasversale a cui si è poi unito anche il gruppo di Rifondazione comunista. “Certo che il termine termovalorizzatore sembra più dolce da digerire”, ha detto un esponente del comitato all’assemblea pubblica che si è tenuta venerdì scorso e disertata da tutti gli esponenti della maggioranza, “ma noi preferiamo chiamarlo col suo nome, inceneritore, perché di quello si tratta e indipendentemente dal nome produce lo stesso inquinamento”.
L’amministrazione, che in un primo momento aveva vincolato l’approvazione del piano strutturale (in cui è prevista la costruzione dell’inceneritore) al referendum, ha poi fatto di tutto per evitarlo e anche quando il comitato ha raccolto le firme per una consultazione popolare autogestita, ha cercato fino all’ultimo di boicottare il voto sostenendo l’astensione e cercando di far presa sulla popolazione, storicamente di sinistra, affermando in diversi volantini affissi che “l’estrema sinistra si è unita con la destra”. Tardivo anche il tentativo di bloccare il referendum con la dichiarazione ufficiale che il piano era stato annullato per valutare soluzioni più ecologiche, ma lasciando così la porta aperta a un tipo diverso di inceneritore che comunque avrebbe inferto un colpo mortale allo sviluppo turistico del paesino maremmano. Così si è arrivati al giorno del voto con il Comitato che ha organizzato, oltre al referendum autogestito dei residenti, anche una consultazione separata per conoscere il parere dei monterotondini non residenti e dei numerosi extracomunitari che abitano e lavorano nel paesino dell’alta Maremma. Le operazioni si sono svolte nella massima regolarità e con la presenza di “garanti” esterni provenienti da rappresentanti di partiti di Grosseto. Con l’amministrazione comunale che sosteneva l’astensione, alle urne si sono recati a votare poco meno del 60 per cento dei residenti iscritti nelle liste elettorali e il risultato è stata un’affermazione del No che non lascia dubbi sulla volontà degli abitanti: il 95,6 per cento ha votato contro l’inceneritore; e l’altra consultazione, quella dei monterotondini non residenti è stato un autentico plebiscito, con i No che hanno sfiorato addirittura il 99 per cento. E’ vero che si è trattato di un referendum consultivo e non vincolante, ma una volontà così netta della popolazione, adesso, è molto difficile da ignorare.
Roberto Marconi
tratto da www.costaovest.info
21 aprile 2009
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Il comunicato degli organizzatori
La popolazione ha detto 570 NO all’inceneritore!
Un diniego pressoché plebiscitario è l’esito del referendum svoltosi nei giorni 18 e 19 c.m. a Monterotondo Marittimo sulla realizzazione di un inceneritore di fanghi prossimo al paese.
La schiacciante maggioranza di 570 voti contrari, contro i 17 favorevoli, ha concluso una vicenda che ormai si trascinava da parecchi mesi tra referendum si o no.
La consultazione popolare, prevista nel Piano Strutturale comunale e sbandierata nel programma elettorale 2004 della maggioranza, era stata dapprima elusa dall’Amministrazione, poi osteggiata in ogni modo, fino a costringere alla nascita di un “Comitato pro referendum”, alla raccolta delle firme, alla richiesta dell’indizione ed infine all’autogestione dell’iniziativa.
L’impianto previsto, ancora in corso di Valutazione di Impatto Ambientale presso il competente ufficio della Provincia, prevede l’incenerimento di 30.000 tonnellate/anno di fanghi di depuratori dell’ATO allargato (Grosseto+Siena+Arezzo) e di 15.000 tonnellate/anno di massa vegetale, oltre ad elevati quantitativi di gas GPL, con una localizzazione inefficiente, una tecnologia inadeguata, elevate emissioni di inquinanti, la prossimità all’abitato e ad attività agricole di pregio (caseifici, salumificio biologico, imprese vinicole) e a numerosi agriturismi.
Nel complesso un contesto assolutamente inadeguato sul piano socioeconomico e su quello ambientale, rispetto a metodi di smaltimento applicati altrove quasi ovunque per questi rifiuti, ossia: fermentazione anaerobica, con produzione di biogas (metano) ed il successivo impiego per compostaggio. Una tecnologia a freddo, con molto inferiore investimento, con impatto ambientale minimo, senza trasporto su grandi distanze ma in prossimità dei depuratori.
Che la popolazione di Monterotondo osteggi l’assurda ipotesi impiantistica non è difficile comprenderlo, e non solo per motivi di salute (ufficialmente classificato come “impianto insalubre di prima classe”), ma anche per la tutela dei propri interessi connessi alla perdita di valore delle proprietà e di tutti i prodotti agricoli qui attualmente commercializzati.
Tra l’altro ben due precedenti tentativi di attività industriali basate sempre sui rifiuti qui hanno chiuso in passato con un buco di investimenti per almeno 18 milioni di euro, con perdite anche per l’Amministrazione comunale, oltre che per i contribuenti. Iniziative che hanno portato solo inutile consumo di territorio, degrado, problemi agli abitanti, poche unità di lavoro precario ed in condizioni da terzo mondo. E si sa che non c’è due senza tre!
Da molti anni la popolazione chiede invece a gran voce il rilancio delle terme su base innovativa, e con i 18 milioni di euro sinora gettati al vento si sarebbero realizzati almeno due stabilimenti termali, con sensibile occupazione, niente emissioni, ed una valorizzazione di tutto il territorio.
L’Amministrazione comunale, nonostante una consulenza specifica di Nomisma (pagata 25.000 euro) è sorda e cieca verso questi modelli di sviluppo, forse per incompetenza nella materia, e continua ad invischiarsi in improbabili progetti industriali, fonti di fallimenti e di perdita di consenso popolare, come risulta evidente dall’esito del referendum! E non vale neppure l’adagio per cui “sbagliando si impara!”; qui, la madre dell’asino è sempre incinta!
Basteranno 570 NO a far cambiare rotta definitivamente all’Amministrazione circa gli impianti di incenerimento? Si accettano scommesse!
Per Geo - Ambiente e territorio, Graziano Bianchi
Monterotondo M. 20/4/2009
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