He that dies pays all debtsPer capire cosa sta accadendo dobbiamo quindi andare indietro di un paio di mesi.
A inizio dicembre, per essere sintetici, c'è un intervento di emergenza coordinato di sei banche centrali sui mercati globali. Due sono i problemi: nell'eurozona la massa di liquidità disponibile si sta facendo scarsa, e i tassi di prestito interbancario americano si stanno facendo troppo alti. Mancanza di liquidità europea e tassi di credito tra banche americane troppo alti creano il rischio di un collasso sistemico. Qui sotto un report molto utile con grafici della situazione al dicembre 2011. L'intervento coordinato della banca centrale europea, di quelle britannica, canadese, americana, giapponese e svizzera, e il supporto delle autorità cinesi, risolveranno la situazione d'emergenza.
http://intermarketandmore.
Sui tg, in quei giorni, sono apparsi rumorosamente i titoli "le borse festeggiano". Un intervento d'emergenza a cuore aperto su una crisi di sistema generata dai mercati è stato venduto, ai telespettatori e agli inserzionisti pubblicitari, come notizia sulla capacità dei mercati di risollevarsi. Ma per Orwell in Italia (un combinato di pratiche comunicative comuni, nonostante i ruoli differenti e la reciproca concorrenza, tra tg1,tg2,tg3,tg5 e la 7) è un gioco da ragazzi imporsi sulla società con questo genere di strategie di comunicazione. Chi avrebbe interesse ad opporsi è perso nella centralità delle primarie o nel tentativo di ripristinare una concertazione sindacale irricomponibile, in miriadi di inziative di nicchia o a preparare la prossima manifestazione europea tra qualche mese. Detto con enorme rispetto, ma anche con senso clinico della politica: tutti fenomeni lontani e subalterni dal vero campo di forza del potere delle società neoliberali: la connessione tecnologica, comunicativa, semantica tra media, politica istituzionale, economia liberale e finanza.
Orwell in Italia non domina però verticalmente, ordinando dagli schermi come comportarsi dal primo mattino, ma si salda attorno a questo campo di forza strategico per riprodurre l'ordine neoliberale. Quello che non è minimamente scalfito da nessun genere di contestazione e che è persino indicibile per la babele di rivendicazioni, movimenti, proclami in corso. Eppure basta accendere un televisore per verificare tenuta e consistenza di questo campo di forza. Ed è persino inutile accanirsi più di tanto sui giornali o capire quanto virale sia la forza di certi messaggi tipicamente unidirezionali: il cuore del potere neoliberale sta attorno alle ristrutturazioni tecnologiche del piccolo schermo. Quanto più Samsung cambia le coordinate del fare televisione, mantenendo la centralità del suo messaggio, Mario Monti potrà dormire sonni tranquilli. Vista poi la dinamica centrifuga e di bassa cognitività politica delle opposizioni.
PERCHE' CALA LO SPREAD
Si comprende poi, vista la crisi di liquidità europea di dicembre (il grafico del link prima indicato è di chiara lettura) che qualcosa in questi due mesi è accaduto visto che lo spread è realmente in calo . Qualcosa che ci fa capire di che cosa stia affettivamente parlando Monti.
Infatti da prima di natale, la banca centrale europea, vista la situazione di rischio, ha adottato una politica detta di LTRO (Long Term Refinancing Operation).
http://www.rischiocalcolato.
In poche parole, la banca centrale europea non può per statuto stampare moneta. Come ha fatto in questi anni la Federal Reserve americana con il quantitative easing per "rilanciare" credito ed economia. Causando, specie per il secondo quantitative easing, un aumento globale dei prezzi dei generi di primo consumo di un livello tale da essere da essere una causa materiale scatenante delle rivolte del nord Africa. Come si deduce da questi due semplici grafici del Telegraph. Il secondo, quello del rapporto tra prezzo del pane e rivolte tra il 1848 e il 2011, è illuminante come solo sa esserlo una trama della storia quando tiene.
http://www.telegraph.co.uk/
La Bce invece, non potendo stampare moneta, ha adottato la Long Term Refinancing Operation. Che significa, detto in estrema sintesi, prestare alle banche a tasso bassissimo per fare in modo che si rifinanzino e che possano acquistare debito sovrano europeo. Eliminando il problema del Portogallo e della Grecia, che comunque esiste, il debito sovrano in paesi come l'Italia ha cominciato ad alleggerirsi.
Quando Monti dice "lo spread calerà", dopo che fino alla metà di gennaio è rimasto più o meno al livello dell'epoca Berlusconi non mente. Conosce perfettamente i termini dell'operazione LTRO, sa che i prestiti overnight (quelli che la banche fanno alla Bce depositando il denaro per 24 ore evitando il prestito tra banche quando è rischioso) sono in diminuzione ma sa anche altre cose. Che fanno parte della seconda frase che compone il mantra dell'attuale presidente del consiglio. Quella che riguarda il lavoro.
L'operazione LTRO è andata, dal punto di vista delle banche, piuttosto bene. I bilanci e i problemi del prestito interbancario hanno ricevuto un certo giovamento. E lo spread in Italia è calato. I tagli di Mario (Monti) e lo LTRO di Mario (Draghi) hanno agito in sinergia.
C'è però un problema: nonostante questa iniezione di risorse nel sistema bancario la massa di liquidità presente in Europa è ancora scarsa, ai livelli di dicembre, per capirsi.
E' quindi previsto un LTRO II, e se ne ipotizza addirittura un terzo atto per giugno.
http://intermarketandmore.
Fonte Financial Times l'atto secondo del LTRO sarà di circa 1000 miliardi
http://www.fareforex.com/bce-
Secondo Soros l'operazione ha dei rischi ma, a differenza del quantitative easing americano, fa direttamente guadagnare le banche. Prendono soldi dalla Bce e li reinmettono sul mercato, guadagnandoci, dove vogliono.
http://www.borsaitaliana.it/
Ovviamente si tratta di quantità ciclopiche di denaro pubblico, per far funzionare un mercato che funziona solo nell'ideologia liberista, che pagheremo noi. Anche perchè il credito alle imprese, alle famiglie e ai singoli non ne trarrà benefici. Basta leggere il primo di questa serie di link sopra per farsi un'idea. Si tratta di soldi che circolano nel sistema bancario, nei mercati ufficiali e over-the-counter (i non regolamentati), tra fondi sovrani e di investimento. Li paghiamo noi ma non entrano nel sistema economico.
E' questo il costo del calo dello spread. Al quale vanno aggiunti i tagli permanenti alla spesa pubblica. E quelli derivati dall'assenza di investimenti strutturali nella società visto che i soldi rimangono nel circuito finanziario. La crisi di liquidità rimane infatti sullo scenario nonostante quest'enorme iniezione di capitali.
Quando Monti dice "lo spread calerà" va quindi letto in termini di potere pastorale rassicurante per la popolazione e, ancor di più, per la complessità dei problemi di bilancio delle banche. Il fatto di aver reso popolare il lessico della finanza, con lo spread, è poi garanzia di egenomia culturale naturalizzata dalla popolazione e che rassicura invece solo le banche. Il campo di forza del potere neoliberale che mette in connessione mediale finanza, economia liberista e politica istituzionale sembra così guardare il mondo come un qualcosa di significato a propria immagine e somiglianza.
MARIO MONTI, IL LAVORO, IL GOVERNO DEI CONFLITTI
La seconda frase che compone il mantra di Mario Monti, quella vagamente esistenzialistica sulla monotonia del posto fisso, sta in strutturale connessione con la questione dello spread. Se c'è scarsezza di liquidità nella cosiddetta economia reale i costi di questa scarsità di capitale produttivo dovranno essere pagati, ma guarda te il caso marxiano, dal lavoro. Non basta quindi che lo spread si abbassi, sempre che non accada un incidente sistemico in uno scenario irto di pericoli, bisogna ricominciare a produrre valore. Sul modello tedesco, paese egemone dell'euro, ovvero esportando, irrigidendo i bilanci pubblici in un modo che in verità per l'Italia nasconde il modello polacco. Ovvero un'economia che basa la propria forza, quando ne ha, sul basso costo del lavoro. Per cui la flessibilità, in entrata ed in uscita, diventa la pietra angolare di un modello economico.
Anche qui Monti non mente quando dice alla Orwell "le tutele possono essere dannose". Semplicemente cerca, via piattaforma mediale, il consenso di differenti strati della società provando a persuadere che l'unica praticabilità, sulla strada del reddito, è il sentiero polacco. Entro quel modello di sviluppo, e di estrazione di profitto, le garanzie sono oggettivamente insostenibili. Come lo sarebbe il profitto nell'industria chimica in certi paesi asiatici se si garantissero le norme di sicurezza ambientale. Con la differenza che in quei paesi non si trova il piddino pronto a smantellare diritti, magari con fare sofferente, in nome del "senso di responsabilità" e della "crescita".
La precettistica di Monti, reiterata a reti unificate, non guarda però alla sola dimensione del governo del consenso sul tema dello smantellamento dei diritti del lavoro. Nè al solo legame, per quanto questo sia strutturale, tra spread e riduzione del salario e delle garanzie sul lavoro. Proprio perchè è espressione di una piattaforma mediale, che ha completamente risucchiato i comportamenti dei partiti istituzionali da un ventennio, la precettistica di Monti si muove in senso preventivamente biopolitico. Cerca cioè di utilizzare i media generalisti per costruire un dispositivo di comunicazione unidirezionale che neutralizzi gli effetti sociali delle politiche LOTR. Per impedire cosa è accaduto in nord Africa con gli effetti del quantitative easing usando il potere biopolitico di persuazione delle piattaforme generaliste. Da integrarsi con quello di coercizione delle norme, del mercato e con l'uso dei prefetti in casi di conclamato ordine pubblico. Ma se si arriva a quest'ultimo piano si rischia di bloccare un paese. Come abbiamo visto per la vicenda dei Tir. A Monti, che è un tecnico vero, questi problemi non sfuggono. E' che sfuggono agli eventuali oppositori: l'uso precettistico di queste frasi orwelliane sul lavoro, basta vedere la carriera del consulente alla comunicazione di Monti (consapevole per professione dell'importanza biopolitica dei media generalisti), serve in modo preventivo per cercare di neutralizzare sgraditi effetti sociali ove si manifestassero comportamenti come quelli nordafricani quando si sono sentiti gli effetti del quantitative easing americano. Il LOTR, si capisce, non avrà effetti sociali zero. L'importante è quindi lavorare con senso della prevenzione
A dire il vero qualcosa è già accaduto: una regione chiave, la Sicilia, bloccata per giorni uno sciopero dei trasporti che ha paralizzato parte del paese, una miriade di iniziative locali antiliberiste. La precettistica mediale di Monti ha già trovato i primi banchi di prova.
Eppure, analizzando le politiche di Monti, viene proprio a mente una frase di George Bernard Shaw "per ogni soluzione complessa c'è una soluzione semplice che è quella sbagliata". La soluzione semplice, alla tedesca, di Monti, riduzione del debito e crescita attraverso le esportazioni, sembra proprio quella realmente sbagliata. Un economista tedesco, intervistato dalla Deutsche Welle a Davos, ammetteva candidamente che c'è un solo paese in Europa che può praticare con profitto questo modello: la Germania. E l'Italia?
Qui paradossalmente, sul piano puramente politico, non ci sono problemi. In Italia si trova sempre un centrosinistra disposto a tutto: a massacrare un paese in nome della presunta verità di semplici precetti della politica che si rivelano completamente sbagliati.
E si troverà anche una sinistra del centronistra disposta ad aspettare che il maggior partito della coalizione corregga degli errori che non correggerà mai.
Calvino nel Barone Rampante, alla fine degli anni '50, scriveva "viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti". Era evidente il riferimento al nostro paese e ad una cultura, oggi si direbbe bipartisan, allora ancora speculativa che faceva fatica a confrontarsi con il tipo di realtà imposta dalla società che era uscita dalla seconda guerra mondiale.
Ad oltre cinquant'anni dall'uscita del capolavoro di Calvino possiamo tranquillamente affermare che la situazione nel nostro paese si è rovesciata. Orwell in Italia è capace di speculare all'estremo sugli effetti, lo spread o il costo del lavoro, per far scomparire la visione di ogni tipo di causa. Chiamando il tutto "fine delle ideologie". Statene sicuri: finchè i dispositivi di comunicazione generalista riusciranno a far circolare nella società formule da magia nera come "flessibilità in entrata", "in uscita", "liberalizzazioni", "competitività", "riformismo", "stabilità", "rigore" da questa situazione non ne usciremo.
per Senza Soste, nique la police
2 febbraio 2012
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Conosciamo la propaganda del Pd e del Tirreno. Quando si parla della crisi di Livorno ad un certo punto scatta l'uso speculativo dei luoghi comuni. Quelli che "in fondo le famiglie si arrangiano con le pensioni d'oro dei nonni" e che con il nero in qualche modo ci si adatta. Considerazioni che avevano un senso fino alla fine degli anni '90, con le ondate della monetizzazione della dismissione del lavoro, e che oggi invece altro non sono che luoghi comuni con sempre meno base reale di riferimento.Ce lo dimostra questa ricerca dell'ufficio studi degli artigiani di Mestre, ultraliberista tra l'altro, che è stata resa nota alle agenzie di stampa. La Cgia afferma che dal 2008, inizio della crisi, le famiglie italiane si sono indebitate in media del 36 per cento. Per garantirsi non tanto lo stesso standard di vita, che è calato rispetto a quattro anni fa, ma per contenere quanto possibile i dannni della crisi. Livorno e provincia risultano in testa a questa speciale classifica, con un aumento del tasso di indebitamento del 57,1 % che, i numeri non mentono, altro non è che più del 50% della media nazionale. Già alta e già indice di grosse difficoltà delle famiglie italiane.
I livornesi e gli abitanti della provincia pagano (non solo simbolicamente) così l'effetto Pd e la sua politica di assoluto disimpegno, quando non di aggravamento, rispetto alla crisi. I motivi grosso modo sono tre: il primo è il ritrarsi dei servizi sociali di ogni genere sul territorio che provoca un costo diretto per le famiglie. Basti vedere il collasso dell'assistenza alle famiglie. Genera la necessità di assumere privati che vanno ad aggravare giocoforza i bilanci familiari. Il secondo sta nell'accesso al credito per le famiglie che, con tutta evidenza, è del tutto insostenibile a livello locale. Siccome il Pd è immerso nel gioco delle banche, vero tesoretto del potere locale, non si è sviluppato un sistema di banca etica territoriale e se ne vedono i risultati. Il terzo ci fa capire i costi diretti, tutti scaricati sulle famiglie, di una politica istituzionale impantanata sul settore speculativo immobiliare (oltretutto il settore edile è in calo occupazionale e nel 2011 sono fallite decine di ditte nel settore). Il tasso più alto di indebitamento d'Italia e una previsione di aumento, fonte camera di commercio, del 30 per cento di disoccupati a Livorno per il 2012. In compenso Livorno ha un sindaco che, in pubblico e di fronte ai giornalisti, afferma "la giunta è l’espressione antropomorfica della mia volontà politica". Oltre al danno il delirio, insomma.
Non c'è da stupirsi, questo è solo uno dei dati che mostrano quanto costi carissimo ai livornesi mantenere il Pd al governo di Livorno. Incarichi, gettoni, vitalizi sono solo una piccola parte, quella minore, di una voce di spesa che per mantenersi al governo adotta un tipo di politica che genera impressionanti costi sociali ed economici.
Eppure, al centro come a sinistra, sperano tutti di allearsi con il Pd alla prossima tornata elettorale del 2014. Nella speranza di condizionarlo. Il mito di questo condizionamento però costa. Perchè conti di questo genere fanno parte dei costi per mantenere il Pd al potere. Livornesi riflettete perchè ogni scomposto spettacolo del sindaco in consiglio comunale sono, letteralmente, fogli da cinquanta che vanno via.
(red) 30 gennaio 2012
la fonte
http://www.adnkronos.com/IGN/
E’ stato pubblicato il documento di VIA (valutazione impatto ambientale) sul Rigassificatore GNL definito “Variante Progetto Rosignano” proposto dalla Soc. Edison il 1° settembre 2005 da parte del Ministero dell’Ambiente. L’esito della valutazione è favorevole per cui si correda la progettazione oltre del NOF (nulla osta di fattibilità) già ottenuto nell’ottobre del 2006 dell’atto più importante dal punto di vista dell’autorizzazione che riguarda sia l’impianto che i suoi effetti sul territorio.Nel documento è riportato il superamento dell’orientamento della Giunta Regionale Toscana guidata da Martini secondo il quale si osservò il dettaglio del Piano Energetico Regionale che permetteva la sola realizzazione del terminale off shore di Livorno. Sono state anche ritenute non vincolanti le numerose osservazioni a firma di vari soggetti portatori di interessi diffusi contrari a questo progetto. Nel documento non sono riportati dei fatti molto importanti che invece fanno parte della storia amministrativa di questo impianto industriale che hanno una sostanza tecnica e politica insieme. Nella primavera del 2008 alcuni giorni dopo l’entrata in carica del Governo Berlusconi con chiare linee di sviluppo delle politiche energetiche nel Comune di Rosignano venne fatta una Commissione Consiliare dove erano presenti il Sindaco Nenci e l’Ing. Marotta consulente del Comune oltre che ai consiglieri delle varie forze politiche. La discussione si spinse anche su aspetti tecnici ma emerse l’evidente cambio di rotta del Sindaco che dichiarò l’inappropriatezza del progetto là dove se ne richiedeva la collocazione e il suggerimento di pensare ad una zona costiera diversa per ridurre la percorrenza delle tubazioni criogeniche. La proposta fu nell’indicazione dell’area antistante compresa tra la vecchia discarica prossima al Fiume Fine e Punta Lillatro. L’Ing. Marotta espresse tutte le sue perplessità sul progetto.
Questi elementi non sono menzionati nel documento di VIA che riporta invece un atto del Consiglio Comunale dove veniva espresso “parere sostanzialmente favorevole” da parte della maggioranza consiliare. Certe dichiarazioni in commissione da parte del Sindaco sono da considerarsi sostanziali ai fini della valutazione che quindi oltre all’orientamento della Giunta Regionale presieduta da Martini ha avuto un altro momento di contrarietà da parte del Sindaco che in precedenza aveva dimostrato in maniera inequivocabile il proprio favore addirittura permettendo all’Edison di presentare il proprio sito web direttamente durante una seduta del Consiglio Comunale in occasione dell’ottenimento del NOF. Così la storia del rigassificatore a Rosignano continua ad essere complessa e piena di interrogativi visto che quest’impianto prevede la coesistenza di due pericolosissime sorgenti di rischio di incidente industriale quali il metano liquido e l’etilene.
Ricordiamo una osservazione che venne fatta in occasione della procedura e che riguardava nello specifico le limitate profondità marine in cui si sarebbe andati a manovrare ed attraccare sia la nave del metano che quella dell’etilene. Dopo l’esperienza della Concordia dovrebbe essere fatto anche un calcolo del rischio industriale relativo a questa particolare criticità aggiuntiva cosa che sicuramente manca nella valutazione attuale.
per Senza Soste, Jack RR
29 gennaio 2012
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Ormai è chiaro. Sullo scenario globale si sovrappongono due tipi di conflitti: uno legato alla guerra finanziaria tra stati, per assicurarsi il predominio nel nuovo contesto geopolitico dettato dall'ascesa dei Bric, l'altro dalla feroce lotta sull'estrazione di valore dal capitale finanziario tra fondi di investimento, fondi sovrani, banche, assicurazioni e miriadi di soggetti ibridi tipici di questo genere di mercato.
Il procuratore capo Giancarlo Caselli ha provato a rappresentare l’operazione di polizia ai danni del movimento no-tav come una sorta di provvedimento neutro che non criminalizza la protesta. Al netto del gergo da magistrato, e della cura che storicamente Caselli adopera nell’uso di un linguaggio orecchiabile verso l’opinione pubblica di centrosinistra, ci sono dei segnali da cogliere in questo genere di operazione di marketing.26 gennaio 2012
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Annunciato sull’home page del sito del Comune, è arrivato il wi-fi, all’Emeroteca di Livorno. Era l’ora…festeggiamo! E senza fare i maligni, puntualizzando che, guarda caso, il servizio arriva, dopo tanta attesa, lo stesso giorno che si chiudono i Bottini dell’Olio per chissà quanti anni, provocando disagi enormi alla cittadinanza. Andiamo oltre.L’amministrazione comunale, in linea con il suo stile di governo ha però ideato una fruizione del servizio quantomeno bizzarra. Innanzitutto per aver accesso al wi-fi occorre accreditarsi con un sms. A pagamento, perché non si tratta di un numero verde ma di un numero TIM. Una volta inviato questo sms se ne ottiene uno di risposta (altri costi per la collettività) dove vengono forniti user name e una password che vale un giorno. La connessione è possibile soltanto per un’ora.
Ogni altro commento sarebbe superfluo. Il sistema è una cialtronata. Ma visti gli attori in campo non poteva essere altrimenti. Ricapitoliamo. L’utente che va in Biblioteca ogni giorno, per connettersi alla wi-fi con il suo portatile deve inviare un messaggio a pagamento, ricevendo user name e password, ma può restare collegato solo per un’ora. Ma perchè non esiste una semplice registrazione gratuita e perchè la limitazione di connessione sui portatili che sono individuali?
Non ci sono apparenti motivazioni per questo accreditamento e per quanto riguarda la limitazione ad un’ora di navigazione. A meno che il Comune di Livorno non abbia una connessione a consumo, come usava un tempo. Non ci sarebbe da stupirsi.
In ogni caso stiamo parlando di un meccanismo che rivela ancora una volta quanto sia impreparata questa amministrazione ogni volta che mette mano alla definizione di un servizio pubblico. Eppure in questo caso non si trattava di predisporre uno sbarco sulla Luna. Ma possibile che non riusciamo a fare quello che fanno tranquillamente da tutte le altri parti, alla vicina università di Pisa, per esempio? Dai i tuoi dati, ti registri e navighi col tuo portatile, liberamente.
Cara Darya Majidi, se non sei in grado, almeno copia.
(red.)
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Difficile non rimanere attoniti di fronte allo spettacolo della politica istituzionale livornese. Dopo essere rimasto indenne dalla poco chiara vicenda del fallimento del basket livornese, dell’affondamento della Delphi, dei 20 milioni risucchiati nella voragine Odeon, dalla storia dei dodici giorni di buco informativo sul possibile disastro ecologico dei bidoni al cobalto, Alessandro Cosimi ha usato la minaccia delle dimissioni da sindaco come arma di pressione verso la propria maggioranza.Un’ultima questione. Il sindaco nel discorso che di fatto ha chiuso la seduta di stamani, ha pubblicamente rivelato ciò che pensa dei soggetti che presiedono in consiglio. "Siamo di fronte a gente che non capisce il peso che ci sta schiacciando. Passare per una persona ridicola è l’unica cosa che non accetto e qui oggi c’è stata una discussione ridicola. Non si può accettare che un consiglio che parla di porto e piano strutturale finisca nel ridicolo". Poi l'accusa al suo stesso partito. "Se decido che questa situazione è generata da una mia colpa, qui si va tutti a casa. Ricordatevi però che se questo succede, io domani mattino un lavoro ce l'ho. E voglio ricordare al mio partito, di cui sono stato segretario per 4 anni senza prendere una lira di rimborso, che mi ci ingegno a vedere cosa esce nella prossima lista". Poi l'affondo. "Il governo dei professori dice una cosa, che quelli che sanno leggere e scrivere garbano di più di quelli che fanno i prepotenti e io voglio chiarire che sul governo Monti ho un sacco di preoccupazioni. Ma se ci sono i professori, significa – indicando i consiglieri – che la politica è inadeguata cari amici, compagni, camerati e come vi chiamate". E la definitiva squalifica del consiglio comunale. "Perché la politica fa un consiglio comunale e spende soldi pubblici ed esce vergognandosi da questa mattina". Di quel "nuovo stile di governo”, che Alessandro Cosimi una volta eletto nel 2004, disse di voler inaugurare, probabilmente è rimasta solo la stampa sui manifesti elettorali. In questo momento se non fosse che la situazione economica, politica, sociale della città è drammatica, la politica cittadina darebbe materiale solo per il Vernacoliere.
(red) 17 gennaio 2012
“Per l’Isola del Giglio disporremo lo stato di emergenza”. A dare l’annuncio è il ministro dell’ambiente Corrado Clini, a margine dell’incontro con i vertici della regione Toscana, in programma questo pomeriggio alla prefettura di Livorno. “Formalizzeremo l’atto non più tardi di giovedì, in occasione del prossimo consiglio dei ministri”. La decisione prevede che tutte le operazioni assumano l’interesse nazionale. Il ministro afferma di aver preso atto della diffida avanzata dalla Capitaneria di Porto alla Costa Crociere. L’armatore dovrà provvedere, entro 48 ore, alla presentazione di un programma “che eviti la dispersione del carburante e proceda alla rimozione della nave”. Il mezzo - ha precisato Clini – si trova attualmente sotto sequestro ma l’armatore può e deve agire. Tra i punti del vertice, l’applicazione di misure di prevenzione rispetto alle “consuetudini” che hanno portato alla tragedia della Costa Concordia. “Le istituzioni nazionali – annuncia il ministro - assieme alle regione stanno analizzando le procedure per limitare con l’attuale sistema legislativo il passaggio delle grandi navi in prossimità delle coste. Con applicazione immediata”. Nell’isola intanto i soccorsi sono stati temporaneamente sospesi a causa del maltempo che ha causato un leggero spostamento della nave. “Abbiamo appreso – rivela il ministro – di trafilamenti di materiale liquido dalla nave, ma non sappiamo se si tratta di carburante. I rilievi sono in corso”. Il vertice, oltre ad esaminare la tragedia dell’isola del Giglio, ha affrontato “l’altra emergenza”, che riguarda i 198 bidoni tossici dispersi nei fondali a largo della Gorgona. “Abbiamo perfezionato un piano di lavoro per la ricognizione e l’analisi del contenuto dei bidoni”. Domani partirà un’ulteriore diffida, con la quale si intima alla Grimaldi di fornire entro 48 ore diverse opzioni di intervento. Fuori dalla prefettura intanto un centinaio di manifestanti protestava contro le attività “di chi fa del mare una discarica”. La mobilitazione proseguirà fino a quando non verrà recuperato il carico della Grimaldi e non saranno chiariti i lati in ombra della vicenda. (red.) 16 gennaio 2012
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Era già incredibile che la prima riunione ufficiale sulla faccenda dei bidoni si fosse tenuta dodici giorni dopo l’incidente. A quella riunione, com’è noto, non ha partecipato il Sindaco di Livorno, che sosteneva di non essere stato invitato e di aver saputo la cosa solo quel giorno. Ma per chi ancora non avesse chiari i contorni del pasticcio dei bidoni, ripercorriamo un attimo la storia: una nave si mette in viaggio in condizioni proibitive portando in coperta due semirimorchi con un carico di bidoni del valore di 500mila euro. Nonostante la tempesta, prosegue la rotta e i semirimorchi volano in mare. Il comandante non se ne accorge fino all’arrivo, quando dichiara che il fattaccio probabilmente è accaduto poco dopo le 4.
Iniziano le ricerche nel punto dove poteva trovarsi la nave a quell’ora, ma il comandante dopo qualche giorno ritrova la memoria e parla di un’onda anomala che alle 5,20 ha quasi fatto rovesciare la nave.
Un operatore portuale smentisce entrambe le versioni dichiarando che l’allarme era stato dato intorno alle 3.
I proprietari del carico interpellati dalla stampa dichiarano che dell’incidente non ne sapevano niente.
La nave continua tranquillamente a navigare, non è stata sequestrata e non risulta neanche che tramite ispezioni a bordo sia stata accertata la dinamica dell’incidente.
La compagnia di navigazione dopo due settimane di silenzio fa sapere di avere un piano per il recupero dei bidoni, ma senza scendere nei dettagli.
Viene fuori che i bidoni erano dentro un container, quindi a cadere in mare è stato un container.
Oggi si cambia versione perfino sul carico dei bidoni: spunta fuori il nichel al posto del cobalto.
Potremmo continuare: perché la vicenda dei bidoni tossici persi dal cargo “Venezia” ha veramente dell’incredibile, e ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Nelle dichiarazioni ufficiali le autorità locali minimizzano, mentre la prefettura tace.
Ma la stampa ormai parla apertamente di disastro ecologico e il presidente della regione si mostra molto preoccupato (forse dopo averci imposto di tutto vuole rifarsi un’immagine ambientalista).
A Livorno arriva perfino il Ministro dell’Ambiente. Qualcosa non quadra. Perché una tale caterva di menzogne e silenzi non può che nascondere affari inconfessabili, forse peggiori di quelli che già sono noti, e che un pescatore ha denunciato in un’intervista rilasciataci ieri. Di seguito i documenti che mostrano come il Comune di Livorno e tutte le altre autorità od enti preposti sapessero tutto fin dall'inizio: la dichiarazione di Cosimi circa il fatto di non aver ricevuto la notizia fino al 29 dicembre, 1 fax inviato dalla Capitaneria di porto di Livorno ad enti e autorità il 17 dicembre, 1 fax inviato dalla Direzione Marittima di Genova sempre il 17 dicembre con particolari raccomandazioni circa la tossicità della sostanza e un ulteriore fax della Capitaneria di porto di Livorno il 19 dicembre. red. 13 gennaio 2012
Link: Un pescatore livornese racconta: "Il mare livornese è una discarica di bidoni tossici"
Link: Cobalto, una bomba tossica nel mare di Livorno. Intervista-shock a un pescatore (da Panorama)
Link: Fusti tossici, Cosimi mente o è in confusione. Ecco altre prove
Link: Bidoni , Ersa e Town meeting regionale
Link: 40 tonnellate di rifiuti tossici nel nostro mare: disastro ambientale








La tragedia ambientale che si sta consumando nel mare livornese, con imprecisate centinaia di fusti di monossido di cobalto e molibdeno finiti in mare dalla nave cargo Venezia della Grimaldi Lines durante la mareggiata del 17 dicembre scorso, sembra stia rompendo il tradizionale muro di omertà che avvolge i pescatori, da sempre restii a raccontare – loro che il mare lo conoscono meglio di chiunque altro – la salute delle nostre acque. Quanto segue è il frutto di una chiacchierata fatta al Porto Mediceo tra un pescatore livornese di mezza età e un membro della nostra redazione.“Ho voluto contattarvi dopo aver letto su Panorama l’intervista di un tale Francesco, presunto mio collega di 52 anni, da voi riportata qualche giorno fa”.
Quali reazioni ti ha suscitato?
“Quel che ha detto non mi ha certo meravigliato, visto che mi è capitato più volte di vivere identiche esperienze”.
A cosa ti riferisci?
“Puntualmente capita anche a noi di tirare su fusti con sostanze maleodoranti, palesemente tossiche”.
In quali tratti di mare?
“Noi abbiamo delle rotte fisse e caliamo le reti sempre nei soliti punti, ma periodicamente ci capita di tirare su questa merda. E quando accade significa che poche ore prima è passata una nave a scaricare quelle sostanze. Però a differenza del mio presunto collega non ho mai avvertito bruciori o irritazioni. Questa almeno è la mia esperienza personale”.
C’è anche chi parla di zone appositamente riservata alla pesca ed altre allo scarico dei bidoni tossici. Leggenda?
“No, purtroppo ha molto di vero. A levante di Gorgona, ad esempio, è difficile tirare su questa robaccia perché un po’ tutti pescano in questo specchio di mare e chi fa affondare i bidoni ha interesse che la cosa resti più nascosta possibile. Se invece vai a ponente di Gorgona, nel tratto dall’isola a La Spezia per intendersi, trovi di tutto. È una zona quasi mai battuta dai pescatori un po’ per la profondità delle acque e un po’ perché si sa che ci buttano di tutto. Però attenzione, capita anche come ha riportato Panorama di pescare bidoni nella rotta Vada-Gorgona. A me è successo non sai quante volte”.
E anche tu hai denunciato la cosa alle autorità competenti?
“Se qualcuno di noi lo facesse troverebbero il modo di farti smettere di pescare. Quanto dice tale Francesco, cioè che lui e tutti i suoi colleghi hanno sempre denunciato il tutto, è una favola. Anzi, che sappia io nessuno lo ha mai fatto. Forse ci ha provato, ma è cosa ben diversa”.
E quando hai tirato su i bidoni cosa hai fatto?
“Quello che fanno tutti”.
E cioè?
“Li ho ributtati in mare”.
Ma come…
“Li ributtiamo a mare sottocosta, cioè entro le prima tre miglia dal litorale, dove c’è divieto di pesca. Sai perché non lo comunico a nessuno? Perché se vado alla Capitaneria o all’Asl fermano il peschereccio chissà per quanto tempo e per noi il tempo è prezioso, Già facciamo fatica a sopravvivere così… È un po’ come i pescatori siciliani quando tirano su i cadaveri degli immigrati. Sono costretti a ributtarli a mare e stare zitti altrimenti gli sequestrano il peschereccio per intere settimane”.
Può essere ricondotto a uno di questi bidoni riversati sottocosta l’odore di solvente proveniente dal mare riferito qualche giorno fa da alcuni bagnanti alla Rotonda d’Ardenza?
“Potrebbe essere anche colpa di qualche altro bidone affondato molto più sottocosta”.
La Capitaneria di porto ha escluso che l’odore di solvente sia correlabile con la vicenda dei fusti.
“Si riferivano ai fusti del cargo Venezia. Non hanno mica detto che non è correlabile con nessuna sostanza sversata in mare. Mi viene da ridere a leggere – tira fuori un foglietto – che “per una verifica più puntuale della situazione la Capitaneria effettuerà un sorvolo aereo sul litorale, in particolare sulla zona della costa segnalata dai cittadini. Invece di prendere un campione d’acqua volano sopra il mare con l’elicottero. Lo capisci che è tutta una colossale presa in giro?”
Perché non c’è mai stata una sollevazione collettiva di voi pescatori? In fondo il mare è la vostra risorsa.
“Hai ragione, ma ti trovi di fronte a cose talmente più grandi di te che ti senti impotente. Tutti sanno cosa succede qua davanti ma nessuno vuole fare niente”.
Nessuno vuole o nessuno può?
“Nessuno vuole. La maggior parte dei fusti tossici non viene denunciata alle autorità competenti. Viaggia sotto traccia perché costa molto meno ungere tizio nell’ufficio X, Caio nell’ufficio Y e Sempronio della compagnia Z che smaltirli in modo corretto. Cosa pensi ci voglia a imbarcare e poi scaricare un certo numero di bidoni su una nave? È una pura formalità”.
Se è una formalità, perché stavolta il comandante della Grimaldi ha denunciato l’affondamento in mare dei bidoni?
“Secondo me per almeno un paio di motivi. Primo perché riversare una tale quantità di sostanze nocive nel mare non è come gettare un paio di fusti, ma significa distruggere un intero ecosistema probabilmente per sempre. (Silenzio). Nessuno mi sembra si stia rendendo davvero conto della catastrofe ecologica che è scoppiata. O forse chi di dovere se ne rende conto e ha interesse a silenziare la questione. Secondo perché si è evidentemente sfruttato un mare forza 10 per fare finta che si possa essere trattato di un incidente. Ma un incidente non è stato di sicuro. Hai presente com’è fatta una nave cargo come la Venezia? No? Guardala e dimmi come fa una nave del genere a perdere 200 fusti. Lo sanno tutti che non è stata una disgrazia fortuita, ma non conviene a nessuno denunciarlo e andare fino in fondo”.
Spiegati meglio.
“Ti dico come la penso? Se le autorità competenti facessero fino in fondo il loro mestiere e condannassero la Grimaldi si scoperchierebbe il famoso vaso di Pandora. Emergerebbero le tangenti e le mazzette che girano intorno al business dei rifiuti tossici affondati, l’approssimazione dei controlli degli enti preposti e la totale vulnerabilità delle aree portuali. E ovviamente si spargerebbe il panico tra la popolazione: la gente non comprerebbe più il pesce, noi pescatori ci ritroveremmo improvvisamente senza lavoro, i politici locali verrebbero chiusi a doppia mandata alle Sughere per aver permesso di trasformare una zona come il Santuario dei Cetacei in una discarica e il turismo crollerebbe. Hai visto come tutti si rimpallano le responsabilità? E chi non lo fa parla, parla, parla, ma non fa niente. Io, comunque, il pesce che peschiamo glielo do malvolentieri a mio figlio, preferisco dargli un nasello surgelato che viene dalla Norvegia”.
Stai facendo un quadro drammatico del mare livornese.
“Credimi, non esagero, anche perché come capirai non ho nessuna convenienza nel farlo. Per far capire la portata di questa catastrofe ti faccio un paragone. Ti ricordi quando qualche anno fa bruciò il Castellaccio? Solo le ceneri che si riversarono in mare provocarono una sterminata moria di pesci. Tiravamo su le reti e trovavamo quintali e quintali di pesci morti, soprattutto sogliole, che sono tra i pesci che vivono a più stretto contatto col fondale. Ovviamente non ne parlò nessuno perché anche in quell’occasione a nessuno conveniva tirar fuori la notizia. Oggi specie come le stesse sogliole o i branzini sono praticamente spariti dal nostro mare. Tutto questo solo per le ceneri di un incendio. Hai presente cosa possono voler dire tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici di ogni specie riversati periodicamente e continuativamente in mare? Il mare, con le sue correnti, restituisce tutto e quel che gli dai a largo te lo riporta a riva”. (red.)
12 gennaio 2012
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