
Link: Afghanistan, l'accusa di Emergency: "Vergogna!"
Gorbaciov se ne intende di Afghanistan, e ha cominciato da lì la sua parabola discendente. Anche lui aveva tentato di aumentare lo sforzo militare e aveva inviato più truppe, sperando di dare il colpo di grazia alla resistenza. L’aveva invece rafforzata.
Pochi giorni fa ha avvertito Obama: «Per l’ Afghanistan occorre una soluzione politica e il ritiro delle truppe», ha detto, in un articolo ripreso in Italia da la Stampa il 9 febbraio. «Ci sono tensioni crescenti e morti quotidiani, molti dei quali - compresi donne, bambini e anziani - nulla hanno in comune con terroristi o militanti. Il governo sta perdendo il controllo del suo territorio: delle 34 province, una decina sono nelle mani dei talebani. La produzione e l’esportazione di oppio sta crescendo. E c’è il rischio concreto che la destabilizzazione si estenda ai Paesi vicini, comprese le repubbliche dell’Asia centrale e il Pakistan».
Gorbaciov ha ricostruito la sua vicenda, ricordando che quando aveva tentato di correggere l’errore fatto dai predecessori (e anche da lui nella prima fase), ritirando l’Armata Rossa, «il Pakistan e gli Stati Uniti bloccarono tutto» e ora non sanno più come cavarsela. Per giunta hanno puntato su Karzai, un presidente corrotto e direttamente collegato al narcotraffico. Difficile uscirne, commenta.
Lasciamo perdere l’ex leader sovietico. Non occorre la sua consulenza per capire che l’offensiva degli eserciti imperialisti nella regione di Helmand non risolverà nulla.
Le truppe si fanno riprendere mentre camminano in fila indiana in un paese brullo e desolato, in cui però la popolazione ha ignorato gli inviti ad allontanarsi. Conseguenza immediata, la solita strage di civili «per errore», nel secondo giorno della gigantesca offensiva congiunta di esercito afghano e coalizione internazionale contro i talebani. Forse solo dodici, forse molti di più, perché possono essere civili molti altri tra le vittime “talebane” annunciate. La controparte dà numeri diversissimi, difficile dire chi mente di più.
I talebani in realtà si sono ritirati. Più che studiare la tattica dei guerriglieri afghani contro i sovietici, i generali statunitensi farebbero meglio a ricordarsi di tante battaglie nel Vietnam, con i guerriglieri che erano invisibili, e la popolazione che veniva colpita e quindi si rafforzava nella sua ostilità nei confronti degli invasori. I “missili intelligenti” fatalmente colpiscono la popolazione, non i combattenti. Karzai si è detto «rattristato», la sua popolarità scenderà ancora…
Ma i «danni collaterali» rischiano di moltiplicarsi: migliaia di persone stanno cercando di allontanarsi dalle località al centro dei combattimenti, Marjah e Nad Ali, per raggiungere il capoluogo dell’Helmand, Lashkar Gah. Ma senza un “corridoio umanitario”, denunciano i medici dell’organizzazione Emergency a Lashkar Gah, è impossibile portare aiuto ai civili feriti, perché i posti di blocco della coalizione impediscono alle auto di passare... Questi si dovrebbero chiamare crimini di guerra.
Da Israele, dove non a caso si trova in visita (di studio?), il capo dello Stato maggiore interforze USA, l’ammiraglio Mike Mullen, ha fatto la classica dichiarazione: «Siamo partiti bene», ma, «onestamente, non so quanto durerà...». Non lo sa nessuno. Ieri a Marjah è stato sufficiente innalzare una bandiera afghana su un edificio «conquistato» per riaccendere la battaglia.
L’ostilità della popolazione espone i militari invasori alle esplosioni di mine e ordigni artigianali, di cui ovviamente nessuno li preavverte. Possiamo non credere ai comunicati dei talebani che sul loro sito web (ma non erano in fuga?) annunciano un totale di 192 soldati afghani e della coalizione NATO uccisi. Probabilmente non è vero. Ma è certo che la “riconquista” di Mariah, un centro di 80mila abitanti che da due anni era nelle mani dei talebani, e ha decine e decine di villaggi nei dintorni, dove le truppe NATO non sono neppure entrate, non può essere risolutiva. La provincia ha più di 750.000 abitanti.
È inquietante che il 95 per cento degli abitanti sono rimasti nelle loro case in città, e tra di loro è facile che si possano nascondere combattenti e cecchini. Ancor più sintomatico che, mentre si annuncia che sono allo sbando, in rotta, ecc., i talebani hanno potuto tranquillamente far circolare un video con un’intervista ai due giornalisti francesi catturati in dicembre, che hanno dichiarato di stare in buone condizioni e di essere trattati bene.
Non sembra insomma che l’offensiva sferrata in Afghanistan, che avrebbe dovuto assicurare a Obama i consensi perduti per tante buone ragioni, possa servire allo scopo. Unica consolazione per il presidente, in calo precipitoso di consensi, un mezzo appoggio da parte dell’anima nera dell’amministrazione Bush, Dick Cheney. Contento lui…
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