Enrico Rossi, la strana storia dell’accordo con la Autorità Portuale di Civitavecchia ed i poteri su Livorno

Rossi, Darsena Europa, il ruolo della segretaria di Civitavecchia e il rischio precarizzazione del lavoro portuale: un articolo che pone domande per uscire dal silenzio politico e mediatico

Vigilare sugli appalti. Qualche giorno fa, nel corso di una cerimonia ufficiale dedicata alla presentazione del protocollo di legalità per gli appalti, stipulato tra prefettura amministrazione comunale per evitare infiltrazioni criminali, alla presenza di Raffaele Cantone, un personaggio da gerarchia top della Procura livornese ha esternato, pubblicamente. E non su un tema da nulla ma sulla necessità di vigilare, comunque, sui futuri appalti dedicati alla Darsena. Parlando, esplicitamente, di situazione da monitorare. Insomma, il progetto Darsena deve ancora vedere concretizzazione, con la riscrittura della gara d’appalto dopo il fallimento delle precedenti, e la guardia è già comunque alta. Non si tratta di pruriti da procuratori di periferia, o da articoli da Fatto Quotidiano di provincia, ma dell’attenzione a un fenomeno riscontrato in ogni opera di un certo livello economico. Ovvero come la catena dei subappalti, in una grande opera, può comportare, a livello di assegnazione, forzature come alleanze, per ottenere il lavoro, che possono essere un problema per un territorio come rappresentare una vera e propria diseconomia. Questo è problema di cui tener conto, in futuro, perchè se la Darsena deve servire, su più piani, come una piattaforma di rilancio per l’economia territoriale la questione delle modalità di controllo sull’assegnazione degli appalti è centrale. Sia sul piano della tutela delle condizioni di lavoro che su quello della corretta assegnazione dei lotti appaltati che, infine, come strumento di governo dell’economia territoriale. E si parla di un terreno -questo del rapporto tra appalti, economia, infrastrutture- sul quale Confindustria Livorno, oggi accorpata con Massa-Carrara, cercherà di orientarsi in un prossimo convegno il 5 ottobre http://www.confindustrialivornomassacarrara.it/news.php?ID=26118. Giova qui notare come l’organizzazione sia a cura di due noti studi legali, di Livorno e di Firenze, con inviti, a quanto ci risulta, di altri comissari Ap. Anche nella politica industriale promossa dai privati, l’aspetto giuridico-legale, in vista di possibili contenziosi ma anche in assenza di una direzione strategica, sembra prendere il sopravvento. In poche parole: lo scenario è nuovo, tutti si interrogano, pubblicamente, meno la politica (se non in convegni scontati e da sbadiglio). Eppure la situazione della portualità, settore in mezzo a tante trasformazioni ed chiave per Livorno, sembra ampiamente sottostimata dalla politica livornese. Che pensa e agische per emergenze, situazioni spot, improvvisazioni a immagine e somiglianza della politica nazionale.

In questo scenario, di ridefinizione della possibile erogazione di appalti, preme stavolta far notare due situazioni che riguardano il nostro scalo. La prima riguarda un possibile incarico informale di scrittura del nuovo bando della Darsena Europa; la seconda le modifiche a riforma (della riforma) della portualità. Entrambe ci regalano delle novità sulle quali l’attenzione va seriamente puntata.

Rossi e Civitavecchia. Cominciamo dal governatore Rossi, sempre più commissario della città in virtù dei poteri cumulati (presiede il comitato tecnico sulla Darsena Europa, la cabina di regia sull’area di crisi complessa, è commissario per Livorno alla ricostruzione dopo l’alluvione) e della tendenza dei media non a informare su di lui ma a fargli da ufficio stampa (e qui sarebbe interessante fare un check di quanto nei bilanci pesano i contributi, per quando ridotti rispetto al passato, della Regione ai media locali. Forse tanto coro a favore del “governatore” ha una spiegazione materiale). Bene, a quanto ci risulta, il governatore ha espresso la segretaria della Autorità Portuale di Civitavecchia come suo punto di riferimento della scrittura del bando della Darsena Europa. Non solo ci risulta anche, e qui chiediamo conferma o smentita alle autorità preposte, che la segretaria in questione abbia anche un ufficio d’appoggio a Livorno. Cosa, tra l’altro piuttosto curiosa, visto che la Autorità Portuale di Livorno ha un proprio segretario, recentemente riconfermato. Sono considerazioni che ci vengono spontanee, tanto piu’ leggendo il punto “4” della convocazione del tavolo tecnico sulla Darsena Europa, in una mail inviata dalla segreteria di Rossi, che evidentemente coordina anche i dettagli, dove è prevista “la presa d’atto dell’accordo di collaborazione stipulato tra la AP di Livorno e la AP di Civitavecchia”. Si badi bene: la presa d’atto. Non la discussione o tantomento il voto. E quali sono i contenuti di questo accordo? Al momento in cui abbiamo raccolto le ultime informazioni, e non ci risulta ci siano state novità, una parte significativa dei partecipanti al tavolo tecnico, pur avendo fatto richiesta agli atti, non conosceva materialmente i contenuti di questo accordo. Si convocano le riunioni, si fa prendere atto degli accordi, senza che significativi partecipanti al tavolo possano averli visti prima, e si fanno valere. Questo il metodo Rossi.

Domande. A questo punto ci sono quindi una serie di domande da mettere in fila le cui risposte, all’opinione pubblica livornese su un oggetto (la gara d’appalto sulla Darsena Europa) strategico, ci sembrano dovute.

1) Quali sono i rapporti tra la segretaria AP di Civitavecchia e la fase di scrittura del bando sulla Darsena Europa su Livorno ? A partire da quale intesa formale, o assetto normativo, sono regolati?

2) Quali sono i contenuti, nello specifico, dell’accordo tra la AP di Civitavecchia? Perchè si deve semplicemente “prendere atto” di questi accordi?

3) Non esiste forse un regime di concorrenza tra AP per cui incaricare una persona di una autorità concorrente, per il bando su Livorno, è un problema?

Non si tratta di temi lunari, visto che la questione della presenza della segretaria della AP, diciamo, fuori porta era stata notata anche a Piombino. Alle perplessità emerse già in quella sede a giugno alla stampa locale la segretaria della AP di Civitavecchia rispose

http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2017/06/20/news/un-dovere-seguire-le-pratiche-non-c-e-alcuna-concorrenza-1.15514274

Piombino. Curiosamente, come abbiamo notato nel tempo, ci sono notizie interessanti per Livorno, nella cronaca di Piombino, che non arrivano a nord e notizie importanti per Piombino, nella cronaca di Livorno, che non arrivano a sud. E’ un problema di politica editoriale non nostro. Certo che se, su Livorno, invece dei soliti articoli su milioni che piovono, uomini d’oro dalla Cina che raccolgono capitali (sono titoli non nostri..) sarebbe stato già ufficiale che la segretaria AP di Civitavecchia si occupava del bando Darsena Europa, come scritto a giugno a Piombino, pubblicamente, ci sarebbero state delle risposte dovute anche nella nostra città. A Piombino, come si vede la segretaria AP di Civitavecchia ha detto che “dà una mano nel lavoro pregresso” e che non c’è “concorrenza tra i porti”. Mentre il giornale ratifica il fatto, a giugno, che la signora si “occupa” della Darsena Europa.
Siamo andati a vedere alcuni aspetti giuridici, sulla natura dei rapporti tra scali portuali, e senza voler entrare nel dettaglio notiamo, come la tendenza del legislatore italiano sia sempre più quella di adeguarsi all’indirizzo europeo del regime di concorrenza tra porti.

http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=32832&dpath=document&dfile=30112016143250.pdf&content=Le+Autorità+portuali+e+l%27attuazione+del+principio+di+concorrenza+-+stato+-+dottrina+-+

Quello che c’è da chiarire quindi, e siamo disposti a ospitare gli interventi che si ritengono opportuni, è in quale regime giuridico-formale abbia operato la segretaria della AP su Livorno, almeno dal giugno 2017 (data dell’articolo del Tirreno di Piombino ad oggi) con quali funzioni, e se sia stato toccato il principio di concorrenza. Perchè qui, come parlavano all’inizio, c’è il problema di un bando che genererà gare di appalto che diranno molto sul futuro di Livorno. Allo stesso tempo c’è il problema politico dei troppi poteri di Enrico Rossi, commissario, come si vede nell’intervista, anche a Piombino. Troppi poteri che generano un decisionismo la cui ricaduta benefica sui territori è tutta da dimostrare (vedi vicenda Aferpi proprio a Piombino). Troppi poteri che generano gli stessi collaboratori, come per la segretaria AP di Civitavecchia, sganciati da un legame reale con i nostri territori e in odore di conflitto di interessi. Un problema serio che, come vedremo adesso, introduce ad un altro.

La riforma della riforma. Parliamo infatti della introduzione di modifiche che introducono disposizioni integrative, ritenute correttive, ai decreti legislativi di attuazione della riforma della pubblica amministrazione, tra cui quello di riorganizzazione, razionalizzazione e “semplificazione” della disciplina concernente le Autorità Portuali, introducendo disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169 a ormai un anno dalla sua entrata in vigore

Sul sito del ministero la menzione delle modifiche le troviamo qui

http://www.mit.gov.it/comunicazione/news/autorita-di-sistema-portuale-riforma-porti-porti/autorita-portuali

Queste modifiche non sono di piccola entità, anzi. A parte le questioni di inconferibilità dei seggi ai comitati di gestione, e quelle riguardanti la classificazione nei porti, si introducono due novità che comportano una seria ricaduta nel nostro scalo (come negli altri, ovvio).

Sinteticamente: le funzioni dei porti non sono più stabilite normativamente ma devono essere, invece, stabilite dal nuovo piano regolatore portuale. Questione di STRATEGICO interesse, che riguarda in prima persona le forze politiche livornesi, che in consiglio comunale dovrebbero rivedere il Prp, e che rischiano invece di essere scavalcate. Dal protagonismo dei “commissari”, che magari modificano uno stato di cose rendendolo immutabile, e anche da quello delle AP. Le quali potrebbero, secondo la lettura attuale dell’effetto delle modifiche, ad esempio costruire inceneritori dentro il proprio perimetro in deroga ai piani strutturali. Si passa così dalla possibilità, modifiche normative alla mano, di rendere protagonista il consiglio comunale, e la città, con le modifiche al Prp a quella di veder costituire una AP che è uno staterello autonomo che confina con Livorno e che progetta di deroga in deroga.
Ma l’altro punto, previsto nelle modifiche, è tutto fuorché secondario. Riguarda la regolazione del LAVORO nel perimetro della AP.
Il presidente dell’AdSP, come si chiama la Ap oggi in burocratese, adotta, e governa, il Piano dell’organico del porto dei lavoratori delle imprese di cui agli articoli 16, 17 e 18 della legge 84/94 sulla base dei piani di impresa, degli organici e del fabbisogno lavorativo comunicati da queste imprese. In poche parole se le imprese chiedono, in prospettiva, più articoli 16, quelli con minore garanzia per i lavoratori, il presidente della AP ratifica e fa rispettare questo piano. I consulenti che abbiamo consultato, su questo punto, parlano apertamente di rischio per le relazioni sindacali in porto, addirittura di rischio caporalato e di un settore, come quello della formazione,c di fatto centralizzato dal presidente della AP sulla base dei piani di impresa. Siccome, nelle modifiche si parla di funzioni, del presidente della AP, anche sulle politiche del lavoro è evidente che anche per i sindacati vale lo stesso discorso per il consiglio. O, di fatto, una opportunità per un nuovo patto sociale in porto, che eviti la diarchia imprese-presidente sul piano dell’organico del lavoro, oppure una sconfitta, subita da presidenti con “superpoteri” e da commissari, destinata a pesare sugli organici e sugli stipendi e, in ultima istanza, sulla città.

Procedure informali, come la vicenda della segretaria AP di Civitavecchia, procedure formalizzate, come la riunione tecnica sulla Darsena, modifiche di decreti legislativi, come si vede, dietro le quinte, molto si muove. Su questo l’opinione pubblica livornese necessita sia chiarimenti che approfondimenti che interventi politici.
Sembrano qui imporsi poteri commissariali, interpretazioni rigide delle competenze dei presidenti AP. E si imporranno se la città, nonostante i margini che oggettivamente ha, rimarrà immobile.

redazione, 3 ottobre 2017

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