Il fallimento annunciato della tessera del tifoso

La Tessera fu "inventata" secondo propaganda per "riportare le famiglie allo stadio", ora viene abolita, nel giro di 3 anni, per "riportare le famiglie allo stadio". Una contraddizione simbolo di un fallimento, normativo e culturale

Maurizio Tagliente, questore oggi a Pisa e ieri a Firenze e Roma, definito “padre della tessera del tifoso” ha parlato, in una trasmissione radio, del superamento della misura da lui promossa e sostenuta. Ora, nonostante la dedizione di Tagliente, magari spendibile in altri campi della vita umana, è evidente che la tessera del tifoso è stata un fallimento. Certificato dalle istituzioni politiche e sportive che, annuncio ufficiale, la ritireranno entro tre anni. Stupisce il lasso di tempo, la tessera del tifoso tecnicamente potrebbe sparire in poche ore, probabilmente dovuto a problemi di sponsorizzazione e di contratti in essere. Non stupisce il fatto che la tessera del tifoso sia stato un fallimento. Tanto che verrà tolta una misura del governo Amato, votata anche a sinistra: la possibilità di portare i tamburi allo stadio.

A riprova del fatto che le misure Amato-Maroni, tra provvedimenti restrittivi del tifo e tessera, puntavano soprattutto a colpire la cultura del mondo ultras per “ripopolare” gli stadi. Oggi, sempre per “ripopolare” gli stadi, si abolirà la tessera del tifoso. Il mantra è sempre lo stesso di 8-10 anni fa: allora si prendevano misure restrittive nei confronti del tifo per “portare le famiglie allo stadio”. Oggi si tolgono queste misure naturalmente per “portare le famiglie allo stadio”. Un mantra dal linguaggio disneyano usato senza remore dai media e dai relitti del politico che non significa assolutamente niente. Perchè manca la base materiale, con potere d’acquisto, in grado di popolare gli stadi, andare nei centri commerciali e comprare merchandising legato al calcio. Una famiglia del genere esiste a Dortmund non in Italia. Oppure perchè non c’è classe ricca globale che si fa un weekend, come in Inghilterra, con abbonamento connesso a Stamford Bridge o ad Old Trafford. In Italia la famiglia, ammesso e non concesso che sia il motore del ripopolamento degli stadi, ha bisogno prima di tutto di prezzi molto bassi. Cosa che il calcio italiano, alle prese col declino dei guadagni dei diritti televisivi, non puo’ concedere. Naturalmente ci sarebbe anche necessità di migliorare il prodotto offerto, leggi spettacolo calcistico, vista la bassa qualità e lo squilibrio tra squadre che offre la serie A e lo svuotamento tecnico delle serie minori. Ma perchè fermarsi ai dettagli.

In questi tre anni di transizione, di fine vita della tessera, c’è solo da aspettarsi qualche stadio nuovo inaugurato come se fosse il giardino dell’utopia e qualche polemica in caso di nuovi incidenti. Il calcio offre solo una classe dirigente conservatrice, clientelare e poco incline alle strategie di lungo respiro. Basta pensare che come candidato della Lega B corre Claudio Lotito, come presidente della Salernitana, rappresentante di un tipo di calcio che della desolazione, vedi Olimpico vuoto per lunghi tratti del campionato, ha fatto modello di business. Quanto ai diritti civili violati in questi anni sappiamo che interessano, oltre ai direttamente colpiti, a piccoli settori di società. L’ideologia della punizione e del confinamento sono oggi così diffuse da sembrare quasi naturali.

redazione, 3 agosto 2017

Fa sorridere leggere l’articolo di Repubblica iniziare con “Addio alla tessera del tifoso. Finalmente”, dato che è stata una delle testate che più ha spinto per questo provvedimento.

Per approfondimenti:

Tifoserie sfilano a Roma contro la tessera del tifoso

Tessera del tifoso … sorvegliato!

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