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EDITORIALI

Dimissioni? Invece di darle Cosimi le minaccia, attaccando il consiglio

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circoDifficile non rimanere attoniti di fronte allo spettacolo della politica istituzionale livornese. Dopo essere rimasto indenne dalla poco chiara vicenda del fallimento del basket livornese, dell’affondamento della Delphi, dei 20 milioni risucchiati nella voragine Odeon, dalla storia dei dodici giorni di buco informativo sul possibile disastro ecologico dei bidoni al cobalto, Alessandro Cosimi ha usato la minaccia delle dimissioni da sindaco come arma di pressione verso la propria maggioranza.
Il rovesciamento della realtà è avvenuto durante la giornata di martedì 17, dopo che sia consiglio comunale che i lavori delle commissioni hanno subito la sospensione a causa di un’accesa discussione tra esponenti del centrosinistra (Del Corona, Romano, Picchi). Un episodio da Britannia Hospital, film dove utenti e lavoratori dell’ospedale continuano a picchiarsi tra loro nonostante arrivi fine del mondo, del quale non si ha memoria nella storia delle istituzioni livornesi (guarda il video del consiglio comunale)
Si commenta da solo il fatto che in una situazione economica e sociale gravissima per Livorno, con un potenziale di catastrofe ambientale alle porte dovuto alla non risolta questione dei bidoni al cobalto, la maggioranza riesca a dare notizia di sé solo per spettacoli da compagnia di giro. In verità questa maggioranza non ha progetti, strategie e futuro. Livorno, stima della Camera di Commercio, rischia di aumentare del 30 per cento la propria platea di disoccupati in un anno e le cronache riportano di consiglieri che si minacciano al grido di “vieni che la sistemiamo fuori”. Come se si trattasse di un problema di stabilire chi ha pestato per primo in discoteca. E quando c’è in ballo la vicenda dei lavoratori della Cooplat, ultima tappa, solo in ordine di tempo, del calvario dell’occupazione a Livorno.
E’ esemplare, dello stato in cui versa la politica livornese, il fatto che il sindaco abbia potuto usare la minaccia delle proprie dimissioni come arma di pressione contro la propria maggioranza, per riportarla all’ordine. A nemmeno 24 ore da un consiglio comunale in cui Cosimi era di fatto il principale accusato per dodici giorni di buco informativo, al consiglio e alla popolazione, sul rischio di catastrofe ecologica dopo lo sversamento della Grimaldi. Si è subito così svelata la debolezza dell’opposizione di sinistra in consiglio comunale. Indugiare, come ha fatto l’opposizione di sinistra, il lunedì sulle responsabilità del sindaco sui bidoni al cobalto ha consentito a Cosimi il martedì di usare, paradossalmente, le proprie dimissioni come arma di pressione per tenere assieme la maggioranza. Non fa piacere notarlo ma è la forza dei fatti che si fa notare da sola.

Un’ultima questione. Il sindaco nel discorso che di fatto ha chiuso la seduta di stamani, ha pubblicamente rivelato ciò che pensa dei soggetti che presiedono in consiglio. "Siamo di fronte a gente che non capisce il peso che ci sta schiacciando. Passare per una persona ridicola è l’unica cosa che non accetto e qui oggi c’è stata una discussione ridicola. Non si può accettare che un consiglio che parla di porto e piano strutturale finisca nel ridicolo". Poi l'accusa al suo stesso partito. "Se decido che questa situazione è generata da una mia colpa, qui si va tutti a casa. Ricordatevi però che se questo succede, io domani mattino un lavoro ce l'ho. E voglio ricordare al mio partito, di cui sono stato segretario per 4 anni senza prendere una lira di rimborso, che mi ci ingegno a vedere cosa esce nella prossima lista". Poi l'affondo. "Il governo dei professori dice una cosa, che quelli che sanno leggere e scrivere garbano di più di quelli che fanno i prepotenti e io voglio chiarire che sul governo Monti ho un sacco di preoccupazioni. Ma se ci sono i professori, significa – indicando i consiglieri – che la politica è inadeguata cari amici, compagni, camerati e come vi chiamate". E la definitiva squalifica del consiglio comunale. "Perché la politica fa un consiglio comunale e spende soldi pubblici ed esce vergognandosi da questa mattina".  Di quel "nuovo stile di governo”, che Alessandro Cosimi una volta eletto nel 2004, disse di voler inaugurare, probabilmente è rimasta solo la stampa sui manifesti elettorali. In questo momento se non fosse che la situazione economica, politica, sociale della città è drammatica, la politica cittadina darebbe materiale solo per il Vernacoliere.

(red) 17 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Gennaio 2012 00:14

Il ministro Clini a Livorno: "Stato di emergenza al Giglio. Ed entro 48 ore il piano di recupero della Grimaldi"

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clini“Per l’Isola del Giglio disporremo lo stato di emergenza”. A dare l’annuncio è il ministro dell’ambiente Corrado Clini, a margine dell’incontro con i vertici della regione Toscana, in programma questo pomeriggio alla prefettura di Livorno. “Formalizzeremo l’atto non più tardi di giovedì, in occasione del prossimo consiglio dei ministri”. La decisione prevede che tutte le operazioni assumano l’interesse nazionale. Il ministro afferma di aver preso atto della diffida avanzata dalla Capitaneria di Porto alla Costa Crociere. L’armatore dovrà provvedere, entro 48 ore, alla presentazione di un programma “che eviti la dispersione del carburante e proceda alla rimozione della nave”. Il mezzo - ha precisato Clini – si trova attualmente sotto sequestro ma l’armatore può e deve agire. Tra i punti del vertice, l’applicazione di misure di prevenzione rispetto alle “consuetudini” che hanno portato alla tragedia della Costa Concordia. “Le istituzioni nazionali – annuncia il ministro - assieme alle regione stanno analizzando le procedure per limitare con l’attuale sistema legislativo il passaggio delle grandi navi in prossimità delle coste. Con applicazione immediata”. Nell’isola intanto i soccorsi sono stati temporaneamente sospesi a causa del maltempo che ha causato un leggero spostamento della nave. “Abbiamo appreso – rivela il ministro – di trafilamenti di materiale liquido dalla nave, ma non sappiamo se si tratta di carburante. I rilievi sono in corso”. Il vertice, oltre ad esaminare la tragedia dell’isola del Giglio, ha affrontato “l’altra emergenza”, che riguarda i 198 bidoni tossici dispersi nei fondali a largo della Gorgona. “Abbiamo perfezionato un piano di lavoro per la ricognizione e l’analisi del contenuto dei bidoni”. 

Domani partirà un’ulteriore diffida, con la quale si intima alla Grimaldi di fornire entro 48 ore diverse opzioni di intervento. Fuori dalla prefettura intanto un centinaio di manifestanti protestava contro le attività “di chi fa del mare una discarica”. La mobilitazione  proseguirà fino a quando non verrà recuperato il carico della Grimaldi e non saranno chiariti i lati in ombra della vicenda. (red.) 16 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 19:13

Fusti tossici: Cosimi sapeva, ecco i documenti che lo provano. Ora si dimetta

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dimissioni_fax1Era già incredibile che la prima riunione ufficiale sulla faccenda dei bidoni si fosse tenuta dodici giorni dopo l’incidente. A quella riunione, com’è noto, non ha partecipato il Sindaco di Livorno, che sosteneva di non essere stato invitato e di aver saputo la cosa solo quel giorno.
Ma i documenti in nostro possesso, che qui presentiamo, dimostrano invece che la Capitaneria di Porto l’aveva avvisato subito dopo l’incidente.
La clamorosa novità di oggi dunque è che il sindaco sapeva. La massima autorità sanitaria della città, un medico per di più, ha tenuto nascosto alla popolazione per più di dieci giorni un disastro ambientale le cui proporzioni sono ancora ben lontane dall’essere definite. I livornesi sono stati esposti in modo irresponsabile a un grave pericolo per la propria salute, dai pescatori che lavorano nelle acque dove sono stati scaricati i bidoni, agli appassionati del mare o tutti coloro che hanno comprato e mangiato del pesce ”nostrale” pensando magari che sia più buono e più sano di quello che viene da chissà dove.
Stavolta per fortuna non ci sono stati morti ma il cocktail micidiale di omertà, incapacità e menefreghismo è lo stesso della tragedia del Moby Prince, 140 vittime che aspettano ancora giustizia.
Ci sembrava impossibile. E invece è andata proprio così. È l’apoteosi di uno stile di governo locale poco trasparente, poco competente e del tutto incurante del bene pubblico e dell’interesse della città.
E che può prosperare solo sull’esclusione dei cittadini dalle principali scelte politiche e da qualsiasi istanza partecipativa. Ce li ricordiamo quando hanno negato il referendum sul rigassificatore, o quando esultavano per il mancato raggiungimento del quorum a quello sul nuovo ospedale.
Tutta la politica ambientale di questi anni è da buttare: discariche sotto sequestro e con avvisi di garanzia per funzionari e imprenditori, neanche un tentativo serio di superare l’incenerimento dei rifiuti, di riconvertire o almeno allontanare dalle zone abitate le industrie inquinanti, di limitare le colate di cemento, di valorizzare il territorio e le sue potenzialità. Tutto in nome del profitto di pochi, a cui è stata sacrificata la salute di tutti.   
E neanche la Regione, che oggi strepita sulla faccenda dei bidoni, può chiamarsene fuori: è da lì che parte il “modello Somalia”, che punta a localizzare nella nostra città le attività più nocive e inquinanti. È stato il “governatore” Rossi a citare come esempio virtuoso di innovazione produttiva, da riproporre ancora una volta nel nostro territorio, le navi dei veleni Karin B e Deep Sea Carrier.
È tutto un modello di sviluppo che sta franando e che dimostra sempre di più la sua incompatibilità con il benessere pubblico e la sua insostenibilità ambientale.
Queste autorità impresentabili che vanno puntualmente in crisi ad ogni emergenza vorrebbero anche appiopparci una bomba galleggiante come il rigassificatore, un impianto di tipo nuovo la cui gestione comporterebbe problemi di sicurezza su cui ancora non vi sono esperienze concrete e per la cui progettazione sono state disattese in modo arrogante e superficiale decine di raccomandazioni presentate da esperti e commissioni competenti. Vanno fermati, c’è ancora tempo.
L’affaraccio dei bidoni può e deve costituire un punto di svolta. Lo diciamo senza nessun giro di parole: i responsabili di questo pasticcio devono dimettersi, primo fra tutti il sindaco perché non è concepibile che si raccontino balle alla popolazione che si amministra e che la si lasci in balia di una catastrofe ambientale come questa.
E adesso vedremo se i professionisti del mal di pancia, che votano sempre controvoglia ma alla fine si mettono sull’attenti, cambieranno registro o se anche questa volta finirà tutto a tarallucci e vino. Stavolta no, i livornesi non devono permetterlo.

Ma per chi ancora non avesse chiari i contorni del pasticcio dei bidoni, ripercorriamo un attimo la storia: una nave si mette in viaggio in condizioni proibitive portando in coperta due semirimorchi con un carico di bidoni del valore di 500mila euro. Nonostante la tempesta, prosegue la rotta e i semirimorchi volano in mare. Il comandante non se ne accorge fino all’arrivo, quando dichiara che il fattaccio probabilmente è accaduto poco dopo le 4.
Iniziano le ricerche nel punto dove poteva trovarsi la nave a quell’ora, ma il comandante dopo qualche giorno ritrova la memoria e parla di un’onda anomala che alle 5,20 ha quasi fatto rovesciare la nave.
Un operatore portuale smentisce entrambe le versioni dichiarando che l’allarme era stato dato intorno alle 3.
I proprietari del carico interpellati dalla stampa dichiarano che dell’incidente non ne sapevano niente.  
La nave continua tranquillamente a navigare, non è stata sequestrata e non risulta neanche che tramite ispezioni a bordo sia stata accertata la dinamica dell’incidente.
La compagnia di navigazione dopo due settimane di silenzio fa sapere di avere un piano per il recupero dei bidoni, ma senza scendere nei dettagli.
Viene fuori che i bidoni erano dentro un container, quindi a cadere in mare è stato un container.
Oggi si cambia versione perfino sul carico dei bidoni: spunta fuori il nichel al posto del cobalto.   
Potremmo continuare: perché la vicenda dei bidoni tossici persi dal cargo “Venezia” ha veramente dell’incredibile, e ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Nelle dichiarazioni ufficiali le autorità locali minimizzano, mentre la prefettura tace.
Ma la stampa ormai parla apertamente di disastro ecologico e il presidente della regione si mostra molto preoccupato (forse dopo averci imposto di tutto vuole rifarsi un’immagine ambientalista).
A Livorno arriva perfino il Ministro dell’Ambiente. Qualcosa non quadra. Perché una tale caterva di menzogne e silenzi non può che nascondere affari inconfessabili, forse peggiori di quelli che già sono noti, e che un pescatore ha denunciato in un’intervista rilasciataci ieri. Di seguito i documenti che mostrano come il Comune di Livorno e tutte le altre autorità od enti preposti sapessero tutto fin dall'inizio: la dichiarazione di Cosimi circa il fatto di non aver ricevuto la notizia fino al 29 dicembre, 1 fax inviato dalla Capitaneria di porto di Livorno ad enti e autorità il 17 dicembre, 1 fax inviato dalla Direzione Marittima di Genova sempre il 17 dicembre con particolari raccomandazioni circa la tossicità della sostanza e un ulteriore fax della Capitaneria di porto di Livorno il 19 dicembrered. 13 gennaio 2012

Link: Un pescatore livornese racconta: "Il mare livornese è una discarica di bidoni tossici"

Link: Cobalto, una bomba tossica nel mare di Livorno. Intervista-shock a un pescatore (da Panorama)

Link: Fusti tossici, Cosimi mente o è in confusione. Ecco altre prove

Link: Bidoni , Ersa e Town meeting regionale

Link: 40 tonnellate di rifiuti tossici nel nostro mare: disastro ambientale

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 16:32

Un pescatore livornese racconta: "Il mare livornese è una discarica di bidoni tossici"

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gorgonaLa tragedia ambientale che si sta consumando nel mare livornese, con imprecisate centinaia di fusti di monossido di cobalto e molibdeno finiti in mare dalla nave cargo Venezia della Grimaldi Lines durante la mareggiata del 17 dicembre scorso, sembra stia rompendo il tradizionale muro di omertà che avvolge i pescatori, da sempre restii a raccontare – loro che il mare lo conoscono meglio di chiunque altro – la salute delle nostre acque. Quanto segue è il frutto di una chiacchierata fatta al Porto Mediceo tra un pescatore livornese di mezza età e un membro della nostra redazione.

“Ho voluto contattarvi dopo aver letto su Panorama l’intervista di un tale Francesco, presunto mio collega di 52 anni, da voi riportata qualche giorno fa”.
Quali reazioni ti ha suscitato?
“Quel che ha detto non mi ha certo meravigliato, visto che mi è capitato più volte di vivere identiche esperienze”.
A cosa ti riferisci?
“Puntualmente capita anche a noi di tirare su fusti con sostanze maleodoranti, palesemente tossiche”.
In quali tratti di mare?
“Noi abbiamo delle rotte fisse e caliamo le reti sempre nei soliti punti, ma periodicamente ci capita di tirare su questa merda. E quando accade significa che poche ore prima è passata una nave a scaricare quelle sostanze. Però a differenza del mio presunto collega non ho mai avvertito bruciori o irritazioni. Questa almeno è la mia esperienza personale”.
C’è anche chi parla di zone appositamente riservata alla pesca ed altre allo scarico dei bidoni tossici. Leggenda?
“No, purtroppo ha molto di vero. A levante di Gorgona, ad esempio, è difficile tirare su questa robaccia perché un po’ tutti pescano in questo specchio di mare e chi fa affondare i bidoni ha interesse che la cosa resti più nascosta possibile. Se invece vai a ponente di Gorgona, nel tratto dall’isola a La Spezia per intendersi, trovi di tutto. È una zona quasi mai battuta dai pescatori un po’ per la profondità delle acque e un po’ perché si sa che ci buttano di tutto. Però attenzione, capita anche come ha riportato Panorama di pescare bidoni nella rotta Vada-Gorgona. A me è successo non sai quante volte”.
E anche tu hai denunciato la cosa alle autorità competenti?
“Se qualcuno di noi lo facesse troverebbero il modo di farti smettere di pescare. Quanto dice tale Francesco, cioè che lui e tutti i suoi colleghi hanno sempre denunciato il tutto, è una favola. Anzi, che sappia io nessuno lo ha mai fatto. Forse ci ha provato, ma è cosa ben diversa”.
E quando hai tirato su i bidoni cosa hai fatto?
“Quello che fanno tutti”.
E cioè?
“Li ho ributtati in mare”.
Ma come…
“Li ributtiamo a mare sottocosta, cioè entro le prima tre miglia dal litorale, dove c’è divieto di pesca. Sai perché non lo comunico a nessuno? Perché se vado alla Capitaneria o all’Asl fermano il peschereccio chissà per quanto tempo e per noi il tempo è prezioso, Già facciamo fatica a sopravvivere così… È un po’ come i pescatori siciliani quando tirano su i cadaveri degli immigrati. Sono costretti a ributtarli a mare e stare zitti altrimenti gli sequestrano il peschereccio per intere settimane”.
Può essere ricondotto a uno di questi bidoni riversati sottocosta l’odore di solvente proveniente dal mare riferito qualche giorno fa da alcuni bagnanti alla Rotonda d’Ardenza?
“Potrebbe essere anche colpa di qualche altro bidone affondato molto più sottocosta”.
La Capitaneria di porto ha escluso che l’odore di solvente sia correlabile con la vicenda dei fusti.
“Si riferivano ai fusti del cargo Venezia. Non hanno mica detto che non è correlabile con nessuna sostanza sversata in mare. Mi viene da ridere a leggere – tira fuori un foglietto – che “per una verifica più puntuale della situazione la Capitaneria effettuerà un sorvolo aereo sul litorale, in particolare sulla zona della costa segnalata dai cittadini. Invece di prendere un campione d’acqua volano sopra il mare con l’elicottero. Lo capisci che è tutta una colossale presa in giro?”
Perché non c’è mai stata una sollevazione collettiva di voi pescatori? In fondo il mare è la vostra risorsa.
“Hai ragione, ma ti trovi di fronte a cose talmente più grandi di te che ti senti impotente. Tutti sanno cosa succede qua davanti ma nessuno vuole fare niente”.
pescherecci_mediceoNessuno vuole o nessuno può?
“Nessuno vuole. La maggior parte dei fusti tossici non viene denunciata alle autorità competenti. Viaggia sotto traccia perché costa molto meno ungere tizio nell’ufficio X, Caio nell’ufficio Y e Sempronio della compagnia Z che smaltirli in modo corretto. Cosa pensi ci voglia a imbarcare e poi scaricare un certo numero di bidoni su una nave? È una pura formalità”.
Se è una formalità, perché stavolta il comandante della Grimaldi ha denunciato l’affondamento in mare dei bidoni?
“Secondo me per almeno un paio di motivi. Primo perché riversare una tale quantità di sostanze nocive nel mare non è come gettare un paio di fusti, ma significa distruggere un intero ecosistema probabilmente per sempre. (Silenzio). Nessuno mi sembra si stia rendendo davvero conto della catastrofe ecologica che è scoppiata. O forse chi di dovere se ne rende conto e ha interesse a silenziare la questione. Secondo perché si è evidentemente sfruttato un mare forza 10 per fare finta che si possa essere trattato di un incidente. Ma un incidente non è stato di sicuro. Hai presente com’è fatta una nave cargo come la Venezia? No? Guardala e dimmi come fa una nave del genere a perdere 200 fusti. Lo sanno tutti che non è stata una disgrazia fortuita, ma non conviene a nessuno denunciarlo e andare fino in fondo”.
Spiegati meglio.
“Ti dico come la penso? Se le autorità competenti facessero fino in fondo il loro mestiere e condannassero la Grimaldi si scoperchierebbe il famoso vaso di Pandora. Emergerebbero le tangenti e le mazzette che girano intorno al business dei rifiuti tossici affondati, l’approssimazione dei controlli degli enti preposti e la totale vulnerabilità delle aree portuali. E ovviamente si spargerebbe il panico tra la popolazione: la gente non comprerebbe più il pesce, noi pescatori ci ritroveremmo improvvisamente senza lavoro, i politici locali verrebbero chiusi a doppia mandata alle Sughere per aver permesso di trasformare una zona come il Santuario dei Cetacei in una discarica e il turismo crollerebbe. Hai visto come tutti si rimpallano le responsabilità? E chi non lo fa parla, parla, parla, ma non fa niente. Io, comunque, il pesce che peschiamo glielo do malvolentieri a mio figlio, preferisco dargli un nasello surgelato che viene dalla Norvegia”.
Stai facendo un quadro drammatico del mare livornese.
“Credimi, non esagero, anche perché come capirai non ho nessuna convenienza nel farlo. Per far capire la portata di questa catastrofe ti faccio un paragone. Ti ricordi quando qualche anno fa bruciò il Castellaccio? Solo le ceneri che si riversarono in mare provocarono una sterminata moria di pesci. Tiravamo su le reti e trovavamo quintali e quintali di pesci morti, soprattutto sogliole, che sono tra i pesci che vivono a più stretto contatto col fondale. Ovviamente non ne parlò nessuno perché anche in quell’occasione a nessuno conveniva tirar fuori la notizia. Oggi specie come le stesse sogliole o i branzini sono praticamente spariti dal nostro mare. Tutto questo solo per le ceneri di un incendio. Hai presente cosa possono voler dire tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici di ogni specie riversati periodicamente e continuativamente in mare? Il mare, con le sue correnti, restituisce tutto e quel che gli dai a largo te lo riporta a riva”. (red.)

12 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 16:36

L'inutilità dei sacrifici: i derivati dei titoli di stato come arma di distruzione di massa

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Toxic_AssetsL'articolo di Antonio Pagliarone, nonostante qualche concessione al linguaggio polemico-militante di un tempo, si rivela un utile strumento per inquadrare l'aspetto sistemico della crisi. Pagliarone dà una precisa spiegazione tecnica al fatto che lo spread (la differenza di rendimento tra titoli di stato tedeschi ed italiani, che genera ulteriore debito pubblico nel nostro paese, ndr) sia rimasto alto nonostante la manovra di Mario Monti.

Per Pagliarone è in atto un deprezzamento dei titoli assicurativi, i famigerati CDS,  sul finanziamento al debito pubblico che spinge verso l'alto i tassi di interesse dei paesi indebitati. Per cui le manovre patriottiche per la riduzione del debito pubbico si rivelano perfettamente inutili: le dinamiche di mercato alzano i tassi di interesse del finanziamento del debito pubblico per rendere appetibili investimenti che al momento si rivelano con minore copertura assicurativa e quindi appetibilità. Allo stesso tempo Pagliarone spiega come, negli scorsi anni, le banche si siano prestate a vicenda titoli tossici in modo tale da aver infettato l'intero sistema bancario europeo. E anche quello americano che risulta avere un'esposizione di 3000 miliardi di euro presso le banche della zona Ue.

A quasi quattro anni dal fallimento di Lehman Brothers non si è ancora usciti dalla spirale: le bolle speculative esplodono, le banche trasferiscono gli effetti dell' esplosione agli stati, gli stati tagliano la spesa pubblica. In questo modo l'economia si deprime e peggiora le crisi delle banche, le quali trasferiscono questa nuova crisi agli stati. Verso dove e fino a quando? Dell'articolo consigliamo anche la consultazione del grafico in nota sull'andamento dei prezzi delle materie prime. (red) 11 gennaio 2012

Link: Leggi l'articolo di Pagliarone sui derivati

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