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America Latina: arrivano i Berlus-cloni

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La battaglia contro le vecchie oligarchie si gioca soprattutto sul terreno della comunicazione

pineraIn Cile è andata male: il nuovo presidente è il candidato della destra Sebastian Piñera, miliardario, proprietario della compagnia aerea Lan, del canale televisivo Chilevisión e della squadra di calcio del Colo Colo.

Piñera fa parte di una generazione di “Berlus-cloni” (1) a cui la destra latinoamericana sta affidando il proprio rilancio in un continente dominato dai governi progressisti: il 3 maggio 2009 a Panama, Paese piccolo ma di grande importanza strategica, è stato eletto con il 60% dei voti Ricardo Martinelli, imprenditore 57enne di origini lucchesi che possiede la più grande catena di supermercati del Paese e l’emittente Televisora nacional. Martinelli intervistato dal Giornale ha tributato a Berlusconi lodi sperticate.

In Honduras le elezioni farsa convocate dai golpisti il 30 novembre scorso hanno premiato un altro esponente della “destra miliardaria”, il proprietario terriero e allevatore Porfirio Lobo Sosa, e un po’ dappertutto stanno spuntando personaggi di questo genere, tutti ferocemente neoliberisti, ansiosi di ospitare le basi militari di Obama e di farsi definire “l’anti-Chávez”. Alle loro spalle l’ombra dell’Opus Dei, di cui è membro il nuovo vicepresidente panamense Varela (2) e che ha molta influenza sull’entourage di Piñera.

Come dimostra l’Honduras i colpi di Stato sono sempre di moda, ma la battaglia tra conservazione e cambiamento oggi si gioca soprattutto sul terreno della comunicazione.

Il dominio delle oligarchie in questo settore è stato definito “latifondo mediatico”: perché come nel caso delle terre si caratterizza per la concentrazione della proprietà e la vastità dei possedimenti: in Venezuela ad esempio il 32% delle frequenze appartiene ad appena 27 famiglie.

Nei Paesi governati dalla sinistra i grandi media, oltre a promuovere i “Berlus-cloni”, partecipano a strategie di disinformazione e destabilizzazione apertamente eversive, che comprendono anche tentativi di secessione (come in Bolivia) o colpi di Stato (come in Venezuela).

I governi progressisti stanno cercando di limitare questo strapotere informativo, ma non appena si toccano gli interessi dei grandi gruppi la stampa latinoamericana ed europea grida allo scandalo, come ad esempio El País in Spagna e il gruppo Repubblica in Italia, così abituati a denunciare i “dittatori” di sinistra che non hanno mai avuto il tempo di occuparsi dei 22 giornalisti assassinati nel solo 2009 tra Messico e Colombia.

La sinistra latinoamericana ormai ha capito che per democratizzare il settore dell’informazione è necessario  soprattutto promuovere nuovi media, come Telesur, e dare spazio ai movimenti sociali e alle esperienze di base come le radio comunitarie e i siti internet indipendenti.

Cosa che la sinistra italiana non si è mai degnata di fare neanche negli anni delle vacche grasse, quando piovevano i miliardi del finanziamento pubblico ai partiti.

Torniamo a bomba: nel 2010 in America Latina ci saranno due elezioni importantissime nel giro di una settimana: le politiche in Venezuela (26 settembre) e le presidenziali in Brasile (3 ottobre). In entrambe queste elezioni il peso dei media sarà una delle variabili decisive.

La vittoria di Piñera in Cile ha galvanizzato la destra brasiliana, che mette in risalto le analogie tra i due Paesi: Lula come la Bachelet dispone di un gradimento personale intorno all’80% ma non può ripresentarsi, e come in Cile il voto della sinistra -radicale o moderata- si dividerà probabilmente su tre candidati. Qui la destra può contare sulla potente rete Globo, la principale produttrice di telenovelas, che detiene i diritti di trasmissione delle più importanti partite di calcio e del carnevale carioca (4).

Vittorie della destra in Brasile o in Venezuela avrebbero conseguenze catastrofiche per il progetto di integrazione latinoamericana. Per questo Lula e Chávez stanno riservando molta attenzione a un rapporto diretto con l’elettorato.

Nello Gradirà

tratto da Senza Soste n.46 (febbraio 2010)

“E’ necessaria una rivoluzione mediatica”, dice il giornalista Pascual Serrano

  1. Maurizio Matteuzzi, Il ritorno delle mummie, Il Manifesto 19 gennaio 2010
  2. Intervista a Pascual Serrano, tratta da www.rebelion.org
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