Guardare oltre. La campagna associativa 2017 di Senza Soste

manifesto-ss-2017Come ogni anno a dicembre inizia la nostra campagna associativa per sostenere Senza Soste e ricevere il giornale mensile a casa. Quest’anno però abbiamo anche un paio di novità. Il 2017 lo affronteremo con il giornale a colori, come avete già potuto vedere negli ultimi 3 numeri usciti, e con il sito nuovo.

Altra novità, la possibilità di sostenerci tramite donazioni o la richiesta di associazione per ricevere il nostro cartaceo a casa, tramite prepagata o servizio PayPal. In questo modo potremo verificare più velocemente chi sono i nuovi associati e fornire un servizio migliore. Scriveteci e contattateci perché Senza Soste è uno strumento a disposizione di tutti coloro che vogliono fare qualcosa per la collettività. Naturalmente rispettando i principi e le regole che ci siamo dati e che descriviamo qui sotto.

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Associati a Senza Soste, sostieni l’informazione indipendente! Campagna associativa 2017

Se il 2016 è stato l’anno in cui abbiamo festeggiato i nostri 10 anni di attività, anche il 2017 si presenta come un anno importante e di novità. Il nostro giornale cartaceo è diventato a colori e abbiamo lanciato in rete la nuova versione del nostro sito senzasoste.it. Per proseguire nella nostra attività di informazione indipendente abbiamo bisogno che il sostegno di chi ci legge continui a non mancare, ecco quindi le indicazioni per aiutare Senza Soste anche nel prossimo anno.

Per rinnovare il sostegno o per associarsi ex novo basta effettuare il pagamento (20 euro quota minima) tramite bollettino postale intestato a “Associazione culturale Senza Soste” (conto corrente n. 86830122), inserendo i propri dati anagrafici e come causale QUOTA ASSOCIATIVA 2017, oppure tramite bonifico bancario (codice IBAN: IT67 V076 0113 9000 0008 6830 122). Associandosi (è possibile farlo in ogni momento dell’anno) si ricevono 12 numeri del nostro giornale cartaceo mensile direttamente a casa. Per qualsiasi necessità di chiarimenti, spiegazioni o comunicazioni integrative (ad esempio l’indirizzo al quale dovrà essere spedito il giornale nel caso in cui questo sia diverso rispetto a quello indicato sul bollettino o sul bonifico) basta contattarci al nostro indirizzo mail info@senzasoste.it. Per conoscere le altre modalità con le quali è possibile sostenerci, vi invitiamo a visitare la sezione “Sostienici” del nostro nuovo sito.

Ma cos’è Senza Soste?

Siamo una redazione di attivisti livornesi che, in maniera autofinanziata, gestiscono questo strumento di informazione indipendente su temi locali, nazionali e internazionali. Un progetto (nato nel 2005) che si articola nelle sue varie declinazioni: giornale cartaceo mensile, sito web, pagina Facebook, pagina Twitter, canale YouTube.

Senza Soste nacque come idea alla fine dell’estate del 2005, quando un gruppo di compagni legati a varie situazioni di movimento all’interno della città si ritrovarono nella palazzina di via dei Mulini 29 che ospitava il Csa Godzilla e il Centro Politico 1921. La provenienza di quella dozzina di persone che poi fondò la redazione era variegata: dall’esperienza di Indymedia alla Curva Nord, dal movimento antagonista al sindacalismo di base fino all’associazionismo culturale. Un bel mix di esperienza, di pratiche e di competenze che a volte hanno portato a duri scontri ma che più che altro hanno portato un arricchimento e una visione più completa di ciò che ci circondava e ci circonda. Molti fanno tutt’ora parte della redazione, altri ne sono usciti ma continuano a sostenerla dall’esterno con i propri contributi sia giornalistici che economici.

Ma da cosa era nata la necessità di creare innanzitutto un nuovo strumento di comunicazione dal basso? Sicuramente la motivazione non era solo dovuta all’analisi politica, cioè l’assunzione dell’importanza della comunicazione per chiunque volesse fare politica, ma soprattutto difensiva. Il 2004-2005 era stato un biennio all’insegna della repressione sia per il movimento ma soprattutto per la curva, con il duo Puglisi (Questore)-Pennisi (Pm) che imperversava in città e distribuiva perquisizioni e denunce per associazione a delinquere come se piovesse, con Il Tirreno a sostenere la campagna “terroristica”. Dalle perquisizioni a Csa Godzilla e Cp 1921 del marzo e giugno 2004 con tanto di elicotteri e squadre speciali, fino al sequestro di massa dei tifosi del Livorno a Roma dopo la partita con la Lazio, la cosa che più sconvolgeva non era tanto la sproporzione degli strumenti repressivi messi in atto ma soprattutto il circo mediatico che stravolgeva quotidianamente notizie e realtà.

Il 27 novembre 2005, in occasione di Livorno-Chievo, venne distribuito allo stadio il numero 0 di Senza Soste, che fu stampato (il 25 novembre) in una tipografia ma che riportava il “Fotocopiato in proprio via dei Mulini 29” per non incorrere nel reato di stampa clandestina. In prima pagina c’era la foto dei partigiani Barontini, Frangioni e Leonardi (poco dopo quella foto avrebbero perso la vita in un incidente stradale) che si preparano ad un comizio sul terrazzino della tribuna coperta dello stadio Armando Picchi. L’editoriale invece si intitolava: “A casa nostra” e cominciava così: “Questo cartaceo, che porta un nome dal sapore antico e, allo stesso tempo, attualissimo, ricorda la figura di Ilio Dario Barontini e gli anni duri della formazione del partito comunista di massa, della costruzione dell’egemonia rossa a Livorno. Ma è anche il ritmo di vita al quale siamo sottoposti quotidianamente: senza soste e, non di rado, senza meta o senza soddisfazione. Lo scopo di questo periodico livornese è quello di far sentire a casa propria tutti quelli che vivono senza soste in questo territorio. Farli sentire, anzi farli essere a casa propria, seguendo un comportamento che ai comunisti viene naturale: parlare una lingua semplice e diretta ma mai banale, parlare di problemi concreti senza essere seri ad ogni costo, parlare per dare la parola e non toglierla […]”. Il nome Senza Soste, infatti, viene proprio da un opuscolo edito dalla Federazione livornese del Pci nel febbraio del 1951, in memoria dei tre partigiani scomparsi in un incidente stradale.

All’interno del numero 0, che al tempo era di 4 pagine a differenza delle 8 attuali, la rivolta delle Banlieue di Parigi, l’occupazione del cinema Odeon e la mappa della precarietà con tutti i contratti precari in essere dopo le leggi Treu e Biagi e un focus sul call center Telegate, poi People Care, che al tempo aveva assunto centinaia di giovani livornesi solo con contratti a progetto. Una battaglia vinta con l’intervento dell’allora Collettivo Precari Autorganizzati, con il sostegno mediatico di Senza Soste e con una sentenza storica dopo una battaglia legale portata avanti dai Cobas e dall’avvocato Marco Guercio che sancì l’assunzione con un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato di oltre 300 lavoratrici e lavoratori. In ultima pagina, infine, “Spalti Ribelli”, una rubrica dedicata alla Curva Nord in cui veniva subito denunciata l’immotivata e sproporzionata repressione che ha fatto diventare la curva livornese come la più “daspata” d’Italia.

Negli anni Senza Soste è cambiato molto, ma non certo per golpe interni o decisioni strategiche. È cambiato perché è cambiato, e molto, il territorio di cui parla, sono cambiati i movimenti, è cambiata la curva e sono cambiate le priorità. Senza Soste era ed è soprattutto la voce di coloro che fanno, indagano, partecipano, organizzano e quindi muta con il mutare delle priorità e degli obiettivi di tutte le persone e le organizzazioni con cui collaboriamo o con cui condividiamo una visione del mondo e del territorio dove viviamo. Negli ultimi anni ci siamo concentrati più sulle inchieste e sui poteri forti della città. E abbiamo seguito il nascere e lo svilupparsi di una coscienza più attenta alla sostenibilità ambientale e alla salute, insieme con i vari comitati sorti in questi anni.

Lo ritenevamo e lo riteniamo importante in un territorio che ha vissuto il declino degli ultimi 20 anni arroccato sulle posizioni di rendita di una classe dirigente coperta e sostenuta dai media mainstream locali: Il Tirreno e Granducato Tv.

Ma il progetto Senza Soste in questi anni è cambiato molto anche graficamente ed ha cercato di allargarsi e migliorare sempre di più, non senza alcuni ostacoli da dover superare. Dopo il successo dei primi numeri, i carabinieri fecero visita alla tipografia che lo stampava. Al tempo non eravamo registrati presso il Tribunale di Livorno e quindi non eravamo autorizzati a diffondere il giornale. Dovemmo fermare per tre mesi la stampa, ci mettemmo alla ricerca di un giornalista che ci facesse da direttore e facemmo un’associazione che deteneva la proprietà della testata. Il 2 marzo del 2006 il Tribunale ci dette l’ok e da metà marzo potemmo tornare a stampare il giornale uscendo da quel momento con regolarità ogni mese per 11 mesi all’anno, periodicità che manteniamo ancora attualmente. Quattro pagine però erano poche e ad ogni numero qualche buona proposta di articolo rimaneva tagliata fuori. Al numero 9 già eravamo passati a otto pagine con il conseguente “impegno” raddoppiato. Così come erano raddoppiati i punti di distribuzione. Nel giro di pochi mesi almeno 20 edicole e altrettanti tra bar, ristoranti, spazi sociali e biblioteche distribuivano, a offerta libera, il nostro giornale. Avevamo però il problema dei portalocandine per le edicole ed un compagno con una ditta di carpenteria ce ne costruì e regalò una decina.

Se oggi abbiamo ampiamente superato i 100 numeri del giornale, è anche grazie a tutte queste persone che ci hanno aiutato a sostenere e distribuire il progetto.

Il definitivo salto di qualità è avvenuto, però, nel gennaio 2007, quando con l’aiuto di compagni fiorentini legati ai collettivi di Indymedia, sbarcammo online con il nostro sito www.senzasoste.it. Nel giro di poche settimane avevamo centinaia di contatti singoli giornalieri, ma soprattutto la redazione dovette darsi regole e ritmi nuovi, perché se il cartaceo usciva mensilmente, con il sito il lavoro da fare era diventato quotidiano. Adesso siamo alla quinta versione del sito.

A fine 2008 è stata invece la volta della sperimentazione di Facebook e Twitter. Una sperimentazione che mano a mano è diventata una piattaforma che integra quotidianamente il sito e che in questi anni ci ha dato la possibilità di far commentare le notizie a chi ci segue e ha allargato la platea di chi si interfaccia con noi. Tra le novità del 2016 invece è arrivato anche il nostro canale YouTube.

In mezzo a tutto questo, non sono mancate le querele. Dai militari, ai fascisti fino all’Autorità Portuale di Livorno. Al momento in tribunale ci siamo andati una volta, proprio per volontà del presidente genovese dell’Autorità Portuale. Avevamo raccontato la storia di un ricorso contro la graduatoria di un concorso per entrare nell’ente dove aveva vinto il portaborse del senatore Filippi. Una denuncia non certo fatta di illazioni, calunnie o sentiti dire (anche se come si suol dire, lo sapevano tutti e ci avevano annunciato in anticipo chi avrebbe vinto) ma con in mano i documenti della candidata che aveva fatto ricorso. La denuncia non è partita sui contenuti dell’articolo (probabilmente perché era inattaccabile) ma perché nella locandina abbiamo scritto come gioco di parole “Pork Authority”. In primo grado abbiamo perso. Ora andiamo in appello. Sono i rischi del mestiere, specialmente quando si vuole andare contro i poteri consolidati e incancreniti di questa città. In questi anni di attività e militanza, abbiamo giù contribuito a mandarne a casa qualcuno…

Senza Soste redazione

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