Un documento segreto di 17 pagine in cui, senza tanti giri di parole,
stava scritto che le banche europee sono sedute sopra una montagna di
assets tossici quantificabile in oltre 18 trilioni di euro.
È questa l'unica, vera grande novità emersa dal vertice Ecofin di
martedì e di cui nessuno ha parlato. Nel dossier, inoltre, si dice
chiaramente che se gli Stati tenteranno l'ennesimo salvataggio
ricomprando quei titoli spazzatura per ripulire i bilanci, i rischi di
default sul debito saranno enormi e potranno gettare l'Unione Europea
in uno stato di crisi ancora più profondo di quello attuale. Nel mirino
per i rischi di rifinanziamento del debito in caso di un secondo
intervento di salvataggio delle banche sono Spagna, Italia, Grecia,
Portogallo, Irlanda e Gran Bretagna.
«È essenziale - recita il documento - che il supporto offerto dai
governi per garantire sollievo ai bilanci delle banche non sia di scala
tale da far crescere preoccupazioni riguardo l'iper-indebitamento o
problemi finanziari». Quindi, in entrambe le ipotesi i guai seri
sembrano affacciarsi solo ora per l'Europa: se gli Stati staranno
attenti al debito come richiesto dall'Ue, le banche presenteranno altri
pesanti perdite e svalutazioni. Se invece si farà leva sul debito, il
rischio di default statale non sarà più solo una remota ipotesi
tecnica. La Commissione Europea ha infatti valutato che gli assets a
rischio pesano per il 44% dei bilanci delle banche europee. I
cosiddetti strumenti finanziari pesano nei "trading book" delle banche
per qualcosa come 13,7 trilioni di euro, l'equivalente del 33% dei
bilanci degli istituti di credito dell'Ue.
Oltre a questo ci sono 4,5 trilioni di euro di cosiddetti "available
for sale instruments", pari all'11% dei bilanci delle banche Ue: in
totale 18,2 trilioni di assets da eliminare. Inoltre, tutto ciò che
finisce nel "trading book" è soggetto alla valutazione mark-to-market,
cioè al valore di mercato mentre ciò che va nel "banking book" sono per
lo più prestiti o altri assets che le banche pensano di poter portare a
maturazione: peccato che tra gli strumenti soggetti al mark-to-market
ci siano anche gli "available for sale instruments", strumenti
finanziari poco fa quantificati in 4,5 trilioni di euro.
Il summit Ue di fine febbraio aveva tra le priorità proprio
l'indicazione di una modalità condivisa per l'eliminazione degli assets
tossici attraverso il loro acquisto da parte degli Stati ma a questo
punto il timore si è trasferito sul continuo allargamento dello spread
dei titoli di Stato emessi dalle varie nazioni: l'Europa, insomma, si
sta sgretolando sotto il peso degli interessi sempre maggiori chiesti
per il cosiddetto "rischio paese" e per il debito pubblico ormai fuori
controllo di troppi membri. All'Ecofin ne hanno discusso, ma nessuno si
è sentito in dovere di dircelo.
Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/
12.02.2009
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