Nei siti di investimento finanziario, in maniera più marcata rispetto ai siti ufficiali, si sta facendo strada l'ipotesi di un fallimento dello stato greco i cui effetti possono essere in grado di sinistrare l'intera zona Euro.Nel frattempo Atene brucia. (red) 7 dicembre 2009
Ad Atene, lungo l'assolata "via dell'Accademia" che
portava alla scuola instaurata da Platone, usciti dalle mura della
città attraverso la porta Dipylon, vi era la necropoli di Ceramico.
Usava in quel tempo omaggiare i caduti in battaglia con rito ufficiale
dello Stato a cui "un uomo designato dalla città, che abbia doti di
intelletto, e sia stimato dai cittadini, pronunci per loro il discorso
di lode che conviene" (Tucidide). Quel giorno dell'inverno del 430 a.C.
forse pioveva. Fattosi avanti lungo la folla mesta, Pericle di Santippo
sale sulla tribuna appositamente allestita, ed intesse il più
commovente inno alla democrazia che sia mai stato fatto. Poi,
orgoglioso per essere figlio di quella era in quella città, decanta la
bellezza delle terre e delle genti. Lo fa con vanto. Parlando in prima
persona. Come solo un abile condottiero sa fare prima di ogni battaglia
decisiva, arringa gli astanti sublimando il loro spirito, il loro amor
proprio. Fiero per essere uno di loro, dice "adoperiamo la ricchezza
più per la possibilità di agire, […] e la povertà non è vergognosa ad
ammettere per nessuno, mentre lo è assai più il non darsi da fare per
liberarsene" (Tucidide, La Guerra del Peloponneso, Libro II, cap. 40).
Quel luogo, alle porte di Atene e dell'Europa Meridionale, dopo 2.500
anni è, anche esso, alle prese con i postumi della crisi economica.
Segnala laconicamente un profondo malessere complessivo, che potrebbero
essere i primi scricchiolii strutturali, di una crisi profonda. E ciò
desterebbe certamente somma meraviglia. Soprattutto perché, nel caso
della Grecia, si ha a che fare con un impianto economico solidissimo e
con una struttura finanziaria avanzatissima. Già a partire dalla fine
del secondo conflitto, la Grecia ebbe un notevolissimo balzo in avanti
in termini economici, tanto che per questo si parlò di miracolo
economico. Fra il 1950 e il 1973 il PIL oscillava ad un valore medio
del 7 per cento. Poi con l'ingresso nell'Unione Europea avvenuta nel
1981 sono state introdotte numerose riforme fiscali, grazie anche ai
finanziamenti concessi dall'Ue. La crescita annuale del Pil della
nazione ha superato notevolmente il corrispettivo valore della maggior
parte dei Paesi dell'UE nel periodo dal 1996 al 2006, e rimane ancor
oggi a livelli superiori alla media europea. L'industria dei servizi è
il settore trainante dell'economia greca, seguito dall'industria
manifatturiera e dall'agricoltura. Quello del turismo è il 15 per cento
circa del PIL annuale, con il 16,5 per cento della forza lavoro sia
diretto che indiretto. Il settore manifatturiero contribuisce al 13 per
cento alla formazione del PIL, l'edilizia al 10 per cento,
l'agricoltura al 7 per cento. Nel 2001 in un rapporto dell'United
States Department of Transportation, la Grecia presentava la flotta più
grande del mondo che componeva il 4,5 per cento del proprio PIL.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale Il Pil pro capite annuo greco
è il ventinovesimo posto, pari a 30.535 $, affine all'Italia, alla
Spagna ed alla Francia. Poi con la crisi tutto cambia. Mentre altri
paesi molto lentamente iniziano a registrare segnali incoraggianti,
l'ufficio statistico greco ha annunciato il calo del Pil dello 0,3 per
cento nel terzo trimestre, un segnale che molti ritengono inaspettato e
preoccupante. La disoccupazione è al 9,6 per cento ed il debito
pubblico viaggia intorno al 113,4 per cento, con una stima verso il
prossimo anno del 120,8 per cento. Il deficit per il 2009 è salito al
12,7 per cento il più alto dell'Ue dopo quello irlandese. La
Commissione Europea ha aperto una procedura di deficit eccessivo. Anche
l'Ocse è preoccupata per la tenuta dei conti pubblici. Il governo neo
eletto ha poco spazio di manovra. Da un lato può ridurre il deficit di
bilancio per agire sulla fiducia. Dall'altro può aumentare la spesa
pubblica per onorare la promessa fatta ai suoi elettori. Intanto la
finanziaria che si appresta ad essere discussa in Parlamento congelerà
i salari e le pensioni al di sopra dei 2.000 € . La cosa non è da poco
se si considera che per una popolazione di 11 milioni di abitanti,
sarebbero interessati al provvedimento intorno alle 900.000 persone.
Senza contare che saranno bloccate le assunzioni a partire dal prossimo
anno in tutti i settori non strategici.
In ragione del progressivo deterioramento del quadro finanziario
pubblico le agenzie di rating hanno provveduto a declassare il debito
del Paese. I rischio di effetto domino è elevato. Il problema non è
solo greco, ma è di tutta l'Europa. Il rischio Grecia è rischio Europa.
La Commissione Europea il giorno 11 novembre ha reso noto la relazione
finanziaria della Regione. Il Commissario per l'economia Almunia è
stato chiarissimo nell'asserire che "la Grecia è una minaccia per
l'intera zona euro" .
Così, in men che non lo si dica, lungo la via dell'Accademia, compare
lo spettro dell'evaporazione finanziaria. Si arresta la circolazione
delle risorse. Si sgretola l'impianto produttivo e la merce scompare.
Nessuno compra. Nessuno investe. E' la miseria che avanza. E' quella
"povertà non vergognosa" che rimarrà tale se il Governo e la comunità
ellenica tutta, sapranno, per tempo, "darsi da fare per liberarsene".
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7 dicembre 2009
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