Con il 12 gennaio la Chernobyl di Viale Alfieri rinnova il formato per produrre le scorie culturalmente radioattive di sempre. Accadrà come è accaduto per la ristrutturazione del sito: ci sarà il tentativo di insinuarsi in linguaggi e pratiche di comunicazione attuali per abbassarne il livello qualitativo, impoverirne la fonte. Il mercato dell'informazione si divide in due grandi filoni: uno è tenacemente perseguito dal Tirreno, si attesta sui luoghi comuni a bassa qualità informativa e povertà di empatia con la notizia, è strutturato per coltivare un'opinione pubblica che crede a qualsiasi cosa gli venga proposta.
E' un modello destinato, fortunatamente, a subire un doppio declino. Quello anagrafico dei lettori del cartaceo e quello derivato dal tipo di informazione che circola sui social network.
Perchè proprio quando Il Tirreno somiglia sempre di più a "cronache di Facebook" è la natura dei social network a disincentivare l'acquisto del quotidiano. Perchè se si abbassa il livello del quotidiano alle chiacchiere da chat, e la predisposizione naturale c'è, la rete finisce, in un modo o in un altro, per fornire gratuitamente i temi prodotti a pagamento dal quotidiano. Non si spinge a comprarlo ma fornisce, aggirando le barriere tecnologiche presenti nei prodotti dell'informazione, gratuitamente ciò che nelle redazioni si pensa che verrà pagato. Così Il Tirreno non esce da un doppio declino. Il primo dovuto all'inesorabile processo di estinzione anagrafica dei vecchi lettori che si sono acculturati con il quotiano. Il secondo da un salto verso una tipologia di lettore che in edicola non ci va e aspetta il prodotto che, statene certi, im qualche modo arriverà gratis sul suo desktop. E le entrate pubblicitarie non compenseranno il vuoto di lettori.
L'irreversibile declino imboccato dal Tirreno è quindi realtà. Resta solo da capire i tempi e gli effetti di questo declino. Che è anche declino nella produzione di stipendi, basti ricordare i compensi da fame che vengono erogati a collaboratori senza una vera prospettiva.
Nel frattempo si è impoverita però l'offerta informativa. Il passaggio dal livello da bar, antica fonte di profitti del Tirreno, a quello da chat comporta una riduzione dell'orizzonte dell'immaginario.
La stampa non parte più dal locale al mondo, come le chiacchiere da bar richiedevano, ma cerca un profitto fissandosi sull'ossessione microfisica del dettaglio da condominio.
E giù servizi, fatti per alimentare polemiche e pagine di social network inutili e infinite, sui parcheggi in doppia fila, sull'arredo urbano, sugli orari di chiusura dei locali. In una città che ha bisogno dell'informazione come strumento propulsivo per rinascere è così che la Chernobyl lavora in modalità digitale. Aggiunge alla crisi il sedimento di un pesante smog informativo. Dove l'informazione dovrebbe servire per lanciare economie territoriali, perchè l'impresa non è più in grado di generare reddito, si copre la realtà con una coltre di piccoli veleni tipici della beghe tra abitanti dello stesso pianerottolo. Perchè la nozione di territorio del Tirreno coincide con il perimetro del balcone e del posto macchina.
Questo è il lascito, per il presente e per il futuro, da superare e bonificare.
Dal video purtroppo circolato su Youtube, quelle si che sono visioni da bollino rosso per i ragazzi, si conferma questa linea editoriale. Un quotidiano che cerca di vendere il proprio marchio di produtture di notizie a qualsiasi desiderio di banalità del quotidiano. A differenza di altri modelli, come il Fatto Quotidiano (che non è certo la nostra passione), non si punta a coinvolgere i lettori in un progetto (e per questo si aumentano i lettori in qualità e quantità) a a vendere piccoli lotti di identità personale entro ogni articolo. Per come è strutturata l'informazione oggi è mettere benzina sul fuoco dell'infedeltà del lettore.
Sia chiaro qui non si tratta di contrapporre il banale al serio: anche le piccole notizie possono essere impaginate entro una cornice complessa, intelligente, stimolante. Ma stiamo parlando della mitica Chernobyl di viale Alfieri, limite invalicabile per ogni intelligenza editoriale.
Livorno avrebbe bisogno di altro. E' di fronte ad una crisi epocale, sistemica sia sul piano economico che su quello sociale e politico. E nella società dell'informazione si salvano solo i territori che hanno un'opinione pubblica complessa, matura, sofisticata nei temi ma semplice a leggersi e in grado di promuovere la coesione sociale non l'infinito intrattenimento sulle banalità in un mondo che crolla.
Avere il Tirreno per Livorno si mostra così un gap economico, nella società dove i territori crescono se l'informazione è ricca, come lo è stato la fine della grande industria manifatturiera. Il fatto che il ceto politico non se ne sia accorto, tanto non è in grado di accorgersi di nulla, non significa che il problema non ci sia e che non sia molto grave.
E così il 12 gennaio marca la nascita del nuovo giornale. Già vecchissimo nelle idee. Quando sul sito campeggia la notizia di un pensionato che esibisce i genitali per le strade di Livorno, destinata ad arricchire la seguitissima rubrica delle Tirrenate del nostro cartaceo, o sul quotidiano si dedica una prima pagina allo stalking su due minorenni. Una oggi fidanzata di un giocatore del Livorno, recita il Tirreno, tanto per far finta di rispettare la privacy incitando di fatto a scatenare il gossip sul "chi sarà mai".
Ma a cosa serve impaginare notizie del genere?
Oltre ad eccitare una redattrice al pensiero della notizia, o un redattore mentre si immagina l'effetto del titolo sulla locandina, non c'è alcun beneficio nè per la città nè tantomeno per le persone direttamente citate. Anzi, si tenta di avvelenare la psiche della popolazione alimentando la povertà mentale del gossip pettegolo, morboso, nevroticamente masturbatorio. E, si accetti un consiglio, anche in materia di gossip e morbosità si può fare di meglio, con infinito maggior stile rispetto ai prodotti firmati da Bernabò, in modo divertente e liberatorio e finendo per vendere di più.
Siccome la libertà arriva quando c'è immaginazione possiamo sperare per le generazioni a venire che Viale Alfieri si trasformi in un museo degli orrori. Una galleria che racconti come per un brutto ma esaurito periodo un'intera popolazione è stata instupidita, disinformata, depistata, censurata nella sua espressività reale e privata della propria identità.
per Senza Soste, nique la police




"L’attività didattica (insegnamenti e laboratori) e il servizio di Segreteria sono momentaneamente sospesi a causa del mancato rinnovo della convenzione tra la Provincia di Livorno e la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze".
Viaggio europeo particolarmente impervio per Mario Monti come
Cominciamo da un fatto trascurato dal mainstream italiano. Il presidente della Repubblica federale tedesca, Christian Wullff, è coinvolto in uno scandalo alla Scajola. Insomma, una vicenda di fondi, che girano grazie ad imprenditori amici, e dei quali è difficile spiegare uso e provenienza. Come intuibile Wulff, nel momento in cui ha cercato di dare spiegazioni, non ha convinto nessuno. Anzi, ha cercato di bloccare un articolo della popolare Bild-Zeitung lasciando prova, con la propria voce registrata sulla segreteria telefonica di un giornalista, del tentativo di pressione per bloccare la pubblicazione di notizie che lo riguardavano.
E´ rimasto patrimonio degli storici come degli umoristi, l´aneddoto sullo scambio di telegrammi, avvenuto tra il governo tedesco e quello austriaco tra il ´15 e il ´16, durante uno dei i tanti momenti tragici di battaglie della prima guerra mondiale. All´epoca, come ricorda Slavoj Zizek alla Frankfurter Allgemeine, da Berlino partì un telegramma di valutazione dell´andamento della guerra che conteneva il seguente giudizio: "la situazione è seria ma non catastrofica". Pronta la risposta, da Vienna, da parte dell´alleato austriaco: "per noi la situazione è catastrofica ma non seria". Analizzare gli interventi pubblici di Giorgio Napolitano, pratica che porta a comprendere il funzionamento reale dei poteri istituzionali italiani più di quanto si sospetti, suggerisce invece un cambio di rotta nell´uso di questi giudizi. Infatti, Napolitano va preso tanto più sul serio quando usa una retorica che cerca di drammatizzare ma anche di sfuggire ai toni catastrofici. Perché mira a conservare e rilegittimarsi sui dispositivi disciplinari e omeostatici della società, quelli messi in discussione dalle prospettiva delle catastrofi.











