Venerdì 27 agosto è iniziata la protesta del Comitato dei residenti di Limoncino per la decisione di realizzare la mega discarica presso la cava del monte
La zona è ormai “off limits” ed è presidiata dai carabinieri.
Circa un centinaio di residenti e pochissimi altri cittadini presenti hanno manifestato con sit in e raccolta firme. Nessun amministratore presente, nessun rappresentante politico di nessun partito politico “ufficiale”.
Gli abitanti hanno confermato di ignorare, fino alla denuncia fatta da “il Tirreno” pochi giorni fa, la situazione in essere e di sentirsi completamente scavalcati dall'accordo sinergico fra Comune, Provincia, soggetto attuatore (Bel.ma – Bellabarba/Maffei, società proprietaria del terreno e che si occuperà pure della gestione dell'impianto) e Confindustria. E forse la regia “occulta” (neppure troppo) è proprio di quest'ultima. Basti pensare alle ripetute dichiarazioni rilasciate sui quotidiani locali che evidenziano la necessità di simili impianti per “i costi esorbitanti sopportati dal sistema industriale per la raccolta e lo smaltimento che incidono gravemente sul consolidamento e lo sviluppo delle industrie presenti sul territorio”.
Del resto, sullo stesso dossier preparato dal Comune e della Provincia di Livorno per
E fra gli ultimi mesi del 2008 e i primi del 2009 arrivano le varie autorizzazioni ed atti dirigenziali. Il 2 luglio 2008 il proponente (
La questione non è mai passata dai consigli democraticamente eletti – né il consiglio comunale né quello provinciale – visto che la normativa permette di fatto di procedere con atti dirigenziali.
E i nostri amministratori non hanno certo voluto invertire la rotta che ormai da tempo ha decisamente sbilanciato i poteri decisionali verso l'esecutivo, a scapito degli elementi di democrazia e di partecipazione, forti di una maggioranza “blindata” che, a parte qualche sporadico “mal di pancia”, non è al momento minata e che ancora crede ciecamente in un modello di sviluppo e di società insostenibile a tutti i livelli, consolidando il “sistema Livorno”.
La discarica, che adesso ha un aspetto da anfiteatro “lunare”, dovrà essere in grado di ricevere 450 tonnellate di rifiuti al giorno, circa 135.000 all'anno e in sette anni accoglierà 900.000 tonnellate di rifiuti che saranno ammassati per
Confermando, anche con questa scelta, il piano di fare di Livorno (come auspicato pure dal neo governatore Rossi) sempre più un polo energetico come se già adesso non fosse un concentrato di industrie obsolete ed inquinanti (sui cui pesano come macigni le realizzazioni di un rigassificatore, di centrali a biomasse ecc.).
Insomma, un'operazione simile a quella recente per le biomasse. Scelte e decisioni calate dall'alto, autorizzate con atti dirigenziali senza alcuna informativa e passaggi mediati presso i consigli. Tantomeno presso i cittadini e i residenti, sempre più trattati come gli ultimi destinatari del governo del territorio.
Tutto questo senza entrare nel merito della nocività dei rifiuti che saranno depositati nella discarica e sui quali abbiamo sentito in questi giorni dire tutto e il contrario di tutto. Le dichiarazioni dei vari protagonisti “istituzionali” e della proprietà sono un esempio di comunicazione equivoca e contraddittoria: nel giro di un paio di giorni c'è chi ha sostenuto che non arriveranno rifiuti dal porto, chi ha dicharato che arriveranno pure materiali dal porto (come non pensare ai fanghi tossici ricavati dalla banchina in porto lato scolmatore) salvo poi subito dopo rassicurare che entreranno in discarica solo dopo essere stati bonificati , e chi con disinvoltura ha ammesso che il percolato sarà smaltito nelle fogne bianche!
Legittimo nutrire sospetti e dubbi, anche perchè la lista “ufficiale” dei rifiuti ammessi in discarica è piuttosto lunga ed incluisva: terre provenienti da siti inquinanti, carbone, bitumi, scarti delle acciaierie, delle centrali termiche, delle industrie metallurgiche, ceneri di inceneritori....
Una annotazione non proprio al margine: negli accordi presi con le istituzioni la società che gestirà la discarica ha accettato di smaltire gratuitamente circa 200 tonnellate l'anno di rifiuti abbandonati nelle strade per un corrispettivo economico che ora grava per 800.000 euro l'anno sul bilancio comunale. Peccato che mentre da una parte si permette che una nuova discarica venga gestita interamente da un privato, dall'altra né
Insomma, tanti elementi che dovrebbero rappresentare l'ennesimo ammonimento per “svegliare” gli animi dei livornesi e coinvolgerli nel mantenere alta l'attenzione e la tensione verso i “beni comuni” della città sempre più esposti a rischio dalla pratica quotidiana di governo del territorio.
E forse anche da qui, da Limoncino, parte l'ennesima sfida all'intera città: sconfinare il problema ad oggi circoscritto solo ai residenti della zona e coinvolgere tutto il resto della cittadinanza e dei movimenti. La salute, la democrazia e la gestione dei beni comuni devono riguardare tutti, nessuno escluso!
Livorno, 28 agosto
Stefano Romboli Cittadini Ecologisti
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Cava Monte la Poggia, la strategia del silenzio
Era il Luglio del 2008 quando, nell'ambito della Procedura di Via (Valutazione d'impatto ambientale) ex art.14 comma 1 Legge Regionale 79/98 disposta dalla Provincia di Livorno con il contributo di Comune, Arpat, Asl, Corpo Forestale, Soprintendenza alle Belle Arti, la Società Bellabarba dette su due quotidiani nazionali ("La Repubblica" e "Il Tirreno") l'annuncio della realizzazione di un impianto di smaltimento per rifiuti speciali (ma "inerti, non pericolosi ed inorganici") ubicato nella vecchia cava estrattiva del Monte LA POGGIA in località Limoncino. Un'area di circa 30.000 mq (proprietà BEL.MA SRL) dove si stima che saranno conferiti 560.000 mc di rifiuti pari a circa 900.000 tonnellate per sette anni di convenzione.135.000 tonnellate di rifiuti speciali "non pericolosi inorganici" conferibili su base annua contro il milione e 200.000 di varia tipologia prodotti dal sistema industriale provinciale secondo stime confindustriali.
Secondo la ricostruzione fornita dal Comune di Livorno, lo stesso proponente "invito'" la cittadinanza cinque giorni dopo l'avviso di deposito del progetto definitivo fatto sui quotidiani ad una presentazione "pubblica" della discarica nel quadro della cosiddetta "INCHIESTA PUBBLICA" prevista dalla procedura di Via (sequenza molto simile a quella che Belleli osservo' per il rigassificatore). A quella "PRESENTAZIONE PUBBLICA", che avrebbe dovuto rappresentare l'incipit della pronuncia di compatibilità ambientale e della susseguente autorizzazione integrata ambientale (di competenza della Provincia ), si presentò in definitiva solo il geologo dr Gonnelli del Comune di Livorno, peraltro responsabile di procedimento dei provvedimenti autorizzativi attribuiti alla competenza comunale e riguardanti il vincolo idrogeologico e la cosiddetta autorizzazione paesaggistica (sentito il parere favorevole della Soprintendenza). Nessun ente, associazione, cittadino presenziò all'inchiesta pubblica del progetto Bellabarba. Progetto che valorizzava il piano cave del 2002 (del quale fanno parte anche la cava ex Cementir, Corbolone e Monte Burrone), concepito per restituire ai cosiddetti "usi legittimi" aree degradate o abbandonate.
In pochi, fra i residenti della zona, avrebbero scommesso che quegli usi legittimi e lo stesso rimodellamento del Monte La Poggia (attraverso l'opera di progressivo riempimento) sarebbero stati generati da una discarica per materiali inerti (secondo la vulgata istituzionale). I rifiuti destinati al conferimento nella discarica della ex cava riguarderebbero infatti "sostanze nè tossiche nè nocive" estratte da terreni, fanghi e polveri, scarto di procedimenti industriali o di attività edilizia. Si parla anche di escavi dai lavori della Porta a Mare, dello Scolmatore, della colmata portuale (alimentata dai fanghi di Piombino). Ma scorrendo bene la lista dei rifiuti ammessi in discarica troviamo anche rifiuti di centrali termoelettriche e di incenerimento (facile pensare allo scarto delle due centrali a biomasse, dunque una vera e propria filiera), oltrechè rifiuti risultanti dal trattamento della plastica e dei materiali ferrosi. Questo "gruppo di speciali" (come lo definisce il Sindaco Cosimi), dovrà essere conferito con la previa "certificazione" dell'Arpat.
Sergio Nieri
28 agosto 2010
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