Visto che una formazione politica la si valuta dalle battaglie che fanno parlare di sé, la campagna di Città Diversa sul cambiamento di nome alla Scopaia implica un certo genere di valutazione. Di quelli netti, essenziali nel giudizio. Non siamo infatti di fronte ad un qualcosa che non si sa se fa piangere o se fa ridere. O ad un contributo di comicità involontaria, di quelli che costellano le vicende politica livornese e nazionale. Siamo di fronte a qualcosa che fa solo piangere, nonostante la materia del contendere, perché rivela la devastante povertà culturale dell’opposizione livornese. Una povertà speculare a quella del Pd, entro una spirale di depressione di sapere, di comportamenti che avvolge l’intera cittadella istituzione della politica cittadina, maggioranza e opposizioni comprese.
Già il consigliere circoscrizionale di Città Diversa, prima di deliziare l’opinione pubblica sulla Scopaia, si era distinto per le sue posizioni di destra sulla vicenda dei fischi allo stadio per l’ennesima celebrazione della guerra afgana. Si è fatto finta di nulla anche perché la garanzia delle forme di dissenso non è patrimonio della cultura politica livornese. Insomma, inutile prendersela con chi non capisce. Adesso con la brillante proposta di cambiare nome alla Scopaia, a causa di una vaga assonanza con un termine comune per l’atto sessuale, purtroppo non si fa finta di nulla. E’ inutile andare a cercare, nelle pieghe della proposta, una visione ed un tentativo di strategia di ristrutturazione urbana. Siccome la politica è anche marketing, e siccome quest’ ultimo definisce il senso delle proposte politiche, siamo di fronte all’ ennesimo (quanto artigianale) tentativo di trovare cittadinanza politica aggrappandosi al moralismo curiale che è linguaggio comune e bipartisan nella dimensione del politico istituzionale. E così Città Diversa si ricava un proprio spazio.
Cosa ci sia di diverso in questa concezione della città non è dato saperlo ma è chiaro quanto c’è di perverso: si sa che per finire sui giornali, e quindi prendere voti, bisogna agganciare il senso comune delle redazioni e ci si comporta di conseguenza. E meno male che i consiglieri in cerca di visibilità non hanno una grossa idea della reale vita cittadina. Altrimenti fioccherebbero proposte degne delle leggi dello Utah, lo stato dei mormoni, o degli stati federali del sud degli Usa. Ma il dato più impressionante sta nell’assoluta assenza di visione politica, e di conoscenza del territorio, che esce da proposte del genere. Non a caso abbiamo trovate di questo tipo e nessun metodo di lavoro delle opposizioni sulla grave, permanente recessione cittadina. Non a caso si parla di Scopaia, e in che senso, e non c’è nessun lavoro sul futuro delle giovani generazioni di livornesi. E, anche qui non a caso, si cerca di intervenire sul senso comune, non quello vero ma quello che finisce sui giornali, e non si definiscono i lineamenti del futuro del territorio livornese. Perché tra fare politica e caracollare tra un consiglio e una commissione c’è la differenza, in termini di metodo di lavoro e di visione del territorio, che passa tra preparare una gara olimpica e guardarla in televisione. E così finisce che qualcuno si crede esperto di olimpiadi perché ha visto diverse edizioni in tv, scambiando la gara per lo spettacolo. Niente di male, per carità, se non stessimo parlando di una città che rischia l’estinzione. Si crede forse di salvare Livorno moralizzando il nome della Scopaia? E’ come se Roosevelt avesse pensato di uscire dalla grande depressione chiamandola grande euforia, giusto per dargli un tono.
Ma il problema complessivo non riguarda solo Città Diversa, che si candida a scomparire dalle mappe della politica cittadina senza che Livorno se ne accorga, ma l’opposizione di sinistra a Livorno. Senza entrare nel dettaglio, e ce ne sarebbero di argomenti, possiamo dire che con l’opposizione attuale il PD potrebbe tranquillamente formare una giunta fatta di animali domestici del sindaco senza pagare politicamente un prezzo. Inoltre, nelle opposizioni di sinistra, non esiste uno straccio di idea, di linguaggio, di proposte (stendendo un velo pietosissimo sull’assenza di strategie) che riescano a differenziarsi dalla maggioranza al potere. L’unica cosa che sanno fare le opposizioni di sinistra a Livorno è auspicare cosa dovrebbe fare la maggioranza. Il che politicamente ha senso quanto auspicare che Berlusconi smantelli il capitalismo in Italia. Il punto veramente dolente però è la prospettiva. Tra tre anni l’attuale opposizione di improbabili ha tutte le carte per generare una nuova leva di inguardabili. In quel caso però, vista la prevedibile marea astensionista, alle opposizioni conviene suggerire una modifica alla legge elettorale. Magari facendo come nella Germania Est che assegnava quote fisse, in percentuali e seggi, alla maggioranza e all’ opposizione. Perché se non venissero voti all’opposizione da una legge elettorale del genere, gli unici livornesi che potrebbero votare le attuali opposizioni sarebbero quelli domiciliati ai Lupi. Che, oggettivamente, qualche difficoltà ad andare al seggio elettorale sembrano mostrarla.
per Senza Soste, nique la police
5 maggio 2011




Per il prossimo 6 maggio è stato indetto lo sciopero generale dalla Cgil, con una lista di parole d’ordine costituenti la piattaforma di questa data: “rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani”. Ma dove porterà questo sciopero? Quale sarà la sua reale incisività, non tanto sulle scelte del governo (che tanto ha la forza per andare avanti senza curarsene troppo) bensì sulla ricaduta politica nel paese?
Suggeriamo ai redattori del Tirreno di concedersi il 20 per cento dell'orario di lavoro a soli scopi creativi. Come fanno a Google. Oppure di pensare ad altro quando sono sulla scrivania. Nel medioevo questo esercizio di pensare ad altro, mentre si era sul proprio leggìo, era considerato sia peccato capitale che fonte di ispirazione. Siccome al Tirreno fare un giornale decente è peccato capitale non sia mai che, prendendosi una pausa, arriva qualche ispirazione creativa.
Due cose mi sorprendono: l'intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. (Tristan Bernard)
Chi ha consultato nella giornata del 25 aprile l'Internet livornese, per informarsi sulle celebrazioni della giornata, si è trovato davanti ad un revival degli anni di piombo. Secondo i due presidi permanenti dell'ignoranza cittadina, al Tirreno si è aggiunto Quilivorno, a Livorno con la notte erano calate le Br lasciando l'inconfondibile marchio a cinque punte. Inimitabile come la "M" di Mac Donald's, insomma.









