Unica alternativa, la nazionalizzazione
Dopo la ridda di voci che si sono susseguite in questi ultimi tempi, è arrivata la fredda doccia finale che getta un’ambra cupa nel futuro occupazionale dell’intera Val di Cornia: la Severstal vende tutto il pacchetto azionario della ex Lucchini.
Così tutti gli operai e le loro famiglie, già messi a dura prova da mesi di cassa integrazione, sono in vendita come reliquie industriali da un padrone russo, che,per propria convenienza di bilancio, ha deciso senza alcun tentennamento o indecisione, di tornare a produrre in patria il proprio acciaio.
La logica capitalistica che sta alla base di questo ragionamento, sarà la stessa che condurrà le trattative per l’eventuale compratore, che, speculando sul momento difficile dell’azienda e sulla crisi in atto, farà sicuramente un’offerta al ribasso, sia per quanto riguarda i posti di lavoro e le loro garanzie ,che per gli investimenti o il rispetto dei parametri ambientali o il risanamento dell’inquinamento prodotto.
Poco importa che i compratori saranno italiani, europei o cinesi, la linea guida sarà sempre la stessa, lo sfruttamento di cose e persone, per il proprio profitto personale.
Quale sarà il costo previsto?Un tanto al kg, comprensivo di manufatti, attrezzature ed operai, sufficiente a far recuperare all’imprenditore russo Mordashov i 700 milioni di € investiti nel 2005.
D’altro canto che speranza possono avere i lavoratori della Lucchini quando il maggior partito d’opposizione, accetta e professa il liberismo economico ed il capitalismo come l’attuale governo, dove i sindacati concertano con gli industriali e dove il Prc-Pdci predicano il comunismo e si alleano con i capitalisti?
L’unica possibilità è quella di iniziare a recuperare il volto umano del lavoro, nazionalizzando la Severstal , ed impedendo ad altri aguzzini di gettarsi sulla preda per scarnificarla fino all’osso.
Solo la nazionalizzazione di quest’azienda, privata dell’egoismo del profitto, può garantire occupazione sicura, investimenti e rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori.
Su questo piano i lavoratori potranno contare sempre sull’appoggio sincero e senza tradimenti del PCL, un partito spudoratamente di parte, quella della classe operaia.
Partito Comunista dei Lavoratori
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Proprio per questo siamo da sempre convinti che la presenza dell’industria nel nostro territorio vada difesa e rilanciata. I settori alternativi possono essere complementari e non sostitutivi. Con la crisi attuale c’è necessità di incrementare i posti di lavoro e non certo di fare dei giochi di spostamenti da un settore ad un altro (quale poi?) con un saldo occupazionale che si rivelerebbe, non è il primo caso, pesantemente negativo. Ricordiamo, inoltre, che tutta l’area rientra in un sito SIN da bonificare.
La vendita di cui si parla, preoccupa perché ancora una volta siamo di fronte a notizie vaghe e incerte che annunciano il ripetersi di un film che non ci piace e che non prevede affatto un confronto chiaro con la proprietà e ancor meno con i possibili acquirenti. Tutti i soggetti interessati dai sindacati alle Istituzioni locali sono di fatto esclusi dalla possibilità di incidere su questa vicenda. Tutto questo avviene perché siamo di fronte da una lato a grandi proprietà internazionali e dall’altro alla completa e assordante assenza di una politica nazionale industriale in grado di arginare questi fenomeni. Ai tavoli che si apriranno e all’annunciato tavolo nazionale deve essere chiesto chiaramente al Governo di elaborare una politica industriale complessiva e approntare un forte ruolo della mano pubblica nei settori strategici per l’economia di un Paese qual è la siderurgia. Non esistono Nazioni che basano la loro economia solo su terziario o turismo. Dietro l’industria vi è ricerca, progresso e futuro per un Paese.
Come Comunisti vogliamo fare proposte concrete che valgono in questo e in altri casi che purtroppo hanno interessato la nostra Provincia. Affermiamo con forza la necessità di difendere in tutti i modi la presenza della fabbrica. Per far questo, come abbiamo fatto con la proposta di legge regionale depositata dai nostri gruppi consiliari, è necessario mettere in atto norme che bloccano i licenziamenti, impediscono le delocalizzazioni e diano un ruolo reale agli enti locali. Ci auspichiamo che al prossimo tavolo le Istituzioni sostengono e facciano proprie queste politiche.
Michele Mazzola
CapoGruppo PdCI
Presidente Commissione Speciale Anticrisi
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