Gli ultimi aggiornamenti sulle iniziative in solidarietà a Joy e le altre donne migranti recluse
La notizia è ormai ufficiale: Joy e Debby sono state trasferite da Como rispettivamente a Modena e Torino, Priscilla da Mantova a Corelli, Hellen e Florence da Brescia sono finite a Ponte Galeria (Roma). Joy è stata prelevata (sequestrata) la notte tra giovedì e venerdì scorso e trasferita al CIE di Modena che, guarda caso, è l'unico centro in Italia in cui è vietato ai reclusi il possesso del telefono cellulare.
Dopo aver scontato la pena di circa sette mesi (condannate a seguito della rivolta di via Corelli di agosto), Joy, Debby, Florence, Hellen e Priscilla sono state scarcerate nella notte, per evitare i presidi annunciati fuori dai carceri di Como, Mantova e Brescia. Non hanno però ottenuto la libertà: sono finite nei famigerati centri di identificazione ed espulsione di Modena, Milano, Torino e Roma. Almeno una di loro, Joy, aveva già rischiato di essere stuprata nel Cie di via Corelli.
Incurante della campagna mediatica di sostegno alle donne immigrate e soprattutto delle denunce di violenze sessuali fatte dalle immigrate in questione, la macchina repressiva pare piuttosto preoccupata di portare avanti la sua vendetta.
Lo scorso venerdì, i/le compagni/e intervenuti fin dall'alba per reclamare la liberazione delle ragazze hanno quindi deciso di proseguire la mobilitazione, collegandosi direttamente allo stato di agitazione che sta prendendo corpo all'interno dei CIE stessi.
Lo stesso giorno, decine di solidali si sono radunati da mezzogiorno sotto il Cie di via Corelli, dando vita ad un rumorosissimo presidio, tenuto a distanza dalla polizia che ha chiuso la strada che porta al Centro.
Dopo circa due ore di battitura sui guard-rail, i solidali hanno improvvisato un breve corteo spiegando a passanti e automobilisti le ragioni della protesta.
Anche avanti al Cie di Modena si è svolto un presidio in solidarietà con Joy al quale han partecipato circa una quarantina di compagni/e. Tre ore di discorsi, slogan e battiture ai quali i/le reclusi/e han risposto calorosamente.
In serata a Torino cinquanta solidali si sono raccolti fuori dalle mura del Cie di Corso Brunelleschi per esprimere il loro sostegno a Debby e a tutti/e i/le reclusi/e del centro in sciopero della fame. Musica, battiture e fuochi d'artificio accendono gli animi dei prigionieri/e, che cominciano ad urlare e a salutare con forza ed entusiasmo. Dopo un po', da oltre il muro, si vede salire una colonna di fumo denso: sono materassi che bruciano. Intorno alle 23.00, prima di sciogliere il presidio, i manifestanti bloccano per una decina di minuti circa via Monginevro con uno striscione in "solidarietà con chi si ribella nei Cie".
Parallelamente alle iniziative fuori, stanno partendo anche delle mobilitazioni all'interno dei Centri. A Milano le recluse hanno rifiutato il pranzo gettandolo a terra, a Roma e Bari dall'inizio di questa settimana una parte dei reclusi è in sciopero della fame, e pure a Torino - dove il Centro oramai è raddoppiato e dove Abdel Aziz e un altro recluso sono già in lotta da una settimana - si sono uniti alla protesta.
La notizia è ormai ufficiale: Joy e Debby sono state trasferite da Como rispettivamente a Modena e Torino, Priscilla da Mantova a Corelli, Hellen e Florence da Brescia sono finite a Ponte Galeria (Roma). Joy è stata prelevata (sequestrata) la notte tra giovedì e venerdì scorso e trasferita al CIE di Modena che, guarda caso, è l'unico centro in Italia in cui è vietato ai reclusi il possesso del telefono cellulare.Dopo aver scontato la pena di circa sette mesi (condannate a seguito della rivolta di via Corelli di agosto), Joy, Debby, Florence, Hellen e Priscilla sono state scarcerate nella notte, per evitare i presidi annunciati fuori dai carceri di Como, Mantova e Brescia. Non hanno però ottenuto la libertà: sono finite nei famigerati centri di identificazione ed espulsione di Modena, Milano, Torino e Roma. Almeno una di loro, Joy, aveva già rischiato di essere stuprata nel Cie di via Corelli.
Incurante della campagna mediatica di sostegno alle donne immigrate e soprattutto delle denunce di violenze sessuali fatte dalle immigrate in questione, la macchina repressiva pare piuttosto preoccupata di portare avanti la sua vendetta.
Lo scorso venerdì, i/le compagni/e intervenuti fin dall'alba per reclamare la liberazione delle ragazze hanno quindi deciso di proseguire la mobilitazione, collegandosi direttamente allo stato di agitazione che sta prendendo corpo all'interno dei CIE stessi.
Lo stesso giorno, decine di solidali si sono radunati da mezzogiorno sotto il Cie di via Corelli, dando vita ad un rumorosissimo presidio, tenuto a distanza dalla polizia che ha chiuso la strada che porta al Centro.
Dopo circa due ore di battitura sui guard-rail, i solidali hanno improvvisato un breve corteo spiegando a passanti e automobilisti le ragioni della protesta.
Anche avanti al Cie di Modena si è svolto un presidio in solidarietà con Joy al quale han partecipato circa una quarantina di compagni/e. Tre ore di discorsi, slogan e battiture ai quali i/le reclusi/e han risposto calorosamente.
In serata a Torino cinquanta solidali si sono raccolti fuori dalle mura del Cie di Corso Brunelleschi per esprimere il loro sostegno a Debby e a tutti/e i/le reclusi/e del centro in sciopero della fame. Musica, battiture e fuochi d'artificio accendono gli animi dei prigionieri/e, che cominciano ad urlare e a salutare con forza ed entusiasmo. Dopo un po', da oltre il muro, si vede salire una colonna di fumo denso: sono materassi che bruciano. Intorno alle 23.00, prima di sciogliere il presidio, i manifestanti bloccano per una decina di minuti circa via Monginevro con uno striscione in "solidarietà con chi si ribella nei Cie".
Parallelamente alle iniziative fuori, stanno partendo anche delle mobilitazioni all'interno dei Centri. A Milano le recluse hanno rifiutato il pranzo gettandolo a terra, a Roma e Bari dall'inizio di questa settimana una parte dei reclusi è in sciopero della fame, e pure a Torino - dove il Centro oramai è raddoppiato e dove Abdel Aziz e un altro recluso sono già in lotta da una settimana - si sono uniti alla protesta.
tratto da www.infoaut.org
16 febbraio 2010
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