Si è svolto quest'oggi il Palermo Pride 2011. Iniziativa giunta alla sua seconda edizione e che è riuscita, con il successo di quest'anno, a consacrarsi come evento sentito e voluto dalla città. La risposta largamente positiva è infatti evidente sia nella enorme street-parade, con undici carri e con la partecipazione di oltre 5000 persone in piazza nonostante la pioggia di quest'oggi, sia nelle presenze numerose ed assidue a tutte le fasi di organizzazione e lancio della giornata.
Una giornata gioiosa che come tale è stata accolta e vissutada tutta la città che ha salutato con simpatia e partecipazione la parade durante tutto il suo lungo percorso per il centro cittadino. Una parade che ha attraversato quartieri popolari ed i corsi eleganti dello shopping cittadino riuscendo ad essere ovunqueparte integrante del panorama metropolitano e riuscendo a comunicare positivamente coll'intero tessuto cittadino.
Il clima di queste giornate non è però sufficiente a cancellare una realtà quotidiana fatta di profondi e radicati schemi sessisti ed omofobi che pervadono la società italiana così fortemente condizionata dai diktat della chiesa Cattolica e di un apparato istituzionale retrivo ed ipocritamente bigotto.
La coerente traduzione nel campo della "morale pubblica" delle politiche d'austerity messe in campo per "combattere" la crisi (politiche ad un tempo economiche e di controllo sociale e.g., fabbrica Italia di Marchionne) è infatti la recrudescenza del disprezzo verso le "devianze" sessuali e più in generale l'imposizione di una morale sessuale, che sempre più spesso e con sempre maggiore forza tenta di farsi legge, che costringe le donne al ruolo di mere riproduttrici oppure, specularmente, all'utilizzo del proprio corpo come strumento da mettere a profitto, assecondando così meccaniche che, oltre le superficiali apparenze, sono, infine, assai simili.
Considerato tutto questo il Pride non può che iscriversi in quel vasto ed ampio spettro di risposte che studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori, disoccupate e disoccupati, precarie e precari hanno dato e stanno dando, fino alle rivoluzioni nordafricane che stanno ora cominciando a riprodursi anche nella vecchia europa, ad un sistema da cui emanciparsi, contro cui rivoltarsi.
Ascolta l'intervista con Daniela
tratto da www.infoaut.org
22 maggio 2011
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