Niente di nuovo. Già il centrosinistra con i missili scandalistici di Repubblica aveva colpito Silvio Berlusconi sotto la cintura, aprendo le porte della sua alcova e mostrando al pubblico indignato le sue innumerevoli conquiste, a pagamento o meno. Avevano insomma puntato alle donne che lo circondavano - Noemi Letizia, D’Addario, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini - descrivendo un premier schiavo del sesso, dunque incapace di governare perché obnubilato dall’eros e dal viagra.
Con l’aggravante di regalare a queste donne - descritte come prostitute, arrampicatrici, opportuniste, aspiranti vallette - un seggio parlamentare, un ministero, un posto alla Rai. «Ciarpame», aveva tagliato corto Veronica Lario, poi finita sulla prima pagina di Libero a seno nudo, anche lei additata come una opportunista che aveva sposato Berlusconi per soldi.
Ora tocca a Fini, il traditore. Ai direttori del Giornale e di Libero, ma anche di altri media simpatizzanti come la rivista A di Maria Latella, basta ripercorrere la medesima strategia, ovvero cherchez la femme. La femme è Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera e madre dei suoi due ultimi figli. L’appartamento monegasco che un tempo era proprietà di Alleanza Nazionale ora pare non soltanto occupato da Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, ma addirittura arredato da Fini in persona.
Il Giornale da giorni chiede le dimissioni della terza carica dello Stato. Feltri ha voluto dimostrare che Fini, lungi dall’essere il campione della legalità, in realtà non è un politico specchiato.
Non è tutto. Nel giro di due giorni sono usciti abbondanti articoli su Tulliani che la descrivono come una poco di buono, una donna che finge amore per interesse, una ragazzotta semplice e focosa che passa da un letto all’altro.
In una intervista a Libero Luciano Gaucci afferma di avere donato almeno 20 milioni di euro alla ex fidanzata, pur sapendo che il suo non era vero amore ma puro arrivismo. Dice di avere avuto la certezza dei suoi tradimenti quando cominciò a vederla arrivare a casa accompagnata ogni giorno da uomini diversi. Il Giornale riporta una ammissione dello stesso Berlusconi: Tulliani avrebbe fatto carte false per sedersi accanto a lui nelle cene di Palazzo Grazioli, probabilmente nella speranza di ricevere in cambio dei privilegi. Infine ecco la rivelazione di quel galantuomo di Vittorio Sgarbi: anche lui, dice, ha frequentato l’attuale compagna di Fini, e tira in ballo persino Ignazio La Russa, che però smentisce.
In un lungo articolo sul Giornale, Sgarbi si scervella ironicamente per capire come mai un uomo unanimemente considerato serio e misurato come il presidente della Camera abbia potuto accettare di farsi «occupare militarmente» da una donna non troppo intelligente e nemmeno furba, insomma da una di quelle donne che normalmente i politici si portano a letto senza impegno. Una «segnalata come una curva», ovvero nota nell’ambiente per saltare da un potente all’altro alla ricerca spasmodica di notorietà. Nel caso di Sgarbi, lo avrebbe frequentato soltanto per ricevere la tessera Freccia Alata dell’Alitalia.
Può un presidente della Camera farsi traviare da una prostituta di basso rango come questa? “Vi dico che solo Fini poteva cascarci”, è il titolo dell’articolo. Che si conclude così: «Da questa vicenda Gianfranco esce come un ingenuo, inadeguato a misurarsi con le realtà complesse e difficili della politica».
La colpa di Fini non è quella di avere frequentato una donna facile come Tulliani, bensì quella di essersene innamorato. Che sprovveduto. Mentre Berlusconi e la sua corte di uomini costantemente in erezione si tuffano nei corpi delle cortigiane, sapendo bene che quelle sono cortigiane, il leader di Futuro e Libertà ha commesso la leggerezza imperdonabile di farsi dominare da una ragazza così evidentemente interessata al suo potere.
Il punto, però, è un altro. Come con D’Addario e Noemi e tutte le altre, la strategia mediatica dello sputtanamento mira a dipingere Tulliani come una meretrice da basso impero, buona per una notte. Il problema non è se questo sia vero, non è la diffamazione. Il problema, ancora una volta, è l’immagine delle donne che emerge da questo squallido cinepanettone. Sapevamo che per Berlusconi le donne sono oggetto. Ora, con Sgarbi, viene esplicitato tutto il disprezzo maschile per queste donne “da bordello”.
Che il centrosinistra la pensi nello stesso modo è evidente: nei giornali di questi giorni si alzano le difese per Gianfranco Fini, colpito anche lui sotto la cintura. Ma nessuno osa ribellarsi allo sciacallaggio sessista nei confronti di Elisabetta Tulliani.
Laura Eduati
tratto da www.liberazione.it
16 agosto 2010
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