Le stesse forze politiche che in Regione hanno bocciato il rigassificatore Edison, insorgono a Rosignano. Tutti i motivi del No.
L'ipocrisia che trasuda da Copenaghen impallidisce di fronte alla canea scatenata a Rosignano sul rigassificatore. Sindacalisti corporativi, padroni famelici, faccendieri di partito di ogni ordine e grado fanno a gara per ribaltare le logiche che loro stessi si erano dati (il PIER, il piano energetico regionale) ed imporre il rigassificatore, "non solo operazione commerciale come OLT, ma progetto industriale".
Come è noto, il 30 novembre la giunta Martini, con l'astensione del nostro scalatore Gianfranco Simoncini e l'assenza significativa del futuro presidente della Regione Rossi, ha espresso un parere negativo "non vincolante" per il governo sul terminale gas Edison. Dirigenti del Pd locale, di Confindustria e del sindacato si stracciano le vesti e minacciano all'unisono gravi conseguenze e perdite di posti di lavoro.
Dopo il PVC è tornato il progetto Edison a rimettere d'accordo tutti i soggetti che hanno visibilità, ma come per il progetto PVC si dovrebbe invece ascoltare la voce della gente invisibile, della gente che si è ammalata per l'inquinamento Solvay, di quella che ha perso familiari nella grande fucina bianca/mercurio, di quella che vive di tutt'altre cose, di quella che è cambiata profondamente negli ultimi 30 anni. E che di mare bianco, fughe di cloro, scarsità d'acqua, carri ad alto rischio in manovra, polveri fini in atmosfera non ne può più e vuole voltare pagina.
Un aspetto va notato nelle rimostranze delle RSU. C'è una differenza tra il progetto ASA/OLT di Livorno e quello Edison: quest'ultimo è un progetto industriale, cioè trasformare Rosignano da polo prevalentemente chimico a polo energetico, magari con una nuova mega-centrale turbogas, e perché no un grande inceneritore per rifiuti tossici, che viene richiesto a gran voce da industriali e faccendieri. Ecco, è proprio questo il "progetto industriale" da respingere.
Le RSU INEOS, semmai, devono "ringraziare" proprio l'assessore regionale Simoncini se il deposito di etilene è ancora lì con tutte le sue criticità: il nostro ha avuto 14 anni, dal 1990 al 2004, per farlo spostare, come prevedeva la delibera del 5 maggio 1988. E non lo ha fatto.
Un Rapporto dell'Università di Pisa, curato dai professori Cheli e Luzzati, arriva alla conclusione - dopo 500 pagine di accurata analisi - che Solvay si è ridotta a dare solo l'1-2% del valore aggiunto del territorio che sfrutta, e il 2-4% dell'occupazione: ricadute economiche molto modeste in assoluto, ma tanto più se messe in relazione all'alto consumo di risorse naturali (soprattutto la preziosissima acqua dolce), l'alto impatto ambientale e l'altissimo rischio d'incidente catastrofico gravante sulla popolazione.
Di questo ormai insopportabile condizionamento del territorio, l'ultimo esempio è l'aborto del sottopasso, condizionato dall'anacronistico braccio ferroviario di manovra dei treni Solvay, vere bombe in movimento continuo in mezzo alla cittadina (Viareggio insegni).
I sostenitori impenitenti del rigassificatore mistificano la realtà, che va ristabilita:
1 - il deposito di etilene può e deve essere spostato e reso più sicuro (a doppio contenimento ed altre garanzie oggi applicabili), indipendentemente dal rigassificatore GNL, e non prolungando il pontile.
2 - il rigassificatore darebbe solo poche decine di posti di lavoro (come tutti i rigassificatori) a fronte di un aumento esponenziale del rischio catastrofico.
3 - la "catena del freddo" si può attivare (se mai qualcuno volesse farlo ....) con i soli "cascami" di freddo del rigassificatore etilene.
4 - non esiste al mondo un impianto di rigassificazione con tubazioni criogeniche così lunghe, come quelle proposte da Edison: saremmo cavie di un esperimento rischiosissimo.
Il contesto generale è che Solvay è una società in trasformazione speculativa, che ha venduto di recente il ramo farmaceutico, ha venduto il ramo polietilene non solo a Rosignano, che si disimpegna sul piano industriale (delocalizzando nei paesi "emergenti") per rivolgersi alla speculazione finanziaria.
A Rosignano, mentre tenta di vendere persino il teatro, non metterebbe un centesimo sul rigassificatore: si limiterebbe a dare in affitto terreni e strutture, con un ruolo parassitario stile vecchi agrari.
Non sappiamo se sia ormai troppo tardi per una riconversione ecologica-occupazionale del polo di Rosignano, ma siamo sicuri che il rigassificatore GNL sarebbe il colpo di grazia definitivo. Migliaia di singoli cittadini e importanti associazioni (CNA, Confesercenti, Confagricoltura, Coldiretti, albergatori) si sono dichiarati contrari al rigassificatore: esprimono a loro modo il bisogno di cambiare. Non dimentichiamo che sono quelli che producono - insieme ai lavoratori dei servizi - il restante 98 % del reddito del territorio
Rosignano Cecina Social Forum
Medicina democratica
tratto da Senza Soste n.45 (gennaio 2010)
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