Genealogia della governance

Un libro di Giuliana Commisso sull’ordoliberalismo

la genealogia della governance“La Genealogia della Governance” è un libro sull’ordoliberalismo, questione attuale mai affrontata di fronte al grande pubblico. Mentre i media nel ventennio hanno celebrato con entusiasmo la fine delle ideologie nascondendo sempre con molta maestria i veri lineamenti della governace europea, Giuliana Commisso è riuscita invece a ribaltare completamente la strategia dell’informazione generalista. Ripartendo dalla filosofia lasciata da Focault, che ci ha insegnato i segreti veri e attuali della logica di potere, l’autrice è arrivata a descrivere i meccanismi messi in atto dal governo comunitario. Un libro di sociologia che spiega l’economia della finanza nel sorpasso dell’economia reale, quella classica. Proprio in questo sorpasso stanno i mutamenti di quell’architettura normativa ma soprattutto di alcuni concetti che possiamo definire chiavi di volta come i diritti sociali. Questi diritti rivendicati a gran voce dalla politica sono traditi poi dalle pratiche dei vari Stati Sovrani in competizione tra loro il cui primo obiettivo è divenuto la gestione delle bilance commerciali. Lo Stato Mercato è il riferimento più importante per capire il criterio dell’ordoliberalismo tedesco. Quel criterio fondante nell’esercizio del potere dove settori della finanza privata poi in concreto hanno di fronte a loro spazi di libertà infinita. Nel mentre viene fatta, dal potere, un’operazione davvero scientifica di chirurgia di quella che veniva definita società civile nel quadro del welfare pubblico trasformandola in una rete di soggetti differenziati e animati da tre principi chiave: la responsabilità, la moderazione e la competitività, si arriva appunto a identificare l’imprenditoria sociale come punto di comunione tra logica pubblica e privata. L’azione delle fondazioni insieme ai singoli individui e famiglie responsabilizzate e qualificate nella gestione del loro futuro regoleranno le nuove forme di relazioni sociali. Si arriva a descrivere la nuova realtà usando il termine “neosociale” dove la competizione tra i vari attori viene legittimata affinché rimanga nella moderazione. Saranno poi i regolatori, i veri soggetti istituzionali di governo, a dosare gli incentivi e i trasferimenti per far funzionare le cose che nel liberalismo si sono complicate con la crisi che abbiamo di fronte. “Rendere più accettabile la sconfitta per i più deboli” è una delle conclusioni più reali che l’autrice porta in discussione dopo aver fatto un lavoro di ricostruzione di come lo Stato si sia specializzato sul piano del potere-sapere dal XXVI secolo ad oggi. Lo Stato di Polizia, non quello menzionato da Berlusconi a reti unificate nel momento in cui ricevette tutti quelle accuse, ma quello in cui la forza militare doveva gestire direttamente quelle funzioni che il sovrano stesso ad un certo punto doveva riconoscere per mantenere certi equilibri col corpo sociale, è stato il punto di partenza. Funzioni di sanità, educazione, sussistenza alimentare, assetti urbani e altro. Ad oggi lo Stato si è perfezionato secondo la spinta di un potere sempre più scientifico e abile nell’organizzare cambiamenti senza però intaccare la sovranità di un sovrano completamente sublimato ma sempre esistente e fatto di persone in carne ed ossa. Il cittadino consumatore è il soggetto a cui il potere deve far attenzione e dal quale trae legittimazione e soddisfazione in termini economico-finanziari. Ma Focault ci ha insegnato che nessun potere ha una naturale sicurezza nella sua affermazione, nessun potere è legittimato in assoluto, è solo sorretto da circostanze di debolezze storiche e da bluff disseminati nelle pratiche discorsive che il potere stesso conia e diffonde attraverso i suoi comunicatori.

Jack RR

tratto dall’edizione cartacea di Senza Soste – numero 124 di Marzo 2017

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