“Lungo il muro, la coda si allunga a poco a poco. Siamo lì in trenta, in cinquanta, estranei ai passanti, girati verso il cinematografo, uniti per alcuni minuti dalla sola cosa che abbiamo in comune, l’attesa di uno steso film, e pronti a parlare – per così poco tempo – di quel legame provvisorio. Nei brevi commenti che circolano, appare la trama di una rete di corrispondenze, di interazioni, di influenze, basate sul pretesto costituito dalla proiezione. Siamo venuti a vedere il film perché se ne parla, perché bisogna averlo visto, perché vi figura il tale o il tal altro, perché si ha bisogno di verificare-contraddire-discutere i giudizi che già corrono, perché ci si troverà un soggetto di conversazione, perché se ne ha abbastanza di esser quelli che non osano dirne niente (…). Assistere – o non assistere – a uno spettacolo: la scelta, a volte, è più importante dell’oggetto che si tratta di vedere; rivela degli interessi, un’attitudine, dei rapporti con l’ambiente, che non si riassumono nell’atto, semplicissimo, di prendere un biglietto e sedersi; eppure è proprio da quest’oggetto che si tendono altre reti, che si costituiscono nuove relazioni. (…)” (Sorlin, Sociologia del Cinema, 1974)
EDITORIALI
L'etica di Virzì e lo spirito di Danilevicius
Don Medori e la farsa della messa per Craxi
Don Medori ce l’ha fatta, anche se nell'occasione si è dimenticato di sventolare la bandiera della “legalità” come fa abitualmente contro gli immigrati e i poveri. In un colpo solo è riuscito a richiamare nella sua chiesa di Sant’Andrea un bel mucchio di pecorelle smarrite. Che dico smarrite, scomunicate! Chi sa se i padri della chiesa cattolica approveranno questa iniziativa che sa tanto di revisionismo storico-culturale o se taceranno. Sta di fatto che per celebrare una messa in memoria di Bettino Craxi si sono mossi i massoni livornesi, potenti antagonisti laici della chiesa stessa. E’ indubbio che vi sia un po’ di confusione tra appartenenza politica, credo laico e credo religioso, in questa iniziativa abbracciata dal parroco di Sant’Andrea. Se pensiamo che la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (a quei tempi presieduta dall’attuale Papa) con la sua dichiarazione del 26.11.83 sostiene che “la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione» allora mi domando che ci facevano in prima fila tutti quei massoni in chiesa? L’altra domanda che mi pongo è perché una Chiesa e non una qualsiasi sala laica dove ricordare la figura di Bettino Craxi? E poi perché tutta questa attenzione e questo fervore revisionistico nei confronti di un capo del governo italiano fuggito all’estero per non dover scontare le condanne e nelle nostre galere.
Elezioni regionali: il circo del "centrosinistra" fa sempre più ridere e Il Manifesto pure
Qualche giorno fa su questo sito si ironizzava sulle disavventure di Niki Vendola, scaricato dal PD, che gli ha preferito tale Boccia (PD) come candidato presidente della Puglia, anche se ora per scegliere sembra che si faranno le mitiche primarie.
Ideatore di questa operazione è Napoleone D'Alema, il quale ha detto chiaramente che la linea è quella di un accordo nazionale con l'UDC per battere Berlusconi. Quel Berlusconi che deve proprio a D'Alema, quando qualche anno fa tirò fuori l'astrusa proposta della "Bicamerale" ed evitò accuratamente l'approvazione della legge sul conflitto d'interessi, di essere l'attuale Presidente del Consiglio.
Dunque D'Alema dice di puntare su un'alleanza "nazionale" anti-Berlusconi con un partito che invece nel Lazio è alleato con la destra, e non ha neanche pensato di chiedergli, in cambio della defenestrazione di Vendola, almeno di sostenere la candidata indicata dal PD, Emma Bonino.
Analisi: Italia, scene di plusvalore assoluto
Scritta sull'onda dei fatti di Rosarno, questa analisi non potrà materialmente essere completata che tra un mese. Pubblichiamo quindi quanto editato come prima puntata. (red)
Leggendo le reazioni ai fatti di Rosarno vengono in mente le parole di Marx dedicate ai fornai londinesi dei primi decenni del XIX secolo. Marx nel Capitale sosteneva infatti che i fornai londinesi dell'epoca erano in grado di far scambiare l'apparenza per realtà meglio dei presocratici. L'apparenza era il pane fresco che nascondeva la realtà del pane adulterato con capacità mimetiche degne, secondo Marx, della fama degli Eleati che tra le loro fila contavano lo Zenone del paradosso di Achille e la tartaruga. Leggendo Maroni sull'immigrazione clandestina come causa degli scontri di Rosarno, e addirittura del degrado della Calabria, viene quindi a mente questa capacità dei fornai inglesi dei primi decenni dell'800. Il ministro dell'interno vende, ad una audience intossicata di rappresentazioni del terrore da usare come spiegazione di quanto accade, il pane adulterato della causa dell'immigrazione clandestina come se fosse il pane fresco dell'individuazione reale del problema da risolvere. E come commentare l'ennesimo zio Tom, stavolta vestito dei panni del parlamentare di colore del centrosinistra, che scende a Rosarno a predicare la concordia e la nonviolenza?
Porto: ma scherzate o siete seri?
Dovevano essere 24 ore di
sciopero e invece tutto si riduce ad una assemblea ed alla garanzia
dell’ennesimo tavolo di contrattazione-concertazione. Come se il comitato
portuale e la commissione consultiva, dove siedono gli stessi soggetti chiamati
in causa dalla Cgil, non bastassero. Ecco che dal cilindro di chi non sa più
cosa fare per scongiurare lo sciopero esce un altro tavolo. Lo chiameranno
Osservatorio, ma le istituzioni sono le stesse degli altri due, Comuni, Provincia,
Regione, Camera di commercio, Associazioni imprenditoriali, Cgil, Cisl e Uil,
ferrovie, Capitaneria di Porto, Dogana etc. etc. Così, in un batter d’occhio,
si è passati dal rumore di spade a
quello delle pialle. L’impressione è che si preferisca dare lavoro ai
falegnami, per costruire tutti questi tavoli, piuttosto che affondare la lama
nel cuore dei problemi.
Eppure per una volta che la Cgil aveva abbandonato le logiche di bottega (di Via San Giovanni) e del calcolo politico per richiamare le istituzioni alle loro responsabilità, le imprese al rispetto delle norme contrattuali e della sicurezza nei luoghi di lavoro, per una volta che aveva scelto la difesa del diritto e non la sua monetizzazione, fa marcia indietro e tutto torna come prima, forse peggio di prima. Il fatto è che la gente non mangia con gli annunci roboanti di avvio di gare (vasca di colmata) o di imminente Piano regolatore portuale, o di priorità del collegamento ferroviario. La gente, i portuali, i lavoratori, misurano le persone per la loro capacità di fare.
Il segretario della Cgil porto ha tenuto a precisare subito che lo sciopero proclamato non era contro Piccini, ed è vero. Non si può attribuire a Piccini la responsabilità della crisi mondiale, del calo dei traffici, del ricorso alla cassa integrazione, ma che qualcosa in questo porto non funziona da un bel po’ di tempo e che non si riesce a vedere una svolta decisa nel governo dell’Autorità Portuale è un fatto. Che vi siano ritardi nel definire parti importanti del piano operativo triennale (che ricordiamo è scaduto da tempo) come la stessa privatizzazione della porto di Livorno 2000 è un fatto. Che vi siano ritardi nella stessa definizione del Piano regolatore, che vi siano ritardi nella predisposizione dei progetti per la realizzazione di nuovi fasci di binari, che vi siano ritardi nella resecazione della banchina Bengasi, che vi siano ritardi nella definizione di un nuovo patto del lavoro con al centro la società Agelp non più partecipata dalla sola compagnia portuale ma da tutte le imprese portuali è un fatto. Che compagnie di navigazione abbandonano Livorno per Carrara è un fatto. Che vi siano concessioni demaniali non utilizzate al meglio è un fatto. Che vi sia in porto un clima conflittuale e concorrenziale tra imprese, non governato e non diretto dalle istituzioni è cosa nota. Per non parlare dei bacini, dell’ex Seal, del governo degli attracchi. Insomma, inutile fare la lista della spesa, che c’è qualcosa che non funziona in porto lo dice anche la Cgil, ovviamente escludendo Piccini che invece candida per la riconferma.
Per Senza Soste, M.S.
12 gennaio 2010
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