Giuseppe Vece, l’assessore che può affondare la giunta Nogarin

codeQuanto contano gli spot per mantenere a galla il consenso verso una giunta? Poco, al massimo servono per tenere la coesione interna di una maggioranza mentre il consenso complessivo sfuma. Quanto contano i dettagli della vita quotidiana, veicolati sui social media, per affossare il consenso di una giunta? Molto. Certo, per andarli a cercare ci vuole un minimo di metodo. Ci sono consiglieri comunali, o sostenitori di liste elettorali, che postano buche, cantieri o peggio (c’è chi ha fotografato deiezioni dei cani ma si tratta dell’entusiasmo del neofita che, volando fino al giorno prima nei cieli fatati dell’etica, ha scoperto l’importanza dei piedi per terra). Insomma, bisogna saper entrare nel problema urbano che fa il giusto scalpore, quello che intercetta l’elettorato per il quale ciò che avviene a livello di marciapiede è essenziale per misurare il polso del governo della città.

In questo senso –sommati al caso Odeon e ai tre giorni senza acqua- le scelte dell’allora assessore Bettini hanno contribuito, e non di poco, a far scemare il consenso del centrosinistra. Tra alcune barriere in piazza Cavour, post Veceprontamente rimosse dalle persone, le rotatorie di viale Nazario Sauro (che, poco dopo l’inaugurazione, sono state teatro di due incidenti mortali), le questioni più complessive di viabilità cittadina, la questione della sincronizzazione dei semafori etc. di consenso Bettini è riuscito a portarne via tanto al centrosinistra. Per non parlare della stagione delle ondate di multe estive sul viale Italia. Sanzioni sicuramente corrette dal punto di vista legislativo ma quando chi è multato, e percepisce di esserlo stato ingiustamente, diventa elettore, cominciano i problemi. Certo, nessuno vuol dire che il governo della mobilità sia facile, e nemmeno solo questione di competenza vista la complessità materiale della macchina amministrativa e dei problemi da regolare, ma tra saper stare in quel ruolo e non saperci stare passa una enorme differenza di consenso. Specie quando la mobilità diviene un metro essenziale di valutazione di una giunta e riguarda la microfisica del vivere urbano, dalla consegna delle merci, al trasporto pubblico, alla semplice gita sul mare. Oggi, specie con i social media, su questo piano, meno di altri, gli spot non funzionano. Le foto degli ingorghi recenti, scattate sul posto, sono circolate tanto e così spontaneamente da rendere impossibile un qualche effetto annuncio del comune che calma le acque. E qui forse sarebbe meglio che Vece si rendesse conto che i post su Facebook che fa, sulla viabilità fluida perché lenta, non sortiscono alcun effetto pedagogico sulla cittadinanza. Al contrario.

Infatti, un primo elemento importante, in quel ruolo, è saper stare al pubblico. Bettini riceveva alte lamentazioni da parte delle associazioni di categoria, l’ACI ad esempio, proprio per l’assenza di capacità diplomatica. L’attuale assessore, Vece, pare proprio teorizzare la distanza dalla cittadinanza. Come quando ha scritto ad un’associazione territoriale, sulla vicenda dei parcheggi a pagamento, e della pista ciclabile, sul viale Italia, sostenendo che le decisioni sono prese, tra ingegneri e tecnici comunali, e siccome sono prese in nome della sicurezza sono indiscutibili.  Ma mettiamo da parte lo stupore verso chi è convinto di agitare la parola “sicurezza” come uno stregone che invoca riti magici, per calmare la tribù, quando di fronte a questi riti tutti scuotono la testa perché non ci crede più nessuno.

Qui, nel comportamento del Vece, ci sono tre gravi errori politici. Due sono a danno della città, uno della sua giunta. Il primo sta nel fatto che dopo anni, per non dire qualcosa di più, di scelte dall’alto (o “concertate” tra portatori di interesse) sulla mobilità e il trasporto pubblico, c’è bisogno di un reale coinvolgimento dal basso. Non solo di comitati e di portatori di interesse ma anche di far crescere il sapere specializzato, per poi disseminarlo sugli attori sociali, su questi temi. Contrapporre le scelte degli “ingegneri” e  “degli uffici” con le esigenze espresse dal territorio, oltre a far circolare il mito di un tecnicismo che è resistente quanto la cera col fuoco, non porta a migliorare la viabilità né dal punto di vista sociale né economico.  Il secondo è che, questo comportamento, è il miglior spot per i nemici della mobilità sostenibile per i fan dell’automobile sopra il marciapiede. Basta vedere l’intervista, sulla stampa locale, ai cittadini di via Magenta che invocano il ritorno dell’auto nelle loro zone. Quanto più le scelte appaiono prese lontano dai livornesi tanto più la mobilità sostenibile, in nome della quale si fanno le scelte, appare un nemico della città. Il problema della giunta, portato dal Vece (l’assessore col rating più basso nella stampa locale nell’ultima valutazione), è evidente: non si possono fare scelte da decisionista isolato dalla città quando si fa parte di un movimento che ha una dote elettorale attorno al 20 per cento, non ha rapporti reali con i corpi intermedi della città, poca dimestichezza con la vita reale del territorio, si barrica su facebook e non ha fatto una scelta, che sia una, che sia stata capita dalla cittadinanza.  Un minimo di concertazione riuscita sul territorio, quando hai contro il giudizio sul traffico, non basta: alla fine, come accaduto al centrosinistra, l’affossamento dell’esperienza di governo pentastellato se non è garantito è fortemente probabile. E non sarebbe che la logica conseguenza di un voler fare da soli che quando hai il sessanta per cento, come ha avuto il centrosinistra, ha un senso mentre, altrimenti, è solo controproducente.

Poi basta parlare con i livornesi. Sia quelli che vivono in città 24 ore su 24 che quelli che tornano, causa lavoro, o la sera o dopo giorni o settimane. Ingorghi, code, problemi di ogni genere, difficoltà di parcheggio, di orientamento. Certo, c’è tanta percezione personale nel disagio ma una città non la paghi dicendo “hanno deciso gli ingegneri”. Oltretutto alla prima occasione, visto il ruolo strategico della mobilità nella formazione del consenso, ti punisce elettoralmente.

posteggio via MayerCerto, come abbiamo già detto nell’articolo precedente dedicato alla mobilità, noi restiamo dell’opinione che la celerità, e l’estensione di certi provvedimenti sia legata al ruolo di assessore aggiunto al bilancio che l’assessore al traffico ormai, non solo certo a Livorno, ha assunto. Purtroppo quando si chiede la reale portata finanziaria delle politiche su multe, stalli blu e parcheggi (solo gli oltre 12.000 stalli blu previsti hanno un impatto sia urbanistico che finanziario) si tende a glissare. Eppure il costo, economico, delle scelte lo vediamo, il piano complessivo della mobilità sostenibile no. Mentre il bilancio consolidato triennale è già stato approvato. E, diciamola tutta, non si può continuare a chiedere “che ore sono” (ovvero quanto pesano le politiche sui parcheggi e multe nell’attivo di bilancio) e sentirsi ripetere “cipolle” (ovvero sentire parlare di mobilità e di sicurezza). Non si possono continuare a fare spot, bisogna rendicontare sulla reale portata dei provvedimenti che si prendono. Visto anche che la privatizzazione dei parcheggi, con gli spazi blu, è un provvedimento che è destinato ad incidere ben oltre il periodo di questa consiliatura.

E se dobbiamo parlare di mobilità, lasciando un attimo gli ingegneri al loro legittimo posto, ci sono alcune elementari questioni individuate dalla sociologia urbana di questi anni che, a regola, sarebbero anche un problema politico. La prima è che la dispersione degli insediamenti (si guardi al decentramento che uffici, servizi e anche offerte commerciali che ha pienamente investito anche Livorno dagli anni ’90) ha portato con sé una nuova, permanente domanda di mobilità. Una mobilità differenziata che non può essere vista in un solo modo (es. solo con l’ottica del traffico lento o di quello veloce, del mezzo pubblico o privato) e che richiede interventi di ristrutturazione che riescono solo se condivisi. E questo è un problema in un territorio dove, a questa domanda differenziata, si sommano tutte le domande legate alla mobilità portuale. Su questo se la giunta pensa di pagare i livornesi sugli spot sul traffico lento, sul turismo, e sul decisionismo degli uffici, riesce solo ad inimicarsi la parte, oltretutto maggioritaria, di città che, giocoforza, vive altri generi di mobilità. E che ha bisogno di risposte certe e condivise. La bicicletta, in una città come Livorno, è un bene prezioso ma, ad esempio, garantire una mobilità sostenibile per anziani, per un certo tipo di pendolari e di trasporto commerciale non può passare dalla bicicletta. Certo, far passare il tutto dal punto di vista della riduzione delle emissioni inquinanti è molto difficile. Ma c’è una regola che, a livello urbano, vale più che nell’astratta dimensione politica: quando cerchi di governare i processi essendo in forte minoranza esci presto di scena.

C’è poi l’altra questione ben individuata: la nuova differenziazione della mobilità genera nuove forme di disuguaglianza sociale associate sia alla diversa distribuzione territoriale dei beni e dei servizi sia alle disuguali condizioni che ne consentono l’accesso agli attori sociali. È inutile che l’assessore posti articoli da blog dove si parla di funivie o dei danni del parcheggio gratuito. Troppo facile. Una città come la nostra non è la periferia bene di Londra dove ci si possono permettere spese stellari di parcheggio o di tassa per entrare in città. Una manovra sul traffico è, prima di tutto, una manovra finanziaria. Che impone tasse indirette, le peggiori perché hanno la stessa parcheggio macchinettatariffa indifferenziata qualsiasi reddito si abbia, che vanno a toccare le fasce sociali con minore disponibilità di spesa. E questo in una città, il M5S ha vinto per questo, in crisi economica epocale. Quindi la sostenibilità di cui, con certi provvedimenti, si parla di meno è quella economica. L’assessore preso sul serio è quello che parla di mobilità finanziaria sostenibile per le fasce di reddito in difficoltà (il grosso della cittadinanza): Ed è questo tema che, basta andare a giro in città, tocca il maggior punto di dissenso. Ecco che l’esigenza finanziaria delle manovre di bilancio tocca proprio la cittadinanza che meno può sostenere questo sforzo. E, anche se non soprattutto questa, è una problematica che non si può usare contro una parte significativa di città.

In questa sede non si è mai toccata la dichiarazione di Vece sulla funivia a Livorno. Un boomerang di immagine ma, probabilmente, un brand nazionale visto che la Raggi ha parlato di funivia a Roma sia prima che dopo le elezioni. A noi non interessa sapere cosa ci sia dietro certe dichiarazioni, legittime quanto discutibili. Ci interessa indicare, e accade anche a Roma, che il M5S applica sui territori un format del governo della microfisica urbana che sembra proprio diretto verso il binario morto.

redazione, 17 marzo 2017

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