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Legge 194/78: cosa sta accadendo?
Nelle prossime ore la Corte Costituzionale esaminerà la costituzionalità della legge che dal 1975 sancisce e regolamenta il diritto all'interruzione di gravidanza; la richiesta di tale procedimento è arrivata da un giudice di Spoleto, chiamato a pronunciarsi su un caso molto delicato relativo ad una richiesta di interruzione di gravidanza da parte di una minorenne.
Il giudice minorile ha utilizzato questo caso per sollevare un incidente di costituzionalità relativa all'articolo 4 della 194/75 rispetto ad alcune indicazioni della Corte Europea sui diritti degli embrioni. Non solo, ma anche riguardo ad altri articoli il giudice ha ritenuto di chiedere l'intervento della Corte perché a suo avviso sarebbero in contrasto con i principi della Costituzione vigente nel nostro Paese.

In realtà, questo è solo l'ultimo di una serie di attacchi gravissimi che sta subendo l'autodeterminazione delle donne da qualche anno a questa parte:
-  La legge 40 sulla procreazione assistita, che legalizza una serie di ingerenze sui corpi delle donne e sulle loro scelte genitoriali, con effetti devastanti tra l'altro sulle coppie che desiderano figli
-  Le proposte nel Lazio e in Piemonte di introdurre nei consultori personale del Movimento per la Vita, esautorandoli in questo modo della loro funzione laica a tutela della salute delle donne
-  Depauperazione dei consultori attraverso tagli economici ingenti
-  Difficoltà sempre maggiori nell'erogazione della IVG nelle strutture pubbliche a causa di percentuali altissime di obiettori di coscienza
-  Ostruzionismo politico che ha reso difficoltosa l'introduzione della RU846 (interruzione di gravidanza farmacologica, senza necessità di intervento chirurgico)
-  Difficoltà di accesso alla contraccezione di emergenza (cosidetta pillola del giorno dopo)
-  Costanti manifestazioni ed iniziative di varia natura di associazioni pro-life che vorrebbero l'abrogazione della 194/75 e che mirano a stigmatizzare le scelte delle donne arrivando a definirle "assassine"

Legge 194/78 : cosa c'era prima?
La legge ha avuto l'effetto di diminuire sia la percentuale di aborti (in Europa siamo alle ultime posizioni), sia le morti di donne che si affidavano (anche oltre i limiti temporali che la legge 194 ha stabilito in seguito), spesso dietro compenso economico, a persone che eseguivano quello che doveva essere un vero e proprio intervento chirurgico in anestesia, tramite ferri da calza, beveroni a base di piante, e stampelle.
Altre donne facevano da sé, provocandosi lesioni permanenti all'apparato genitale o addirittura la morte. Quelle che se lo potevano permettere andavano in costose cliniche estere. Altre ancora si rivolgevano, sempre in clandestinità, a reti di persone costituitesi spontaneamente (e legalmente perseguite quando scoperte: arrestate e processate) per permettere alle donne di abortire "in sicurezza" e  senza pagare.
Altre ancora, temendo per la propria vita o di finire in carcere, portavano a termine, con le ovvie conseguenze fisiche e psicologiche  che chiunque può immaginare, una gravidanza che non volevano proseguire (ed un parto, non dimentichiamolo), imposta loro dallo Stato.

Legge 194/78 : cosa accadrebbe se venisse abrogata o limitata ancor di più nella sua applicazione?
Il ritorno all'illegalità, e quindi alla clandestinità, non farebbe che riportarci di fatto alla situazione descritta sopra.
Chiedetevi se sia accettabile. Chiedetevi se questo voglia dire essere "pro-life".
Non si tratta di essere a favore dell'aborto, ma contrari all'imposizione di una gravidanza per legge, e quindi difendere la legge 194.
Per una scelta genitoriale consapevole occorrono corsi di educazione sessuale  (che non ci sono), accesso libero ed informato alla contraccezione preventiva e d'emergenza (che non c'è), fondi (sostituiti da ingenti tagli) ai consultori. In questo modo si dovrebbe riuscire ad abbassare ulteriormente l'occorrenza di gravidanze e genitorialità non desiderate.

#SAVE194 nasce sul social network Facebook sulla scia dell'omonimo hashtag Twitter, e diventa, grazie alle innumerevoli adesioni, un evento reale che si sta concretizzando in presidi davanti ai Tribunali e nelle piazze
d'Italia. E' la risposta delle cittadine e dei cittadini alla discussione della Consulta Costituzionale in programma questo 20 giugno, ma soprattutto l'ennesimo atto di libertà e riaffermazione dei diritti delle donne in ordine all'attacco sistematico che stiamo subendo, e di cui movimenti, associazioni territoriali, e ovviamente la rete si
stanno occupando

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