C'era già la donna che parlava con lo scopino "spazza tutto" e con lo stura- lavandini, oggi c'è anche quella che parla con la polvere,C'è quella che racconta alle amiche che non può più entrare in ascensore per la paura che si senta cattivo odore da incontinenza,
c'è la trentenne scheletrica che si lamenta perché si sente gonfia e non si vuol mettere in costume,
c' è quella colpevole di avere ancora sembianze umane insultata da un coro di coetanee, perché non beve l'acqua giusta,
c'è quella che per mangiare uno yoghurt sta nuda accucciata a 360° perché la bocca non basta,
c'è la casalinga che annusa mutande e calzini con l'ammorbidente,
c'è quella che lava i pavimenti ballando perché tanto la fatica non si sente,
c'è quella che alle 7 del mattino ha già preparato la colazione per tutti e tutti sono vestiti ma lei è in pigiama ed è pure l'ultima a sedersi,
c'è quella che va in ansia per un po' di calcare perché sta arrivando la suocera,
c'è quella che si fa togliere tutto, proprio tutto, ma non l'orologio...
... ma le donne della pubblicità sono tutte stupide?
Il modello culturale, sociale, e anche economico, nonché di comportamento, che viene proposto è tradizionalmente stereotipato e soprattutto rigidamente dualistico: da un lato corpi di donne prima spogliati e smontati pezzo per pezzo poi offerti al mercato, non solo maschile ma sicuramente "maschile" negli sguardi e nel possesso, per essere sfruttati e resi merce con l'unico scopo di vendere di tutto, corpi cui è riconosciuto un valore marginale e decisamente inferiore rispetto a quello degli oggetti che vengono pubblicizzati, loro sì, per lo meno, interi e ben riconoscibili nella loro essenza e funzione; dall'altro donne offerte come madonne sull'altare della purezza, asessuate madri di famiglia un po' nevrotiche, depurate di desideri o problemi che non siano la pulizia della casa, ma non la sua gestione, ovviamente, o la cura ossessiva del corpo, non dei figli, con i quali il rapporto di solito si esaurisce nel rifornirli di cibo e in un gioco solitario tanto più triste perché dominato dall'ansia del "non sporcare"...
Donne esposte al ridicolo e alla derisione, se vestite: la donna della pubblicità non pensa ad altro, se pensa, che a se stessa, ai capelli e alla linea, la si incontra solo nei supermercati o nei negozi durante i saldi, è pettegola, vanitosa, non ha interessi e, incredibilmente, non lavora. Se legge non è più giovane, se piange è perché è sola e malata. Si procura cose, e abiti, solo per far piacere ad un uomo. Per il suo ritorno a casa, la sera, passa l'intera giornata a lavare, stirare, cucinare come una colf, ma gratis, salvo poi comparire in abito da sera per andare a fare un giro in un'auto di lusso. Non è mai povera. Con le amiche non parla, chiacchiera. All'università durante un esame scritto il suo compagno di banco non le chiede di passargli il compito, ma un cioccolatino. Non può essere più brava o preparata, solo materno appagamento di cura e attenzione.
Donne esposte come prede, se spogliate: i media mostrano corpi di donne sui quali non sono mai le donne a decidere, i corpi sono solo oggetti da esibire ovunque, muti come merci in vetrina, a volte rifatti, vittime della imperante ossessione per un'impossibile perfezione che sono i media stessi a proporre. Donne prive desideri, sensualità, bisogni, paure e aspirazioni, semplici simboli sessuali da ghermire. La televisione è piena di donne che vengono mostrate e, come cose, tornano ad essere fragili, a disposizione di chiunque e per qualunque cosa, anche per essere stuprate sul cofano di un'auto come nella pubblicità di Dolce & Gabbana.
Il messaggio è uno solo e non ha esclusivamente il mercato, il profitto, la vendita di un prodotto, o uno scambio politico o il piacere di un politico, come obiettivo: la donna è accessibile nell'immaginario virtuale e può diventare nella realtà qualcosa da prendere, possedere, sottomettere e controllare.
Libere, questo siamo davvero, libere anche di essere sessualmente disponibili o indisponibili a seconda della sola nostra volontà, libere per la nostra capacità di non aver padroni, di non dipendere, di non aver bisogno, di cavarcela da sole e questa libertà non è negoziabile, non è mercificabile e soprattutto non è in discussione.
L'abbiamo conquistata.
Quel che ci propina la televisione non ci rappresenta: le donne vere siamo noi, oggi in piazza, domani ovunque.
La sfida che lanciamo è nel non accettare di farci descrivere da altri, non siamo più disposte a subire la costrizione di modelli obsoleti e offensivi...
Oggi ci rappresentiamo noi!
Csoa Askatasuna - Collettivo Femminista Rossefuoco
In occasione dell'8 marzo, giornata internazionale delle donne, invitiamo tutte e tutti a partecipare al corteo cittadino di Sabato 6 marzo 2010 con appuntamento alle ore 15.30 in Piazza Castello a Torino.
- La precarietà è donna?- Un approfondimento sulla condizione di precarietà delle donne nel mercato del lavoro
- Sguardi non autorizzati - L'8 marzo all'Askatasuna (aperitivo, mostra sulle donne e proiezione del film Persepolis)
- TinaModotti, fotografa rivoluzionaria - La mostra al Csoa Askatasuna
- Il corpo delle donne - documentario sull'uso del corpo della donna in tv a cura di Lorella Zanardo
Parteciperanno al corteo cittadino anche le donne del movimento No Tav.
Qui di seguito il loro contributo:
IN VALSUSA MANGANELLI NON MIMOSE
Siamo donne casalinghe, lavoratrici, pensionate, studentesse, disoccupate, contadine, precarie, e al contempo protagoniste attive nella lotta all'Alta Velocità.
Il sistema economico e sociale che impone il TAV in Valsusa è lo stesso che ci impone di essere composte o velate, merce o veline, oppure al potere con arroganza contro altre donne.
Portiamo con noi la foto di Marinella, simbolo della resistenza popolare in cui le donne pagano con la violenza sul proprio corpo il prezzo della disobbedienza civile.
Marinella è stata selvaggiamente manganellata la notte del 17 febbraio '10 a Coldimosso quando, manifestando davanti alle trivelle insieme a centinaia di persone, ha subito la vile e brutale aggressione dei carabinieri. La sua colpa? L'aver scelto di lottare per le proprie idee piuttosto che stare a casa a guardare passivamente la kermesse sabaudo/sanremese.
Saremo sempre più determinate nell'opposizione a quest'opera che:
• è insostenibile economicamente perché sottrae le già scarse risorse pubbliche ai servizi essenziali (scuola, sanità, assistenza, trasporti), molti dei quali ottenuti con le lotte delle donne nel corso degli anni
• mantiene un modello di sviluppo umanamente non sostenibile che promuove lo sfruttamento infinito del territorio e delle risorse in nome di un progresso che non porta benefici collettivi ma arrichisce i profitti di pochi.
IL TAV è bipartisan (ovvero imprenditori di turno sono "amici" dell'una e dell'altra parte), ed è per questo che è disperatamente sponsorizzato come indispensabile. Il coinvolgimento dalla popolazione valsusina nella realizzazione dell'opera, tanto propagandato dalla governatrice Bresso, dall'Osservatorio e dalle altre istituzioni politiche, in realtà non esiste. Ne è prova la militarizzazione della Valle, la violenza legalizzata contro chi si oppone, l'agibilità di chi impunemente brucia i presidi, luoghi della vera partecipazione.
Continueremo a resistere con Marinella contro chi antepone gli interessi di pochi al benessere di tutte/i.
La nostra determinazione è più forte dei vostri manganelli
Resistiamo oggi per esistere domani
Donne del Movimento NO TAV
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