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Internazionale

Orwell in Italia e il calo dello spread

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monti_monotono_bancheHe that dies pays all debts
(Shakespeare, La tempesta)

Cominciamo dalle frasi pronunciate a reti unificate, in tono levigatamente mortuario, dal presidente del consiglio Mario Monti. Una differenza tra l'ex consulente di Goldman Sachs e il precedente presidente del consiglio sta sicuramente nell'uso dei processi unidirezionali della comunicazione mediale. Mentre Berlusconi dava spettacolo, eredità di un mondo anni '80-'90 quando il potere era scenografico, Mario Monti alimenta l'utilizzo morale del potere del broadcasting. Quest'uso morale è moneta sonante: si usa la capacità di pressione cognitiva dei media generalisti per tranquillizzare la popolazione con perizia tecnica "lo spread calerà" (caldo potere pastorale di rassicurazione). E per imporre precetti orwelliani come "le tutele [al reddito e alla continuità del posto di lavoro, ndr] possono essere dannose".

ORWELL IN ITALIA

Il tratto di continuità tra Monti e Berlusconi sta invece in questa possibilità di condizionare i processi connettivi del tessuto sociale operando a reti unificate. Ma questo pericolo permanente per la democrazia, e per l'ecosistema dell'informazione, resterà tale fino a quando residui di partiti, movimenti, sindacati non entreranno nel XXI secolo imponendo la centralità del problema. Per adesso vanno alla grande le ristrutturazioni del lessico: tutto è declinato, fortunatamente, in "comune" ma senza una una democratizzazione e una pubblicizzazione dei grandi network generalisti il comune è destinato a rimanere sulle carte di diritti, principi e intenti. La mediatizzazione della società, e della politica, è un fenomeno irreversibile e in via di ulteriore, impetuoso sviluppo. E' uno degli effetti più naturali di società che si connettono e si guardano reciprocamente anche a grande distanza senza mediazione territoriale, tramite dispositivi di informazione istantanea. E' la democratizzazione di questo processo che è il problema presente e a venire. Non solo, la stessa crisi finanziaria non ha soluzione senza una democratizzazione e una ristrutturazione dell'accesso alle fonti di comunicazione, pubbliche e private, sui grandi network in materia di economia. Una soluzione puramente economicista della crisi è qualcosa che non tiene conto del fatto che la connessione sociale non avviene secondo le regole della differenziazione sociale dell'otto-novecento. Chi non ha una soluzione mediale è quindi destinato a perdere anche sul piano della proposta economica. Figuriamoci poi su quello della politica.
Successivamente l'uso di internet può decostruire quanto vuole, e tradurre istantaneamente nelle lingue del globo, il discorso di Monti. Ma il potere di connessione complessiva, il potere del simbolico e la forza dell'icona che unifica linguaggi e attira l'attenzione, è oggi tutto nelle mani della politica istituzionale nel momento in cui è innestata nel mainstream mediale. Che ripete vecchi mantra economici dell'inizio degli anni '30. Il mantra di Mario Monti è composto di due frasi apparentemente sconnesse: "lo spread calerà" e, appunto, "il posto fisso è noioso". A differenza di Berlusconi, che iniettava nel corpo sociale dichiarazioni senza senso giocando sul potere dell'intrattenimento, Monti rilascia invece dichiarazioni verificabili che devono far strada a precise politiche. Poi se queste politiche funzionino o meno, che siano mantra da stregoni dell'economia liberale degli anni '30 è un altro capitolo.
Quando Monti dice lo spread calerà, a differenza di Berlusconi, quindi non mente. Si tratta solo di analizzare l'informazione che ci fornisce. E anche di comprendere quali dispositivi sociali intenda attivare.

Per capire cosa sta accadendo dobbiamo quindi andare indietro di un paio di mesi.
A inizio dicembre, per essere sintetici, c'è un intervento di emergenza coordinato di sei banche centrali sui mercati globali. Due sono i problemi: nell'eurozona la massa di liquidità disponibile si sta facendo scarsa, e i tassi di prestito interbancario americano si stanno facendo troppo alti. Mancanza di liquidità europea e tassi di credito tra banche americane troppo alti creano il rischio di un collasso sistemico. Qui sotto un report molto utile con grafici della situazione al dicembre 2011. L'intervento coordinato della banca centrale europea, di quelle britannica, canadese, americana, giapponese e svizzera, e il supporto delle autorità  cinesi, risolveranno la situazione d'emergenza.

http://intermarketandmore.finanza.com/credit-crunch-in-evidenza-con-ted-spread-e-massa-monetaria-37592.html

Sui tg, in quei giorni, sono apparsi rumorosamente i titoli "le borse festeggiano". Un intervento d'emergenza a cuore aperto su una crisi di sistema generata dai mercati è stato venduto, ai telespettatori e agli inserzionisti pubblicitari, come notizia sulla capacità dei mercati di risollevarsi. Ma per Orwell in Italia (un combinato di pratiche comunicative comuni, nonostante i ruoli differenti e la reciproca concorrenza, tra tg1,tg2,tg3,tg5 e la 7) è un gioco da ragazzi imporsi sulla società con questo genere di strategie di comunicazione. Chi avrebbe interesse ad opporsi è perso nella centralità delle primarie o nel tentativo di ripristinare una concertazione sindacale irricomponibile, in miriadi di inziative di nicchia o a preparare la prossima manifestazione europea tra qualche mese. Detto con enorme rispetto, ma anche con senso clinico della politica: tutti fenomeni lontani e subalterni dal vero campo di forza del potere delle società neoliberali: la connessione tecnologica, comunicativa, semantica tra media, politica istituzionale, economia liberale e finanza.

Orwell in Italia non domina però verticalmente, ordinando dagli schermi come comportarsi dal primo mattino, ma si salda attorno a questo campo di forza strategico per riprodurre l'ordine neoliberale. Quello che non è minimamente scalfito da nessun genere di contestazione e che è persino indicibile per la babele di rivendicazioni, movimenti, proclami in corso. Eppure basta accendere un televisore per verificare tenuta e consistenza di questo campo di forza. Ed è persino inutile accanirsi più di tanto sui giornali o capire quanto virale sia la forza di certi messaggi tipicamente unidirezionali: il cuore del potere neoliberale sta attorno alle ristrutturazioni tecnologiche del piccolo schermo. Quanto più Samsung cambia le coordinate del fare televisione, mantenendo la centralità del suo messaggio, Mario Monti potrà dormire sonni tranquilli. Vista poi la dinamica centrifuga e di bassa cognitività politica delle opposizioni.

PERCHE' CALA LO SPREAD

Si comprende poi, vista la crisi di liquidità europea di dicembre (il grafico del link prima indicato è di chiara lettura) che qualcosa in questi due mesi è accaduto visto che lo spread è realmente in calo . Qualcosa che ci fa capire di che cosa stia affettivamente parlando Monti.
Infatti da prima di natale, la banca centrale europea, vista la situazione di rischio, ha adottato una politica detta di LTRO (Long Term Refinancing Operation).

http://www.rischiocalcolato.it/rischio-calcolato-wiki/ltro-long-term-refinancing-operation

In poche parole, la banca centrale europea non può per statuto stampare moneta. Come ha fatto in questi anni la Federal Reserve americana con il quantitative easing per "rilanciare" credito ed economia. Causando, specie per il secondo quantitative easing, un aumento globale dei prezzi dei generi di primo consumo di un livello tale da essere da essere una causa materiale scatenante delle rivolte del nord Africa. Come si deduce da questi due semplici grafici del Telegraph. Il secondo, quello del rapporto tra prezzo del pane e rivolte tra il 1848 e il 2011, è illuminante come solo sa esserlo una trama della storia quando tiene.

http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/8492078/How-the-Fed-triggered-the-Arab-Spring-uprisings-in-two-easy-graphs.html

La Bce invece, non potendo stampare moneta, ha adottato la Long Term Refinancing Operation. Che significa, detto in estrema sintesi, prestare alle banche a tasso bassissimo per fare in modo che si rifinanzino e che possano acquistare debito sovrano europeo. Eliminando il problema del Portogallo e della Grecia, che comunque esiste, il debito sovrano in paesi come l'Italia ha cominciato ad alleggerirsi.
Quando Monti dice "lo spread calerà", dopo che fino alla metà di gennaio è rimasto più o meno al livello dell'epoca Berlusconi non mente. Conosce perfettamente i termini dell'operazione LTRO, sa che i prestiti overnight (quelli che la banche fanno alla Bce depositando il denaro per 24 ore evitando il prestito tra banche quando è rischioso) sono in diminuzione ma sa anche altre cose. Che fanno parte della seconda frase che compone il mantra dell'attuale presidente del consiglio. Quella che riguarda il lavoro.
L'operazione LTRO è andata, dal punto di vista delle banche, piuttosto bene. I bilanci e i problemi del prestito interbancario hanno ricevuto un certo giovamento. E lo spread in Italia è calato. I tagli di Mario (Monti) e lo LTRO di Mario (Draghi) hanno agito in sinergia.
C'è però un problema: nonostante questa iniezione di risorse nel sistema bancario la massa di liquidità presente in Europa è ancora scarsa, ai livelli di dicembre, per capirsi.
E' quindi previsto un LTRO II, e se ne ipotizza addirittura un terzo atto per giugno.

http://intermarketandmore.finanza.com/ltro-ii-sara-un-grande-successo-per-i-bilanci-delle-banche-41318.html

Fonte Financial Times l'atto secondo del LTRO sarà di circa 1000 miliardi

http://www.fareforex.com/bce-inietta-1000-miliardi-alle-banche/12709/

Secondo Soros l'operazione ha dei rischi ma, a differenza del quantitative easing americano,  fa direttamente guadagnare le banche. Prendono soldi dalla Bce e li reinmettono sul mercato, guadagnandoci, dove vogliono.

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=949475&lang=it

Ovviamente si tratta di quantità ciclopiche di denaro pubblico, per far funzionare un mercato che funziona solo nell'ideologia liberista, che pagheremo noi. Anche perchè il credito alle imprese, alle famiglie e ai singoli non ne trarrà benefici. Basta leggere il primo di questa serie di link sopra per farsi un'idea. Si tratta di soldi che circolano nel sistema bancario, nei mercati ufficiali e over-the-counter (i non regolamentati), tra fondi sovrani e di investimento. Li paghiamo noi ma non entrano nel sistema economico.
E' questo il costo del calo dello spread. Al quale vanno aggiunti i tagli permanenti alla spesa pubblica. E quelli derivati dall'assenza di investimenti strutturali nella società visto che i soldi rimangono nel circuito finanziario. La crisi di liquidità rimane infatti sullo scenario nonostante quest'enorme iniezione di capitali.
Quando Monti dice "lo spread calerà" va quindi letto in termini di potere pastorale rassicurante per la popolazione e, ancor di più, per la complessità dei problemi di bilancio delle banche. Il fatto di aver reso popolare il lessico della finanza, con lo spread, è poi garanzia di egenomia culturale naturalizzata dalla popolazione e che rassicura invece solo le banche. Il campo di forza del potere neoliberale che mette in connessione mediale finanza, economia liberista e politica istituzionale sembra così guardare il mondo come un qualcosa di significato a propria immagine e somiglianza.

MARIO MONTI, IL LAVORO, IL GOVERNO DEI CONFLITTI

La seconda frase che compone il mantra di Mario Monti, quella vagamente esistenzialistica sulla monotonia del posto fisso, sta in strutturale connessione con la questione dello spread. Se c'è scarsezza di liquidità nella cosiddetta economia reale i costi di questa scarsità di capitale produttivo dovranno essere pagati, ma guarda te il caso marxiano, dal lavoro. Non basta quindi che lo spread si abbassi, sempre che non accada un incidente sistemico in uno scenario irto di pericoli, bisogna ricominciare a produrre valore. Sul modello tedesco, paese egemone dell'euro, ovvero esportando, irrigidendo i bilanci pubblici in un modo che in verità per l'Italia nasconde il modello polacco. Ovvero un'economia che basa la propria forza, quando ne ha, sul basso costo del lavoro. Per cui la flessibilità, in entrata ed in uscita, diventa la pietra angolare di un modello economico.

Anche qui Monti non mente quando dice alla Orwell "le tutele possono essere dannose". Semplicemente cerca, via piattaforma mediale, il consenso di differenti strati della società provando a persuadere che l'unica praticabilità, sulla strada del reddito, è il sentiero polacco. Entro quel modello di sviluppo, e di estrazione di profitto, le garanzie sono oggettivamente insostenibili. Come lo sarebbe il profitto nell'industria chimica in certi paesi asiatici se si garantissero le norme di sicurezza ambientale. Con la differenza che in quei paesi non si trova il piddino pronto a smantellare diritti, magari con fare sofferente, in nome del "senso di responsabilità" e della "crescita".

La precettistica di Monti, reiterata a reti unificate, non guarda però alla sola dimensione del governo del consenso sul tema dello smantellamento dei diritti del lavoro. Nè al solo legame, per quanto questo sia strutturale, tra spread e riduzione del salario e delle garanzie sul lavoro. Proprio perchè è espressione di una piattaforma mediale, che ha completamente risucchiato i comportamenti dei partiti istituzionali da un ventennio, la precettistica di Monti si muove in senso preventivamente biopolitico. Cerca cioè di utilizzare i media generalisti per costruire un dispositivo di comunicazione unidirezionale che neutralizzi gli effetti sociali delle politiche LOTR. Per impedire cosa è accaduto in nord Africa con gli effetti del quantitative easing usando il potere biopolitico di persuazione delle piattaforme generaliste. Da integrarsi con quello di coercizione delle norme, del mercato e con l'uso dei prefetti in casi di conclamato ordine pubblico. Ma se si arriva a quest'ultimo piano si rischia di bloccare un paese. Come abbiamo visto per la vicenda dei Tir. A Monti, che è un tecnico vero, questi problemi non sfuggono. E' che sfuggono agli eventuali oppositori: l'uso precettistico di queste frasi orwelliane sul lavoro, basta vedere la carriera del consulente alla comunicazione di Monti (consapevole per professione dell'importanza biopolitica dei media generalisti), serve in modo preventivo per cercare di neutralizzare sgraditi effetti sociali ove si manifestassero comportamenti come quelli nordafricani quando si sono sentiti gli effetti del quantitative easing americano. Il LOTR, si capisce, non avrà effetti sociali zero. L'importante è quindi lavorare con senso della prevenzione
A dire il vero qualcosa è già accaduto: una regione chiave, la Sicilia, bloccata per giorni uno sciopero dei trasporti che ha paralizzato parte del paese, una miriade di iniziative locali antiliberiste. La precettistica mediale di Monti ha già trovato i primi banchi di prova.

Eppure, analizzando le politiche di Monti, viene proprio a mente una frase di George Bernard Shaw "per ogni soluzione complessa c'è una soluzione semplice che è quella sbagliata". La soluzione semplice, alla tedesca, di Monti, riduzione del debito e crescita attraverso le esportazioni, sembra proprio quella realmente sbagliata. Un economista tedesco, intervistato dalla Deutsche Welle a Davos, ammetteva candidamente che c'è un solo paese in Europa che può praticare con profitto questo modello: la Germania. E l'Italia?
Qui paradossalmente, sul piano puramente politico, non ci sono problemi. In Italia si trova sempre un centrosinistra disposto a tutto: a massacrare un paese in nome della presunta verità di semplici precetti della politica che si rivelano completamente sbagliati.
E si troverà anche una sinistra del centronistra disposta ad aspettare che il maggior partito della coalizione corregga  degli errori che non correggerà mai.

Calvino nel Barone Rampante, alla fine degli anni '50, scriveva "viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti". Era evidente il riferimento al nostro paese e ad una cultura, oggi si direbbe bipartisan, allora ancora speculativa che faceva fatica a confrontarsi con il tipo di realtà imposta dalla società che era uscita dalla seconda guerra mondiale.
Ad oltre cinquant'anni dall'uscita del capolavoro di Calvino possiamo tranquillamente affermare che la situazione nel nostro paese si è rovesciata. Orwell in Italia è capace di speculare all'estremo sugli effetti, lo spread o il costo del lavoro, per far scomparire la visione di ogni tipo di causa. Chiamando il tutto "fine delle ideologie". Statene sicuri: finchè i dispositivi di comunicazione generalista riusciranno a far circolare nella società formule da magia nera come "flessibilità in entrata", "in uscita", "liberalizzazioni", "competitività", "riformismo", "stabilità", "rigore" da questa situazione non ne usciremo.

per Senza Soste, nique la police

2 febbraio 2012

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L'euro fa riemergere il nazionalismo: la Germania vuole nominare un commissario all'economia in Grecia

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germania_ueOrmai è chiaro. Sullo scenario globale si sovrappongono due tipi di conflitti: uno legato alla guerra finanziaria tra stati, per assicurarsi il predominio nel nuovo contesto geopolitico dettato dall'ascesa dei Bric, l'altro dalla feroce lotta sull'estrazione di valore dal capitale finanziario tra fondi di investimento, fondi sovrani, banche, assicurazioni e miriadi di soggetti ibridi tipici di questo genere di mercato.
E' la classica guerra tra stati alla quale si sovrappone la guerra civile tra soggetti della finanza. I quali, a differenza dello schema militare classico, si mostrano più forti degli stati e in grado di attaccarli. Ma è lo schema della guerra per sovrapposizione di conflitti , per il posizionamento sulle risorse (quella tra stati) e per l'estrazione di profitto (tra soggetti finanziari) che spiega quello che sta accadendo in questi anni. Recentemente Giorgio Gattei su sinistrainrete.it e su Politica e Classe riprendeva l'ormai classico testo di Qiao Ling e Wang Xiangsui "Guerra senza limiti". Testo nel quale si parla della guerra finanziaria, una «forma di guerra non militare il cui potere distruttivo è almeno pari a quello di una guerra cruenta, ma nella quale, di fatto, non si versa alcuna goccia di sangue».
Una delle tappe di questa guerra distruttiva è il tentativo di commissariamento dell'economia greca da parte della Germania. Non più commissariamento di fatto, come accaduto per Berlusconi quest'estate, ma per legge. La Csu tedesca, fonte Financial Times Deutschland, sta lavorando per rendere questa proposta accettabile ai greci. Da episodi come questi si capisce come l'euro, e l'architettura della Ue abbiano fallito proprio sul piano costitutivo: invece di favorire la cooperazione tra stati fa riemergere il nazionalismo. Per cui se un paese debole è in difficoltà, l'altro lo fa commissariare. I posizionamenti geopolitici non ammettono il rispetto della sovranità nazionale. Mentre i grandi fondi di investimento sembrano attendere l'esito di questa vicenda.

(red) 29 gennaio 2012

la fonte

«La Grecia resterà nell'area euro». Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ribadito la sua determinazione in un'intervista al quotidiano popolare Bild, che verrà pubblicata stamattina. Ma la Germania intende condizionare la permanenza della Grecia nell'Eurozona e il prossimo salvataggio da 130 miliardi di euro in discussione in questi giorni al "commissariamento", in senso letterale, della politica di bilancio di Atene.
Avendo fallito tutti gli obiettivi di aggiustamento dei conti pubblici fissati nel primo pacchetto di aiuti internazionali, la Grecia dovrebbe cedere gran parte della propria capacità decisionale su spesa pubblica e tasse a un commissario nominato dai ministri finanziari degli altri Paesi europei, secondo una proposta presentata dagli sherpa tedeschi venerdì al gruppo di lavoro sulle future regole dell'Eurozona. In base al piano tedesco, l'ipotesi del commissariamento si applicherebbe non solo alla Grecia, ma, in futuro, anche a tutti quei Paesi che si dimostrino incapaci di mettere in atto i programmi di bilancio annunciati e falliscano gli obiettivi concordati con l'Europa. Fonti governative hanno ieri sera attenuato solo in parte la portata della proposta, sostenendo che dovrebbe avere comunque il consenso di Atene.
Inevitabilmente, nonostante l'intenzione tedesca di lasciare il caso Grecia fuori dall'agenda del vertice europeo di domani a Bruxelles per concentrarsi sull'approvazione del "fiscal compact" (le nuove regole per la politica di bilancio fortemente volute dalla signora Merkel), le vicende del debito di Atene finiranno per occupare un posto di rilievo nella discussione.
La proposta della Germania prefigura una perdita di sovranità senza precedenti per la Grecia e gli altri Paesi eventualmente inadempienti, con un trasferimento di poteri all'Europa. Il commissario avrebbe potere di veto sulle decisioni del Governo in materia di politica fiscale se queste non fossero in linea con i target fissati nel pacchetto di salvataggio. L'aggiustamento dei conti verrebbe quindi portato sotto stretto controllo europeo. Il commissario avrebbe una supervisione su tutte le maggiori voci della spesa pubblica. La Grecia dovrebbe poi adottare una legge per assegnare le entrate fiscali in via prioritaria al servizio del debito, limitandosi alla spesa pubblica ordinaria, e, in caso di mancato esborso di una tranche di aiuti causato dall'incapacità di centrare gli obiettivi, la spesa primaria verrebbe tagliata in misura corrispondente.
L'iniziativa tedesca è dettata da due considerazioni. La prima è il totale fallimento dei Governi greci ad adottare la maggior parte delle misure promesse negli accordi con l'Unione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario. Un'incapacità che - osservano in Germania - si è confermata anche con il Governo tecnico di Lucas Papademos, l'ex vicepresidente della Bce. Un po' come l'insediamento di Mario Monti in Italia, l'arrivo di Lucas Papademos era giudicato in Germania come l'ultima chance di ottenere qualche risultato sul risanamento. Oggi, si nota l'enorme differenza nell'attuazione dei due Governi tecnici. A questo punto, la situazione in Grecia, secondo i tedeschi, può essere rettificata solo sollevando i greci di parte della sovranità. Il secondo elemento è di natura politica. Non a caso, il cancelliere ha scelto di parlare alla Bild, considerandolo il veicolo che maggiormente può influenzare l'opinione pubblica. Questa e, di riflesso, la classe politica hanno mostrato negli ultimi tempi un irrigidimento sulla questione degli aiuti ai Paesi europei in difficoltà. Anche ieri diversi esponenti della maggioranza che sostiene la signora Merkel, sia del suo stesso partito, la Cdu, sia dei liberaldemocratici della Fdp, si sono espressi contro ulteriori fondi alla Grecia e a favore del commissariamento. Il settimanale tedesco Der Spiegel sostiene che, secondo le stime della troika dei creditori internazionali, la Grecia avrà bisogno di 145 miliardi di euro, 15 in più del pacchetto in discussione finora. In un'eventuale discussione in Parlamento che si renderebbe necessaria in caso di nuovi oneri a carico dei contribuenti tedeschi, la maggioranza sarebbe a rischio. La signora Merkel ha ricordato nell'intervista i vantaggi che l'euro ha portato ai tedeschi. I suoi rappresentanti nella discussione europea sono al lavoro perché sia un euro più tedesco.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-29/berlino-commissario-atene-081056.shtml?uuid=Aabd5pjE

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L'inutilità dei sacrifici: i derivati dei titoli di stato come arma di distruzione di massa

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Toxic_AssetsL'articolo di Antonio Pagliarone, nonostante qualche concessione al linguaggio polemico-militante di un tempo, si rivela un utile strumento per inquadrare l'aspetto sistemico della crisi. Pagliarone dà una precisa spiegazione tecnica al fatto che lo spread (la differenza di rendimento tra titoli di stato tedeschi ed italiani, che genera ulteriore debito pubblico nel nostro paese, ndr) sia rimasto alto nonostante la manovra di Mario Monti.

Per Pagliarone è in atto un deprezzamento dei titoli assicurativi, i famigerati CDS,  sul finanziamento al debito pubblico che spinge verso l'alto i tassi di interesse dei paesi indebitati. Per cui le manovre patriottiche per la riduzione del debito pubbico si rivelano perfettamente inutili: le dinamiche di mercato alzano i tassi di interesse del finanziamento del debito pubblico per rendere appetibili investimenti che al momento si rivelano con minore copertura assicurativa e quindi appetibilità. Allo stesso tempo Pagliarone spiega come, negli scorsi anni, le banche si siano prestate a vicenda titoli tossici in modo tale da aver infettato l'intero sistema bancario europeo. E anche quello americano che risulta avere un'esposizione di 3000 miliardi di euro presso le banche della zona Ue.

A quasi quattro anni dal fallimento di Lehman Brothers non si è ancora usciti dalla spirale: le bolle speculative esplodono, le banche trasferiscono gli effetti dell' esplosione agli stati, gli stati tagliano la spesa pubblica. In questo modo l'economia si deprime e peggiora le crisi delle banche, le quali trasferiscono questa nuova crisi agli stati. Verso dove e fino a quando? Dell'articolo consigliamo anche la consultazione del grafico in nota sull'andamento dei prezzi delle materie prime. (red) 11 gennaio 2012

Link: Leggi l'articolo di Pagliarone sui derivati

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Governo Monti già in strutturale difficoltà. Mentre Soros scommette sulla fine dell'euro

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eurorottoCominciamo da un fatto trascurato dal mainstream italiano. Il presidente della Repubblica federale tedesca, Christian Wullff, è coinvolto in uno scandalo alla Scajola. Insomma, una vicenda di fondi, che girano grazie ad imprenditori amici, e dei quali è difficile spiegare uso e provenienza. Come intuibile Wulff, nel momento in cui ha cercato di dare spiegazioni, non ha convinto nessuno. Anzi, ha cercato di bloccare un articolo  della popolare Bild-Zeitung lasciando prova, con la propria voce registrata sulla segreteria telefonica di un giornalista, del tentativo di pressione per bloccare la pubblicazione di notizie che lo riguardavano.

Come mai tutto questo non è apparso con rilievo sul mainstream italiano? Le spiegazioni sono due. La prima sta nella cecità del mainstream italiano che, per selezionare le notizie dal mondo, si regola sui temi della politica estera americana o sul gossip internazionale.

La seconda sta nel fatto che, con una stampa popolare scatenata su "siamo tutti uguali in Italia e in Germania", si potrebbero acuire pericolosamente le tensioni verso un alleato con il quale si stanno aprendo conflitti su temi molto delicati.

Già, perchè anche Repubblica si è accorta che la manovra patriottica di Napolitano e Mario Monti non serve a molto nell'attuale scenario dell'euro. A inizio anno lo spread tra Bund e Btp è infatti più alto, nonostante la finanziaria lacrime e sangue, di quando si è dimesso Berlusconi. E lo spread alto è aumento secco del debito pubblico, altro che il costo delle pensioni. Dopo un mese e mezzo di governo Monti i nodi vengono così al pettine. Recita Repubblica:

"è lo scacchiere europeo a non tranquillizzare affatto l'ex presidente della Bocconi: quell'Europa "in mezzo al guado" che non offre garanzie agli investitori. E dunque ai mercati che restano nel dubbio e non capiscono quanto sia affidabile il "sistema-Europa"

http://www.repubblica.it/politica/2012/01/06/news/monti_europa-27658734/?ref=HRER3-1

In poche parole Mario Monti ha approntato un viaggio d'urgenza a Bruxelles, a cui seguirà un tour nelle capitali europee, con uno scopo preciso. Fare pressioni sulla Germania, il resto è relativo, per allentare i vincoli di bilancio italiani, far intervenire la Bce sui mercati finanziari, lanciare politiche di "sviluppo". Insomma, la strada intrapresa, senza successo politico e nell'ilarità dei capi di stato europei, dalla coppia Tremonti-Berlusconi.
Come del tutto berlusconiana è la tattica intrapresa da Tremonti. Basso profilo sui rischi che stiamo correndo, rassicurazioni per invogliare il paese a consumare. Per questo non serve certo una tensione diplomatica, magari aperta dalla stampa popolare, sulle vicende, molto italiane, del presidente della repubblica federale di Germania.

Ma in questo scenario la domanda più importante è: basterà?

Si noti allora la scelta di tempo, la persona giusta al momento giusto, dello Spiegel nel momento in cui deve commentare l'attuale fase della crisi dell'euro. Spunta infatti lo speculatore stellare, già affossatore della lira,
George Soros.

http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/0,1518,807480,00.html

Soros dice cose abbondantemente conosciute ("una crisi dell'euro sarebbe più profonda e più seria per la finanza mondiale di quella del 2008") ad una testata che questi temi li conosce da tempo e li ha puntualmente documentati. C'è quindi da chiedersi se Soros parli per invitare la Germania, e tanta finanza americana, ad impedire un crollo o per certificarne l'ineluttabilità. Stesso discorso vale per lo Spiegel che non ha mai mancato di pubblicare notizie sull'eventuale ripristino della dracma in Grecia (il che, oggi, equivale ad alzare la tensione). C'è così da chiedersi: Soros e lo Spiegel alzano la tensione sulla crisi dell'euro cercando di ammonire di fronte ad un rischio fattosi concreto o, aumentando le voci di rischio, per accellerarne le conseguenze?

Non sono domande da complottisti. Basta leggere la seria e lunga analisi della Frankfurter Allgemeine sull'unione fiscale europea prevista per quest'anno.

http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/essay-die-waehrungsunion-auf-dem-weg-zur-fiskalunion-11593620.html

Non ci sono in Italia analisi corrispondenti. Il Sole 24 ore infatti al massimo riesce ad auspicare che "si evitino irrigidimenti" sulla nuova disciplina fiscale europea.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-05/compiti-italiani-doveri-europei-222819.shtml?uuid=AaMplCbE

L'analisi della Frankfurter, a cura di Ottmar Issing, va molto più a fondo, rispetto ad auspici e speranze della stampa patriottica, evidenziando i nodi di crisi (finanziari, politici, fiscali e di coerenza giuridica continentale) aperti dall'accordo sulla fiscalità europea di dicembre. E' bene essere chiari: al di là degli auspici, che non costano nulla e sono ottimi per i telegiornali, è su questo terreno che si capisce il futuro del nostro paese.

Perchè si tratta del terreno dettato dalla Germania, unione fiscale ed ulteriore integrazione politica continentale, per elaborare l'uscita dalla crisi dell'euro.

E su questo terreno l'analisi di Issing è spietata: "lo sviluppo dell'integrazione europea può rivelarsi un pericolo mortale per la coerenza politica dell'unione monetaria [l'euro, ndr] ". Analisi spietata tanto più perché viene da una testata strategica, dal punto di vista politico e finanziario, del paese che ha comunque il comando delle operazioni sull'euro. Tanto più spietata per Mario Monti e per il Sole 24 ore che auspicano un tipo di integrazione europea che i tedeschi, come si vede, continuano a respingere.
Soros e lo Spiegel lavorano quindi per il crack dell'euro? Monti è destinato a cercar di convincere gli italiani a consumare mentre in Europa si stanno consumando le spoglie del nostro paese?

Sono domande a cui per adesso si ha, come risposta, una sola frase ormai diventata legge aurea. Qualunque cosa accada, pagheremo caro, pagheremo tutto. Per adesso è così.

(red) 6 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Gennaio 2012 15:42

L’economia solidale e l’autorganizzazione come risposta dal basso alla crisi

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Dicembre 2001: “QUE SE VAYAN TODOS ». Tra la situazione dell’Argentina di dieci anni fa e la crisi italiana di oggi vi sono moltissime  analogie: ci saranno anche le stesse risposte?

ticket_truequeNel dicembre 2001, dopo venticinque anni di indebitamento e di corruzione, l’Argentina crollò.

Era stata annunciata la sospensione della convertibilità alla pari peso-dollaro, e per evitare che i risparmiatori svuotassero i propri conti correnti vennero congelati i depositi bancari, mentre i grandi capitali erano già tutti al sicuro all’estero. La rabbia esplose: banche assaltate, supermercati saccheggiati, duri scontri con morti e decine di feriti.

Il 20 dicembre il il presidente De La Rua decretò lo stato d’assedio, ma fu costretto alle dimissioni.

Fu la fine di quell’inesistente “miracolo argentino” di cui per tutti gli anni ’90 avevano parlato i media di tutto il mondo.

Durante la dittatura militare il debito estero era passato da 8 a 45 miliardi di dollari e l’inflazione era arrivata al 4000%. I governi successivi per ottenere nuovi prestiti e attirare capitali stranieri nel Paese seguirono disciplinatamente i dettami del Fondo Monetario Internazionale.

Ci fu una gigantesca ondata di privatizzazioni: telecomunicazioni, gas, petrolio, aerolinee...

Si andava avanti a tagli della spesa pubblica nel tentativo di “riconquistare la fiducia dei mercati”.

Molte industrie chiusero e si diffusero i lavori “spazzatura”, precari e malpagati. Molti aprirono chioschi, alimentari, botteghe di gommisti e microimprese.

Nel 1993 viveva sotto la soglia della povertà il 17,8% degli argentini. Alla fine del 2001 si arrivò al 35,4% e nell’ottobre 2002 al 57,5%. La disoccupazione raggiunse il 21,5%.

Anche impiegati e professionisti furono ridotti in miseria. La gente raccoglieva cartoni per le strade.

La classe dirigente era ormai totalmente screditata e nelle piazze risuonava il famoso slogan “Que se vayan todos”.

Per sopravvivere alla crisi fu necessario autoorganizzarsi: molte imprese fallite furono occupate e autogestite, e si svilupparono i club di trueque (baratto), che nel 2002 videro la partecipazione diretta di 2 milioni e mezzo di persone. Considerando anche le famiglie, si può dire che più di un quinto della popolazione argentina poté soddisfare una parte delle sue necessità tramite questi

interscambi di beni o servizi, mediati da una moneta sociale (1).

I club si organizzarono in reti regionali o nazionali. Le più grandi furono la Red Global de Trueque (RGT) e poi la Red de Trueque Solidario (RTS). Erano queste reti ad emettere i buoni.

Con il trueque entrano in circolo beni esclusi dal mercato ufficiale, come alimenti e indumenti autoprodotti, oppure prestazioni professionali inutilizzate perché troppo care, come quelle di medici o avvocati, che ritrovano i loro clienti e possono continuare a lavorare.

Fino al 2002 infatti vi fu anche un’offerta di prestazioni sanitarie: medici generici, dermatologi, ginecologi o anche dentisti e psicologi. C’erano laboratori, terapisti ed infermieri. Il lavoro si pagava in crediti, mentre i costi per materiali in pesos.

C’era perfino la possibilità di andare in vacanza pagando fino al 50% in crediti o facendo trueque diretto. Aderivano vari hotel delle regioni turistiche non solo argentine ma anche del Brasile e dell’Uruguay.

Tramite il trueque vennero salvate molte imprese, come la Lourdes, nella provincia di Mendoza, che lavorava polpa di pomodoro, sottaceti e dolci. Aveva qualche centinaio di dipendenti, ma con la crisi aveva chiuso. I produttori, che ormai non raccoglievano più i prodotti per mancanza di compratori, accettarono di pagare i loro raccoglitori in crediti. I lavoratori raccolsero ed avevano una forma di reddito, mentre l’impresa riceveva la sua materia prima. Le ciliege venivano vendute a Buenos Aires in pesos. Con questi soldi fu possibile far riprendere la produzione dell’impresa.

I limiti del trueque e della moneta sociale sono diversi: il primo è che per produrre è inevitabile l’acquisto di beni e materiali in moneta ufficiale, per cui il sistema rimane parzialmente dipendente dall’economia formale.

Inoltre è necessario che sia disponibile la massima varietà di beni e prestazioni, altrimenti si corre il rischio di non poter spendere i crediti acquisiti. Ma eccessive dimensioni dei club portano anche a un allentamento dei rapporti di fiducia.

Basti dire che nel periodo della massima espansione si arrivò a fenomeni di falsificazione dei buoni e addirittura a un’inflazione del 500%.

Tutto queste difficoltà permettono solo l’investimento e la produzione su piccola scala e non si arriva mai a rappresentare un’alternativa generalizzata all’economia regolare.

Ma questo non è neanche l’obiettivo principale. Il trueque vuol essere invece un salvagente per la popolazione colpita gravemente dalla crisi, una piattaforma nella quale gli aderenti possano soddisfare i loro bisogni più impellenti tramite l’interscambio reciproco, creando una rete di protezione sociale che eviti forme di isolamento e disperazione e ponga le basi per un’alternativa politica.

(1) Sul trueque cfr. l’articolo di Barbara Rossmeissl http://www.eumed.net/cursecon/ecolat/ar/2005/br-trueque.htm, di cui possiamo fornire la traduzione a chi è interessato

Nello Gradirà

tratto da Senza Soste n.66 (dicembre 2011)

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Ultimo aggiornamento Martedì 27 Dicembre 2011 22:21

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