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Pride 2009 contro l'omofobia, scontri in Polonia e in Russia

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Nella foto, l'aggressione all'attivista inglese Peter Tatchell a Mosca
 
Sabato 16 maggio, nel corso delle manifestazioni che si sono svolte in alcune città europee in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia, si sono registrati episodi di intolleranza e di violenza nei confronti del mondo glbtq, sceso in piazza sfidando divieti e provocazioni per rivendicare parità di diritti e libertà.
In Polonia, una persona è rimasta ferita, altre venti sono state arrestate negli scontri con la polizia nella città di Cracovia, dove un gruppo di persone ha aggredito violentemente i partecipanti al Gay Pride, nel tentativo di bloccare la loro marcia attraverso il centro della città. Grazie alla determinazione dei manifestanti, il corteo è riuscito comunque a sfilare, mentre la polizia ha cercato di disperdere gli aggressori che se identificati, rischiano fino a due anni di reclusione.

E' andata ancora peggio in Russia, dove la polizia è intervenuta a Mosca per disperdere una marcia di protesta contro l'omofobia organizzata in concomitanza con la finale dell'Eurofestival canoro che si teneva nella capitale russa. Un centinaio di partecipanti della manifestazione e altrettanti giornalisti russi e stranieri si erano radunati in due punti di Mosca - alle Collina dei passeri e vicino alla piazza Pushkin - ma non appena i manifestanti hanno spiegato bandiere arcobaleno e striscioni con su scritto "L'omofobia è una vergogna per la Russia" e "Diritti uguali per tutti", sono entrati in azione agenti delle forze speciali antisommossa della polizia, che hanno fermato trenta attivisti, tra cui almeno cinque rappresentanti stranieri, dall'Olanda, dalla Germania, dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti. Tra i fermati anche l'attivista britannico Peter Tatchell.
Se il Pride era stato vietato, le istituzioni locali e la polizia avevano invece autorizzato la contromanifestazione organizzata da gruppi nazionalisti e religiosi. «Questo dimostra che il popolo russo non è libero», ha urlato Tatchell denunciando il suo arresto, mentre veniva portato via dalla polizia. E più tardi, parlando con la BBC, ha denunciato «il modo in cui la polizia è intervenuta con violenza per disperdere la manifestazione pacifica» definendolo «il segnale di una deriva autoritaria che incide su tutti i russi». Tra le persone fermate anche l'organizzatore della protesta, l'attivista Nikolai Alexeyev, che ha voluto mandare avanti la marcia malgrado il divieto imposto dalle autorità (il sindaco di Mosca Yuri Luzkhov ha definito le parate gay "sataniche") - per approfittare della finale del concorso Eurovision, molto seguito in Russia, e dare maggiore risalto alla protesta della comunità gay in Polonia.

Negli ultimi anni le autorità di Mosca, appoggiate dalla Chiesa ortodossa russa e dai movimenti tradizionalisti dei cosacchi avevano sempre negato il permesso per le manifestazioni del Gay Pride.
La Russia ha continuato a considerare l'omosessualità un crimine fino al 1993, mentre ha cessato di considerarla una malattia mentale solo dal 1999. Anche ieri infatti nessun leader dei partiti democratici e liberali del Paese ha voluto partecipare alla manifestazione contro l'omofobia, mentre numerosi ultrà ortodossi nazionalisti, vestiti in divise nere, hanno cercato di prendere a calci i manifestanti del Pride, mentre venivano arrestati e caricati sui bus della polizia.

tratto da www.infoaut.org
18 maggio 2009

 

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