Un mare di liquidità per salvare il sistema bancario. Per la seconda volta in appena tre anni le istituioni internazionli - di fatto, gli stati - la soluzione alla crisi dei profitti finanziari viene dal "pubblico". Che a sua volta è devastatao, nei "bilanci sovrani" dalla stessa malattia che è chiamato a curare.
Non è chiaro nulla. Come opererà questo maxi-fondo da 3.000 miliardi di euro? Chi prenderà la decisione di ammettere una banca o uno stato a usufruire del fondo? Che significa - in pratica - il ricorso alla "leva finanziaria" per alimentare il fondo? Solo una cosa è decisa; le banche non saranno lasciate fallire, gli stati (ossia i paesi o, come si diceva una volta, "le nazioni") sì.
Ci eravmo occupati già domenica sera delle decisioni prese dal Fmi e dal G20. Ora vi proponiano una panoramica di punti di vista su queste decisioni, che hanno ovviamente drogato le borse mondiali per un giorno (e forse anche due...). Domani si vedrà. Nel capitalismo morente non si fanno piani a lunga scadenza...
tratto da www.contropiano.org - 27 settembre 2011
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Un mare di euro salverà le banche
Dagli Usa dati negativi sull'economia reale. L'oro sotto i 1600 euro l'oncia
Il punto di partenza è Washington dove domenica si è chiusa l'assemblea annuale del Fondo monetario internazionale. In quella sede i grandi del mondo - il G20 - avrebbero messo sul piatto 3 mila miliardi (probabilmente dollari) per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani e le difficoltà delle banche particolarmente esposte con i paesi nei quali la crisi del debito è più forte. Per dare l'idea della dimensione delle difficoltà, basta una cifra: solo le banche francesi sono esposte per 500 miliardi di euro con i paesi a rischio. E tra questi c'è anche l'Italia. E questo spiega da un lato perché da settimane le banche francesi sono sotto tiro (in borsa hanno perso in poco tempo il 50% della loro capitalizzazione) e dall'altro come mai si cerca di mettere in piedi un gigantesco meccanismo di sostegno del sistema creditizio che rischia di saltare se fallisce qualche stato, trascinando nel fallimento anche banche poco esposte con i paesi in crisi, ma che hanno in portafoglio obbligazioni di banche che potrebbero fallire scatenando così fallimenti a catena che coinvolgerebbero anche paesi forti e istituti di crediti apparentemente senza problemi.
C'è poi un altro piani in preparazione. Lo ha rivelato ieri mattina il londinese Times. Sarebbe un piano salva euro allo studio della comunità internazionale, legato però, al via libera del governo tedesco. Il piano consisterebbe in un aumento di 1000 miliardi di euro del fondo di stabilità europeo per acquistare il debito sovrano ad alto rischio dei paesi in crisi. Si tratterebbe di replicare - scrive il quotidiano- uno schema simile a quello con il quale George Bush finanziò il sistema creditizio Usa (con 700 miliardi di dollari) dopo il crack della Lehman. I mille miliardi di euro sarebbero solo un punto di partenza: usando, infatti, la leva creditizia, la somma potrebbe risultare 4 o 5 volte superiore. Il problema è riuscire a coinvolgere la Germania nell'operazione. Impresa non facile visto che i tedeschi sono stanchi di essere chiamati a finanziari paesi che i cittadino ritengono irresponsabili. Come ad esempio la Grecia.
L'impressione è che Berlino sia ormai convinta che la la soluzione «meno peggio» per Atene sia un default controllato, cioè realizzato garantendo alla Grecia la permanenza nell'area dell'euro. Secondo alcune stime un default organizzato costerebbe meno al sistema creditizio globale per il quale sarebbe anche da lezione. Alla base di tutto c'è la sfiducia della Germania sulla capacità della Grecia di rispettare gli impegni presi. Anche se stasera il cancelliere tedesco Angela Merkel e il primo ministro greco George Papandreou discuteranno in un incontro a Berlino delle riforme che Atene deve attuare per ottenere gli aiuti. Sarà «uno scambio importante sulla situazione economica - ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert - con un Paese di cui si sta occupando tutta L'Europa».
Il clima, però, non è dei migliori. Domenica, ad esempio, la Merkel,nel corso di un'intervista al canale televisivo Ard, ha ribadito che «l'Europa vale ogni sforzo» e che è necessario «prendere tempo per la Grecia e altri Paesi, affinché l'euro resti stabile. Dobbiamo andare a piccoli passi e poi controllare. Io ascolto i consigli di tutti, ma poi devo decidere e rispondere delle decisioni prese. Ciò che non possiamo fare, è distruggere la fiducia degli investitori, che non metterebbero più il loro denaro in Europa». La Merkel sembra consapevole che una soluzione per la Grecia deve essere trovata e insiste nel sostenere che il default di Atene «non è un'opzione» perché «determinerebbe un effetto domino incontrollato». Tuttavia, si muove con prudenza. Forse troppa, come nel 2009 quando bloccò per mesi gli aiuti europei alla Grecia fecendo degenerare la situazione.
Ma i mercati credono alla creazione o al potenziamento dei fondi di salvataggio? Sembrerebbe di sì, visto che ieri le borse hanno reagito alla diffuzione delle indiscrezioni con un forte rimbalzo. A Piazzaffari - la migliore - l'indice Mib ha messo a segno un recupero del 3,32% trainato dalle performance dei titoli bancari. Ma non è stata una giornata tranquilla: le quotazioni hanno fatto il solito sù e giù con gli operatori che compravano e vendevano nel giro di pochi minuti. Invece è certo che dall'economia reale arrivano segnali non buoni: la fiducia degli imprenditori in Germania è di nuovo diminuita, anche se meno delle aspettative e quindi il dato non è stato accolto male. Negli Usa, invece, la Fed di Chicago e quella di Dallas hanno fatto sapere che i rispettivi indici che misurano l'andamento dell'attività produttiva sono ulteriormente scesi. Così come le vendite di nuove case in agosto e più in generale le quotazioni delle materie prime. A cominciare dal petrolio.
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