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INTERNAZIONALE

Lisbona dà l'addio al Tav. Salta il corridoio?

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Il governo portoghese, nella morsa dell'austerità, abbandona il faraonico progetto ferroviario dentro il quale è progettata la Torino-Lione. Che fine fa il Tav su scala europea?

tav_lisbona_kievAddio portoghese all’Alta velocità tra Lisbona e Madrid. E forse al famoso corridoio Kiev-Lisbona di cui fa parte anche la Torino-Lione. Il progetto era già stato sospeso nel giugno di un anno fa ma ieri la Corte dei Conti lusitana ha messo la parola fine alla grande opera annullando il contratto per la tratta principale, 150 km tra Poceirao e la frontiera con la città spagnola di Badajoz. Un appalto per 1,4 miliardi di euro, aggiudicato nel 2010 dal precedente esecutivo socialista. Il ministero di Economia ha confermato la priorità data alla realizzazione di reti ferroviarie transeuropee per i trasporti merci dai porti di Dines e Aveiro, per stimolare la competitività delle esportazioni portoghesi. La parte spagnola, fra Madrid e Badajoz, alla frontiera con il Portogallo, è già in corso di realizzazione. Madrid e la Ue hanno fatto molte pressioni su Lisbona perché su quel versante sono a rischio 133 milioni di euro di fondi europei.

«Lo sapevamo da un po’ che in Portogallo tirava un’aria pessima per quel progetto, e per la popolazione sotto l’austerity. Sapevamo anche che non c’era un progetto preciso. Anche a Kiev, l’altro capolinea, d’altronde, non ne sanno quasi nulla. E’ più l’Ue che premeva sul progetto. Sono infinite le prove che non serve a nulla quel corridoio», dice da una Valsusa ormai militarizzata, Nicoletta Dosio.

Ora sarà interessante capire non solo quali saranno le conseguenze sull’erario dell’annullamento, ossia eventuali penali. Ma soprattutto le ricadute sulla compagine europea dove la decisione portoghese è considerata un «problema politico». Anche in Portogallo il progetto Tgv aveva scatenato polemiche sull’utilità di una linea che avrebbe tagliato fuori pezzi di territorio dalle comunicazioni.

Tutto ciò accade proprio mentre i trasporti pubblici in Portogallo sono praticamente paralizzati dal secondo sciopero generale - con manifestazioni di protesta nelle principali città -contro l’austerità del cosiddetto piano di salvataggio da 78 miliardi concordato con Ue e Fmi l’anno scorso. La metropolitana di Lisbona e i traghetti sul Tago sono fermi da questa notte, treni e autobus circolano solo in servizio minimo. Lo sciopero è stato deciso dal principale sindacato del paese, la Cgtp, senza l’appoggio questa volta del secondo sindacato, l’Ugt, che ha invece aderito in gennaio ad un accordo con il governo del premier conservatore Pedro Passos Coelho sulla riforma del lavoro.

tratto da http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it

22 marzo 2012

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Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Marzo 2012 20:26

Tolosa: ucciso nel blitz il ‘colpevole perfetto’

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Lupo solitario o gruppo di fuoco ben organizzato? Ci sono alcune cose che non quadrano nella vicenda di Tolosa

francia_forze_specialiL'ordine era 'prenderlo vivo', ma durante il blitz Mohammed Merah ha sparato contro le teste di cuoio che "hanno dovuto" ucciderlo. Un colpevole perfetto: per i media, per Sarkozy, per l'Occidente e per uno scontro di civiltà a corto di argomenti.

L’ordine di Sarkozy era ‘prenderlo vivo’. Almeno ufficialmente il presidente francese aveva impartito ordini precisi alle teste di cuoio di Parigi impegnate a stanare il presunto killer asserragliatosi in una casa di un quartiere residenziale di Tolosa. Ma dopo gli apparentemente falliti blitz di ieri alle 14.30 e di ieri a mezzanotte, a metà mattinata i reparti speciali della Gendarmerie hanno ucciso Mohammed Merah una volta entrati nell’appartamento dove era assediato da ieri mattina all’alba. Le teste di cuoio, secondo la versione ufficiale, hanno dovuto ucciderlo perché non potevano fare altrimenti, visto che quando i poliziotti sono entrati in casa ha cominciato a sparargli addosso, non lasciando scelta agli addestratissimi uomini delle forze antiterrorismo di Parigi. Tre poliziotti sarebbero rimasti feriti durante l'assalto, di cui uno gravemente.
Ma il 23enne francese di origini algerine non aveva più volte dichiarato la sua intenzione di consegnarsi alle forze dell’ordine? Così ci avevano raccontato i comunicati stampa della Gendarmeria durante la giornata di ieri, mentre le notizie sull’arresto del presunto killer venivano per ben due volte diffuse, confermate e poi smentite.

Con l’uccisione di Merah si è conclusa, almeno apparentemente, una saga che ha tenuto i cittadini francesi, quelli israeliani e milioni di lettori e telespettatori di tutto il mondo col fiato sospeso per parecchie ore. Una vicenda che, come già scrivevamo ieri, ha molti elementi di stranezza. Fatto sta che Mohammed Merah appare come un colpevole perfetto: perché odiava il suo paese e l’occidente, perché odiava gli ebrei e Israele; perché voleva vendicare i bambini palestinesi uccisi dagli israeliani colpendo degli innocenti bambini ebrei; perché diceva di agire per conto di Al Qaeda ma di essere un ‘lupo solitario’; e soprattutto perché è morto da reo confesso, a reti unificate. “Troppa grazia Sant’Antonio” starà pensando qualche commentatore, cosa sperare di più da un episodio che resuscita i fantasmi del pericolo islamico (quello che però non vale in Libia o in Siria), del ‘nemico interno’, dell’antisionismo “che in realtà è antisemitismo” e dell’Occidente in pericolo?

La verità probabilmente se n’è andata con Merah nella tomba, e non saranno certo gli sceneggiatori dell’assedio e del blitz di Tolosa a fornirci particolari che potrebbero mettere in discussione la versione ufficiale dei fatti. Intanto per la prima volta da settimane i sondaggi danno il Presidente Sarkozy in vantaggio sullo sfidante socialiste Hollande, e anche i nazionalisti xenofobi del Front National gongolano ora che tutta l’opinione pubblica tricolore ha dovuto prendere atto di quanto siano pericolosi i giovani maghrebini che popolano le banlieues. Sarkozy, in diretta a reti unificate fin dall’attacco contro la scuola ebraica di Tolosa, si è sbrigato a ringraziare ed elogiare le sue forze di sicurezza per il “buon esito dell’operazione”. I buoni hanno vinto ancora. La verita invece dovra attendere.

tratto da www.contropiano.org

22 marzo 2012

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Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Marzo 2012 16:08

Tolosa, Accerchiato un uomo per la sparatoria alla scuola ebraica

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tolosa_omicidiUn blitz delle forze speciali di polizia francesi a Tolosa ha portato all'individuazione dell'appartamene in cui è rinchiuso un sospettato dell'uccisione di quattro persone - tre bambini - davanti alla scuola ebraica.

Il sospettato sarebbe legato ad Al Qaida. Si tratta di un uomo di 24 anni, probabilmente di origine araba. Due poliziotti sono rimasti leggermente feriti durante l'operazione.

L'arresto è abbenuto non lontano dalla scuola ebraica dove c'è stata la strage. Le prime notizie su di lui dicono che era nel mirino dell'intelligence francese fin dai primi attacchi, quelli contro i militari. Se così fosse, aumenterebbero gli interrogativi sul perché non sia stato fermato prima...

È sospettato di essere l'autore dei sette omicidi commessi nella città e nella vicina Montauban negli ultimi giorni. Poco prima delle 6, attorno all'abitazione dove si è barricato il giovane, un abitante di Tolosa di origini maghrebine, sono stati sparati colpi di arma da fuoco e tre poliziotti che partecipavano all'operazione sono rimasti feriti in modo non grave.

Con l'uomo, che è al primo piano dell'edificio, sono in corso negoziati. I poliziotti gli parlano attraverso la porta. Sarebbe lui l'autore degli omicidi di tre paracadutisti e, lunedì, di tre bambini e un insegnante di una scuola ebraica. Il sospetto si sarebbe proclamato di Al Qaida, dicendo di aver partecipato ad operazioni della Jihad in Pakistan e Afghanistan.

Sul posto è presente la madre del giovane che però «rifiuta di prendere contatto con lui». Gli inquirenti sono quasi certi di aver di fronte il ricercato numero 1 di Francia.

tratto da www.contropiano.org

21 marzo 2012

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Perchè Goldman Sachs può più di tutti in materia di aumento della benzina

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Come Le Monde ha confermato lo scorso autunno, la banca d'affari Goldman Sachs si è ben collocata in termini di relazioni con il potere italiano e continentale. Sia Mario Draghi che Mario Monti infatti hanno lavorato per Goldman Sachs, una banca d'affari che è nota nel mondo finanziario per seguire i propri collaboratori di alto livello ben oltre il periodo contrattuale. Questo articolo di William Engdahl, per Global Research, mostra il ruolo della banca d'affari americana, assieme ad altre consorelle, nella speculazione finanziaria sul prezzo del greggio che ha un effetto diretto sull'aumento della benzina e, contribuendo ad aumentare i costi dei trasporti, indirettamente su tutti i beni di prima necessità. Più che le accise sul carburante pesa infatti sulla benzina la tassa Goldman Sachs. Quella che Mario Monti e Mario Draghi si guarderanno bene dal togliere o perlomeno dal denunciare. (red) 18 marzo 2012

 

Perché l’enorme balzo dei prezzi del petrolio? “Peak Oil” o speculazione di Wall Street?

DI F. WILLIAM ENGDAHL
Global Research

Sin da circa l'ottobre dell'anno passato, il prezzo del greggio sulle borse merci mondiali è esploso. Diverse persone offrono diverse versioni. La più comune è la convinzione nei mercati finanziari che lo scoppio di una guerra tra Israele e l'Iran, tra gli Stati Uniti e l'Iran oppure tra tutti e tre sia imminente. Altri fronti sostengono che il prezzo stia aumentando inesorabilmente a causa del superamento del cosiddetto "Peak Oil", il picco del petrolio, il punto di una curva gaussiana immaginaria in cui la metà delle riserve conosciute sono esaurite, mentre la quantità estratta diminuirà parallelamente all'impennata dei prezzi.

Sia il pericolo della guerra, sia il picco del petrolio sono motivazioni fuori luogo. Proprio come nell'impennata stellare dell'estate del 2008, quando nel mercato petrolifero si sfiorarono i 147 dollari al barile, l'olio nero oggi è sempre più caro a causa della pressione delle speculazioni sui mercati attuate con gli hedge fund o da grandi istituti bancari come Citigroup, JP Morgan Chase e, più di tutti, Goldman Sachs, una banca sempre in gioco quando si tratta di ricavare dei bei soldi a fronte di un investimento irrisorio su una scommessa certa. Ricevono infatti un generoso assist dall'agenzia governativa statunitense che ha il compito di regolamentare i derivati finanziari, la Commodity Futures Trading Corporation (CFTC).

Grafico storico del prezzo del barile, da febbraio 2003 a febbraio 2012.

Dal principio dell'ottobre 2011, non più di sei mesi fa, il prezzo del Brent (ndt: uno dei due prezzi di riferimento del greggio sui mercati) nella borsa ICE Futures è cresciuto da poco meno di 100 dollari al barile fin sopra i 126, un aumento di oltre il 25%. Nel 2009 il petrolio costava 30$.

Eppure, allo stesso tempo, la richiesta del greggio a livello mondiale non è in aumento, bensì in calo. L’International Energy Agency (IEA) comunica che negli ultimi tre mesi del 2011 la fornitura mondiale di petrolio è aumentata di 1,3 milioni di barili al giorno mentre, nello stesso lasso di tempo, la domanda è cresciuta soltanto poco più della metà di questo dato. L'uso della benzina è in declino dell'8% negli Stati Uniti, del 22% in Europa e persino in Cina. La recessione che dilaga nella maggior parte dell'Unione Europea, la depressione sempre più intensa negli Stati Uniti e una frenata in Giappone hanno portato a un calo della richiesta, contestualmente alle nuove scoperte quotidiane e ai nuovi approvvigionamenti da parte di paesi come l'Iraq, dopo anni di conflitti. Una lieve impennata negli acquisti di petrolio da parte della Cina nel gennaio e febbraio scorsi erano determinati dalla loro decisione di dicembre di mettere a punto una riserva strategica di petrolio, ma si prevede che i livelli di importazione ritorneranno nella norma entro la fine di questo mese.

Perché, allora, questa impennata nel prezzo del petrolio?

Giocare col "petrolio di carta"

È utile dare un'occhiata alla funzione del "petrolio di carta". Da quando Goldman Sachs comprò J. Aron & Co., un’astuta trader di commodities negli anni '80, la compravendita del greggio è passata da un contesto di compratori e venditori di giacimenti o di petrolio a una logica di mercato, in cui la speculazione senza disciplina, le scommesse sul prezzo di un determinato greggio in una determinata borsa - solitamente a trenta, sessanta o novanta giorni - e non già una effettiva richiesta di petrolio reale determinano i prezzi quotidiani.

Negli ultimi anni il Congresso degli Stati Uniti, che strizza l'occhio a Wall Street (e ne è finanziato), ha approvato numerose leggi a tutela delle banche interessate ai mercati petroliferi, tra le quali una che, nel 2001, consentì alla Enron in bancarotta di servirsi di un'operatività fraudolenta del valore di miliardi di dollari per salvarsi dal collasso.

Il Commodity Futures Modernization Act del 2000 (CFMA) fu abbozzato da colui che oggi è il Segretario della Tesoro del presidente Obama, Tim Geithner. Considerata l'influente pressione finanziaria della lobby delle banche di Wall Street, il CFMA, una volta approvato, ha dato il via libera a ricavi sottobanco (tra diverse istituzioni finanziarie) senza una qualsivoglia supervisione del governo nei mercati dell'energia. Il petrolio e altre fonti di energia ne erano esentati, grazie alla scappatoia conosciuta come "Enron Loophole".

Nel 2008, nel corso delle proteste popolari contro le banche di Wall Street a causa della crisi finanziaria, il Congresso promosse finalmente una legge che sorpassava il veto del presidente George Bush per "abolire l'Enron Loophole". Così, dal gennaio 2011, grazie al Dodd-Frank Wall Street Reform Act, il CFTC ha acquisito anche l'autorità di imporre limiti operativi ai trader del petrolio, a partire dallo stesso gennaio 2011.

Stranamente, questi limiti non sono ancora stati resi effettivi dal CFTC. In una recente intervista, il senatore del Vermont Bernie Sanders ha affermato che il CFTC non "nutre il desiderio" di mettere in pratica questi limiti e "deve obbedire alla legge". Aggiunge: "Quello che dobbiamo fare è […] porre un tetto alla quantità di petrolio che ciascuna compagnia può controllare sulle borse merci. L'obiettivo di questi speculatori non è di utilizzare il petrolio, bensì di trarre profitto dalla speculazione, far salire i prezzi e poi vendere" (1). Malgrado avesse caldeggiato di eliminare ogni scappatoia, il presidente del CFTC Gary Gensler deve ancora provvedervi. Come è chiaro, Gensler è stato un funzionario di, indovinate?, Goldman Sachs. L'adempimento del CFTC resta non pervenuto.

Diverse fonti ritengono fondamentale il ruolo delle grandi banche, assieme ai grandi del petrolio come BP, per quanto riguarda la manipolazione del nuovo aumento dei prezzi del petrolio dello scorso autunno, distaccato dalla domanda e all’offerta reale.

Un “gioco d'azzardo"…

Le stime attuali rivelano che gli speculatori, ovvero i trader dei mercati come banche e gli hedge fund che non intendono commerciare beni fisici ma solo ricavare guadagni sulla carta, oggi controllano l'80% dei mercati dell'energia, circa il 30% in più rispetto a dieci anni fa. Il presidente del CFTC Gary Gensler, forse cercando di mantenere un alone di credibilità nonostante la sua agenzia abbia ignorato il mandato di legge del Congresso, ha dichiarato che, per quanto concerne i mercati del petrolio, "enormi afflussi di somme speculative generano una previsione che si avvera da sola e fa quindi schizzare in alto il prezzo dei beni" (2). In un'intervista trasmessa sulla TV di stato all'inizio di marzo, il Ministro del Petrolio del Kuwait Hani Hussein ha dichiarato che "basandosi sulla teoria della domanda e offerta, i prezzi del petrolio ad oggi non sono giustificabili" (3).

Michael Greenberger, professore presso la School of Law dell'Università del Maryland e già regolatore del CFTC che ha tentato di mettere in luce le conseguenze della decisione del governo di consentire speculazioni senza limiti e la manipolazione dei prezzi dell'energia da parte di grandi banche e fondi, ha di recente dichiarato che "ci sono cinquanta studi a dimostrare che la speculazione aggiunge un evidente surplus al prezzo del petrolio, ma che questo, per qualche ragione, non è filtrato come opinione diffusa". "Una volta che il mercato è dominato dagli speculatori, questo diventa di fatto una casa per il “gioco d'azzardo" (4).

L'esito di una regolamentazione permissiva dei mercati del petrolio da parte del governo degli Stati Uniti ha creato le condizioni ideali per cui una manciata di banche strategiche e di istituzioni finanziarie - curiosamente le stesse che dominano il commercio dei derivati del petrolio -, nonché le stesse che condividono il possesso della principale borsa merci di Londra, la ICE Futures, sono in grado di manipolare le ingenti oscillazioni che condizionano nel breve periodo il prezzo con cui paghiamo il petrolio o la benzina, o numerosi altri prodotti generati dal petrolio.

Ci troviamo in una di queste oscillazioni proprio ora, una situazione peggiorata dalla retorica politica minacciosa da parte di Israele contro il programma nucleare dell'Iran. Affermo categoricamente la mia sicura convinzione che Israele non intraprenderà una guerra diretta contro l'Iran, e nemmeno lo farà Washington. Ma l’effetto della retorica di guerra è quello di creare il fondale ideale per un’ingente impennata delle speculazioni sul petrolio. Qualche analista parla del barile a 150 dollari entro l'estate.

Hillary Clinton, a colloquio con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha appena assicurato che il prezzo del petrolio continuerà a fluttuare in alto per mesi a causa del timore di una guerra contro l'Iran, esprimendo un nuovo ultimatum all'Iran sulla questione nucleare: "Entro la fine di questo anno, altrimenti..." (5).

Stranamente, uno degli volani dell'attuale crescita dei prezzi del petrolio sono le sanzioni economiche che l'amministrazione Obama ha di recente imposto alla Banca Centrale iraniana sulla compravendita del petrolio. Esercitando pressioni su Giappone, Sud Corea e sull'Unione Europea affinché non importino petrolio dall'Iran per non incorrano in azioni punitive, Washington sembra aver forzato nelle ultime settimane un'enorme flessione delle forniture petrolifere dell'Iran sui mercati mondiali, dando una grande spinta al gioco di Wall Street sui profitti del petrolio. In un recente editoriale sul Financial Times di Londra, Ian Bremmer e David Gordon dell'Eurasia Group hanno scritto che "escludere troppe quantità di petrolio iraniano per l'approvvigionamento energetico mondiale potrebbe provocare un'impennata dei prezzi tale da minacciare una possibile ripresa, anche se per causare un dissesto finanziario all'Iran. Forse per la prima volta, le sanzioni potrebbero avere 'fin troppo successo', danneggiando chi sanziona tanto quanto chi è sanzionato".

Secondo Bloomberg, l'Iran imbarca da trecento a quattrocentomila barili al giorno invece dei consueti due milioni e mezzo. La scorsa settimana, la US Energy Information Administration ha dichiarato in un rapporto che la maggior parte del petrolio iraniano non viene attualmente esportato perché le assicurazioni non emetterebbero polizze per le spedizioni (6).

La questione della speculazione senza limiti né regolamentazioni da parte di una manciata di grandi banche non è una novità. Nel 2006 un resoconto del Senate Permanent Subcommittee on Investigation degli Stati Uniti sul "ruolo della speculazione dei mercati sull'aumento dei prezzi di petrolio e gas" specificava "prove evidenti nell'argomentare la tesi che una vasta speculazione nei mercati di adesso ha significativamente fatto aumentare i prezzi".

Il report evidenziava che questa Commissione aveva ricevuto dal Congresso il mandato di assicurare che i prezzi sulle borse riflettessero la legge della domanda e dell'offerta invece che le manipolazioni o le eccessive speculazioni. Il Commodity Exchange Act (CEA) afferma che "un'eccessiva speculazione su qualsivoglia bene sottoposto a contratto di vendita futura dello stesso bene […] che causi fluttuazioni repentine o esorbitanti, o cambiamenti ingiustificati nei prezzi di tale bene, è un fardello non dovuto e non necessario per il commercio internazionale di questo bene". Inoltre, il CEA sprona la CFTC a fissare quei limiti alle compravendite che "la commissione trovi necessari per diminuire, eliminare e prevenire tale fardello" (7).

Dove è il CFTC, ora che abbiamo bisogno di questi limiti? Come ha riscontrato correttamente il senatore Sanders, il CFTC pare ignorare la legge a beneficio degli amici di Goldman Sachs e Wall Street che dominano la compravendita nei mercati.

Nel momento in cui sarà chiaro che l'amministrazione Obama agisce per prevenire una guerra con l'Iran aprendo dei canali diplomatici e che Netanyahu utilizza le minacce di guerra semplicemente per valorizzare la sua posizione tattica e contrattare con quell'amministrazione Obama che disdegna, il prezzo del petrolio sarà destinato ad affondare come un sasso nell'acqua, questione di giorni. Fino ad allora, gli addetti ai lavori se la rideranno ancora sotto i baffi. Se rapportati alla debole crescita economica mondiale, specialmente in paesi come la Cina, gli effetti del prezzo del petrolio alle stelle sono estremamente negativi.

Fonte: Why The Huge Spike in Oil Prices? "Peak Oil" or Wall Street Speculation?

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La fabbrica dei criminali in divisa

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soldato_usa_afghanistanIl sergente dell’esercito americano responsabile (unico?) della strage di civili afgani a Panjwai non proviene da una caserma qualsiasi, ma dalla più malfamata base militare degli Stati Uniti: la gigantesca Joint Base Lewis-McChord di Tacoma, nei pressi di Seattle.

E’ la stessa caserma da cui provenivano i soldati del ‘Kill Team’ del sergente Calvin Gibbs: quelli che nel 2010 se ne andavano in giro, sempre nella provincia di Kandahar, a uccidere civili afgani a sangue freddo per poi scattarsi foto sorridenti vicino ai loro cadaveri ai quali strappavano i denti per tenerseli come trofei. “Come si fa con le corna di un cervo che hai abbattuto”, spiegò freddo il sergente Gibbs al processo.

Dall’inizio delle guerre post-11 settembre, la Lewis-McChord – definita dalla rivista militare Stars&Stripes “la caserma più problematica dell’esercito Usa” – è diventata una vera e propria fabbrica di reduci di guerra psicopatici, regolarmente rispediti al fronte: qui si registra il più elevato tasso di suicidi e di sindromi mentali post-traumatiche (Ptsd) degli Usa e una lista di violenze e crimini commessi da veterani che non ha confronti.

L’ultimo caso, di gennaio, sembra ricalcato sulla trama del primo Rambo: il soldato semplice Brandon Barnes, reduce dalla guerra in Iraq, ha uno scontro a fuoco con dei ranger tra i boschi nei pressi della base, ne uccide uno e si dà alla fuga tra le montagne, fino a morire di freddo affogando in un ruscello.
In altri casi, i reduci della Lewis-McChord hanno ucciso agenti di polizia, commilitoni, mogli e figli.

L’autore del massacro di domenica, reduce da tre missioni in Iraq e in Afghanistan da dicembre, “non è un soldato canaglia: è la Lewis-McChord a essere una caserma canaglia”, ha commentato Jorge Gonzalez, direttore di GI Voice (organo dell’associazione di veterani anti-guerra Coffee Strong). “Da tempo chiediamo un’inchiesta parlamentare su quella base, teatro di così tanti episodi negativi”.

“In dieci anni – ha aggiunto Gonzales – la Lewis-McChord ha prodotto la strage di Panjwai, il Kill Team, un’epidemia di suicidi e di tossicodipendenza, omicidi e abusi sessuali, violenze domestiche contro le donne, compresa una figlia annegata con waterboarding e molto altro ancora. Tutto questo non è opera di qualche mela marcia, ma prodotto della sistematica disumanizzazione dei soldati di questa caserma. Tutto ciò continuerà fino a quando continueranno le guerre”.

Enrico Piovesana

tratto da http://www.eilmensile.it

12 marzo 2012

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