Nella giornata di ieri nei quattro Centri per l'Impiego della Provincia oltre 500 persone sono riuscite ad avere un appuntamento per presentare il proprio piano formativo, finanziabile tramite carta Ila. A Pisa dalle 19 di martedì alcuni erano già in fila; alle 2 di notte oltre 40 persone. Ma l'appuntamento di per sé non garantisce l'ottenimento della carta. Se la crisi non molla la presa si tenta il tutto per tutto
Oltre 500 le persone che nella giornata di ieri, in tutta la provincia di Pisa, hanno condiviso ansia e attesa per tentare l'accesso alle carte Ila. Le carte Ila - Individual Learning Account - sono dispositivi erogati dalla Provincia che consentono di effettuare corsi di formazione pagati dall'Ente fino ad un massimo di 2.500 euro.
L'appuntamento fissato dai Centri per l'Impiego di Pisa, Pontedera, Santa Croce e Volterra, si è rivelato un vero e proprio catalizzatore di emergenze occupazionali. Come le volte precedenti, ma in maniera più massiccia, già da martedì sera molte persone sostavano in macchina di fronte agli uffici di via Nenni, in attesa dell'apertura del Centro. Quello per la Carta Ila era infatti un bando "a sportello", ovvero ad arrivo, con il quale non si aveva automaticamente accesso alla carta bensì si poteva ottenere l'appuntamento con gli orientatori per presentare il proprio progetto formativo e farlo valutare.
E così ieri mattina, già molto prima delle 9, la fila si è allungata fino a coprire gran parte del piazzale antistante il palazzo della Provincia. Nella notte fra martedì e mercoledì la fila avanzava, tanto che in molti raccontavano che alle 2 c'erano già 40 persone in attesa. E' stata creata così una lista autogestita fra i presenti, che hanno deciso di fare un appello di verifica ogni ora. Alle 5 in lista c'erano già 70 persone, e alle 9, momento di apertura dello sportello, superavano il centinaio.
Quando è stato aperto l'ufficio, è stato fatto presente ai funzionari della Provincia che esisteva una lista estemporanea redatta dai presenti. I funzionari hanno chiesto quindi alle persone se fossero d'accordo a procedere in base a questa lista, e di fronte alla risposta affermativa sono stati distribuiti i primi numeri. I problemi sono nati attorno alle 9:30, quando sono iniziate ad arrivare altre persone che non immaginavano tanta ressa. E ancora alle 10, alle 10:30, quando arrivavano i più "ingenui", che da sbigottiti sono diventati spazientiti quando hanno capito che per loro ormai c'erano poche speranze di avere un appuntamento, e hanno iniziato a mettere in dubbio la legittimità della lista autogestita.
La lunga mattinata al Centro per l'Impiego si è conclusa solo alle 13 passate. Gli appuntamenti infatti sono stati chiusi attorno alle 11:30, ma i moltissimi rimasti esclusi non hanno gradito la scelta dell'amministrazione di fermarsi a 200 appuntamenti. Sono quindi entrati negli uffici del Centro e dopo lunghe discussioni sono stati raccolti comunque i loro contatti, nel caso che dai colloqui vengano fuori corsi particolarmente economici e ci sia così la possibilità di finanziare ulteriori progetti formativi.
Segno della crisi. Questo il dato rilevante della mattinata, dove persone di ogni età e formazione hanno atteso per ore pur di avere un appuntamento che desse loro la possibilità di seguire i costosi corsi di formazione. Segno della crisi il fatto che non ci fosse pazienza, disponibilità ad accettare serenamente le forme di autogestione dei moltissimi presenti, che si volesse trovare ad ogni costo qualcuno con cui rifarsela: le impiegate allo sportello, i funzionari che hanno redatto il bando, i centri per l'impiego.
"Così hanno scatenato la guerra fra poveri" sostiene Filippo, che vorrebbe fare un corso di inglese "perché ormai non si può pensare di farne a meno". C'erano mamme con biberon alla mano e bimbi da addormentare, donne non più giovani, da oltre 10 anni nel mondo del lavoro che ora sono disoccupate e devono reinventarsi qualcosa. Migranti che hanno perso il lavoro da poco e altri che invece l'hanno appena trovato ma devono specializzarsi se non vogliono perderlo.
Lamine ha poco più di 20 anni e viene dalla Mauritania. Fa l'aiuto cuoco da un anno e mezzo ma deve approfondire la sua formazione e farà un corso di cucina a Firenze, per il quale ha già speso 4.000 euro. Il corso ne costerà 5.000 in tutto e durerà complessivamente 4 mesi: "Se prendo questa carta riesco a pagarne una parte e migliorarmi al lavoro".
Daouda invece chiederà il finanziamento di un corso di informatica, e attende in fila dalle 3 di notte. Fino a due giorni fa era un operaio specializzato che lavorava nei cantieri navali in giro fra Genova e Livorno. Settore in crisi che lo ha lasciato a piedi: "Qualcosa devo inventarmi". Emanuela e Valeria invece sono in cassa integrazione, che sta per scadere. Lavorano in una azienda di telecomunicazioni e vorrebbero fare dei corsi per segretarie di amministrazione. Attendono in fila dalle 5. Anche Concetta vorrebbe migliorare il suo inglese; è disoccupata dopo che è scaduto il suo contratto a progetto che aveva con la Provincia. Rita invece è in via Nenni dalle 19 della sera precedente: ormai conosce tutti quelli in fila.
Poi ci sono moltissime neo laureate: Rossella ha studiato Beni Culturali e vorrebbe fare un master in Marketing e Comunicazione. Non vede di buon occhio il fatto che ci siano molti posti riservati alle categorie protette: "Che dire di noi appena usciti dall'università? Chi ci protegge dal mondo del lavoro?" Anche Dalida ha appena preso una laurea in ingegneria gestionale e ha bisogno di potenziare il suo inglese, mentre Laura ha in mente diverse opzioni tra cui la favorita riguarda un corso per la gestione delle risorse umane. Lei è una precaria della ricerca, va avanti con borse di studio dalle cifre irrisorie.
Sono tantissime le storie raccontate di fronte agli sportelli. E di questo ne è consapevole anche la Provincia, che non si è sottratta al confronto e ha spiegato i motivi della scelta di aprire il bando a sportello: "In molti ci hanno detto che avremmo potuto aprire delle prenotazioni on-line o tramite raccomandata - afferma Stefania Dini, dirigente del Centro per l'Impiego di Pisa - ma i nostri utenti spesso alloggiano nei dormitori pubblici, e ancor più spesso non hanno un lavoro. Difficile chiedere loro di spendere 7 euro per una raccomandata o obbligarli a utilizzare lo strumento informatico quando non ne hanno la capacità. In questo modo abbiamo dato a tutti la possibilità di accedere alla richiesta di appuntamento, ci dispiace se qualcuno è rimasto escluso".
"Il disagio per gli utenti che si è venuto a creare è determinato dai bisogni e dalle aspettative che questo momento di crisi ha prodotto e non a un deficit organizzativo - si legge in una nota inviata dalla Provincia nel pomeriggio di ieri. "La Provincia valuterà, in futuro, se utilizzare ancora questo strumento che, nel contesto attuale, crea scompensi anche di ordine pubblico, valutando soluzioni alternative".
Tirando le fila della giornata di ieri, solo a Pisa sono transitate circa 400 persone per provare ad avere un appuntamento. Molte di esse hanno poi rinunciato, e in definitiva, circa 250 sono giunte fisicamente allo sportello. Agli sportelli dei Centri per l'impiego della Provincia quindi, complessivamente si sono presentate 459 persone, così suddivise: Pisa 255, Pontedera 88, Santa Croce sull'Arno 66, Volterra 50.
Sono stati prenotati colloqui a 200 utenti, seguendo rigorosamente l'ordine cronologico di presentazione allo sportello nei vari Centri Impiego del territorio, colloqui finalizzati alla valutazione del progetto formativo. Ad ulteriori 130 utenti, non si è provveduto alla prenotazione del colloquio, ma unicamente alla registrazione della presenza, sempre in ordine strettamente cronologico di presentazione allo sportello nei vari Centri.
Dalla Provincia infine informano che si procederà a contattare gli utenti dal 201° in poi, per fissare dei colloqui, se dopo la valutazione dei primi 200 progetti formativi analizzati residueranno ancora risorse economiche (gli elenchi degli appuntamenti fissati saranno resi disponibili sul sito internet dell'ente).
tratto da http://pisanotizie.it
22 settembre 2011
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