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I livelli della questione previdenziale

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pensioniNegli ultimi tempi c'è stata una grossa attenzione e molte decisioni a dir poco scioccanti sull'età pensionabile. Ma la questione previdenziale è molto più articolata e la sinistra appare in netto ritardo di analisi. Senza voler toccare gli aspetti degli ammortizzatori sociali che pure sarebbero fondamentali, soprattutto nell'estensione alle categorie che ne sonoescluse, la questione previdenziale può essere articolata a vari livelli: chi paga, quanto paga, chi e in che parte ne beneficia, quando ne beneficia e in che misura. In questo l'età pensionabile è un elemento molto importante ma non l'unico, e forse neanche il più importante.

Analizzando soltanto l'INPS, buona parte della sinistra sembra aver introiettato delle affermazioni che in realtà non reggono all'analisi dei fatti. Buona parte della sinistra sembra proporre soluzioni alternative a una crisi di bilancio dell'INPS che in realtà non esiste. E questo come minimo è un fatto su cui vale la pena di discutere.

I bilanci INPS appartengono ai grandi misteri italiani, ma ci sono persone non accusabili di essere di sinistra che li hanno analizzati.
I dati grezzi si possono trovare qui:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/28/Inps_conti_segreti_categor ia_per_ce_0_100628026.shtml
con importanti integrazioni qui:
http://www.morningstar.it/it/news/article.aspx?lang=it-IT&articleid=90253&ca tegoryid=426

Gli articoli non sono eccessivamente tecnici, ma una breve sintesi con alcuni commenti può essere comunque utile.


Il presupposto iniziale è che sia destra che in modo diverso sinistra partono dal presupposto che il sistema previdenziale sia in crisi. Questo non è vero per quanto riguarda il lavoro dipendente, precario e autonomo non protetto. I lavoratori dipendenti e i lavoratori precari e autonomi non protetti pagano completamente le proprie pensioni e i propri ammortizzatori sociali, anzi hanno un avanzo positivo di quasi 18 miliardi. Questo nel 2009 con crisi e cassa integrazione generalizzata. Le proposte di "riforma" del sistema previdenziale, che vengano da destra o dalla cosiddetta "sinistra", non hanno base oggettiva, ma sono decisioni politiche astratte. Andiamo ai dettagli.
L'INPS viene dato da molta stampa in passivo di 1,2 miliardi lo scorso anno, che si sono trasformati in un attivo di 3,9 miliardi attingendo ai residui attivi e passivi. In soldoni i residui attivi e passivi sono soldi che l'INPS deve avere ma che non ha ancora avuto. Certe azioni chieste da destra, centro e sinistra potrebbero apparire giustificate in questa situazione, e sembrerebbe che i limiti della discussione fossero datidall'equità. Ma se invece si guarda ai dati per categorie la realtà è profondamente diversa.
Per quanto riguarda il settore del lavoro dipendente puro (12,7 milioni di lavoratori attivi), nonostante l'aumento della cassa integrazione del 400%, la perdita di circa 170.000 contribuenti e l'aumento del 40% del pagamento delle indennità di licenziamento, l'attivo totale del settore è di 4,6 miliardi.
Va inoltre tenuto conto che in questo settore sono confluiti i dirigenti aziendali ex-INPDAI (pensione media 50.000 euro), vecchi fondi per trasporto pubblico locale, dirigenti e addetti del vecchio settore elettrico e telefonico. Senza questi l'attivo sarebbe di 10 miliardi.
Sempre su questo settore qualche mese fa Confindustria aveva diffuso la notizia un filino tendenziosa che ci fosse un disavanzo patrimoniale di 118,8 miliardi (stabile). Roba da brividi, verrebbe da dire. Si erano però dimenticati di conteggiare il fondo per le prestazioni temporanee è parte integrante del fondo del lavoro dipendente, in avanzo di 176 miliardi (in crescita). La situazione patrimoniale del settore lavoratori dipendenti puri è in effetti in attivo per circa 58 miliardi.

La gestione separata (1,7 milioni di lavoratori) ha attivi ancora più alti. Nel primo articolo si parla impropriamente di parasubordinati, che in effetti sono solo una parte della gestione separata. Si tratta essenzialmente dei precari del settore privato e dei lavoratori autonomi non protetti. L'attivo è di 7,7 miliardi, a fronte di pensioni medie di 1.400 euro L'ANNO su cui pagano un ulteriore 26% di contributi previdenziali. Il passivo viene dagli altri settori, ossia coltivatori diretti, mezzadri e coloni e dagli artigiani, e in misura molto minore i commercianti. I lavoratori agricoli (coldiretti, coloni e mezzadri) sono sotto di 4 miliardi, gli artigiani di 4,2 e i commercianti di 850 milioni. Su preti cattolici e parassiti di altre religioni ci sono i dati del 2009, ma nel 2008 il buco era di 114 miliardi per pagare le pensioni di circa 14.600 preti cattolici ma anche ebrei, protestanti, testimoni di Geova, induisti e buddisti. Non avendo risentito della crisi non dovrebbero esserci grosse modifiche nel salvaguardare il corpo di coloro che pensano alle nostre anime.

Questo su quanto si mette nelle categorie chi paga, quanto paga, e a chi vanno i benefici.

Su quanto si riceve.
Per chi è andato in pensione nel 2009 la pensione media di anzianità è diminuita del 9,8% rispetto al 2008, passando da 13.847 a 12.486 euro. Chiamale legnate... Ma questo è niente rispetto al futuro. Chi è andato in pensione nel 2009 aveva quasi due terzi della pensione calcolata col metodo retributivo. A regime realisticamente poche pensioni supereranno i 9.000 euro attuale. Questi dati per l'INPDAP (pubblico impiego) non si trovano. Proposta di argomento per ricerche future.

Come uscire da questa situazione? Facendo guerra tra un settore e l'altro del lavoro come si è fatto finora, spesso col sostegno del grosso della sinistra anche radicale? O ribaltando le premesse?

Non sarebbe il caso di iniziare a pensare a eliminare completamente il sistema di contributi e spostare tutto il sistema di welfare sulla fiscalità generale, come in Danimarca (senza per questo volerla imitare in tutto)?
Certo, non si tratta di un obiettivo a breve, ma sarebbe utile per smascherare le falsità sia di destra che di sinistra.
per senzasoste.it
Francesco Lauri

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