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EDITORIALI

Il Tirreno, nuova impaginazione e vecchia eccitazione per l'esibizione in strada dei genitali

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chernobyl_fukuschimaCon il 12 gennaio la Chernobyl di Viale Alfieri rinnova il formato per produrre le scorie culturalmente radioattive di sempre. Accadrà come è accaduto per la ristrutturazione del sito: ci sarà il tentativo di insinuarsi in linguaggi e pratiche di comunicazione attuali per abbassarne il livello qualitativo, impoverirne la fonte. Il mercato dell'informazione si divide in due grandi filoni: uno è tenacemente perseguito dal Tirreno, si attesta sui luoghi comuni a bassa qualità informativa e povertà di empatia con la notizia, è strutturato per coltivare un'opinione pubblica che crede a qualsiasi cosa gli venga proposta.

E' un modello destinato, fortunatamente, a subire un doppio declino. Quello anagrafico dei lettori del cartaceo e quello derivato dal tipo di informazione che circola sui social network.
Perchè proprio quando Il Tirreno somiglia sempre di più a "cronache di Facebook" è la natura dei social network a disincentivare l'acquisto del quotidiano. Perchè se si abbassa il livello del quotidiano alle chiacchiere da chat, e la predisposizione naturale c'è, la rete finisce, in un modo o in un altro, per fornire gratuitamente i temi prodotti a pagamento dal quotidiano. Non si spinge a comprarlo ma fornisce, aggirando le barriere tecnologiche presenti nei prodotti dell'informazione, gratuitamente ciò che nelle redazioni si pensa che verrà pagato. Così Il Tirreno non esce da un doppio declino. Il primo dovuto all'inesorabile processo di estinzione anagrafica dei vecchi lettori che si sono acculturati con il quotiano. Il secondo da un salto verso una tipologia di lettore che in edicola non ci va e aspetta il prodotto che, statene certi, im qualche modo arriverà gratis sul suo desktop. E le entrate pubblicitarie non compenseranno il vuoto di lettori.

L'irreversibile declino imboccato dal Tirreno è quindi realtà. Resta solo da capire i tempi e gli effetti di questo declino. Che è anche declino nella produzione di stipendi, basti ricordare i compensi da fame che vengono erogati a collaboratori senza una vera prospettiva.
Nel frattempo si è impoverita però l'offerta informativa. Il passaggio dal livello da bar, antica fonte di profitti del Tirreno, a quello da chat comporta una riduzione dell'orizzonte dell'immaginario.
La stampa non parte più dal locale al mondo, come le chiacchiere da bar richiedevano, ma cerca un profitto fissandosi sull'ossessione microfisica del dettaglio da condominio.
E giù servizi, fatti per alimentare polemiche e pagine di social network inutili e infinite, sui parcheggi in doppia fila, sull'arredo urbano, sugli orari di chiusura dei locali. In una città che ha bisogno dell'informazione come strumento propulsivo per rinascere è così che la Chernobyl lavora in modalità digitale. Aggiunge alla crisi il sedimento di un pesante smog informativo. Dove l'informazione dovrebbe servire per lanciare economie territoriali, perchè l'impresa non è più in grado di generare reddito, si copre la realtà con una coltre di piccoli veleni tipici della beghe tra abitanti dello stesso pianerottolo. Perchè la nozione di territorio del Tirreno coincide con il perimetro del balcone e del posto macchina.
Questo è il lascito, per il presente e per il futuro, da superare e bonificare.

Dal video purtroppo circolato su Youtube, quelle si che sono visioni da bollino rosso per i ragazzi, si conferma questa linea editoriale. Un quotidiano che cerca di vendere il proprio marchio di produtture di notizie a qualsiasi desiderio di banalità del quotidiano. A differenza di altri modelli, come il Fatto Quotidiano (che non è certo la nostra passione), non si punta a coinvolgere i lettori in un progetto (e per questo si aumentano i lettori in qualità e quantità)   a a vendere piccoli lotti di identità personale entro ogni articolo. Per come è strutturata l'informazione oggi è mettere benzina sul fuoco dell'infedeltà del lettore.

Sia chiaro qui non si tratta di contrapporre il banale al serio: anche le piccole notizie possono essere impaginate entro una cornice complessa, intelligente, stimolante. Ma stiamo parlando della mitica Chernobyl di viale Alfieri, limite invalicabile per ogni intelligenza editoriale.
Livorno avrebbe bisogno di altro. E' di fronte ad una crisi epocale, sistemica sia sul piano economico che su quello sociale e politico. E nella società dell'informazione si salvano solo i territori che hanno un'opinione pubblica complessa, matura, sofisticata nei temi ma semplice a leggersi e in grado di promuovere la coesione sociale non l'infinito intrattenimento sulle banalità in un mondo che crolla.
Avere il Tirreno per Livorno si mostra così un gap economico, nella società dove i territori crescono se l'informazione è ricca, come lo è stato la fine della grande industria manifatturiera. Il fatto che il ceto politico non se ne sia accorto, tanto non è in grado di accorgersi di nulla, non significa che il problema non ci sia e che non sia molto grave.

E così il 12 gennaio marca la nascita del nuovo giornale. Già vecchissimo nelle idee. Quando sul sito campeggia la notizia di un pensionato che esibisce i genitali per le strade di Livorno, destinata ad arricchire la seguitissima rubrica delle Tirrenate del nostro cartaceo, o sul quotidiano si dedica una prima pagina allo stalking su due minorenni. Una oggi fidanzata di un giocatore del Livorno, recita il Tirreno, tanto per far finta di rispettare la privacy incitando di fatto a scatenare il gossip sul "chi sarà mai".

Ma a cosa serve impaginare notizie del genere?
Oltre ad eccitare una redattrice al pensiero della notizia, o un redattore mentre si immagina l'effetto del titolo sulla locandina, non c'è alcun beneficio nè per la città nè tantomeno per le persone direttamente citate. Anzi, si tenta di avvelenare la psiche della popolazione alimentando la povertà mentale del gossip pettegolo, morboso, nevroticamente masturbatorio. E, si accetti un consiglio, anche in materia di gossip e morbosità si può fare di meglio, con infinito maggior stile rispetto ai prodotti firmati da Bernabò, in modo divertente e liberatorio e finendo per vendere di più.

Siccome la libertà arriva quando c'è immaginazione possiamo sperare per le generazioni a venire che Viale Alfieri si trasformi in un museo degli orrori. Una galleria che racconti come per un brutto ma esaurito periodo un'intera popolazione è stata instupidita, disinformata, depistata, censurata nella sua espressività reale e privata della propria identità.

Un museo dove i ragazzi in visita, mentre digitano tutte queste informazioni nei loro smartphone 3d, che sorridono pensando a tempi tanto stupidi e superati. E così noi contemporanei, in fondo, potremo sorridere con loro. Altro che 12 del Tirreno, il giorno di gennaio dei livornesi è il 21.

per Senza Soste, nique la police
12 gennaio 2012
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2012 20:24

Scienze della Formazione, polo di Livorno, l'anno accademico ancora non parte

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Complesso_Gherardesca"L’attività didattica (insegnamenti e laboratori) e il servizio di Segreteria sono momentaneamente sospesi a causa del mancato rinnovo della convenzione tra la Provincia di Livorno e la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze".

Da ottobre ormai l’home page del sito del polo di Scienze della Formazione di Livorno, sede decentrata della facoltà fiorentina, riporta questo messaggio agli occhi delle centinaia di iscritte e iscritti. In pratica, siamo a gennaio e non è ancora iniziato l’anno accademico. La causa della sospensione è il mancato contratto per la segreteria. Una questione apparentemente insormontabile e che già negli scorsi anni, a causa del balletto sulle responsabilità· economiche tra provincia e università aveva portato a dei periodi di interruzione del servizio ogni qual volta si arrivava alla scadenza del contratto. Ma riepiloghiamo il tutto.

Da diversi anni alcuni dei locali della Gherardesca,· ospitano il polo livornese di Scienze della Formazione. Inizialmente vi si potevano frequentare le lezioni del primo anno, oggi, ipoteticamente, si potrebbe conseguirvi una laurea di primo livello. Incomprensibilmente, a un forte incremento delle iscrizioni e allo sviluppo dell’offerta formativa è corrisposta una diminuzione degli spazi - da un piano a una stanza (!) – e dei contributo della Provincia. Fino allo scorso anno questa dava un contributo totale di 80mila euro: 60 mila per la didattica e 20mila per il servizio segreteria, che di fatto veniva gestito dalla Provincia tramite il personale della partecipata Provincia di Livorno Sviluppo Srl. Quest’anno l’accordo per il rinnovo della convenzione per il Polo, era stato trovato su una base di circa 50.000 euro L'accordo, concordato dalle parti, non è però mai stato ratificato. Il vulnus è ancora sulla segreteria. La provincia, a differenza degli scorsi anni, ha precisato che non intende pagare la segreteria. L'Università, suo malgrado, ha accettato, e stava per mettere a bando un posto per il servizio. ·Ma la provincia, ad oggi, ·non ha firmato la convenzione sulla quale aveva fatto l'accordo e l'università non ha dato corso al bando. Ufficialmente non si può dare corso a un bando su una convenzione non firmata.

Pare che l’Università stia cercando una soluzione interna. Intanto studenti e studentesse hanno già versato le tasse, restando da mesi, in pieno disagio. Nel frattempo è scoppiato “il caso” della presenza anomala di· radon nei locali della provincia. Ciò ha comportato l’occupazione dei locali dell’università da parte di chi lavorava al piano terra. In poche parole, al momento non ci sono locali. La dinamica ha fatto innervosire non poco la facoltà di Firenze e i fondi di facoltà per intervenire sulla segreteria, pare siano stati nuovamente bloccati in assenza di certezze sui locali.

Insomma, l’ennesimo pasticciaccio alla livornese. La colpa? Dei tagli chiaramente, come se far fallire per qualche migliaio di euro un polo che offriva una laurea triennale (soprassedendo per un momento sul come….) potesse esser imputato al governo. Anche perché, detto chiaramente, a parte gli studenti e le studentesse, vere vittime della situazione, non a tutti dispiacerà dell’accaduto. Con la chiusura dei locali della Gherardesca, ad esempio, l’assessore Majidi, che come ha dichiarato, neanche sapeva “dell’esistenza di un polo di scienze della formazione a Livorno”, potrà evitare ulteriori gaffe. E chi dovrebbe occuparsene risparmierà sull’ennessimo allacciamento wireless mancante. Perché chiaramente a Livorno, si fanno le università senza aule, senza segreteria, nè connessione internet.

(red.)

9 gennaio 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Gennaio 2012 10:51

Monti comincia ad accorgersi che i tedeschi possono mollare l'Italia

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MontiViaggio europeo particolarmente impervio per Mario Monti come abbiamo fatto notare anche facendo un raffronto con quello che si pensa in Germania.

Per capire come si sia arrivati a questo viaggio fa bene aggiungere qualche nota sulla storia recente dell'incarico all'attuale premier. Monti era già presidente del consiglio incaricato durante la crisi di agosto. Il Corriere della sera allora gli tirò la volata ma inutilmente. Una volta chiaro che  Berlusconi sarebbe rimasto in carica lo stesso Monti rivelò al Corriere la lettera di commissariamento dell'Italia da parte di Ue e Bce. Era la sfiducia pubblica (di parecchi poteri che contano in Italia) della linea scelta dalla Ue-Bce per il commissariamento di questo paese, metterlo sotto tutela continentale con una maggioranza debole, fatta per rimarcare l'esigenza di una presidenza del consiglio "tecnica", non compromessa con gli scandali e rilegittimata politicamente.
Quando Monti ha ottenuto la sua carica, dopo diverse settimane di frenetico teatrino berlusconiano as usual, il discorso dell'investitura ha avuto il pregio della chiarezza. Si trattava della linea della Merkel applicata all'Italia: politica di bilancio, rispetto dei parametri, liberalizzazioni, mercato del lavoro "fluido" etc. Mancavano alcuni "dettagli", come la vendita delle azioni di importanti aziende pubbliche (come auspicato in estate dal Financial Times) ma nessun presidente cede facilmente i gioielli di famiglia. Inoltre, il mandato di Bruxelles-Francoforte a Monti non era poi così chiaro. Come commentavamo allora era in atto infatti uno "scontro durissimo all’interno della Bce proprio sulla linea da adottare nei confronti dell’Italia e della Grecia nell’immediato e sulla crisi del debito sovrano in prospettiva"

http://www.senzasoste.it/nazionale/dopo-berlusconi-ce-vita-oltre-lo-spread

E non si vendono gioielli per placare la sete del mercato continentale quando non si sa quale è la prospettiva. In termini di equilibri finanziari, economici e di poteri.
Dopo circa due mesi, una manovra finanziaria e un accordo europeo sul fisco, il governo Monti sta dando ora dando segno di aver capito che la politica di accondiscendenza sostanziale verso la Germania non paga.
In meno di sessanta giorni Supermario conta già diverse vittime: un paese spinto a forza verso la recessione grazie ad una politica da commissario Ue-Bce (raro esempio di commissario efficiente in assenza di un centro di comando del suo commissariamento), lo spread agli stessi livelli del peggior periodo berlusconiano (e con trenta miliardi di manovra in più) e un sistema italiano delle banche in grave sofferenza (esempio su tutti il bagno di sangue della tentata ricapitalizzazione di Unicredit).
Inoltre, l'intervento della Bce a sostegno dell'Italia nelle ultime settimane si è ridotto al minimo e talvolta si è avvicinato allo zero. Monti ha quindi cominciato un viaggio d'urgenza in Europa per trovare soluzioni diplomatiche ad una situazione che si sta facendo a rischio. Perchè l'Italia è di fronte a problemi gravi sul piano dei costi finanziari del debito pubblico, su quello della recessione e sulla tenuta del sistema bancario.
Due sono i segnali da cogliere in questa fase di governo Monti. Il primo è la foto di famiglia con Sarkozy, che al momento ha solo proposte invise alla Merkel, che è un chiaro messaggio all'intransigenza ordoliberale della Germania.
Il secondo è contenuto in un corsivo del Corriere della Sera, finalmente serio e documentato. E il Corriere è la testata che ha impresso l'accelerazione alla candidatura Monti, che ha promosso il commissariamento Ue-Bce e una linea compatibilista sulla Germania. Non c'è da dubitare che a Berlino, una volta tradotto quest'articolo, sarà arrivato il messaggio. Ne riportiamo un passo significativo

"Da quando nel 2009 la Grecia ha rivelato che il suo bilancio era falso, l'Europa è progressivamente scivolata in un crisi di credibilità, eppure la Germania ha continuato a sentirsi indenne, oltre che del tutto innocente. Fra il 2008 e il 2010 l'export tedesco verso il resto della zona euro è sì crollato dell'8%, ma i tedeschi si sono presto resi conto che continuavano a prosperare come prima. Il motivo è semplice: la domanda di beni tedeschi dalle nuove economie emergenti ha sostituito del tutto le mancate vendite di Bmw o di treni Siemens ai tradizionali partner europei. La crescita in Cina, India e Brasile quasi da sola ha rimpiazzato l'intero fatturato mancante di «Deutschland Ag» in Eurolandia: 25 miliardi in più in soli trentasei mesi. Nei prossimi anni questo spostamento del centro di gravità del Paese più grande del continente potrà solo accelerare.
È per questo probabilmente che una certa Germania ha iniziato a pensare di poter fare a meno dell'Europa. A questi ritmi, prima della fine del decennio la Repubblica federale sarà il solo Paese dell'euro ancora presente nella classifica delle prime sei o sette economie del pianeta. Senza l'euro non sarebbe mai stato possibile, perché un marco sopravvalutato avrebbe reso la concorrenza dal resto d'Europa più efficace e il made in Germany più debole. Eppure oggi fra i tedeschi la tentazione di giocare una scommessa solo nazionale nei mercati globali sembra, a momenti, irresistibile."

http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_06/fubini-le-carte-del-professore_12ae9c02-383a-11e1-86b7-c754a63c4545.shtml

Il messaggio, oltre all'analisi del tutto condivisibile, ha contenuti chiari. L'Italia comincia a far capire, intanto sul piano dell'opinione pubblica che conta, che ha capito che la Germania può mollarla. Ribadendo due considerazioni: la prima che senza l'euro la Germania non può esportare a questi ritmi, la seconda è che non può continuare a ignorare la Francia. Che pretende politiche più compatibili con i desiderata italiani. E non a caso ti spunta, inattesa rispetto alle previsioni, la foto di famiglia Monti-Sarkozy.

Ora, che l'unione fiscale europea, decisa a dicembre, sia un'ordalìa lo sappiamo come sono note le difficoltà nel condizionare la Germania da parte della Francia, figuriamoci dell'Italia. Ma cosa sta succedendo a Berlino?
Prima di tutto la bufera attorno al presidente della repubblica tedesco, accusato di uso allegro di fondi in prestito, si sta rafforzando. E attorno alla crisi di una presidenza si gioca sempre il futuro di un assetto politico. Poi, nonostante l'aumento dell'occupazione, il fatturato industriale tedesco cede il passo proprio nelle strategiche esportazioni. Inoltre la crisi europea sta facendo perdere alla Germania il contatto con uno storico alleato ordoliberale-liberista all'interno dell'Ue, l'Olanda.
Lo denuncia il Financial Times Deustchland in questo articolo

http://www.ftd.de/finanzen/maerkte/anleihen-devisen/:streit-ueber-rettungsschirm-deutschland-verliert-in-euro-krise-wichtigen-verbuendeten/60150661.html

Dove in sostanza si sostiene che l'Olanda si sta allontanando dalla Germania a causa della riluttanza tedesca a far funzionare l'ombrello di salvataggio, leggi finanziamenti, del debito sovrano europeo.

Insomma, Monti in poche settimane sembra essersi trasformato. Da commissario di un direttorio inesistente (quello Ue-Bce della famosa lettera a Berlusconi) ad agente di quel tipo di capitale europeo (bancario e non) che si sente escluso dalle scelte tedesche. Già ma quali saranno le scelte tedesche?
L'articolo del Corriere della Sera rimarca, per la prima volta, il fatto che gli italiani hanno capito il problema. La Germania guarda altrove. Comunque ad una archiettura europea che le permetta un modello di esportazioni, e di intermediazione finanziaria, privilegiato con i paesi del capitalismo emergente. L'Europa, in un'ottica di una politica del genere, non può che essere subordinata. Ma la Germania guarda veramente all'Europa per come viene pensata in Italia?
Recentemente Immanuel Wallerstein ricordava come i poli di attrazione geopolitica si facciano attorno ai gasdotti. E faceva notare che il nuovo gasdotto North Stream, aperto da Putin nel settembre 2011, rappresenta il polo di attrazione geopolitica per la Germania nei prossimi anni.

Basta dare un'occhiata al percorso di North Stream

http://arcticportal.org/images/stories/News_Files/baltic.jpg

Per capire che l'area di attrazione geopolitica della Germania non è proprio vicina alle sponde del mediterraneo.
Certo in politica molto è componibile ma, in ogni caso, duri compiti aspettano quindi Mario Monti. Mentre, ça va sans dire, si prepara a farci pagare tutti i conti di questo pellegrinaggio tra sedi di commissioni, capitali e banca centrale europea. Ma alla popolazione bastino i moniti di Napolitano e i cinque minuti di odio, erogati dai telegiornali, contro gli sperperi della casta. Questo non è un paese per chi ha intenzione di fare politica. Almeno per l'oggi.

(red) 7 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Gennaio 2012 15:41

Governo Monti già in strutturale difficoltà. Mentre Soros scommette sulla fine dell'euro

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eurorottoCominciamo da un fatto trascurato dal mainstream italiano. Il presidente della Repubblica federale tedesca, Christian Wullff, è coinvolto in uno scandalo alla Scajola. Insomma, una vicenda di fondi, che girano grazie ad imprenditori amici, e dei quali è difficile spiegare uso e provenienza. Come intuibile Wulff, nel momento in cui ha cercato di dare spiegazioni, non ha convinto nessuno. Anzi, ha cercato di bloccare un articolo  della popolare Bild-Zeitung lasciando prova, con la propria voce registrata sulla segreteria telefonica di un giornalista, del tentativo di pressione per bloccare la pubblicazione di notizie che lo riguardavano.

Come mai tutto questo non è apparso con rilievo sul mainstream italiano? Le spiegazioni sono due. La prima sta nella cecità del mainstream italiano che, per selezionare le notizie dal mondo, si regola sui temi della politica estera americana o sul gossip internazionale.

La seconda sta nel fatto che, con una stampa popolare scatenata su "siamo tutti uguali in Italia e in Germania", si potrebbero acuire pericolosamente le tensioni verso un alleato con il quale si stanno aprendo conflitti su temi molto delicati.

Già, perchè anche Repubblica si è accorta che la manovra patriottica di Napolitano e Mario Monti non serve a molto nell'attuale scenario dell'euro. A inizio anno lo spread tra Bund e Btp è infatti più alto, nonostante la finanziaria lacrime e sangue, di quando si è dimesso Berlusconi. E lo spread alto è aumento secco del debito pubblico, altro che il costo delle pensioni. Dopo un mese e mezzo di governo Monti i nodi vengono così al pettine. Recita Repubblica:

"è lo scacchiere europeo a non tranquillizzare affatto l'ex presidente della Bocconi: quell'Europa "in mezzo al guado" che non offre garanzie agli investitori. E dunque ai mercati che restano nel dubbio e non capiscono quanto sia affidabile il "sistema-Europa"

http://www.repubblica.it/politica/2012/01/06/news/monti_europa-27658734/?ref=HRER3-1

In poche parole Mario Monti ha approntato un viaggio d'urgenza a Bruxelles, a cui seguirà un tour nelle capitali europee, con uno scopo preciso. Fare pressioni sulla Germania, il resto è relativo, per allentare i vincoli di bilancio italiani, far intervenire la Bce sui mercati finanziari, lanciare politiche di "sviluppo". Insomma, la strada intrapresa, senza successo politico e nell'ilarità dei capi di stato europei, dalla coppia Tremonti-Berlusconi.
Come del tutto berlusconiana è la tattica intrapresa da Tremonti. Basso profilo sui rischi che stiamo correndo, rassicurazioni per invogliare il paese a consumare. Per questo non serve certo una tensione diplomatica, magari aperta dalla stampa popolare, sulle vicende, molto italiane, del presidente della repubblica federale di Germania.

Ma in questo scenario la domanda più importante è: basterà?

Si noti allora la scelta di tempo, la persona giusta al momento giusto, dello Spiegel nel momento in cui deve commentare l'attuale fase della crisi dell'euro. Spunta infatti lo speculatore stellare, già affossatore della lira,
George Soros.

http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/0,1518,807480,00.html

Soros dice cose abbondantemente conosciute ("una crisi dell'euro sarebbe più profonda e più seria per la finanza mondiale di quella del 2008") ad una testata che questi temi li conosce da tempo e li ha puntualmente documentati. C'è quindi da chiedersi se Soros parli per invitare la Germania, e tanta finanza americana, ad impedire un crollo o per certificarne l'ineluttabilità. Stesso discorso vale per lo Spiegel che non ha mai mancato di pubblicare notizie sull'eventuale ripristino della dracma in Grecia (il che, oggi, equivale ad alzare la tensione). C'è così da chiedersi: Soros e lo Spiegel alzano la tensione sulla crisi dell'euro cercando di ammonire di fronte ad un rischio fattosi concreto o, aumentando le voci di rischio, per accellerarne le conseguenze?

Non sono domande da complottisti. Basta leggere la seria e lunga analisi della Frankfurter Allgemeine sull'unione fiscale europea prevista per quest'anno.

http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/essay-die-waehrungsunion-auf-dem-weg-zur-fiskalunion-11593620.html

Non ci sono in Italia analisi corrispondenti. Il Sole 24 ore infatti al massimo riesce ad auspicare che "si evitino irrigidimenti" sulla nuova disciplina fiscale europea.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-05/compiti-italiani-doveri-europei-222819.shtml?uuid=AaMplCbE

L'analisi della Frankfurter, a cura di Ottmar Issing, va molto più a fondo, rispetto ad auspici e speranze della stampa patriottica, evidenziando i nodi di crisi (finanziari, politici, fiscali e di coerenza giuridica continentale) aperti dall'accordo sulla fiscalità europea di dicembre. E' bene essere chiari: al di là degli auspici, che non costano nulla e sono ottimi per i telegiornali, è su questo terreno che si capisce il futuro del nostro paese.

Perchè si tratta del terreno dettato dalla Germania, unione fiscale ed ulteriore integrazione politica continentale, per elaborare l'uscita dalla crisi dell'euro.

E su questo terreno l'analisi di Issing è spietata: "lo sviluppo dell'integrazione europea può rivelarsi un pericolo mortale per la coerenza politica dell'unione monetaria [l'euro, ndr] ". Analisi spietata tanto più perché viene da una testata strategica, dal punto di vista politico e finanziario, del paese che ha comunque il comando delle operazioni sull'euro. Tanto più spietata per Mario Monti e per il Sole 24 ore che auspicano un tipo di integrazione europea che i tedeschi, come si vede, continuano a respingere.
Soros e lo Spiegel lavorano quindi per il crack dell'euro? Monti è destinato a cercar di convincere gli italiani a consumare mentre in Europa si stanno consumando le spoglie del nostro paese?

Sono domande a cui per adesso si ha, come risposta, una sola frase ormai diventata legge aurea. Qualunque cosa accada, pagheremo caro, pagheremo tutto. Per adesso è così.

(red) 6 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Gennaio 2012 15:42

L’induzione rituale ai sacrifici. La pericolosa antropologia mediale di Giorgio Napolitano

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napolitano_discorsoE´ rimasto patrimonio degli storici come degli umoristi, l´aneddoto sullo scambio di telegrammi, avvenuto tra il governo tedesco e quello austriaco tra il ´15 e il ´16, durante uno dei i tanti momenti tragici di battaglie della prima guerra mondiale. All´epoca, come ricorda Slavoj Zizek alla Frankfurter Allgemeine, da Berlino partì un telegramma di valutazione dell´andamento della guerra che conteneva il seguente giudizio: "la situazione è seria ma non catastrofica". Pronta la risposta, da Vienna, da parte dell´alleato austriaco: "per noi la situazione è catastrofica ma non seria". Analizzare gli interventi pubblici di Giorgio Napolitano, pratica che porta a comprendere il funzionamento reale dei poteri istituzionali italiani più di quanto si sospetti, suggerisce invece un cambio di rotta nell´uso di questi giudizi. Infatti, Napolitano va preso tanto più sul serio quando usa una retorica che cerca di drammatizzare ma anche di sfuggire ai toni catastrofici. Perché mira a conservare e rilegittimarsi sui dispositivi disciplinari e omeostatici della società, quelli messi in discussione dalle prospettiva delle catastrofi.

L´uso indissolubilmente mediale, politico e cerimoniale della sua carica rappresenta infatti un serio tentativo, del tutto moderno, di ricomporre, e gerarchicamente, la frattura tra stato e società nel nuovo liberismo. Tentativo che va nel solco della tradizione di una procedura politica che non si immagina. E se si vuol portare il pensiero politico dove si fa politica, comprendendo necessariamente la traiettoria storica di questa nuova e già robusta tradizione, si analizzino le considerazioni che, ne Il discorso del re di Tom Hooper, Giorgio V fa al duca di York, che finirà per succedergli sul trono di Inghilterra:"un tempo ad un sovrano per mostrarsi tale bastava non cadere da cavallo. Oggi il potere sovrano è la capacità di entrare in milioni di case sapendo parlare alla radio".
Questo potere sovrano nei primi decenni del ventunesimo secolo sta ancora nell´uso della televisione generalista come strumento di connessione sociale, dispositivo di accumulazione del consenso politico. Uso che dopo un quindicennio di media di rete ha mostrato capacità di adattamento alle ristrutturazioni della forma sociale di comunicazione. In un contesto dove, a parte qualche significativa sconfitta, i media generalisti sono, fino a quando decideranno gli dei delle ristrutturazioni tecnologiche, il punto di riferimento per la connessione complessiva delle società e per la legittimazione del potere istituzionale. In contrapposizione alle miriadi di network generati dalla rete. Il carattere strategico di questa connessione sociale complessiva dei media generalisti, che talvolta si sovrappone e talvolta si contrappone alle connessioni della rete, lo si comprende dall´incapacità di destrutturarla da parte delle sinistre e dei movimenti. Non importa che si tratti di sinistre e di movimenti in continuità o in discontinuità con il passato: tutti questi soggetti hanno perso fino ad adesso perché incapaci, o inadatti, a crepare nel profondo questa capacità di connessione sociale e politica creata dall´intreccio, fatto di negoziazioni complesse, tra media generalisti e potere politico istituzionale.

Il cuore della capacità di connessione interna e sociale del potere politico liberista sta lì.  Poco importa se si tratti o meno del centro della società, la sua collocazione spesso è problema di punto di vista:  ovunque si collochi si tratta di un dispositivo dal quale la società si governa. Si tratta poi di una capacità di connessione la cui funzionalità è irrobustita dalla intensità dei cerimoniali che riesce a generare. Un potere profondamente antropologico e di conseguenza per niente di superficie. Quando Napolitano parla di sacrifici, nonostante sembri proveniente da una qualche parte indeterminata dell´ottocento, va quindi preso sul serio. Che ne sia consapevole o meno, l´istituto della presidenza della repubblica celebra infatti un rito di rigenerazione del potere istituzionale del nuovo liberismo che è tanto più efficace quanto più la capacità di connessione sociale dei media generalisti detiene l´egemonia nella diffusione di contenuti, linguaggi e simbolica della politica ufficiale.  

Ma cosa significa, dal punto di vista antropologico, celebrare il rito del sacrificio?
Cominciamo da un elemento essenziale per ogni rito, anche  minimo o standard. Il governo dello scorrere della temporalità. L´uso presidenziale del discorso di fine anno, in Italia come altrove, è l´esercizio di una governamentalità dello scorrere del tempo da parte del potere costituito. Che celebra lo scandire della temporalità con i ritmi del rito mediale, a reti unificate. E chi celebra i riti, se detiene anche potere politico, è un potere sovrano. Non a caso quindi Napolitano ha focalizzato il rito di passaggio dall´anno nuovo a quello vecchio, come molti altri durante l´annata, sulla celebrazione del sacrificio. Che altro non è che un gesto rituale conosciuto in antropologia come un atto di adorazione e di sottomissione nei confronti di forze sovrumane. Napolitano antropologizza in questo modo i mercati del nuovo liberismo,  dopo che i media li hanno naturalizzati come l´unica realtà possibile, rendendoli come una forza sovrumana verso i quali l´unico comportamento possibile è il sacrificio. Il recupero, che avviene nel profondo della memoria collettiva, del sacrificio propiziatorio tipico delle società contadine avviene così con un secco spostamento del senso del sovrumano. Da quello legato ai ritmi della natura a quello dettato dagli spostamenti degli indici di borsa. Il rito del sacrificio celebra in questo modo quel genere di seconda natura reificata attualmente dagli algoritmi di borsa che appaiono sugli schermi piatti dei pc.

Va ricordato che Durkheim e  Merton parlavano dell´utilità esclusivamente sociale, cioè qualcosa che serve solo per tener assieme un aggregato di persone, dei riti propiziatori e di sacrificio.  Si comprende così come Napolitano si trovi al centro di un rito fatto per tenere in connessione la società, dargli un´ideologia dominante, mantenere una gerarchia di potere in fusione propiziatoria con i "mercati". Anche se tutto questo, come notavano Durkheim e Merton, non ha senso. Non importa infatti che la danza della pioggia faccia piovere quanto che tenga unita una comunità e fissi i ruoli sociali. E non si deve nemmeno trascurare il fatto che la celebrazione del rito dei sacrifici, che antropologizza e naturalizza i "mercati" rendendo la rappresentazione delle loro forze sovrumana e regolatrice dei destini delle società, avviene in sovrapposizione con il linguaggio della mobilitazione da stato d´emergenza. La logica da Goldman Sachs si naturalizza così assieme a quella di Schmitt. Non deve infatti stupire che Napolitano utilizza , non solo il primo dell´anno, quest´espressione "siamo sotto attacco". Deve usare il linguaggio della mobilitazione totale per condurre celermente verso il rito dei sacrifici. Piuttosto si noti come questo essere "sotto attacco" manchi sempre di un soggetto preciso, identificabile. Insomma non si spiega mai chi attacchi l´Italia salvo generiche e tiepide accuse contro la "speculazione". Gustave Le Bon nella celeberrima Psicologia delle folle spiegava come, nel mondo contemporaneo, queste non si mobilitassero secondo i dettati di una logica consequenziale (del tipo "il nemico sono loro perché") ma per immagini. Le piattaforme mediali, nelle quali è innestato il gesto rituale dei sacrifici celebrato da Napolitano, sono in grado così di entrare naturalmente in questo dispositivo antropologico. Riproducono il rito rendendolo comprensibile socialmente per immagini. Scompare così ogni logica consequenziale, e gli approfondimenti su chi sia il nemico e perché, per produrre immagini (mentali, mediali) che rafforzano il potere mediatico e politico del rito prodotto.

Inoltre Napolitano si muove secondo la logica del sacrificio infinito e non solo perché i sacrifici possono essere infiniti quando il nemico, in nome della cui sconfitta si celebra il rito, è indefinito o può variare a seconda delle necessità retoriche. Come dice Papademos, l´attuale primo ministro greco, i sacrifici potranno terminare solo quando i sacrifici precedentemente fatti saranno portati a buon fine. Il che è davvero al di fuori di ogni logica consequenziale e politica: non si tira un bilancio dell´utilità dei sacrifici ma li si legittimano fino a che non produrranno i frutti promessi dal rito. Il che rende, paradossalmente, un futuro a questi sacrifici estendendoli fino all´infinito. In questa logica non si interroga sul senso dei sacrifici, come su quello dei mercati, ma sono i sacrifici precedenti che legittimano i successivi e poi ancora all´infinito. Potenza dell´attrazione delle masse per immagini.

Ma la potenza dell´immagine è destinata a scontrarsi con quella della realtà. Napolitano parla di sacrifici "per i figli e i nipoti" rivolgendosi ad una struttura sociale dell´Italia messa giù in discussione nel secondo dopoguerra. Quella che vede, nella distribuzione dei sacrifici, il primato del padre di famiglia (quello che in prospettiva lavora per i figli e per i nipoti). Nell´Italia di oggi questa struttura sociale famiglia "naturale" è sinistrata da milioni di divorzi e dalla composizione di reti postfamiliari molto diverse e diffuse in maniera radicalmente differente da quanto pensato dall´ideologia Pd-Udc-Pdl. I riti di sacrificio, per riuscire, devono prevedere la conoscenza dei partecipanti. In questo modo, con l´Italia reale che è lontana da Napolitano quanto il presidente della repubblica è lontano dall´ascolto degli antichi Killing Joke, il rito non è partecipato ma somiglia sempre più all´autoaffermazione di un potere in difficoltà.

E il vero confronto per Napolitano, per adesso, non è con una società o delle piazze attualmente silenti e comunque con poche idee. Ma con una logica dell´audience. Il confronto con la legittimazione del rito dei sacrifici, fatta da Napolitano a reti unificate, è con la pay tv di Sky quando manda in onda i sondaggi degli abbonati che mostrano un gradimento sotterraneo, tramite un giudizio su Grillo, verso gli attentati ad Equitalia. Ma le logiche dell´audience spostano i poteri mediali, e quelli politici a loro intersecati, non cambiano la dura realtà sociale.

Piuttosto, per risalire la corrente, bisogna tener conto della consistenza e della composizione di questi poteri e di questa antropologia mediale del politico. L´induzione rituale ai sacrifici, celebrata da Napolitano con il ritmo sociale dello scorrere del tempo, va bloccata. In fondo sono tempi duri, dal punto di vista mediale, per i presidenti. Basta vedere cosa sta accadendo in Germania al presidente Christian Wullff. Nell´assoluto silenzio dei media italiani, come se cosa accade alla presidenza del paese chiave dell´Europa non ci riguardasse.
Tenendo sotto pressione il dispositivo antropologico mediale di Napolitano si aprono poi forze sociali tenute, fino ad adesso, ai margini. E bisogna pensare politicamente in questo modo visto che la situazione si fa o seria o catastrofica. Anche perché lo humour della capitale viennese non sembra servire per mobilitare gli abitanti di questo paese, in questo scorcio di secolo.

Per Senza Soste, nique la police

4 gennaio 2012

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