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Livorno e l'omosessualità: paura e delirio alla proiezione di Milk

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milk.jpgSpesso succede che le persone vadano al cinema senza avere la minima idea del film in proiezione, o dopo una affrettata lettura del titolo e delle note di presentazione. Una situazione che molto probabilmente accumunava diversi spettatori che hanno assistito sabato 25 luglio alla proiezione del film “Milk” al cinema Ardenza. A parte quelli che vanno al cinema estivo per stare al fresco e si informano del titolo una volta trovato un posto, più o meno tutti i presenti erano a conoscenza che il film parlasse “di qualcuno che lottava per i diritti”. Forse il titolo ha fatto pensare a qualche battagliero sindacalista di un’azienda di latte, sicuramente, come hanno esclamato tre signore ardenzine non pensavano a uno che lottasse “per quei diritti lì”. Ma cerchiamo si essere più chiari. Sabato 25 luglio, Livorno (il famoso “porto franco”), Toscana (quella di Pietro Leopoldo), Italia (dove chi governa è solo “l’utilizzatore finale”), sugli schermi del cinema estivo  Ardenza è in programma “Milk”, il lungometraggio di Gus Van Sant, premiato da due premi Oscar, che racconta la storia di Harvey Milk, il primo attivista gay dichiarato a ricoprire una carica istituzionale negli Stati Uniti. Il film, con interpreti di primo piano come Sean Penn nel ruolo di Harvey Milk, ripercorre il clima a cavallo tra gli anni ’60 e ‘70 negli Stati Uniti, dove gli omosessuali sono duramente repressi in tutte le loro manifestazioni pubbliche. Il film non a caso si apre con immagini di repertorio che mostrano le retate della polizia nei bar frequentati dai gay. In questo contesto appare la figura di Harvey Milk, giovane omosessuale che come tanti in quel periodo decide di trasferirsi con il proprio compagno a San Francisco (1972) e apre un negozio di fotografia nel quartiere di Castro. Si racconta la storia d’amore della coppia, la vita del quartiere e la presa di coscienza politica di Milk, deciso a candidarsi a una carica istituzionale della città per salvaguardare i diritti negati alla comunità LGBT (Lesbiche-Gay, Bisex, Transessuali). Dopo appena una ventina di minuti dall’inizio del film, una coppia di mezza età, un uomo e una donna, seduti nella fila avanti alla nostra si alzano e se ne vanno. Forse si sono scordati qualcosa in macchina o in motorino e torneranno tra poco, penso. Decisamente no. A metà del primo tempo, il silenzio che solitamente si deve a una proiezione è interrotto dai lamenti di un trio di signore. Mi incuriosisco e insieme ad altri intercetto le loro conversazioni. “Sono schifata” commenta una. “E io disgustata” risponde un’altra. “Sarebbe da andare via” conclude l’ultima. Detto fatto. Alla fine del primo tempo le tre madame si avviano all’uscita. L’organizzatrice della serata si scusa con le vecchie compagne. “Mi dispiace avervi portato a vedere una cosa del genere. Avevo letto che era un film sui diritti, ma un pensavo mica per quei diritti lì. Certe cose se le facciano privatamente a casa loro”. E via a trascinare le gambe verso l’uscita. Dopo l’intervallo il film riprende. Milk diventa consigliere, il movimento a suo sostegno cresce (nel 1977 nella Contea di Miami-Dade, in Florida, fu approvato un decreto che proibiva ogni tipo di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale) così come la sua opposizione, guidate dall’ala estrema del cattolicesimo. La partita per il movimento si gioca sulla “Proposition 6”una legge che avrebbe permesso di licenziare gli insegnanti sulla base dei loro orientamenti sessuali, sostenuta dal senatore John Briggs e supportata dal tour propagandistico della cantante Anita Bryant. La vita sentimentale di Harvey Milk ha subito dei cambiamenti. Il suo fidanzato dai tempi di New York non lo ha seguito nell’ennesima avventura elettorale e ora Milk ha trovato un nuovo compagno, giovane ma alquanto problematico. L’Arena Ardenza nel frattempo fa registrare altri quattro rumori di seggiole che si ripiegano: due coppie, all’apparenza giovani, in momenti diversi tra loro, lasciano il cinema per un totale stimabile di nove persone che non hanno voluto terminare la visione del film. Non avevo mai vissuto una scena simile in tanti anni di frequentazione di cinema. Non a caso nell’ultimo numero cartaceo di Senza Soste, in occasione dell’anniversario di Stonewall del ’69 (la prima rivolta degli omosessuali), è stata proposta un pagina sulla storia del movimento LGBT e un’intervista al presidente della neonata associazione livornese “Il Faro” che intende occuparsi sul nostro territorio delle dinamiche legate ai diversi orientamenti sessuali (accettazione, pregiudizi, monitoraggio, iniziative). Che questa città dimostri delle difficoltà in questo ambito è cosa nota seppur poco segnalata. Un inchiesta del 2004 del sito gay.it rivelava che Livorno è al primo posto in Toscana tra le città “omofobe”. In città si parla un linguaggio sessista consolidato e per strada nessuna coppia non eterosessuale appare libera di manifestare i propri sentimenti, tanto da far dire a qualcuno che “a Livorno non ci sono i gay”. Un città che non rispetta i diritti fondamentali delle persone sbaglia a celebrarsi continuamente come portatrice eletta di determinati valori. Certe conquiste si rinnovano col tempo. Le scene patetiche a cui ho assistito durante la proiezione di “Milk” dimostrano che c’è un ritardo enorme sulla percezione degli orientamenti sessuali e una scarsa confidenza a stare a contatto con una diversa normalità. C’è solo da augurarsi che il problema emerga  e “possa anche distruggere tutte le porte dietro le quali ci si nasconde“. Cominciamo ad occupare di questi contenuti le scuole e magari a proiettarvi “Milk”. E se bambini e ragazzi saranno “disgustati”, agli adulti il compito, fin ora eluso, di pulire i pavimenti.
 
27 luglio 2009
 
Per Senza Soste, Orlando Santesidra
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