Lo stato deve fare di più per proteggere le donne e impedire i femminicidi
In Italia le donne sono rappresentate come oggetti sessuali. Questa una delle principali critiche sollevate all’Italia dal Comitato delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) negli Stati che l’hanno ratificata.
Finalmente il Comitato CEDAW ha pubblicato le Raccomandazioni rivolte al Governo italiano. Una vera e propria strigliata per tutti i governi degli ultimi 30 anni, accusati di aver siglato l’accordo senza mai averlo nei fatti attuato. Nel comunicato ufficiale di Piattaforma Lavori in corsa: 30 anni CEDAW, si dichiara che adesso è necessario che “il Governo ascolti le raccomandazioni del Comitato ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna; le raccomandazioni rispecchiano moltissime delle criticità evidenziate nel nostro Rapporto Ombra e portate all’attenzione dei membri del Comitato a New York. La nostra Piattaforma si impegna fin d’ora a monitorare l’operato del Governo nel dare seguito alle raccomandazioni che gli sono state rivolte”.
Il testo completo delle raccomandazioni è disponibilequi.
Secondo le Nazioni Unite, in Italia persistono profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo della donna e sulle responsabilità che essa ha nella società e in famiglia. Complici le dichiarazioni pubbliche dei politici, che non fanno altro che incrementare tale profondo dislivello tra i sessi.
Tali stereotipi pongono le donne in una situazione di svantaggio, incidendo negativamente sulle scelte degli studi e della professione che esse vogliono intraprendere e diminuendo le possibilità di accesso ai “piani alti” del mercato del lavoro, della vita politica e del ‘decision-making’.
Altro capitolo è quello delle violenza contro le donne. Nonostante la nota positiva per l’adozione della legge 11/2009 che introduce il crimine di stalking, il Comitato esprime la propria preoccupazione per l’alto numero di violenze perpetrate su donne e bambine, per la mancanza di dati sulle violenze contro immigrate, Rom e Sinti e per la persistenza di attitudini socio-culturali che “condonano” la violenza domestica. In particolare, stupisce e preoccupa l’alto numero di donne uccise da partner o ex-partner, indice del fallimento dell’autorità nel suo fondamentale compito di protezione delle donne.
Ecco perché il Comitato ONU chiede al Governo di presentare entro due anni un rapporto sulle misure intraprese contro stereotipi e violenza di genere e raccomanda al nostro paese di adottare tutte le misure legali, amministrative, politiche ed educative necessarie a ridurre tali stereotipi. In particolare, le Nazioni Unite chiedono che lo Stato intervenga sulle immagini sessiste divulgate dall’industria della pubblicità e dai media, nelle quali donne e uomini sono spesso raffigurati in modo stereotipato.
Sul piano del mercato del lavoro, il Comitato rileva la costante disparità di salario e di trattamento tra uomini e donne e le scarse misure introdotte dallo Stato per conciliare vita e lavoro. In particolare, colpisce l’alto numero di madri che abbandonano il posto di lavoro dopo la nascita del figlio e la bassissima fruizione da parte dei padri italiani del congedo parentale (solo il 10%). Per questi motivi, tra le raccomandazioni fatte al Governo, si chiede che vengano introdotte urgentemente misure che incrementino il numero di donne impiegate e che portino all’abolizione sostanziale della pratica dei “dimissioni in bianco”.
Infine, il Comitato raccomanda di valorizzare e coinvolgere la società civile – e in particolare le associazioni di donne – nel cammino verso un’effettiva uguaglianza di genere nel nostro paese, attraverso consultazioni periodiche e trasparenti e la promozione di un dialogo costruttivo.
Tra le altre raccomandazioni che il governo sarà tenuto a seguire, tutte egualmente volte a dimostrare la totale assenza di provvedimenti in difesa delle donne e delle bambine vittime di violenza maschile era vero, vale la pena segnalare anche quella che riguarda i diritti delle donne e dei bambini in relazione all’affido condiviso e alla Pas (Parental Alienation Syndrome/Sindrome di Alienazione Genitoriale), rispetto sulla quale il comitato Cedaw (la chiama “dubbia teoria”) dice sostanzialmente che non può essere inclusa in nessuna legge giacché bisogna seguire parametri diversi (applicati in altri stati) di tutela sulla salute psicofisica di donne e bambini e in questo senso invitano a verificare e a documentarsi attraverso il reperimento di numerose fonti internazionali che dimostrano l’assoluta assenza di valore scientifico della Pas e il grande danno che ne deriva. Raccomandano perciò di seguire l’esempio di altre legislazioni in cui donne e bambini sono realmente salvaguardat*.
Cos’è la Cedaw?
Cedaw è la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women). E’ un accordo internazionale, onnicomprensivo e legalmente vincolante sui diritti delle donne steso dalle Nazioni Unite nel 1979. Comprende tutte le forme di discriminazione e promuove misure speciali per realizzare una società non discriminante.
La convenzione Cedaw pone l’ineguaglianza e la discriminazione contro le donne all’interno del contesto relativo alla povertà, alla razza, alla salute e alla rappresentazione politica, comprende inoltre la discriminazione che avviene all’interno delle mura domestiche. La convenzione Cedaw afferma nel preambolo che: “…è necessario un cambiamento nei ruoli tradizionali sia degli uomini sia delle donne, nella società e nella famiglia, per ottenere una perfetta uguaglianza fra uomini e donne.” Quando i governi firmano, o ratificano la convenzione Cedaw si vincolano ad una serie di impegni e azioni per eliminare la discriminazione contro le donne. L'Italia ha ratificato la CEDAW il 10 giugno del 1985 e aderito al Protocollo Opzionale il 29 ottobre del 2002.
L’associazione dei giuristi democratici e delle giuriste democratiche ha aperto nel 2009, a trent’anni della nascita della CEDAW, un blog dedicato per monitorarne l’effettiva attuazione in Italia. Nasce, dunque l’Osservatorio sulla attuazione della Cedaw in Italia che ha pubblicato a giugno di quest’anno il primo Rapporto Ombra sull’implementazione della convenzione nel nostro paese. E’ stato consegnato al comitato Cedaw della piattaforma “Lavori in corsa” e dunque inviato direttamente all’ONU. Nel rapporto sono descritte le condizione di discriminazione, abusi e violenza di donne, bambine, lesbiche, rom e sinti, migranti, madri, figlie, ex mogli, … e sono il risultato di un attentissimo lavoro di sintesi scientifica sulla enorme documentazione che le donne in Italia hanno prodotto in una lotta costante contro l’indifferenza e la totale disattenzione da parte delle istituzioni.
Riferimenti:
http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com
http://femminismo-a-sud.noblogs.org
Le.Chi. 4 agosto 2011
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