
In Polonia, una persona è rimasta ferita, altre venti sono state arrestate negli scontri con la polizia nella città di Cracovia, dove un gruppo di persone ha aggredito violentemente i partecipanti al Gay Pride, nel tentativo di bloccare la loro marcia attraverso il centro della città. Grazie alla determinazione dei manifestanti, il corteo è riuscito comunque a sfilare, mentre la polizia ha cercato di disperdere gli aggressori che se identificati, rischiano fino a due anni di reclusione.
E' andata ancora peggio in Russia, dove la polizia è intervenuta a
Mosca per disperdere una marcia di protesta contro l'omofobia
organizzata in concomitanza con la finale dell'Eurofestival canoro che
si teneva nella capitale russa. Un centinaio di partecipanti della
manifestazione e altrettanti giornalisti russi e stranieri si erano
radunati in due punti di Mosca - alle Collina dei passeri e vicino alla
piazza Pushkin - ma non appena i manifestanti hanno spiegato bandiere
arcobaleno e striscioni con su scritto "L'omofobia è una vergogna per
la Russia" e "Diritti uguali per tutti", sono entrati in azione agenti
delle forze speciali antisommossa della polizia, che hanno fermato
trenta attivisti, tra cui almeno cinque rappresentanti stranieri,
dall'Olanda, dalla Germania, dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti. Tra
i fermati anche l'attivista britannico Peter Tatchell.
Se il Pride era stato vietato, le istituzioni locali e la polizia
avevano invece autorizzato la contromanifestazione organizzata da
gruppi nazionalisti e religiosi. «Questo dimostra che il popolo russo
non è libero», ha urlato Tatchell denunciando il suo arresto, mentre
veniva portato via dalla polizia. E più tardi, parlando con la BBC, ha
denunciato «il modo in cui la polizia è intervenuta con violenza per
disperdere la manifestazione pacifica» definendolo «il segnale di una
deriva autoritaria che incide su tutti i russi». Tra le persone fermate
anche l'organizzatore della protesta, l'attivista Nikolai Alexeyev, che
ha voluto mandare avanti la marcia malgrado il divieto imposto dalle
autorità (il sindaco di Mosca Yuri Luzkhov ha definito le parate gay
"sataniche") - per approfittare della finale del concorso Eurovision,
molto seguito in Russia, e dare maggiore risalto alla protesta della
comunità gay in Polonia.
Negli ultimi anni le autorità di Mosca, appoggiate dalla Chiesa
ortodossa russa e dai movimenti tradizionalisti dei cosacchi avevano
sempre negato il permesso per le manifestazioni del Gay Pride.
La Russia ha continuato a considerare l'omosessualità un crimine fino
al 1993, mentre ha cessato di considerarla una malattia mentale solo
dal 1999. Anche ieri infatti nessun leader dei partiti democratici e
liberali del Paese ha voluto partecipare alla manifestazione contro
l'omofobia, mentre numerosi ultrà ortodossi nazionalisti, vestiti in
divise nere, hanno cercato di prendere a calci i manifestanti del
Pride, mentre venivano arrestati e caricati sui bus della polizia.
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