Oggi i comitati “Acqua bene comune” di varie zone della provincia di Pisa si sono dati appuntamento alla casa del popolo di san Miniato, in occasione della riunione dei sindaci dell'ATO (Ambito territoriale Ottimale) del Basso Valdarno per l'approvazione della proroga della licenza all'attuale gestore, Acque S.p.A., fino al 2026 e di nuovi aumenti tariffari.
Più di un centinaio di persone si sono dunque trovate per prendere parte alla riunione e per fare pressione sui sindaci affinché venisse approvata questa mozione, in palese contraddizione con la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno con il referendum.
Infatti, oltre a confermare la presenza dei privati nella gestione dell'acqua e a mantenere intatta la quota per la remunerazione del capitale nelle bollette, la proroga al 2026 ha anche un altro scopo: uniformare le date di scadenza delle concessioni in tutto il territorio toscano per poter poi indire una nuova gara d'appalto su base regionale, con un grande gestore unico. Il rischio – dicono dai comitati – è quello di consegnare la gestione dell'acqua a una cordata di grandi imprenditori, tra cui Caltagirone e Suez, che già controllano gran parte delle aziende idriche in Toscana e Lazio.
Parallelamente, e già probabilmente dal prossimo anno, la quota pubblica passerebbe dalle mani dei singoli comuni a quelle della Regione, determinando una deterritorializzazione della gestione dei beni comuni funzionale a incrementare i vantaggi per i soci privati e a depotenziare le spinte partecipative dal basso.
L'entità degli interessi in ballo e la determinazione della Regione a far passare questo progetto sono stati oggi ben simboleggiati dalla reazione dei sindaci, che, trovatisi di fronte i manifestanti, hanno deciso che la riunione – in una casa del popolo! – avrebbe dovuto svolgersi a porte chiuse. Ma la gente, che veniva da diverse zone della provincia e che si era presa un giorno di ferie per poter partecipare, ha insistito, e infine ottenuto, di poter entrare a leggere la lettera che alleghiamo in fondo all'articolo.
Il resto della riunione si è svolto a porte chiuse, con l'assedio dei manifestanti fuori dalla casa del popolo fino alla conclusione. Emblematico il caso di qualche sindaco che, uscito prima dall'assemblea, ha addirittura dichiarato ai manifestanti di essere stato “invitato” a uscire prima della votazione poiché aveva mandato dal suo consiglio comunale di votare contro. Chiaro dunque che la mozione sia stata approvata all'unanimità.
Il prossimo passaggio sulla questione acqua dovrebbe essere l'approvazione della legge regionale, ma i comitati, che intanto hanno fatto partire la campagna per l'autoriduzione delle bollette, hanno già dichiarato che faranno sentire la loro voce anche in quell'occasione.
tratto da http://www.autautpisa.it
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Lettera Aperta Ai Sindaci del Consorzio dell’AATO 2 Basso Valdarno
li 4 dicembre 2011
«Speriamo che vinca il senso comune. Il senso comune c’insegna che l’acqua, come l’aria, non appartiene a chi la può comprare: l’acqua è di chi ha sete.» (Eduardo Galeano)
E’ con questa speranza che ci rivolgiamo direttamente alle rappresentanze istituzionali convocate nell’Assemblea dell’ATO 2 il cui compito, in primo luogo, è quello di rispettare la volontà di oltre 1.700.000 cittadine/i toscani che hanno votato il 12 e 13 giugno. Perché tradire quella richiesta inequivoca di democrazia per l’acqua significa tradire gli interessi della collettività che rappresentate e colpire la democrazia. Significa rinnegare quel senso comune che è diventato maggioranza in tutto il paese e che ha affermato chiaramente che i mercati e i profitti devono essere estromessi dalla gestione dell’acqua.
La responsabilità di eventuali scelte in violazione palese del mandato popolare e in totale disprezzo delle più elementari regole democratiche ricadrà pesantemente su chi, chiamato ad esprimersi in nome della comunità, deciderà di rinnegare il bene comune di tutti per difendere interessi di privati nella gestione della cosa pubblica.
Prolungare la concessione al Gestore di ulteriori 5 anni e deliberare un piano tariffario che mantiene la remunerazione del capitale già abrogata e immediatamente applicabile su parere della Corte Costituzionale, rappresenta la scelta politica di violare la Costituzione ignorando che oggi l’unico mandato che i Sindaci hanno il compito di tradurre è l’affermazione che non è più lecito fare profitti sull’acqua. Il referendum ha chiesto la ripubblicizzazione del Gestore e questa scadenza non può e non deve essere prorogata.
Assistiamo invece all’intenzione pericolosa di approvare provvedimenti che oltre a dare un ulteriore contributo alla privatizzazione, violano non solo l’esito referendario ma anche quelle stesse delibere dei molti consigli comunali che hanno inserito nel proprio statuto l’acqua come bene privo di rilevanza economica.
Oltre alla dubbia conformità giuridica, l’eventuale prolungamento della concessione favorisce esplicitamente l’attuale socio privato il cui operato è stato sconfessato altrettanto esplicitamente dai cittadini del nostro territorio d’ambito.
E’ urgente e necessario, al contrario, un atto di coerenza, capace di rovesciare la demagogia insensata di Cispel Toscana che, approfittando della crisi, cerca di continuare a garantire agli operatori di mercato quegli affari altamente remunerati che il servizio idrico produce.
Le linee guide che Cispel chiede a governo, regione ed enti locali di attuare con urgenza non contemplano i cittadini e le comunità, unici proprietari del bene acqua, né tantomeno le volontà che questi hanno espresso il 12 e 13 giugno. La protervia espressa dalle dichiarazioni della presidenza di Cispel che invocano misure urgenti per difendere mercati e gestori dal voto referendario non lascia dubbi. Quel referendum, dice De Girolamo, ostacola “lo svolgimento di una normale attività di mercato”. Diventa così chiarissimo come le riforme indispensabili evocate da Cispel non intendano certo tutelare la risorsa, offrire la garanzia del diritto e dell’acceso all’acqua alle persone o difendere l’acqua come bene comune. Al contrario, sappiamo bene che quelle azioni di sostegno all’economia per il comparto dei servizi pubblici locali che Cispel chiede e che “permetteranno alla Toscana di proseguire nella sua linea di apertura al mercato, di liberalizzazioni e di sviluppo della competitività” che prevedono la messa a gara dei servizi pubblici locali per “dare certezza ai mercati” e invocano l’Agenzia di vigilanza sulle risorse idriche per scongiurare gli effetti del 2° quesito referendario, non rispondono alla volontà di tutelare né i cittadini né il servizio, bensì a quella di garantire il profitto d’impresa e la speculazione sui beni comuni.
Sappiamo altrettanto bene che da tempo Cispel invoca il contributo della finanza pubblica regionale a garanzia di quel sistema che socializza i costi e privatizza i guadagni e che vede coinvolte, oltre che le multinazionali d’oltralpe, quelle stesse banche che con una mano votano bilanci nei consigli di amministrazione mentre con l’altra ricattano gli amministratori pubblici sui finanziamenti erogati.
Quel manifesto conflitto di interessi che Cispel intende perpetrare e difendere, deve essere spezzato da chi ha l’obbligo di rappresentare la comunità dei cittadini, sempre più colpiti su reddito, salari e diritti e non può né deve rappresentare invece interessi privati di lobby economiche che vogliono appropriarsi di ciò che appartiene a tutti noi. Lo scorso 26 Novembre il popolo dell’acqua ha lanciato la sua prossima campagna. Sarà “obbedienza civile” in tutti i territori per ottenere direttamente tramite l'autoriduzione della bollette ciò che con il referendum tutte e tutti abbiamo deciso : la fine dei profitti sull’acqua, il pagamento delle tariffe così come determinato dal voto del popolo italiano. Contemporaneamente, partirà una mobilitazione diffusa per chiedere ad ogni ente locale di procedere alla ripubblicizzazione del servizio idrico e alla sua gestione partecipativa.
E’ necessario scegliere da che parete stare. Così come è stato fatto a Parigi e Napoli. Perché l’acqua non appartiene a chi la può comprare. E nemmeno ai sindaci. L’acqua è di tutti.
Per questo vi riterremo responsabili di un eventuale tradimento del mandato referendario.
Forum Toscano dei movimenti per l'acqua ATO 2
Comitato Acqua Bene Comune Pisa
Forum Acqua Valdera
Comitato Acqua Pubblica Empolese-Valdelsa
Comitato Pistoiese per l’Acqua Bene Comune
Comitato referendario provincia di Lucca
Comitato Senese Acqua Pubblica
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