Futuro della Piaggio: le preoccupazioni diventano realtà

LE DICHIARAZIONI DELL’AZIENDA

piaggio presidioSi è tenuto ieri, 24 gennaio, l’incontro tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale capeggiata dal presidente Colaninno sul tema delle prospettive occupazionali e produttive degli stabilimenti italiani del gruppo Piaggio.

Il presidente ha illustrato le scelte e le strategie aziendali nel perdurare della pesante crisi del settore delle due ruote, esplosa nel 2009, che ha ridotto del 30% le vendite in Europa e Italia , cioè i mercati principali per Piaggio.

Mercati che al momento non consegnano nessun significativo elemento di ripresa delle vendite nel settore.

In questo quadro vengono considerati positivi, da implementare ulteriormente, gli investimenti fatti nel sud-est asiatico.

Sebbene il dato sulle vendite sia esiguo rispetto ai volumi di vendita in un’area enorme di mercato, la Piaggio ha deciso di incrementare il ricorso alla componentistica prodotta nei paesi low cost.

L’ammontare degli investimenti negli anni segnati dalla crisi si è mantenuto pressoché costante e per il 2017 sono previsti investimenti per circa 65 milioni di euro.

Le previsioni produttive per il 2017 negli stabilimenti italiani, al momento, vengono dichiarate in linea con quelle del 2016, sia in termini di volumi che di occupazione ( un 2016 che ha visto l’ennesimo ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali e all’utilizzo di centinaia di lavoratori assunti solo per 7 mesi l’anno)

È considerato un problema rilevante la mancata saturazione dello stabilimento di Pontedera, a fronte di un potenziale produttivo assai maggiore della produzione reale.

Il tema della sfida con le altre grandi case, in particolare le nipponiche, risente, a giudizio di Colaninno, di non buona competitività dei prezzi dei prodotti Piaggio e della mancanza di limitazioni alle importazioni dall’estero.

Da questo punto di vista, considerata la situazione globale che spinge verso la deglobalizzazione, dagli orientamenti di Trump alla Brexit, ha auspicato che l’unione europea introduca dazi ai prodotti extra Ue in risposta al crescente ricorso di diversi paesi a politiche nazionali di limitazione delle importazioni nel mercato delle due ruote e non solo.

Colaninno ha successivamente dichiarato la volontà di investire in una progressiva automazione degli stabilimenti nei prossimi anni, in particolare di Pontedera, a partire dal magazzino ricambi sino alle linee di produzione, in linea con il progetto Fabbrica 4.0. A tal scopo Piaggio ha costituito una società ad hoc per il progetto di robotizzazione dei processi produttivi.

Automazione che porterà ad una ulteriore riduzione drastica del numero di addetti sulle linee produttive.

Sul tema delle nuove produzioni l’azienda ha dichiarato che, terminata la fase di passaggio di adeguamento dei motori dalla normativa euro 3 a quella euro 4, si libereranno risorse importanti per lo sviluppo di nuovi modelli.

Per il momento a Pontedera è prevista solo la produzione della Vespa Gt.

Infine Colaninno ha assicurato che qualora ci fosse una ripresa del mercato la stessa interesserà gli stabilimenti italiani.

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI:

SIAMO ALLA VIGILIA DI UNA PESANTE RISTRUTTURAZIONE

L’incontro ci ha finalmente consegnato alcune risposte alle tante domande che in questi mesi abbiamo avanzato.

NON ESISTE NESSUN VERO PIANO DI RILANCIO

Appare francamente surreale che la proprietà Piaggio affidi le sue speranze sulla ripresa delle vendite nel mercato delle due ruote alla rottura del mercato comune ed al ritorno a dazi commerciali, soprattutto dopo che per decenni ci hanno raccontato la favola del libero mercato.

Non esiste, drammaticamente, un piano industriale all’altezza della sfida globale in questo settore.

La conseguenza è che Piaggio, se nulla cambia, è destinata a galleggiare in una nicchia sempre più angusta nel settore.

Non si tratta di interpretare. Siamo davanti a dichiarazioni esplicite dell’azienda sulle prospettive produttive e occupazionali.

Il futuro degli stabilimenti italiani appare segnato dalla progressiva e inarrestabile riduzione delle produzioni e del personale. Il progetto di robotizzazione delle linee insieme al crescente ricorso a componentistica proveniente dal sud est asiatico conferma le nostre preoccupazioni sulla progressiva dismissione di Piaggio della sua presenza sul territorio.

Aprire una vertenza generale

Le lavoratrici e i lavoratori Piaggio ed in particolare quelli dell’indotto, sono destinati, se non si costringe l’azienda a rivedere i suoi piani, a pagare un prezzo altissimo.

Il ricorso agli ammortizzatori sociali ha un limite oltre il quale dovremmo misurarci tutti con una ristrutturazione del gruppo.

Noi non attenderemo passivamente che si arrivi a quell’appuntamento per poi essere costretti a prendere atto della situazione.

Crediamo necessario far partire una vertenza generale dei lavoratori Piaggio, dell’indotto che coinvolga l’intero territorio.

Le produzioni vanno riportate negli stabilimenti italiani. È inaccettabile che Piaggio non ritenga un suo problema le conseguenze occupazionali delle sue scelte sull’indotto, come testimonia il caso delle Officine Ristori.

Bisogna agire

UNIONE SINDACALE DI BASE

25 gennaio 2017

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